La Casetta delle favole - family care

La Casetta delle favole - family care Pedagogista ed educatrice.

Accompagno le bambine e i bambini a crescere ascoltati, accolti, sicuri e sereni offrendo alle famiglie, agli educatori e alle educatrici, ai professionisti e le professioniste dell’educazione il sostegno necessario.

IL RASPIRO DA DIREZIONEStasera è iniziato il nostro percorso di supervisione annuale di gruppo. In questi giorni freneti...
16/09/2026

IL RASPIRO DA DIREZIONE

Stasera è iniziato il nostro percorso di supervisione annuale di gruppo.

In questi giorni frenetici di Settembre abbiamo iniziato respirando.

E non è stato facile.

Il primo buon proposito che vorrò che ci portassimo tutte a casa quest’anno è proprio questo…

“Nei giorni in cui non trovi il tempo nemmeno per respirare fermati e porta il tuo respiro fin dove puoi, fin dove va. Fin dove ti senti bene.”

Espanditi.
Ammorbidisciti.
Contieniti.
Contieni.
Rallenta.
Fermati.
Ascolta ciò che provi.
Ascolta ciò che senti.
Vibra.
Dai suono.
Muoviti.
Di movimenti impercettibili.
Batti.
Cresci.
Torna a casa.
Impasta.
Lievita.
Senza forzature.
In modo naturale.

Grazie come sempre a Veronica Canale. Per la sua professionalità e per la sua leggerezza. ❤️

E grazie a chi anche quest’anno ha deciso di esserci.

Ilenia 🍭

IL MOVIMENTO ♥️Emmi Pikler affermava che il movimento è la prima attività del bambino e della bambina e per molto tempo ...
16/09/2026

IL MOVIMENTO ♥️

Emmi Pikler affermava che il movimento è la prima attività del bambino e della bambina e per molto tempo e’ anche l’unica attività.

E’ molto importante quindi, come educatori ed educatrici, mettere a disposizione delle bambine e dei bambini un ambiente che lasci loro la piena libertà di muoversi in sicurezza, senza ostacolarlo, intrattenendo con lui una relazione significativa e sicura, di partecipazione non interferente, di osservazione e sostegno.

E’ molto importante quindi, come educatori ed educatrici, mediare fra ambiente e bambino e bambina affinché al suo interno possa sperimentare, costruire le proprie competenze, allenarsi, crescere, secondo il suo ritmo, i suoi tempi e le sue possibilità senza forzature.

E’ normale che le bambine e i bambini nei loro primi mesi di vita (ma vale anche per il futuro) non siano attratti da esperienze progettate e organizzate, o che la loro attenzione e la loro partecipazione sia di brevissima durata, e’ normale perché i loro interessi e i loro bisogni sono altri.

E noi come educatrici ed educatori abbiamo il dovere di rispettarli, accoglierli ed accettarli.

In una relazione educativa quindi non dobbiamo mai dimenticare di rispettare l’unicità di ogni bambino e di ogni bambina rendendoli sempre soggetti e protagonisti della loro storia.

Anche se questa va fuori dalla nostra storia, dai nostri progetti, dalle nostre aspettative e dai nostri obbiettivi.

Può sembrare difficile in un servizio educativo, dove non esiste un solo bambino o una sola bambina ma un gruppo di bambini e bambine e quindi sembra più opportuno e corretto costruire ritmi e routine uguali per tutti, esperienze uguali per tutti, ma questo non sarebbe rispettoso. E non possiamo farlo!

Sembra molto difficile ma è possibile se proviamo a rallentare i tempi, liberando gli spazi, rivedendo le aspettative e gli obbiettivi, creando relazioni di fiducia, prestando attenzione ai momenti di cura, rispettando.

♥️

COSA SUCCEDE QUANDO CHIEDIAMO ALLE BAMBINE E AI BAMBINI PIÙ DI QUANTO POSSONO GESTIRE?Quando un bambino e una bambina at...
15/09/2026

COSA SUCCEDE QUANDO CHIEDIAMO ALLE BAMBINE E AI BAMBINI PIÙ DI QUANTO POSSONO GESTIRE?

Quando un bambino e una bambina attraversano un momento di difficoltà, non sempre quello che noi interpretiamo come “opposizione”, “capriccio”, “maleducazione”, nasce dalla volontà di sfidare e mettere in difficoltà l’adulto.

In molti casi, dietro a una reazione intensa può esserci una richiesta che, in quel momento, supera le risorse che il bambino e la bambina possiedono per gestirla.

Si tratta di uno scontro tra le aspettative dell’ambiente e le capacità di funzionamento esecutivo che il bambino e la bambina hanno sviluppato fino a quel momento.

Le capacità di autoregolazione, infatti, si sviluppano gradualmente.

Un bambino e una bambina possono avere ancora bisogno di aiuto per affrontare la frustrazione, accettare un cambiamento improvviso o riuscire a fermarsi prima di agire d’impulso.

Alcune ricerche evidenziano diverse aree di competenza fondamentali che influenzano direttamente il modo in cui un bambino è una bambina affrontano le richieste della quotidianità, come:

🍭Regolazione emotiva cioè la capacità di elaborare la frustrazione prima di reagire.

🍭Flessibilità cognitiva cioè la capacità di adattarsi quando i programmi cambiano inaspettatamente.

🍭Controllo degli impulsi cioè la capacità di fermarsi prima di reagire a stimoli interni o esterni.

Quando una situazione richiede un livello di capacità di autoregolazione superiore a quello che il cervello del bambino e della bambina ha sviluppato fino a quel momento, è naturale che emerga una condizione di disagio.

Una crisi, un rifiuto o una reazione impulsiva non definiscono il bambino e la bambina e non sono il risultato di una cattiva educazione.

Possono raccontarci che quella situazione e’, per loro, troppo difficile da gestire con gli strumenti che hanno a disposizione.

Imparare a leggere questi segnali permette all’adulto di intervenire con maggiore consapevolezza, senza ricorrere al giudizio o al senso di colpa.

Le difficoltà diventano così un punto di partenza: ci mostrano dove il bambino e la bambina hanno ancora bisogno di essere accompagnati e quali abilità possono imparare a sviluppare, passo dopo passo, attraverso sostegno, relazione e occasioni adeguate alla sua età.

➡️ Anche di questo parleremo nel ciclo di incontri DIVERSA-MENTE di Ottobre e Novembre. Scrivimi per avere info!

Ilenia 349 588 5866

📸 Nel paese dei mostri selvaggi, Sendak

VERITÀ SCOMODE (repetita iuvant)Post lungo! Se pensi che “stare composti” sia un segno di buona educazione, meglio non l...
14/09/2026

VERITÀ SCOMODE (repetita iuvant)

Post lungo!
Se pensi che “stare composti” sia un segno di buona educazione, meglio non leggerlo. 🍭

Ogni domenica lancio un test che vuole essere, in modo leggero e qualche volta un po’ provocatorio, un modo per riflettere e parlare insieme di educazione e pedagogia.

Stamattina, e ne ero molto consapevole perché è una questione che affronto in un certo modo da anni, il test sul momento del pasto in un servizio educativo ha dimostrato, come succede ancora troppo spesso, di quanto dobbiamo lavorare noi professionisti dell’infanzia su noi stessi e noi stesse ma anche su quello che ci sta intorno.

Una tra le domande che hanno ricevuto il numero più alto di risposte errate è stata:

Alla scuola dell’infanzia le bambine e i bambini dovrebbero aver sviluppato le competenze di base per rimanere seduti a tavola e mangiare da soli e da sole senza pasticciare e in modo composto.

Falso! Falso! Falso! ♥️

Nell’ambito educativo, soprattutto nella fascia 0-6 anni, è comune che adulti, genitori, insegnanti, educatrici ed educatori chiedano ai bambini e alle bambine di “stare composti”. Questa espressione, apparentemente innocua, porta con sé una lunga storia culturale, pedagogica e psicologica. Ma cosa significa davvero compostezza? E da dove nasce il bisogno, spesso urgente, dell’adulto di vederla realizzata nei corpi e nei comportamenti infantili?

Per rispondere, occorre guardare più a fondo, intrecciando la prospettiva filosofica, quella pedagogica e quella neuroscientifica.

Il verbo “comporre”, da cui deriva “compostezza”, indica l’atto di mettere insieme, di ordinare. Compostezza, quindi, non significa semplicemente “stare fermi”, ma rimanda a un’idea di ordine e armonia tra corpo, mente e contesto. In questa prospettiva, la compostezza è più che una postura: è una disposizione interiore che si riflette nel corpo e nella relazione. Tuttavia, nella pratica educativa quotidiana, il termine rischia spesso di essere ridotto a una richiesta esteriore: “siediti bene”, “non muoverti”, “non parlare”, “stai dritto”. Si pretende compostezza come conformità e non come consapevolezza.

Molto di questo approccio affonda le radici in un certo retaggio delle educazioni del passato, fortemente influenzate da modelli autoritari, disciplinari, centrati sul silenzio, sull’obbedienza, sul rispetto come sottomissione. L’educazione tradizionale ha a lungo inteso l’infanzia come un’età da “plasmare”, da contenere, dove il corpo doveva essere controllato per far spazio alla mente.

L’idea di una bambina e di un bambino “composti” era associata a una bambina e ad un bambino “buoni”, “educati”, conformi all’adulto.

Questa visione, oggi, si scontra con le conoscenze più aggiornate sullo sviluppo umano, oltre che con una visione dell’infanzia come soggetto attivo, competente e portatore di diritti.

Le neuroscienze dello sviluppo hanno ampiamente dimostrato che nella fascia 0-6 anni le strutture cerebrali responsabili dell’autoregolazione (corteccia prefrontale, sistema limbico, funzioni esecutive) sono in fase di maturazione. I bambini e le bambine piccole non sono ancora in grado di stare fermi o gestire le emozioni per lunghi periodi, non perché siano “impertinenti” o “maleducati”, ma perché non hanno ancora gli strumenti neurobiologici per farlo. L’autoregolazione, la capacità di inibire un comportamento impulsivo, di aspettare il proprio turno, di mantenere l’attenzione in modo prolungato, si costruisce lentamente, e sempre in relazione all’altro.

Userò ora, in modo un po’ provocatorio una delle mie parole preferite: IMPERTINENTE!

La pretesa di compostezza, se disancorata da questa comprensione, rischia di diventare impertinente in sé. Impertinente non in senso morale, ma come qualcosa di fuori luogo, di sproporzionato rispetto all’età evolutiva.

Chiedere a un bambino o ad una bambina di tre anni di stare seduti per un tempo prestabilito senza muoversi, o di rimanere in silenzio, è un errore educativo. Non solo perché è inefficace, ma perché può ostacolare lo sviluppo naturale della loro curiosità, del loro movimento, del loro pensiero incarnato.

Parlare di impertinenza in questi termini non ci fa piacere come adulti.
L’impertinenza di solito è qualcosa di negativo.

Ma io… pensata in relazione all infanzia, sono fiera di pensare all’impertinenza come una forma di resistenza sana da parte dei bambini e delle bambine, un segnale che ci deve far interrogare sul modo in cui stiamo educando.

L’“impertinenza” dei bambini deve essere letta, quindi, non come fastidio da correggere, ma come messaggio da ascoltare, come forma di autenticità e di vitalità.

Siamo tutti e tutte consapevoli che educare alla “compostezza autentica”, intesa come capacità di stare in relazione, di rispettare sé e l’altro, di abitare il proprio corpo in modo armonico, è un obiettivo educativo fondamentale.

Ma non può essere imposto!

Si costruisce attraverso il tempo, la cura, l’ambiente favorevole, e soprattutto attraverso l’esempio dell’adulto.

I bambini e le bambine apprendono molto per imitazione: è nella qualità della relazione, nella calma con cui l’adulto gestisce un conflitto, nella pazienza con cui attende una risposta, nella postura con cui ascolta, che il bambino e la bambina sperimentano un modello di compostezza reale, viva, non repressiva.

Non serve gridare “stai calmo” a un bambino o una bambina se l’adulto stesso è agitato.
Serve essere calma.

La compostezza, come ogni valore educativo, non si insegna: si trasmette.

In questo quadro, è fondamentale riflettere anche sul ruolo che la “compostezza” gioca nella socialità.

Stare composti, in un senso profondo, significa anche imparare a stare con gli altri, a riconoscere che il proprio comportamento ha un impatto sugli altri, che esistono spazi condivisi, tempi comuni, regole da rispettare per poter vivere insieme.

Non si nasce sociali, lo si diventa attraverso l’esperienza, l’osservazione e la partecipazione a contesti relazionali significativi.

Le regole sociali non sono innate, ma si apprendono gradualmente attraverso la relazione con adulti presenti, coerenti, rispettosi.

Il bambino è la bambina apprendono le regole non perché gliele si impone, ma perché le sperimentano nella relazione, le vivono come strumenti che rendono più facile la convivenza e più piacevole lo stare insieme.

Quando l’ambiente educativo è coerente, empatico, non giudicante, il bambino è la bambina interiorizzano naturalmente norme di comportamento che hanno un senso per loro.

Non si tratta allora di addestrare all’obbedienza, ma di educare alla convivenza, alla cittadinanza, al senso di appartenenza a una comunità.

Ritornano allora le parole di Maria Montessori, che parlava di “disciplina attiva”: un ordine che nasce da dentro, che si costruisce con la libertà e non contro di essa. Non si tratta di avere bambini e bambine immobili, ma bambini e bambine capaci di agire nel rispetto di sé e degli altri. La libertà non è assenza di regole, ma interiorizzazione di regole vissute come senso, non come imposizione.

Anche le teorie più recenti della pedagogia relazionale (Cozolino, Siegel, Novara) confermano che lo sviluppo di competenze sociali, emotive e cognitive si fonda sulla qualità della relazione educativa: un legame sicuro, non giudicante, capace di ascoltare e di contenere senza reprimere.

La compostezza può allora diventare non uno scopo, ma l’esito naturale di un processo educativo in cui il bambino si sente accolto, rispettato, riconosciuto. Un bambino è una bambina che si sentono visti, saranno più disponibile ad ascoltare.

Un bambino è una bambina che si sentono compresi, saranno più capaci di autoregolarsi.

Un bambino e una bambina che si sentono liberi, sapranno anche stare.

In conclusione, il vero senso di «stare composti e composte» non è restare fermi e zitti, ferme e zitte, ma essere presenti, con sé e con gli altri.

La compostezza, nella sua forma più autentica, è espressione di una maturazione interiore, non il frutto della costrizione.

Essa si educa nel tempo, con l’esempio, con la fiducia e con una profonda comprensione dei bisogni evolutivi dell’infanzia. Ma è anche un passaggio necessario per apprendere il vivere insieme, per costruire convivenze rispettose, per diventare cittadini capaci di ascoltare, di partecipare, di stare. Solo così, la compostezza potrà smettere di essere una maschera e diventare un volto.

Molto spesso si tende ad aspettarsi dalle bambine e dai bambini già dalla primissima infanzia (parlo di nido e scuola dell’infanzia) comportamenti “già pronti”, come se fossero piccoli adulti, dimenticando che stanno ancora apprendendo tutto: il corpo, le emozioni, la relazione con l’altro e persino il modo di stare a tavola.

Invece di imporre la compostezza come fine, dovremmo chiederci: abbiamo davvero lasciato spazio alla sperimentazione? Al gioco? All’errore?

Se non permettiamo loro di sporcarsi, di provare, di sbagliare, anche a tavola, come potranno davvero imparare? Se pretendiamo ordine, silenzio e buone maniere senza accompagnamento, non stiamo educando: stiamo addestrando.
E questo non fa bene né a loro, né a noi adulti.

Forse è il momento di spostare lo sguardo: dalle aspettative rigide alla fiducia nei processi. Perché crescere non significa “stare composti”, ma essere liberi di esplorare, con adulti che osservano, sostengono e camminano accanto, senza giudicare.

Collego a queste riflessioni anche un’altra domanda che ha ricevuto quasi la metà di risposte errate.

In un servizio educativo e’ importante avere accanto a tavoli e sedie un materasso e dei materiali/libri.

Vero! Vero! Vero!

E’ importante, perché ogni bambina e bambino ha tempi, bisogni e modalità diverse di vivere i momenti della giornata. Alcuni potrebbero aver bisogno di muoversi, riposare o semplicemente fare qualcos’altro prima o dopo il pasto. Avere a disposizione un materassino o dei materiali/libri vicino all’area dei tavoli permette di rispettare questi ritmi individuali, offrendo alternative che evitano situazioni di stress o forzature.

Inoltre, questo rende il momento del pasto più sereno per tutti e per tutte anche per le educatrici e le insegnanti, che possono gestire con maggiore flessibilità la presenza dei bambini e della bambine a tavola, evitando conflitti e favorendo un clima più rilassato e accogliente per tutti.

Questo tipo di proposta porta sempre le fatiche dell’adulto.

Di quelli che lavorano magari da soli in contesti piccoli e quindi non riescono a gestire la situazione.

Di quelli che lavorano nei contesti grandi e quindi non riescono a gestire la situazione.

Vi chiedo quindi di riflettere su dove e’ importante lavorare. O su chi!!!

Sì, questo tipo di proposta porta sempre le fatiche dell’adulto.
Perché richiede flessibilità, ascolto autentico, capacità di stare in una zona grigia dove non tutto è definito.
Richiede di fare cose difficili, perché quelle facili – quelle preconfezionate, standardizzate, che vanno bene “per tutti” – le sanno fare tutti.
Ma educare davvero significa scegliere ogni giorno di stare dentro la complessità.
Significa accogliere la stanchezza, i dubbi, le imperfezioni, le differenze.

E qui c’è un punto importante:
Non serve fare le cose perfette.
Non è questo che chiedono i bambini e le bambine.
Chiedono presenza, verità, coerenza.
La perfezione non sta nel risultato, ma nel tentativo, nel processo, nel coraggio di provare a fare meglio, pur sapendo che potremmo sbagliare.
Sta nel prendersi cura, anche quando non abbiamo tutte le risposte.
Sta nel tentare con onestà e umanità, anche quando sentiamo di non essere abbastanza.

E allora, sì, forse non riusciremo sempre a gestire tutto.
Forse non sarà sempre ordinato, preciso, “come da manuale”.
Ma se ogni scelta nasce dall’ascolto e dal rispetto dei tempi e dei bisogni di ogni bambina e bambino,
allora stiamo lavorando dove conta davvero.
Stiamo lavorando “sul chi”, e non solo sul “cosa”.

A domani 🍭

DIVERSA-MENTE➡️Incontro on line ➡️26 Ottobre - 2 Novembre Dalle 18 alle 20Chi mi conosce sa di quanto il mondo della neu...
14/09/2026

DIVERSA-MENTE

➡️Incontro on line

➡️26 Ottobre - 2 Novembre
Dalle 18 alle 20

Chi mi conosce sa di quanto il mondo della neurodiversità e delle neurodivergenze sia diventato uno dei miei principali focus di ricerca.

Sia per esigenze personali sia per esigenze professionali perché mi capita sempre più spesso di accompagnare genitori e professionisti spaesati davanti ad alcune fatiche.

Per questo ho pensato di proporre due incontri indirizzati ai professionisti dell’educazione per avvicinarci al mondo della neurodiversità nella fascia 0-6 anni, conoscere le variabilità del neurosviluppo e costruire insieme uno sguardo più consapevole e inclusivo.

Partiremo da una panoramica generale sulla neurodiversità per comprendere le diverse traiettorie evolutive e il ruolo che il contesto può avere nel favorire benessere, partecipazione e apprendimento.

Affronteremo il tema dell’inclusività nella quotidianità, con attenzione a ciò che concretamente possiamo fare per creare ambienti, relazioni e proposte più accessibili e rispettose dei diversi modi di funzionare.

Uno spazio sarà dedicato al burnout neurodivergente, ai segnali di sovraccarico e alle possibilità di prevenzione, con uno sguardo particolare ai bisogni dei bambini e delle bambine.

Infine, parleremo di relazione con le famiglie, ascolto e collaborazione, per costruire alleanze educative capaci di sostenere il bambino e valorizzarne caratteristiche, bisogni e risorse.

Una formazione per imparare a guardare oltre la difficoltà e riconoscere che non esiste un solo modo di essere, pensare, comunicare e stare nel mondo.

E che va bene così!

Il corso si svolgerà sulla piattaforma Zoom il 26 Ottobre e il 2 Novembre dalle 18.00 alle 20.00.

Scrivimi per info e per riservare il tuo posto.

Ilenia 🍭

☎️ ⁨3495885866

❤️UN POSTO LIBERO ❤️GRUPPO SUPERVISIONE ETEROGENEA ANNUALE ON LINESono aperte da oggi le iscrizioni per il nuovo gruppo ...
14/09/2026

❤️UN POSTO LIBERO ❤️

GRUPPO SUPERVISIONE ETEROGENEA ANNUALE ON LINE

Sono aperte da oggi le iscrizioni per il nuovo gruppo annuale di supervisione eterogenea.

Siamo un gruppo di più professioniste e professionisti dell’educazione che, una volta al mese, si incotrano per dare vita ad un luogo di cura, ascolto, riflessione, confronto e crescita.

Nel nostro gruppo puoi trovare un posto sicuro per raccontare e raccontarti e per stare meglio.

Nei servizi educativi il fare è continuo, intenso, carico di responsabilità e volte tra le cose da fare, pensare, tenere in enquilibrio si rischia di perdere il senso e di perdere se’ stessi e se’ stesse.

Se senti che è tempo di fermati e respirare insieme puoi unirti al nostro gruppo.

Un incontro al mese da Settembre 2026 a Giugno 2027.

* Settembre
* 21 Ottobre
* 18 Novembre
* 16 Dicembre
* 20 Gennaio
* 10 Febbraio
* 10 Marzo
* 21 Aprile
* 19 Maggio
* 16 Giugno

Dalle 18 alle 20

Per maggiori informazioni, costi e per iscriverti contattami ♥️

Ilenia 349 588 5866

DIVERSA MENTE 🍭 Siamo davvero pronti ad accogliere la neurodiversità o siamo ancora troppo impegnati a normalizzarla?🧠 L...
13/09/2026

DIVERSA MENTE

🍭 Siamo davvero pronti ad accogliere la neurodiversità o siamo ancora troppo impegnati a normalizzarla?

🧠 La neurodiversità, come la biodiversità, è una componente indispensabile della vita e dell’evoluzione della specie.

Non esiste un modo “normale” di pensare, apprendere, comunicare, percepire o stare nel mondo.

🌱 I cervelli umani funzionano in modi differenti e tutti sono parte della naturale variabilità umana.

Negli ultimi anni, per fortuna, l’attenzione e la sensibilità verso la neurodiversità stanno crescendo.

Ma ancora troppo spesso la tendenza è quella di concentrarsi su ciò che “non funziona”, su ciò che manca, su ciò che dovrebbe essere modificato o corretto, piuttosto che sulle caratteristiche e sulle potenzialità di ognuno e ognuna di noi.

⚠️ Il grande rischio è quello di non vedere più una persona nella sua complessità, ma di ridurla a ciò che si discosta dalle aspettative.

E questo può provocare senso di colpa, vergogna, sentimenti di inadeguatezza e la convinzione di dover continuamente correggere o nascondere parti di sé.

📚 Per questo, così come cresce la sensibilità, devono crescere anche l’informazione, la formazione, lo studio e la ricerca personale.

Soprattutto per chi si prende cura di bambini e bambine. ❤️

🌱 Già a partire dalla primissima infanzia, terreno fertile per la prevenzione.

Prevenzione che non significa anticipare diagnosi o correggere differenze, ma creare contesti capaci di accogliere, sostenere e valorizzare la variabilità fin dall’inizio.

🎈🎈 DIVERSA-MENTE è un breve ciclo di incontri di riflessione, confronto e formazione proprio per accompagnarvi a cambiare lo sguardo.

Perché ho scelto di farlo?

Perché ad un certo punto nella mia vita mi sono trovata davanti a qualcosa che ha fatto crollare molte delle certezze che avevo costruito.

È crollato un mondo, ma insieme a quel mondo sono crollate anche molte delle mie aspettative, delle mie idee su come “dovrebbero” andare le cose, su ciò che avrei dovuto aspettarmi e su ciò che significava accompagnare una persona nella crescita.

E da lì è iniziata la mia ricostruzione, fatta di studio, ricerca e costruzione di competenze.

🧠 Il mio interesse per la neurodiversità è nato principalmente dal bisogno di comprendere prima di giudicare, di accogliere prima di “correggere” e di costruire contesti che non chiedano alle persone di diventare altro da ciò che sono.

Soprattutto a me e ai miei figli. ❤️

🎓 Mi sono laureata in Scienze pedagogiche con una tesi sui disturbi dell’apprendimento, sulle persone oltre il disturbo.

Ho frequentato molti corsi e master sui disturbi del neurosviluppo, le neurodivergenze e la neurodiversità.

Ho concluso un corso di perfezionamento universitario di progettazione e sperimentazione nella scuola e un corso di alta formazione in metodi e tecniche di intervento didattico, per comprendere come rendere più inclusivo il contesto in cui vivono bambini e bambine.

Accanto a questo, la mia situazione personale mi ha portata a sentire profondamente la necessità di studiare, approfondire e mettermi in discussione, fino a lasciare andare l’idea di un unico modo possibile di essere, crescere, apprendere e stare nel mondo.

🍭🍭 Se ti piacerebbe provare a migliorare il tuo sguardo, approfondire le tue conoscenze e mettere in discussione alcune delle convinzioni con cui siamo abituati a guardare la neurodiversità, DIVERSA-MENTE è uno spazio per noi.

✨ 4 ore di formazione
💻 2 incontri online

📅 Quando?
26 ottobre e 2 novembre
🕕 dalle 18.00 alle 20.00

Trovi maggiori info e il link per l’iscrizione nei commenti!

LE COSE CHE AMO DELL’AMBIENTAMENTO PARTECIPATO (Ricordi della Casetta)- La presenza costante del genitore per tante ore....
12/09/2026

LE COSE CHE AMO DELL’AMBIENTAMENTO PARTECIPATO (Ricordi della Casetta)

- La presenza costante del genitore per tante ore. Risorsa preziosa.

-I papà e la loro gigantitudine che cercano di farsi il più piccoli possibile, ma è veramente impossibile!

- La condivisione dei compiti e del da fare. Che nasce spontanea. E per me che lavoro sola e’ un valore inestimabile.

-Le chiacchiere e le risate. Anche di cose che con il nido non c’entrano un bel tubo!

-Il fatto che mamme e papà diventino un po’ le mamme e i papà di tutti. Che poi va sempre a finire che mentre io mi occupo dei loro figli e delle loro figlie loro si occupano del nido come se fosse il loro lavoro da sempre!

-Nel mio caso, spalancare le porte di casa mia e condividere quello che più di personale ho. Qualche volta anche i letti non ancora fatti o i calzini e il pigiama dei miei figli sparsi sul pavimento.

- La complicità.

-La collaborazione.

-Il non riuscire a tenere una maschera per troppo tempo. Perché dopo un po’ si torna e per fortuna ed essere se stessi.

-Osservare le relazioni e rubarne un pezzettino. Da utilizzare al bisogno nei giorni a seguire.

-La consolazione. Perché come sanno consolare una mamma e un papà nessuno mai. Anche se non si tratta dei loro figli e delle loro figlie.

-Le storie inestimabili e infinite che vengono raccontate, che nascono li sul momento, che iniziano a scriversi.

-I talenti di ognuno. Stamattina ad esempio giocoleria e anche un po’ di teatro. Avete mai provato voi a bere un caffè dall’orecchio?

-Le riparazioni. Che i papà sanno sempre come si fa. Io no!

-La flessibilità e la partecipazione. Che anche se avevamo stabilito un programma, li, insieme, possiamo decidere di modellarlo per renderlo perfetto in base a ciò che viviamo.

-Il sentirsi a casa. Che in questo caso è casa mia. Ma quando siamo insieme diventa davvero casa nostra.

💛

Si è liberato un posto per il nostro gruppo di supervisione, iniziamo il 16 Settembre.Se vuoi farne parte sei ancora in ...
11/09/2026

Si è liberato un posto per il nostro gruppo di supervisione, iniziamo il 16 Settembre.

Se vuoi farne parte sei ancora in tempo ❤️

Vi ringrazio molto per la fiducia.E’ la prima volta che mi capita che nel giro di pochissimi giorni i posti si esaurisca...
11/09/2026

Vi ringrazio molto per la fiducia.

E’ la prima volta che mi capita che nel giro di pochissimi giorni i posti si esauriscano.

Domenica chiuderò le iscrizioni e le riaprirò poco prima delle incontro se ci saranno delle cancellazioni.

Potete ancora iscrivervi fino a domenica qui

https://forms.gle/wrmVVgCui2pAApWd6

DIVERSA-MENTE

➡️Incontro on line

➡️26 Ottobre - 2 Novembre
Dalle 18 alle 20

Chi mi conosce sa di quanto il mondo della neurodiversità e delle neurodivergenze sia diventato uno dei miei principali focus di ricerca.

Sia per esigenze personali sia per esigenze professionali perché mi capita sempre più spesso di accompagnare genitori e professionisti spaesati davanti ad alcune fatiche.

Per questo ho pensato di proporre due incontri indirizzati ai professionisti dell’educazione per avvicinarci al mondo della neurodiversità nella fascia 0-6 anni, conoscere le variabilità del neurosviluppo e costruire insieme uno sguardo più consapevole e inclusivo.

Partiremo da una panoramica generale sulla neurodiversità per comprendere le diverse traiettorie evolutive e il ruolo che il contesto può avere nel favorire benessere, partecipazione e apprendimento.

Affronteremo il tema dell’inclusività nella quotidianità, con attenzione a ciò che concretamente possiamo fare per creare ambienti, relazioni e proposte più accessibili e rispettose dei diversi modi di funzionare.

Uno spazio sarà dedicato al burnout neurodivergente, ai segnali di sovraccarico e alle possibilità di prevenzione, con uno sguardo particolare ai bisogni dei bambini e delle bambine.

Infine, parleremo di relazione con le famiglie, ascolto e collaborazione, per costruire alleanze educative capaci di sostenere il bambino e valorizzarne caratteristiche, bisogni e risorse.

Una formazione per imparare a guardare oltre la difficoltà e riconoscere che non esiste un solo modo di essere, pensare, comunicare e stare nel mondo.

E che va bene così!

Il corso si svolgerà sulla piattaforma Zoom il 26 Ottobre e il 2 Novembre dalle 18.00 alle 20.00.

Scrivimi per info e per riservare il tuo posto.

Ilenia 🍭

☎️ 349 588 5866

Indirizzo

Marghera
VENEZIA

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 16:00
Martedì 08:00 - 16:00
Mercoledì 08:00 - 16:00
Giovedì 08:00 - 16:00
Venerdì 08:00 - 16:00

Telefono

3495885866

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