16/08/2026
102 ANNI FA IL RITROVAMENTO DI GIACOMO MATTEOTTI: IL DOVERE DELLA MEMORIA
Il 16 agosto 1924, nella Macchia della Quartarella a Riano, veniva ritrovato il corpo vigliaccamente e barbaramente straziato di Giacomo Matteotti.
Era stato rapito e brutalmente assassinato dalla violenza fascista più di due mesi prima, il 10 giugno, per aver difeso la libertà e denunciato i brogli del regime.
Il discorso del 30 maggio 1924, in cui Giacomo Matteotti denunciò le violenze fasciste e difese la democrazia, è ricordato come un fondamentale atto di coraggio e libertà. Le sue parole, che difendevano la dignità del popolo, rimangono vive nella memoria storica e nel nostro impegno quotidiano.
Nato a Fratta Polesine il 22 maggio 1885, Giacomo Matteotti è stato un politico, giornalista e antifascista italiano, segretario del Partito Socialista Unitario.
Quando, dopo la marcia su Roma, Mussolini conquistò il potere, il deputato socialista Giacomo Matteotti compilò una sorta di libro bianco, dal titolo “Un anno di dominazione fascista” in cui dimostrò, dati alla mano, l’inclinazione alla violenza del partito fascista, gli atti di intimidazione, gli abusi squadristi, l’incompetenza politica. Uscito quasi clandestino all’inizio del 1924, il libro raccolse gli scritti di Matteotti, i discorsi del Duce e un lunghissimo elenco di violenze – in una cronaca dettagliata giorno per giorno e paese per paese – di tutte le azioni squadristiche compiute dalle camicie nere durante il primo anno del governo Mussolini, dal novembre 1922 all’ottobre 1923.
A palese dimostrazione ne "Il Popolo d’Italia" del 19 agosto 1923 si poteva leggere:
“Poiché non si fucilarono allora poche dozzine di furfanti – e la cosa non avrebbe fatto impressione di sorta – le carogne come le vipere si riscaldano al sole della generosità fascista. Il governo fascista quando è l’ora, applica tutti i sacramenti della più ortodossa legalità le necessarie chirurgie".
L’assassinio di Matteotti venne profetizzato da Matteotti stesso: “Io il mio discorso l’ho terminato, ora preparate il discorso funebre per me”, è la frase che pronunciò in parlamento il 30 maggio del 1924, dopo aver denunciato i brogli elettorali attuati da Mussolini.
Il 10 giugno 1924, poco dopo le 16, Giacomo Matteotti venne sequestrato da un gruppo di sicari legati al fascismo – Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo – e caricato a forza su una Lancia Lambda. Dalle 16.30 del 10 giugno 1924 nessuno vide più vivo Matteotti. Tutto fa supporre che fu ammazzato pochi minuti dopo il rapimento, direttamente nella macchina.
Il 16 agosto 1924 le spoglie del Martire vennero individuate dal cane di un brigadiere dei Carabinieri in licenza che si mise a scavare furiosamente attirando così l'attenzione e vennero così restituite alla storia. Il fascismo ha tentato invano di cancellarne il ricordo, ma la sua figura è diventata per tutti una bandiera di libertà, democrazia e dignità dell'uomo imperitura.
Il 3 gennaio 1925, con un discorso alla Camera dei Deputati passato scellateratamente alla storia, Benito Mussolini dichiarò di assumersi “la responsabilità politica, morale e storica” di quanto è accaduto in Italia negli ultimi mesi. Discorso che è ritenuto dagli storici l’atto costitutivo del fascismo come regime dittatoriale.
Il legame tra la figura del Martire e la nostra comunità è visibile ogni giorno. La piazza principale e cuore monumentale del nostro borgo storico porta orgogliosamente il suo nome: Piazza Giacomo Matteotti. Questa intitolazione fu scelta dal primo Consiglio Comunale di Potenza Picena nel 1946, subito dopo la caduta della dittatura, come simbolo di rinascita democratica.
Non si tratta di un caso isolato. Nella toponomastica e nell'odonomastica italiana, quello di Matteotti è uno dei nomi più diffusi e citati in assoluto, inserito stabilmente nella top 10 nazionale delle vie e piazze. Camminare in questi luoghi significa calpestare ogni giorno la memoria vivente di chi ha sacrificato la vita per la nostra libertà.
Come sezione ANPI "Scipioni e Cutini" di Potenza Picena, vogliamo ricordare il suo sacrificio con profonda gratitudine.
Giacomo Matteotti non è stato dimenticato. Le sue idee rimangono vive nelle nostre azioni e nella nostra resistenza quotidiana.
Ora e sempre Resistenza.