18/04/2026
Se queste parole di Adamo Romano fossero lette, ascoltate e messe in pratica non dal ministro ma da ogni persona che ha un figlio, un nipote, un marito, una moglie, un caro che lavora a scuola, semplicemente sarebbe inevitabile un totale cambiamento della scuola. Ma evidentemente va bene a molti dare la colpa ad un prof inadatta e lasciar passare oltre...
Sei in terza media, è primavera e fuori c'è già il sole caldo. In classe c'è la supplente, l'ennesima dall'inizio dell'anno.
Ti dice di studiare, ti chiede di fare cose. Ogni volta che arriva uno nuovo prof dice cose diverse da quello precedente. Ormai è così ovunque.
Alzi la mano, confusa, e fai la domanda più innocua del mondo: "Prof, quanto deve essere lungo il tema?".
E per tutta risposta, l'adulta che dovrebbe guidarti tira fuori le forbici e ti taglia una ciocca di capelli davanti a tutta la classe.
Zac. 10 centimerei dei tuoi bellissimi capelli sparati via in un secondo. Davanti a tutti. Davanti al ragazzo che ti piace. Alle tue amiche. Vuoi morire.
No amici, non è la trama di un romanzetto adolescenziale di basso livello. È successo ieri, a Venezia! In Italia. Nel 2026!
E sai qual è stata la giustificazione di questa prof? "Ho esagerato, ma volevo farmi capire meglio".
Oggi i giornali la chiameranno pazza. I genitori chiederanno la testa. Il preside farà la sua bella e inutile indagine interna. Tutti a puntare il dito contro il mostro di turno per pulirsi la coscienza.
Ma io mi rifiuto di fermarmi al teatrino del caso isolato. La situazione è molto più grave, perché il problema è in tutto il paese.
Questo non è un raptus. Questa è la fine clinica di un sistema scolastico.
Abbiamo trasformato la scuola in un discount.
IN UN SISTEMA SANO PERSONE DEL GENERE, AD UNA SCUOLA, NON POTREBBERO NEMMENO AVVICINARSI!
Abbiamo appaltato l'istruzione a supplenti di supplenti di supplenti.
Abbiamo permesso che i crediti formativi si comprassero a pacchetti, a peso d'oro, in università private compiacenti, mettendo in cattedra persone che non hanno mai studiato per starci.
Abbiamo preso la figura del professore, l'abbiamo spogliata di ogni autorevolezza, l'abbiamo sottopagata da far schifo e l'abbiamo buttata a fare da balia a classi pollaio.
Questi imbecilli con le forbici in mano non sono un bug del sistema. Sono la conseguenza di uno Stato che specula e fa cassa sulla cosa più sacra che una nazione possiede: la cultura e la conoscenza.
Sono lavoratori frustrati, esautorati di ogni potere, messi a fare un mestiere per cui non hanno né la vocazione né le vere qualifiche. E quando metti una persona inadeguata e disperata in una stanza con dei preadolescenti, il cortocircuito non è una possibilità. È una fottuta certezza.
Vuoi che non succeda più? Smetti di vendere l'abilitazione all'insegnamento come i punti del supermercato.
Inizia a pagare i docenti come i professionisti che forgiano il Paese.
Selezionali con la stessa spietata rigidità con cui si sceglie un cardiochirurgo. Restituisci alla cattedra la dignità, il rispetto e i fondi che le servono per non essere l'ultimo disperato ripiego.
Altrimenti non ti lamentare se chi dovrebbe formare delle menti, finisce per tagliare dei capelli.