YAKAmoz Collettivo pedagogico Michel-Ferrer

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13/06/2026

So che oggi va di moda dire che Dante non è abbastanza moderno e che i ragazzi non possono capirlo (meglio sostituirlo con Steven King o con Agata Christie a detta di alcuni)…. ma quest'autore ci ha lasciato una delle scene d'amore più commoventi mai scritte!

Ecco, siamo nel terzo Cielo del Paradiso. E a un certo punto Dante mentre parla con lo spirito di un beato, Folchetto da Marsiglia, usa questa parola «intuarsi»: «s’io m’intuassi, come tu t’inmii». Intuarsi è una parola straordinaria! Ma cosa significa?

Significa entrare nel cuore e nella mente dell’altra persona. Da due diventare uno. Intuarsi non significa annullarsi nell’altra persona, ma indossare, anche per un istante, la sua pelle, la sua anima. E permettere all’altro di fare lo stesso con noi. Perché l’amore è questo: reciprocità. Tendere la mano verso l’altro. Entrare dentro l’altro. Solo chi ama conosce e solo chi conosce ama. Intuarsi esprime qualcosa che noi abbiamo perduto, il senso delle relazioni tra le persone. La forza del «noi». In una società che sa dire soltanto «io», abbiamo bisogno di tornare a «intuarci» l’uno nell’altro.

Ma questa parola racchiude anche un altro segreto, come «Inforsarsi». O «il bellissimo «insemprarsi», star dentro l’eternità, o ancora «incielarsi»diventare tutt’uno con il cielo. Cosa hanno in comune queste parole? Ecco, quando Dante usa la parola «inforsarsi» non dice soltanto sono in forse ma sono «dentro» il forse. Perché l’unico modo per capire e amare è essere «dentro» le cose.

Come quando fai l’amore. Essere dentro una sensazione, uno stato d’animo, un’emozione con tutto te stesso, fino a diventare quell’emozione. Fino a sentirla con ogni fibra del tuo essere, della tua mente e del tuo cuore. Capite ora la bellezza di queste parole? In un’epoca di superficialità estrema, di relazioni poco profonde, di sentimenti vuoti, in un’epoca in cui ci teniamo sempre a distanza e siamo lontani dal cuore delle cose, Dante ci ricorda l’importanza di sentire intensamente. Di amare fortissimamente. Straordinario, no?

Guendalina Middei, (➡️ Tratto da «Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera», che ho scritto per farvi innamorare della letteratura come me ne sono innamorata io. Qui potete leggerne un estratto gratuito o prenderlo in universale economica: https://www.amazon.it/Innamorarsi-Karenina-leggere-classici-lezioni/dp/8807950839

13/06/2026
13/06/2026

Gli artisti devono schierarsi? La domanda appare persino stupida, poiché l’arte autentica è, per sua stessa natura, inevitabilmente schierata: sempre e comunque in direzione libertaria, solo quella. Herbert Marcuse diceva che la forma artistica contiene in sé una dimensione di negazione della realtà quotidiana, quella negazione della realtà che la scuola impedisce di praticare e men che meno di attuare (avete mai letto, ad esempio, 'La tragedia delle ciliegie triangolari' di Silvano Agosti?). Quindi, essendo fantasia e creatività pura, l’arte non si limita a copiare, a ripetere o riprodurre l’esistente; al contrario, essa traccia nuove vie, e per farlo smonta i modelli, i cliché, tutte le regole, evade dagli schemi accademici ed esplora l’inconsueto. L'arte si muove, è naturalmente contro la conservazione. Ciò che le masse considerano impossibile, l’arte lo rende praticabile. Anarchica per principio e missione naturale, l’arte stimola il pensiero critico, fungendo da anticorpo contro una società di ubbidienti e replicatori di paradigmi. Gli artisti, se sono veramente tali, sono già schierati per una vocazione necessaria, dettata dalla loro stessa attitudine e natura; non potrebbero essere altrimenti.

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13/06/2026

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● Nel Paese governato dai talebani, dove alle ragazze è vietato frequentare la scuola secondaria e l'università, l'istruzione non è scomparsa: si è nascosta.

Dietro le porte delle abitazioni private, in reti di classi segrete, oppure dentro telefoni e computer, grazie a scuole virtuali create da insegnanti, attiviste e donne della diaspora afghana

di Erika Riggi
8 giugno 2026
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Afghanistan, oggi. Nella casa di Freshta, madre di cinque figli, le scarpe lasciate all’ingresso raccontano un silenzioso atto di sfida. Quella in corso nel salotto non è una riunione di famiglia: è una lezione di una scuola clandestina. Una scuola clandestina nell’Afghanistan del 2026.

Allo stesso modo lo è quella online, a cui, a qualche centinaia di chilometri di distanza dalla casa di Freshta, accede un’altra ragazza: lo fa dal suo smartphone, quando il resto della famiglia è già andato a dormire.

Nel paese governato dai talebani, dove alle ragazze è vietato frequentare la scuola secondaria e l’università, l’istruzione non è scomparsa: si è nascosta. Dietro le porte delle abitazioni private, in reti di classi segrete che cambiano continuamente sede per sfuggire ai controlli.

Oppure dentro telefoni e computer, grazie a scuole virtuali create da insegnanti, attiviste e donne della diaspora afghana.

Sono due facce della stessa resistenza silenziosa che coinvolge migliaia di adolescenti decise a non rinunciare al diritto di studiare.

Afghanistan, divieto di istruzione per 2,2 milioni ragazze.

Secondo l’Unesco, circa 2,2 milioni di ragazze afghane sono oggi escluse dall’istruzione oltre il livello primario.

Eppure, a quasi cinque anni dal ritorno dei talebani al potere, continuano a esistere aule improvvisate nei salotti delle case, corsi clandestini di inglese e informatica, accademie online che raggiungono studentesse in ogni provincia del paese.

Alcune ragazze attraversano la città fingendo di andare a trovare una parente. Altre si collegano a una lezione da uno smartphone condiviso con tutta la famiglia.

Cambiano i mezzi, non l’obiettivo: difendere il proprio futuro attraverso l’istruzione.

Negli ultimi due anni si è parlato molto delle piattaforme online nate per aggirare i divieti. Meno visibili, ma ancora attive, sono le reti di scuole clandestine che operano nelle abitazioni private.

Aggirare il divieto di studiare: le scuole clandestine.

Un’inchiesta pubblicata nel 2025 dalla testata afghana in esilio Zan Times descrive un sistema di classi informali organizzate nei salotti delle case, dove le ragazze studiano matematica, lingue, scienze e letteratura. Per non destare sospetti, gli organizzatori
(e le organizzatrici) tengono in vista testi religiosi e spesso spiegano ai vicini che si tratta di incontri di studio del Corano. Le studentesse contribuiscono come possono, acquistando insieme lavagne e materiale scolastico.

Secondo il rapporto annuale 2025 dell’organizzazione per i diritti umani Rawadari, i talebani hanno intensificato la ricerca e la chiusura dei centri educativi clandestini. Nel corso del 2025 sarebbero stati chiusi almeno 15 centri educativi privati, 41 corsi di inglese e 11 corsi di informatica che offrivano istruzione alle ragazze.

Almeno 13 insegnanti sarebbero stati arrestati, tra cui otto donne.

Come funzionano le scuole segrete in Afghanistan.

La repressione non ha però fermato queste iniziative. Un’inchiesta pubblicata nel 2026 da The Meteor documenta l’esistenza di una rete di cinque scuole clandestine distribuite in diverse province afghane, con circa mille studentesse e 28 insegnanti. Le ragazze entrano e escono una alla volta per non attirare l’attenzione. Se vengono interrogate, dicono di essere state dal medico o in visita da parenti. Le lezioni vengono spostate da una casa all’altra quando emergono sospetti.

Le scuole segrete non sono una novità nella storia afghana. Già nel 2023 Rukhshana Media aveva documentato la nascita di classi clandestine femminili subito dopo il ritorno dei talebani. Oggi quelle prime esperienze vengono considerate una delle basi delle reti educative che continuano a operare nel paese.

L’altra resistenza passa da Internet.

Accanto alle scuole fisiche, si è poi sviluppato un sistema parallelo di istruzione online. Una delle iniziative più significative è la Behdukht Online Academy, fondata da Fatema Uzgan Nusrat. La sua storia attraversa due epoche talebane.

Nel 1998 Fatema aveva 12 anni quando a chiudere fu la sua scuola. «Mi ritrovai costretta a indossare il burqa e non mi era permesso uscire senza un accompagnatore», ricorda, in una testimonianza pubblicata da Amnesty International il 5 giugno 2026. «Un parente venne a casa nostra e ci avvertì che tenere i libri non era sicuro, così li bruciammo, insieme alle fotografie di famiglia».

Fatema però riuscì a salvare alcuni volumi, che lesse e rilesse. La sera la famiglia si riuniva per studiare, nonostante tutto. «Ci sedevamo attorno a una lampada a olio», racconta. In ricordo di quel cerchio di luce porta oggi avanti la sua missione educativa.

La scuola online di Fatema Uzgan Nusrat.

Laureata in legge all’Università di Kabul, Fatema viveva a Istanbul con il marito e i figli quando i talebani sono tornati al potere. «Continuavo a chiedermi: “Com’è possibile che stia succedendo di nuovo? Perché?”». Tornare in Afghanistan era troppo pericoloso, così Fatema ha dato il suo contributo contattando alcune famiglie con figlie: nel 2023 ha iniziato condividendo materiali didattici con cinque ragazze attraverso WhatsApp.

Oggi la sua Behdukht Online Academy raggiunge centinaia di studentesse afghane attraverso lezioni online, tutoraggi e corsi a distanza. «Seguiamo il curriculum scolastico afghano standard in vigore prima del 2021 e ho anche introdotto nuove materie come l’informatica».

Molte ragazze utilizzano pseudonimi per proteggere la propria identità e alcune non conoscono nemmeno il nome delle altre partecipanti. Le misure di sicurezza sono considerate indispensabili.

Non solo Fatema. Molte delle insegnanti che oggi aiutano le ragazze afghane vivono all’estero.

È il caso di Zahra Hashimi, fondatrice della Omid Online School, premiata nel 2025 per il suo lavoro a favore dell’istruzione femminile. La sua scuola virtuale raggiunge ragazze che non potrebbero accedere ad alcun percorso educativo tradizionale. «Non ho fondato una scuola perché fosse il mio sogno», ha spiegato durante una cerimonia internazionale. «L’ho fatto perché ero stanca di vedere le ragazze private del diritto di studiare e imparare».

Per le adolescenti afghane nate nell’era degli smartphone, internet è così diventato l’ultimo spazio disponibile per costruire un futuro, tra mille difficoltà. Lo ha spiegato nel 2025 il Guardian, attraverso la storia di Marjaneh, diciassette anni, che seguiva corsi online di inglese con l’obiettivo di ottenere una borsa di studio all’estero e studiare medicina. Quando le restrizioni sulle connessioni internet hanno iniziato a colpire alcune aree del paese, la sua formazione è diventata improvvisamente più fragile.

Secondo l'Unicef, se il divieto continuerà, entro il 2030 oltre quattro milioni di ragazze potrebbero essere private dell’istruzione secondaria in Afghanistan. Le conseguenze riguarderanno l’intera società afghana: meno insegnanti, meno mediche, meno professioniste e una crescente esclusione economica e sociale delle donne dalla vita, pubblica e privata.

Eppure, nelle case di Kabul, Herat, Bamiyan e di molte altre città, la scuola continua a esistere. A volte è un soggiorno trasformato in aula, con una lavagna appoggiata al muro e quaderni nascosti in un armadio. Altre volte è uno schermo acceso nella notte. In entrambi i casi, rappresenta lo stesso rifiuto di accettare che il diritto all’istruzione possa essere cancellato.
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https://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2026/06/08/afghanistan-scuole-clandestine-segrete-ragazze-online-internet/

29/05/2026

«Ero un bambino arrabbiato e mi sentivo frustrato a causa della mia difficoltà di apprendimento. Mi faceva sentire stupido, non abbastanza intelligente».

L’attore britannico Orlando Bloom ha parlato della sua diagnosi di dislessia, in un’intervista rilasciata per il Child Mind Institute, un’organizzazione dedicata alla salute mentale dei bambini.

Bloom ha ammesso di aver lavorato tre volte tanto per arrivare a due terzi del percorso dei suoi compagni di classe. Finché un giorno, all’età di 7 anni, gli è stata diagnosticata la dislessia e ha potuto dare una spiegazione alle sue difficoltà.

La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento, che incide sulla capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente. Sebbene l’esatta incidenza sia ignota, secondo alcune stime sembrerebbe che interessi tra il 5 e il 17% della popolazione mondiale.

L’attore si è ritenuto fortunato nell’aver ricevuto la sua diagnosi sin da piccolo. Infatti, individuare la dislessia può essere difficile, in quanto i segnali non sono sempre evidenti, portando i bambini, così come gli adulti, a sentirsi inadeguati o non capaci.

Risulta quindi importante cambiare la mentalità delle persone e lavorare per aumentare la consapevolezza e la comprensione della dislessia, grazie anche alle testimonianze di personaggi famosi e celebrità come Orlando Bloom.

Foto: IG

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