23/06/2026
CINQUANTA DOMANDE STUPIDE SULLA SCRITTURA (CON LE RELATIVE RISPOSTE)
di Giulio Mozzi
direttore della Bottega di narrazione
Ho chiesto a un sistema automatico di cercare nella rete (nei forum, nei blog, nei social) un po’ di domande stupide sulla scrittura e sullo scrivere. Ne ho scelte cinquanta e ho provato a rispondere.
1. Perché uno scrittore scrive?
Perché gli viene bene. O, almeno, così pensa lui.
2. Da dove vengono le idee?
Lo si sapesse, tutti andrebbero da quel fornitore lì.
3. Si può insegnare a scrivere?
Qualunque scrittore può raccontare come, quando e da chi (non necessariamente da un «maestro») ha imparato.
4. Perché alcuni romanzi, pur ritenuti dei capolavori, contengono anche parti noiose?
Perché il buco è indispensabile alla ciambella.
5. È vero che basta leggere molto per imparare a scrivere bene?
Per imparare a giocare bene a calcio basta guardare molte partite?
6. Perché i personaggi fanno cose che l’autore non aveva previsto?
Perché i personaggi risultano dalla logica della storia, e la storia si forma un po’ alla volta nella mente di chi scrive (anche quando le linee generali fossero chiare da subito).
7. Come si fa a sapere che un romanzo è finito?
Se dopo mille revisioni non sai più che cosa fargli, hai finito (il che non compota che sia ben riuscito).
8. Perché certi libri che vendono milioni di copie sono scritti male?
Perché la maggior parte delle persone ha cattivo gusto. È stato sempre così. Nelle biblioteche delle abbazie si trovano innumerevoli manoscritti devozionali, ma il «De rerum natura» di Lucrezio ci è stato conservato solo da due codici.
9. È meglio scrivere di ciò che si conosce?
Se si è troppo pigri per studiare ciò che non si conosce, sì.
10. Perché alcuni autori scrivono sempre lo stesso libro?
Ci sono centravanti che trascinano la squadra e altri che aspettano il pallone nei pressi della porta avversaria. Questi e quelli fanno gol.
11. Quante volte bisogna riscrivere un testo?
42.
12. Perché gli scrittori bevono?
Per non morire di sete, come tutti.
13. Che differenza c’è tra una storia vera e una inventata?
Una è vera, l’altra è inventata.
Entrambe, però, nel momento in cui ricevono una forma narrativa, diventano finzione.
14. Perché nei romanzi succedono sempre cose interessanti e nella vita quasi mai?
Mi dispiace che tu abbia una vita poco interessante.
15. Come si fa a descrivere una persona?
Dall’alto al basso, se il narratore è alto; dal basso all’alto, se il narratore è basso.
16. Perché esistono le metafore?
Perché non abbiamo abbastanza parole proprie per dire tutto.
17. Se nessuno leggerà il mio libro, perché dovrei scriverlo?
Finché non lo scrivi, e non provi a diffonderlo, come fai a sapere che nessuno lo leggerà? (Sì, è un dramma).
18. Perché le storie hanno un inizio?
Perché sono forme evolute: le amebe non hanno un inizio e una fine, le vacche hanno la testa e la coda.
19. Perché un personaggio non può ribellarsi all’autore?
Perché l’autore è come la Cia: vede tutto, sa tutto, e in realtà è lui a fomentare le (fasulle) ribellioni dei personaggi.
20. Dove stanno i personaggi quando il libro è chiuso?
Nello stesso luogo dove stanno le anime in attesa del Giudizio universale.
21. Di chi è una storia?
Idealmente, di chiunque l’abbia scritta o letta. Nel mondo reale, degli dèi del copyright.
22. Perché i romanzi sono così lunghi?
Per distinguersi dai racconti. (Risposta alternativa: perché i romanzieri soffrono di ansia da prestazione).
23. Se una storia è bella, importa come è scritta?
Le case editrici hanno collaboratori capaci di raddrizzare le gambe ai cani. (Ma vedi anche il n. 8).
24. Perché i dialoghi nei romanzi non assomigliano ai dialoghi veri?
E perché dovrebbero? Un romanzo è un romanzo, mica la vita.
25. Perché quasi tutti gli scrittori vogliono essere originali?
Per riconoscersi quando si guardano allo specchio.
26. Se un libro è difficile da leggere, di chi è la colpa?
Della pigrizia (di chi l’ha scritto o di chi lo legge).
27. Perché i libri hanno un titolo?
Per la stessa ragione per cui i tuoi tre figli si chiamano Gina, Roberto e Laura e non Uno, Due, Tre.
28. Perché un racconto finisce proprio lì?
Boh. (E non ho niente da aggiungere).
29. Perché alcuni scrittori non riescono a smettere di correggere?
Alcuni perché sono insicuri, altri perché sono ambiziosi.
30. Che cosa fa di una frase una bella frase?
La sua inevitabilità.
31. Perché i libri vengono letti in silenzio?
Per non svegliare il coniuge. In alternativa, si leggono ad alta voce per far addormentare il bambino.
32. Come fa un libro a far piangere?
Basta che racconti una disgrazia alla quale non c’è rimedio.
33. Perché i critici leggono romanzi che non gli piacciono?
Perché sono onesti, e non dicono «Che palle!» prima di aver davvero conosciuto l’opera fino in fondo.
34. Se una storia è già stata raccontata, perché raccontarla di nuovo?
Perché ogni generazione deve assimilare le storie generate dalle generazioni precedenti. (Risposta alternativa: perché gli scrittori giovani non leggono gli scrittori vecchi, e non sanno che la loro storia è già stata raccontata).
35. A che cosa serve descrivere un paesaggio?
Hai mai visto un film in cui tutta la scena sia bianca, e si vedano solo i personaggi? (Risposta alternativa: a far comperare copie dalla Pro Loco).
36. Perché gli scrittori parlano sempre degli altri scrittori?
Non è vero! Io per esempio non ho mai detto a nessuno che G. è un co****ne e che F. non sa usare gli avverbi.
37. Un libro sa di essere un libro?
L’ho appena chiesto a quattro libri che ho qui sul tavolo. Non mi hanno risposto.
38. Chi parla quando un romanzo è scritto in terza persona?
Uno che, in vita sua, non sa fare altro che sapere quella storia lì e raccontarla.
39. Perché esistono i generi letterari?
Perché, data una scaffalatura, devi decidere cosa mettere lì e cosa mettere là.
40. Perché alcune frasi sopravvivono per secoli?
Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare.
41. Si può scrivere un romanzo senza mentire?
Sì, se si mente spudoratamente.
42. Perché quasi tutti i romanzi parlano della morte?
Ma il libro che ha avuto più successo in Occidente, negli ultimi due millenni, è uno dove si dice che la morte è stata sconfitta; e che dopo questa vita ne avremo un’altra, eterna.
43. Come fa una storia a essere contemporaneamente vera e falsa?
Esistono le pietanze agrodolci.
44. Gli editor hanno sempre ragione?
No. Però hanno sempre un certo potere.
45. Chi decide che un romanzo ha un brutto finale?
Chiunque abbia voglia di deciderlo. Se è il tuo editor, sono cazzi.
46. Dove comincia una storia?
In un luogo preciso, in un momento preciso, da una circostanza precisa.
47. I romanzi sognano?
Pecore elettriche, sì.
48. Che cosa succede alle pagine che l’autore ha cancellato?
Orde di filologi, nascosti nei cestini della carta e nei secchi della spazzatura, gliele rubano e se ne nutrono.
49. Chi è il protagonista di un dizionario?
Facile: la lingua.
50. Un manoscritto inedito esiste davvero?
Sì. A condizione che almeno l’autore, ogni tanto, lo legga.
Domanda finale: perché le domande stupide sono importanti?
Risposta: perché tutti cominciamo da lì. Poi, pian pianino, mentre un po’ alla volta diventiamo più esperti, impariamo a formulare le domande intelligenti. Alle quali, di norma, nessuno sa rispondere.
[Qui sotto: questo non è un quadro di Magritte].
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