Anpi Massarosa

Anpi Massarosa Associazione Nazionale Partigiani Italiani - Sezione di Massarosa

BISOGNA SAPERE COSA VUOL DIRE DECIMA MAS E COSA DIFENDE E PROPONE CHI INNEGGIA AS ESSA❌ DECIMA MAS ❌ASSASSINI CRIMINALI ...
23/08/2026

BISOGNA SAPERE COSA VUOL DIRE DECIMA MAS E COSA DIFENDE E PROPONE CHI INNEGGIA AS ESSA

❌ DECIMA MAS ❌
ASSASSINI CRIMINALI SERVI TRADITORI FASCISTI:

1) Quando gli Usa arruolavano la Decima Mas:
https://www.facebook.com/photo/?fbid=1036855605135477&set=a.939302228224149

2) 7 dicembre 1970 - TENTATIVO DI GOLPE FASCISTA CONTRO LA DEMOCRAZIA!
Il golpe Borghese [comandante della X Flottiglia Mas] : ecco perché fallì il colpo di Stato dell'estrema destra:
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1293062282848140&set=pb.100064331426330.-2207520000&type=3

3) Ferruccio Nazionale, il partigiano ucciso dalla Decima Mas:
https://www.senzatregua.it/2017/07/29/lesempio-di-ferruccio-nazionale-caduto-antifascista-a-22-anni/

I crimini di guerra e contro l'umanità della Xª MAS si svolsero essenzialmente in paesi e frazioni, dove era concentrata l'attività partigiana. Sono stati citati i seguenti episodi a carico della Decima durante il processo al suo comandante nel dopoguerra:

Valmozzola (PR): 17 marzo 1944 fucilazione di otto partigiani presi prigionieri dopo l'uccisione di due ufficiali del battaglione Lupo della Xª Flottiglia MAS Carlotti e Pieropan.

Forno (frazione di Massa), 13 giugno 1944: 68 persone (tra le quali il maresciallo dei carabinieri Ciro Siciliano, che cercò di impedire il rastrellamento), per lo più civili e qualche partigiano, vennero uccise da un reparto di SS e da uomini della Compagnia "O" della Decima al comando di Umberto Bertozzi (che secondo alcune fonti fu colui che selezionò chi tra i prigionieri sarebbe stato fucilato).

Borgo Ticino (NO), 13 agosto 1944: in collaborazione con le SS, fucilazione di 12 civili, saccheggio e incendio del paese. Per la prima volta viene applicato il bando Kesselring di rappresaglia per il ferimento di quattro soldati tedeschi (al paese venne chiesto un risarcimento di 300.000 lire a compensazione del fatto e per evitare l'esecuzione, ma dopo aver riscosso la cifra, come ammesso anche al processo dal Capitano Krumhar che guidava il gruppo delle SS, la fucilazione e le successive violenze avvennero ugualmente).

Guadine (fraz. di Massa), 24 agosto 1944: rappresaglia sulla popolazione civile, ritenuta fiancheggiatrice dei partigiani, con alcune decine di civili uccisi. Il paese e le sue frazioni furono quasi completamente bruciati e distrutti. L'operazione probabilmente aveva anche lo scopo di bloccare eventuali fuggitivi dalla contemporanea azione della 16. SS-Freiwilligen-Panzergrenadier-Division Reichsführer SS, agli ordini del maggiore Walter Reder e degli uomini della Brigata Nera di Massa, che si stava svolgendo a Vinca (comune di Fivizzano).

Castelletto sopra Ticino (NO), 2 novembre 1944, dopo l'uccisione da parte dei partigiani del sottotenente di vascello Leonardi, pubblica esecuzione esemplare: un ufficiale della Xª MAS fa fucilare in pubblico cinque partigiani "garibaldini" detenuti ad Arona[106], dopo aver raccolto una folla obbligata ad assistere.

Crocetta del Montello (TV): tortura su partigiani catturati tramite fustigazione e ustioni con stracci imbevuti di benzina e accesi, nonché sei esecuzioni sommarie.

Nel processo che Borghese subì dopo la guerra, una testimonianza suggerì anche che in alcune delle rappresaglie di cui furono protagonisti, gli uomini della Decima indossassero uniformi tedesche, probabilmente per farle attribuire esclusivamente all'esercito nazista. Tuttavia nel dispositivo della sentenza, Borghese fu condannato a 12 anni di carcere ed esclusione dai pubblici uffici solo per "collaborazione militare" coi tedeschi, escludendo il suo coinvolgimento nei crimini di guerra come la sua partecipazione ai reati di omicidio e saccheggio.

Durante gli anni sessanta seicentonovantacinque fascicoli riguardanti le stragi nazifasciste in Italia vennero "archiviati provvisoriamente" dal procuratore generale militare, principalmente per ragioni di convenienza politica, e i vari procedimenti furono bloccati, garantendo quindi l'impunità per i responsabili ancora in vita. Successivamente, nel 1994, durante la ricerca di prove a carico di Erich Priebke per la strage delle Fosse Ardeatine, venne scoperta l'esistenza di questi fascicoli (trovati in quello che giornalisticamente è stato definito l'Armadio della Vergogna): tra di questi ve ne erano diversi riferiti a fatti compiuti da personale della Decima Mas di Borghese.

*****

Ma cos'èra la X Mas di Junio Valerio Borghese?
Cos'è stata? Perchè quella maglia ha offeso molti di noi?
All’alba del 14 settembre ‘43, J. V. Borghese – coi gruppi della sua Decima a quel tempo sparsi in tutta Italia e persino un gruppo in Spagna al servizio di Francisco Franco – non riconoscendo l’armistizio dell’8 settembre si presentò al generale nazista Max Berninghaus – uno dei più duri uomini di Hi**er – e con questi stipulò un ‘contratto di alleanza’ con le Forze Armate del Terzo Reich ‘con parità di diritti e doveri’, come ebbe a dire. L’accordo venne subito ratificato a Verona dal gen. delle S.S. Karl Wolff (che già dal 9 settembre si era insediato in città) e reso operativo all’istante.

Era il 14 settembre ‘43: Mussolini era appena stato liberato dai nazisti, ora in viaggio verso Vienna e poi Monaco e non era ancora nata la Repubblica di Salò. Lo sarà solo il 23 settembre.
Ma Junio Valerio Borghese con la sua Xa Mas era già avanti e fu storicamente il primo a stringere un patto di Alleanza coi nazisti. Più fascista di così.

Del resto il Principe Nero è sempre stato fascista, prima e dopo l’8 settembre ‘43.
Si era iscritto a 20 anni, nel 1926, al partito di Mussolini. Nel dopo guerra nel 1951 si iscriverà al Movimento Sociale di Giorgio Almirante con cui condivise molto se non tutto, almeno fino al 1968 quando passò al Fronte Nazionale, ancora più nell’estrema destra. Peraltro con Almirante Segretario, dal ‘51 al ‘53 fu persino Presidente del MSI con tanto di fiamma tricolore, a ricordo proprio del Duce. E non è un caso che ancora oggi molti siano ‘orgogliosi’ di quella fiamma e che in molti sedi del loro partito ancora oggi siano presenti spesso bandiere e stemmi della Xa Mas.

La storia politica italiana di Junio V. Borghese si fermò ad inizio 1971 quando dovette fuggire come un ladro in Spagna dal suo amico Franco. Il suo tentativo di colpo di Stato a Roma, nella notte tra il ‘7 e l’8 dicembre 1970 – il ‘non famoso’ golpe Borghese o dell’Immacolata – a cui sembra avessero partecipato ben 20.000 uomini legati al fascismo, non era andato a buon fine. Nessuno di noi ha mai capito la causa di quel fallimento e nessuno dello Stato ce lo ha mai spiegato bene.

Chissà poi perché.

E il debutto della Xa Mas, quale eredità della Xa Flottiglia Mas operativa nella guerra, contro gli inglesi soprattutto fino all'armistizio – scrivendo peraltro pagine di gloria – iniziò subito dopo l'8 settembre, con una lunga via crucis di eccidi e uccisioni. Si massacrava e si rubava proprio come i nazisti. Talvolta con loro, talvolta da soli. E lo faranno anche dopo.

Basterebbe solo ricordare il nome di un uomo forte della X Mas, Umberto Bertozzi che nella mia Vicenza il 4 giugno ‘47 verrà condannato a morte in quanto giudicato colpevole ‘di oltre 100 omicidi volontari’ (condannato a morte ma poi causa le mille amnistie di allora, salvato e già nel 193 era fuori di galera). O pure i vari rastrellamenti in Toscana o in Liguria (La Spezia) con centinaia di morti o deportati nei lager nazisti. Come quelli del 13 marzo ‘44 tra Sarzana, Santo Stefano Magra, Fosdinovo e Pallerone.
E poi soprattutto nel mio Veneto.

Crimini in quantità e qualità, come a il caso del giovane partigiano Giovanni Parussolo (“Pasquale”) fucilato il 3 dicembre 1944 a Sernaglia (TV) e poi impiccato nella piazza del paese con al collo il cartello: “Il piombo della X ai traditori”.

O la rappresaglia del 15 agosto 1944 a Feletto dove un civile e tre partigiani sorpresi in un cortile vennero uccisi a colpi di bombe a mano, oltre ad un altro uomo di passaggio trucidato a colpi di raffica di mitra. Alle 15 i tedeschi si allontanarono. Ma il lavoro per gli uomini della Xa Mas non era concluso. Continuarono a depredare il paese.

Il giorno seguente, il 16 agosto, quando giunse una colonna composta da fascisti e da tedeschi (comandati dal capitano Baungartner) l'intero paese era stato tutto incendiato ad eccezione della chiesa e dell'asilo del municipio e il bestiame ed il grano totalmente razziati.

Si racconta che quel giorno ad una certa poi sia è arrivato anche il Principe Nero a fare l’analisi della situazione coi suoi uomini : ” tutto questo avete bruciato? ricominciate di nuovo a bruciare . Bruciate ancora , che non è ancora bruciato abbastanza”.

Il 16 settembre ‘44 toccò anche alla terra di casa mia. Quel giorno sui colli vicentini finì quella che venne chiamata la 3^ fase dell’Operazione “Timpano” (12-16 settembre 1944) . Dal 9 al 12 vi era stata la 2° fase. Storicamente si tende a dividerle in più ‘fette’per renderle tutte meno assassine e terrificanti che prenderle in un’unica sola operazione.

“... Per quattro giorni la popolazione di quei paesi è vissuta nel terrore. Cinque borgate della parrocchia di Molino di Altissimo completamente distrutte; distrutte pure alcune borgate di Crespadoro, qualche casa di Campodalbero e quasi tutto il paese di Durlo. A Campodalbero si asportò tutto il bestiame, in prevalenza composto da pecore, unica sorgente di vita di quella poverissima popolazione. In tutta l'opera di rastrellamento la popolazione fu derubata di viveri, di indumenti, di denaro e di oggetti di valore. Ad alcune donne fu tolto dalle dita persino l'anello matrimoniale. Nel viaggio di ritorno delle truppe una ragazza di sedici anni, una sposa e un'altra donna furono violentate.

In tutta l'azione nessun ribelle fu preso. Furono invece uccisi cinque capi famiglia, i quali, sicuri della loro condizione, se ne stavano tranquilli al loro lavoro nei campi. Altre cinque vedove con altri innocenti orfani si aggiungono così alla serie già abbastanza lunga creata con le rappresaglie dello scorso luglio nei medesimi paesi".…

Come scriverà il 28 settembre ‘44, il Vescovo di Vicenza mons. Carlo Zinato, all'ammiraglio Sparzani, lettera che sarà poi trasmessa al Duce.

E tra quei carnefici primeggiava la Xa Mas del Btg. “NP-Folgore”, 1^ Compagnia.
Nelle stesse ore, sempre del 16 settembre, a Bergiola Foscalina, in Toscana,poco lontano da Fivizzano dove i nazifascisti avevano massacrato interi paesetti. I morti civili allora si contarono in 512, di cui solo 176 nella frazione di Vinca. Molti erano, anche qui, bambini. Alcuni furono impiccati col filo spinato e lasciati essiccare al sole. Oppure legati ai radiatori o alle ruote degli autocarri. A Fivizzano erano stati gli uomini della famigerata 16a divisione Reichfuhrer, quella del “Monco” Walter Reder, quella di Sant’Anna di Stazzema, ma qui bene aiutata dai nostri fascisti ufficialmente. Documenti provano che prima dell’azione su Vinca, ad esempio, Reder chiese aiuto di uomini al colonello Giulio Lodovici, il comandante della Brigata Nera Mussolini di Carrara.

«Quanti me ne puoi dare?». Subito la risposta: «Cento. In un’ora sono lì».
Fu di parola.

Ne arrivarono anche più di cento da La Spezia, quasi tutti uomini della X Mas di Junio Valerio Borghese. Come Giuseppe Diamanti, detto Gatton. Ai suoi commilitoni che gli chiedevano: «Gatton, quali sono oggi gli ordini?», rispondeva sorridente: «Quanti ne volete. Quanti ne ammazzate!».
E ora il 16 settembre la Xa Mas ritornò all’opera a Bergiola Foscalina.
Arrivarono anche lì gruppi di repubblichini da Carrara, sempre guidati dal col. Lodovici. Radunarono sul cortile della scuola tutti quelli che trovarono. Almeno 90 persone, di cui 29 bambini o ragazzi e 43 donne.
Li uccisero tutti con mitragliatrici e bombe a mano.
Il locale maresciallo della Guardia di Finanza, Vincenzo Giudice, cercò inutilmente di fermare l’eccidio, offrendosi anche come ostaggio. Fu assassinato, assieme alla moglie e ai figli.
Qualcuno disse – anni dopo – che anche questa è stata una rappresaglia ordinata dal solito Max Simon, per l’uccisione di un tedesco avvenuta nel primo pomeriggio. Non fu mai provato. Anzi secondo i giudici di Perugia qui non c’erano motivazioni di rappresaglie. Neanche a cercarle col lanternino. Erano – dice la sentenza – «ordini generali del comando tedesco, tendenti ad eliminare le forze partigiane, facendo terra bruciata intorno a loro».

Il processo si chiuse con alcune condanne all’ergastolo, ma visto che v’era stata l’amnistia del 1946 e successive leggi a favore, alla fine solo qualcuno si fece pochi anni di carcere.
Unica nota positiva: il Maresciallo Vincenzo Giudice fu insignito della Medaglia d’oro al valore militare. Un onore meritato.

E il rosario delle ‘gesta’ degli uomini della Xa Mas potrebbe continuare.
Ma forse per oggi è sufficienza così, tanto chi vuol ascoltare ascolta, chi vuol onorare la Xa Mas, trova maglie da indossare in tv o sedi di partito sempre pronte e disponibili.

Rinaldo Battaglia

❤ CHIEDI/OFFRI LA TESSERA ANPI :
Una delle migliori risposte contro questo governo d'estrema destra è chiedere la tessera dell'ANPI, di offrirla. Sopratutto ai figli ai nipoti. L'ANPI è la più grande associazione antifascista italiana, sempre un prima linea per difendere la Costituzione e i Valori umanisti/antifascisti.
Ed è la piu odiata dai fasci ;-)

Ottimo motivo per chiedere, per offrire la tessera:
https://www.anpi.it/chi-e-perche

ORA E SEMPRE RESISTENZA!

Per una Patria umanista, civile, laica, progressista, costituzionale = Patria antifascista!

17/08/2026

Questo è stato il fascismo al potere ed oggi le basi ideologiche non sono cambiate ma noi RESISTIAMO

Risale al 20 luglio 1925 il violentissimo pestaggio di Giovanni Amendola da parte di una quindicina di criminali fascisti. Le conseguenze della vile aggressione lo portarono alla morte il 7 aprile 1926, dopo un breve periodo d’esilio trascorso in Francia. Fu, l’agguato ad Amendola, una dei tanti...

Da Fondazione Giacomo Matteotti.NON DIMENTICHIAMO. 102 anni fa veniva ritrovato il corpo straziato di Giacomo Matteotti ...
17/08/2026

Da Fondazione Giacomo Matteotti.

NON DIMENTICHIAMO. 102 anni fa veniva ritrovato il corpo straziato di Giacomo Matteotti
Il 16 agosto del 1924, con una strategia ben orchestrata, nella Macchia della Quartarella, nei pressi di Riano al 25 chilometro della Via Flaminia, il corpo disfatto di Giacomo Matteotti, sul quale si erra accanita la Ceka fascista, veniva restituito alla famiglia, ai compagni, agli inquirenti. Era stato rapito sotto casa e assassinato più di due mesi prima, il 10 giugno del 1924, mentre si recava alla Camera dei deputati.
Le spoglie del Martire venivano così affidate alla storia, che avrebbe tentato invano di occultarne il ricordo sotto il fascismo, e poi alla nostra ritrovata memoria, perché divenisse monito civile e bandiera di libertà, di democrazia, di dignità dell’uomo e del lavoro.
Così oggi lo ricordiamo, grati. Consapevoli che la memoria non è soltanto un doveroso esercizio di virtù civile ma un impegno che si dispiega ancora oggi a difesa dei principi per i quali Giacomo Matteotti ha dato la vita.
La mattina del 16 agosto, in località La Quartarella, alle 9:30 del mattino verrà deposta una corona a cura del comune di Rano, dell'ANPI e di altre associazioni democratiche.

Il 14 agosto del 1956, 70 anni fa, moriva a Berlino Est il grande Bertolt Brecht Riportiamo un articolo uscito 10 anni f...
17/08/2026

Il 14 agosto del 1956, 70 anni fa, moriva a Berlino Est il grande Bertolt Brecht

Riportiamo un articolo uscito 10 anni fa su Patria Indipendente

https://www.patriaindipendente.it/terza-pagina/elzeviri/vecchio-bertolt-come-sei-attuale/

Vecchio Bertolt, come sei attuale!
Antonella Gargano

Una rivisitazione dell’opera di Brecht in occasione dell’anniversario della scomparsa. Un teatro critico che non crea suggestioni ma fornisce argomenti. La critica al valore del denaro, allo sfruttamento, al mondo capitalista. Una straordinaria contemporaneità anche nella sua poesia

Una rivisitazione dell’opera di Brecht in occasione dell’anniversario della scomparsa. Un teatro critico che non crea suggestioni ma fornisce argomenti. La critica al valore del denaro, allo sfruttamento, al mondo capitalista. Una straordinaria contemporaneità anche nella sua poesia

RISPOSTA ALLA DICHIARAZIONE DI SALVINI A Salvini dico: a Sant’Anna di Stazzema non serve la tessera di un partito. Serve...
16/08/2026

RISPOSTA ALLA DICHIARAZIONE DI SALVINI

A Salvini dico: a Sant’Anna di Stazzema non serve la tessera di un partito. Serve rispetto per la storia e per le vittime.

Da sindaco di Stazzema e da cittadino iscritto al Partito Democratico, considero le parole pronunciate oggi da Matteo Salvini al Caffè della Versiliana non soltanto offensive, ma profondamente false.

Sant’Anna di Stazzema non è una sede di partito. È un luogo della memoria nazionale. È il luogo nel quale il 12 agosto 1944 furono massacrate 560 persone innocenti, tra cui donne e bambini. È un luogo che appartiene all’Italia intera, non al PD, non alla sinistra, non a una parte politica.

Lo dimostra anche ciò che è avvenuto appena pochi giorni fa, in occasione dell’82° anniversario dell’eccidio: a Sant’Anna erano presenti rappresentanti delle istituzioni di orientamenti politici diversi. C’era il ministro Antonio Tajani in rappresentanza del Governo, c’era il presidente della Regione Eugenio Giani e c’era Giuseppe Conte, invitato come oratore ufficiale. E c’era, naturalmente, il sindaco di Stazzema, nel pieno esercizio delle proprie funzioni istituzionali.

Quindi no, ministro Salvini: a Sant’Anna non si entra con la tessera del PD.

Si entra con il rispetto dovuto ai morti.

E soprattutto si dovrebbe entrare con la consapevolezza che la memoria di una strage nazifascista non può essere ridotta a una battuta da comizio, né utilizzata per costruire una polemica politica contro chiunque abbia un’appartenenza diversa dalla propria.

Io sono iscritto al Partito Democratico e non ho alcun problema a dirlo. Ma quando indosso la fascia tricolore non rappresento il PD: rappresento il Comune di Stazzema, la sua comunità e la memoria delle sue vittime.

Ed è proprio per questo che respingo con forza le sue parole.

Sant’Anna non appartiene a un partito.

Sant’Anna appartiene alla coscienza democratica di questo Paese.

E se qualcuno vuole davvero parlare di democrazia, cominci col non falsificare la realtà di un luogo che ha pagato con il sangue il prezzo della libertà.

DICHIARAZIONE DI SALVINI

PIETRASANTA - "Ringrazio il sindaco di Lucca che, in un paese democratico, è riuscito ad arrivare perfino a Sant'Anna di Stazzema". Lo ha detto il ministro Salvini ospite al Caffè della Versiliana. "Non sapevo che ci sono alcune comunità il cui ingresso è riservato a chi ha la tessere del Pd", ha aggiunto ironicamente Salvini. Il sindaco Pardini era presente in platea.

LA STRAGE NAZIFASCISTA DI SANT'ANNA DI STAZZEMA: 12 AGOSTO 1944, 560 MORTI TRA CUI 130 BAMBINI (LA PIU' PICCOLA AVEVA 20...
12/08/2026

LA STRAGE NAZIFASCISTA DI SANT'ANNA DI STAZZEMA: 12 AGOSTO 1944, 560 MORTI TRA CUI 130 BAMBINI (LA PIU' PICCOLA AVEVA 20 GIORNI)

All'alba del 12 agosto 1944 quattro compagnie del 2° Battaglione della 16° Divisione SS Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS", comandate dal criminale di guerra nazista Max Simon, circondarono il paese di Sant'Anna, impedendo anche l'accesso a valle, e sterminarono l'intera popolazione civile in uno dei più atroci, efferati e barbari crimini che i nazifascisti hanno compiuto in Italia durante l'occupazione 1943-1945.
I nazifascisti entrarono nelle case trucidando barbaramente tutti quanti, anche i bambini, con mitragliatrici e bombe a mano: alcune persone vennero infilzate e bruciate vive, i corpi radunati in piazza e bruciati, le case vennero date alle fiamme. Ad una donna incinta, Evelina Berretti, i nazifascisti squarciarono il ventre con la lama di una baionetta, estraendo il feto e sparandogli.
Le vittime furono 560 (tutte donne, anziani, bambini) tra cui 130 bambini, metà dei quali sotto i 10 anni, la più piccola Anna Pardini aveva 20 giorni.
Tra i massacratori vi erano anche diversi italiani che avevano aderito alla RSI e aiutavano i nazisti a compiere le stragi della lunga estate di "guerra ai civili" che i nazifascisti condussero proprio in funzione anti-partigiana, terroristica e stragista per tutto il 1944.
L'operazione di stampo terroristico e stragista era stata premeditata giorni prima con l'obiettivo di porre fine con il terrore contro i civili il loro sostegno alle brigate partigiane che combattevano la Resistenza antifascista nella zona.
La magistratura militare italiana ha infatti accertato che non si trattò di rappresaglia in risposta ad azioni partigiane, ma di un atto terroristico premeditato e curato in ogni dettaglio per annientare la volontà della popolazione, soggiogandola grazie al terrore. L'obiettivo era quello di "bonificare il territorio", distruggere il paese e sterminare.
L'odore dei corpi bruciati e il fumo che saliva si vide e si senti' a chilometri di distanza.

12/08/2026

“I nazisti sbatterono fuori le pecore da una stalla e fecero entrare noi. Mamma mi nascose in una nicchia dietro la porta. ‘Non ti muovere per niente al mondo’, mi disse. Le scaricarono un mitra addosso. Era ferita alla testa ma trovò la forza per scagliare uno zoccolo verso un soldato che stava per scoprirmi. Morì. Morirono tutti. Poi aprirono i lanciafiamme sulla paglia e sui cadaveri e ci diedero fuoco.
Mi tirarono fuori da lì bruciato e vivo per caso.

All’ospedale dissero che non c’era più niente da fare, avevo ustioni di terzo grado e i polmoni scoperti. Allora zia Lola mi portò in un convento di suore di Marina di Pietrasanta e ci rimasi più di un anno. Mi mettevano al sole per curarmi le piaghe e facevano di tutto per tenermi le mosche lontane. Un giorno del 1945 bussarono alla porta. Era il mio babbo, un alpino finito prigioniero in Russia, di cui non sapevamo più niente. In mezzo a tanto dolore, fu bellissimo.

Se mamma avesse una tomba tutta sua io e papà accanto al nome avremmo messo questa foto. Invece quando riesumarono i resti dalla grande fossa comune dove i tedeschi avevano ammassato le vittime di Sant’Anna di Stazzema, trovarla in quel macello di ossa bruciate fu impossibile. Ci provai anche io, che allora avevo solo 10 anni, ma fu inutile.

A Sant’Anna dal 1945 ci torno due volte all’anno, il 2 novembre e il 12 agosto. Non smisi nemmeno quando nacquero i miei figli. Me li caricavo sulle spalle e con mia moglie prendevo la mulattiera che quel giorno del 1943 percorsi con la mamma. Oggi ci porto i ragazzi delle scuole.”

- La storia raccontata al Corriere di Mario Marsili, uno dei pochi superstiti ancora in vita di una delle peggiori stragi della Seconda guerra mondiale, quella di Sant’Anna di Stazzema, avvenuta il 12 agosto 1944.
560 civili uccisi, di cui solo 393 identificati.

Anpi Massarosa e le Istituzioni comunali di Massarosa e Forte dei Marmi hanno hanno ricordato l'eccidio nazista del 10.8...
10/08/2026

Anpi Massarosa e le Istituzioni comunali di Massarosa e Forte dei Marmi hanno hanno ricordato l'eccidio nazista del 10.8.1944.
Noi non dimentichiamo! Stamani alla Commemorazione per la Strage della Sassaia.
"Il piccolo monumento ai martiri della “Sassaia” è un luogo della memoria estremamente significativo per Massarosa, perché ricorda il più grave massacro avvenuto all’interno dei suoi confini comunali durante la Seconda Guerra Mondiale, che con 38 morti è anche uno dei peggiori verificatosi nell’intera Versilia. La strage si inserisce all’interno di una serie più ampia di uccisioni volte ad eliminare i civili detenuti nella scuola di Nozzano Castello, catturati nella notte tra il 6 e il 7 agosto 1944 nel corso di un vasto rastrellamento del monte Pisano.
Il contingente più numeroso, che contava 31 persone, venne portato in località “Sassaia” e qui, a breve distanza dall’attuale via Sarzanese, i civili furono fatti allineare contro il poggio iniziale della collina e uccisi a colpi di mitra. Circa un’ora dopo, mentre i militari tedeschi stavano ancora presidiando la zona del massacro, sopraggiunsero otto civili italiani provenienti dal campo di concentramento di Socciglia, nei pressi di Borgo a Mozzano, e diretti a Forte dei Marmi. L’ufficiale tedesco ignorò i regolari lasciapassare di cui erano muniti gli uomini e ordinò la loro fucilazione, forse con la volontà di eliminare degli scomodi testimoni di ciò che era avvenuto poco prima. Degli otto riuscì miracolosamente a salvarsi solo Edilio Dazzi che, rimasto illeso dalle pallottole e ricoperto dai corpi ormai senza vita dei suoi compagni, alcune ore dopo fu in grado di allontanarsi senza essere scoperto.
I responsabili furono con tutta probabilità i membri della Feldgendarmerie – la polizia militare – della 16ª Divisione, forse coadiuvata da soldati provenienti dal 3° Battaglione del 36° Reggimento della 16a Divisione, che in quel periodo si trovava di stanza nella zona." Testo dell'Isrec -Istituto Storico della Resistenza e l'età Contemporanea della provincia di Lucca

Vennero a Sant'Anna pensando di salvarsi in mezzo ai nostri monti.
09/08/2026

Vennero a Sant'Anna pensando di salvarsi in mezzo ai nostri monti.

Indirizzo

Sede: Centro Culturale Villa Gori Stiava
Massarosa

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Anpi Massarosa pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta La Scuola/università

Invia un messaggio a Anpi Massarosa:

Scelte rapide

Condividi