13/06/2026
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● Nel Paese governato dai talebani, dove alle ragazze è vietato frequentare la scuola secondaria e l'università, l'istruzione non è scomparsa: si è nascosta.
Dietro le porte delle abitazioni private, in reti di classi segrete, oppure dentro telefoni e computer, grazie a scuole virtuali create da insegnanti, attiviste e donne della diaspora afghana
di Erika Riggi
8 giugno 2026
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Afghanistan, oggi. Nella casa di Freshta, madre di cinque figli, le scarpe lasciate all’ingresso raccontano un silenzioso atto di sfida. Quella in corso nel salotto non è una riunione di famiglia: è una lezione di una scuola clandestina. Una scuola clandestina nell’Afghanistan del 2026.
Allo stesso modo lo è quella online, a cui, a qualche centinaia di chilometri di distanza dalla casa di Freshta, accede un’altra ragazza: lo fa dal suo smartphone, quando il resto della famiglia è già andato a dormire.
Nel paese governato dai talebani, dove alle ragazze è vietato frequentare la scuola secondaria e l’università, l’istruzione non è scomparsa: si è nascosta. Dietro le porte delle abitazioni private, in reti di classi segrete che cambiano continuamente sede per sfuggire ai controlli.
Oppure dentro telefoni e computer, grazie a scuole virtuali create da insegnanti, attiviste e donne della diaspora afghana.
Sono due facce della stessa resistenza silenziosa che coinvolge migliaia di adolescenti decise a non rinunciare al diritto di studiare.
Afghanistan, divieto di istruzione per 2,2 milioni ragazze.
Secondo l’Unesco, circa 2,2 milioni di ragazze afghane sono oggi escluse dall’istruzione oltre il livello primario.
Eppure, a quasi cinque anni dal ritorno dei talebani al potere, continuano a esistere aule improvvisate nei salotti delle case, corsi clandestini di inglese e informatica, accademie online che raggiungono studentesse in ogni provincia del paese.
Alcune ragazze attraversano la città fingendo di andare a trovare una parente. Altre si collegano a una lezione da uno smartphone condiviso con tutta la famiglia.
Cambiano i mezzi, non l’obiettivo: difendere il proprio futuro attraverso l’istruzione.
Negli ultimi due anni si è parlato molto delle piattaforme online nate per aggirare i divieti. Meno visibili, ma ancora attive, sono le reti di scuole clandestine che operano nelle abitazioni private.
Aggirare il divieto di studiare: le scuole clandestine.
Un’inchiesta pubblicata nel 2025 dalla testata afghana in esilio Zan Times descrive un sistema di classi informali organizzate nei salotti delle case, dove le ragazze studiano matematica, lingue, scienze e letteratura. Per non destare sospetti, gli organizzatori
(e le organizzatrici) tengono in vista testi religiosi e spesso spiegano ai vicini che si tratta di incontri di studio del Corano. Le studentesse contribuiscono come possono, acquistando insieme lavagne e materiale scolastico.
Secondo il rapporto annuale 2025 dell’organizzazione per i diritti umani Rawadari, i talebani hanno intensificato la ricerca e la chiusura dei centri educativi clandestini. Nel corso del 2025 sarebbero stati chiusi almeno 15 centri educativi privati, 41 corsi di inglese e 11 corsi di informatica che offrivano istruzione alle ragazze.
Almeno 13 insegnanti sarebbero stati arrestati, tra cui otto donne.
Come funzionano le scuole segrete in Afghanistan.
La repressione non ha però fermato queste iniziative. Un’inchiesta pubblicata nel 2026 da The Meteor documenta l’esistenza di una rete di cinque scuole clandestine distribuite in diverse province afghane, con circa mille studentesse e 28 insegnanti. Le ragazze entrano e escono una alla volta per non attirare l’attenzione. Se vengono interrogate, dicono di essere state dal medico o in visita da parenti. Le lezioni vengono spostate da una casa all’altra quando emergono sospetti.
Le scuole segrete non sono una novità nella storia afghana. Già nel 2023 Rukhshana Media aveva documentato la nascita di classi clandestine femminili subito dopo il ritorno dei talebani. Oggi quelle prime esperienze vengono considerate una delle basi delle reti educative che continuano a operare nel paese.
L’altra resistenza passa da Internet.
Accanto alle scuole fisiche, si è poi sviluppato un sistema parallelo di istruzione online. Una delle iniziative più significative è la Behdukht Online Academy, fondata da Fatema Uzgan Nusrat. La sua storia attraversa due epoche talebane.
Nel 1998 Fatema aveva 12 anni quando a chiudere fu la sua scuola. «Mi ritrovai costretta a indossare il burqa e non mi era permesso uscire senza un accompagnatore», ricorda, in una testimonianza pubblicata da Amnesty International il 5 giugno 2026. «Un parente venne a casa nostra e ci avvertì che tenere i libri non era sicuro, così li bruciammo, insieme alle fotografie di famiglia».
Fatema però riuscì a salvare alcuni volumi, che lesse e rilesse. La sera la famiglia si riuniva per studiare, nonostante tutto. «Ci sedevamo attorno a una lampada a olio», racconta. In ricordo di quel cerchio di luce porta oggi avanti la sua missione educativa.
La scuola online di Fatema Uzgan Nusrat.
Laureata in legge all’Università di Kabul, Fatema viveva a Istanbul con il marito e i figli quando i talebani sono tornati al potere. «Continuavo a chiedermi: “Com’è possibile che stia succedendo di nuovo? Perché?”». Tornare in Afghanistan era troppo pericoloso, così Fatema ha dato il suo contributo contattando alcune famiglie con figlie: nel 2023 ha iniziato condividendo materiali didattici con cinque ragazze attraverso WhatsApp.
Oggi la sua Behdukht Online Academy raggiunge centinaia di studentesse afghane attraverso lezioni online, tutoraggi e corsi a distanza. «Seguiamo il curriculum scolastico afghano standard in vigore prima del 2021 e ho anche introdotto nuove materie come l’informatica».
Molte ragazze utilizzano pseudonimi per proteggere la propria identità e alcune non conoscono nemmeno il nome delle altre partecipanti. Le misure di sicurezza sono considerate indispensabili.
Non solo Fatema. Molte delle insegnanti che oggi aiutano le ragazze afghane vivono all’estero.
È il caso di Zahra Hashimi, fondatrice della Omid Online School, premiata nel 2025 per il suo lavoro a favore dell’istruzione femminile. La sua scuola virtuale raggiunge ragazze che non potrebbero accedere ad alcun percorso educativo tradizionale. «Non ho fondato una scuola perché fosse il mio sogno», ha spiegato durante una cerimonia internazionale. «L’ho fatto perché ero stanca di vedere le ragazze private del diritto di studiare e imparare».
Per le adolescenti afghane nate nell’era degli smartphone, internet è così diventato l’ultimo spazio disponibile per costruire un futuro, tra mille difficoltà. Lo ha spiegato nel 2025 il Guardian, attraverso la storia di Marjaneh, diciassette anni, che seguiva corsi online di inglese con l’obiettivo di ottenere una borsa di studio all’estero e studiare medicina. Quando le restrizioni sulle connessioni internet hanno iniziato a colpire alcune aree del paese, la sua formazione è diventata improvvisamente più fragile.
Secondo l'Unicef, se il divieto continuerà, entro il 2030 oltre quattro milioni di ragazze potrebbero essere private dell’istruzione secondaria in Afghanistan. Le conseguenze riguarderanno l’intera società afghana: meno insegnanti, meno mediche, meno professioniste e una crescente esclusione economica e sociale delle donne dalla vita, pubblica e privata.
Eppure, nelle case di Kabul, Herat, Bamiyan e di molte altre città, la scuola continua a esistere. A volte è un soggiorno trasformato in aula, con una lavagna appoggiata al muro e quaderni nascosti in un armadio. Altre volte è uno schermo acceso nella notte. In entrambi i casi, rappresenta lo stesso rifiuto di accettare che il diritto all’istruzione possa essere cancellato.
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