Cobas Scuola Licata

Cobas Scuola Licata Vademecum 2015/2016 per Docenti e ATA
per difendersi e contrastare i guasti del mostro della legge 107 e per difendere la Scuola Pubblica Statale.

03/08/2024
10/07/2024

IL MATTARELLA DOUBLE-FACE

Ieri a Trieste il capo dello stato ha tenuto un discorso “importante” sullo stato della democrazia. Nel sottotesto si legge una evidente paura per “l’onda nera” che avanza in Europa.

Il problema è che Mattarella, nel cercare di appellarsi ai più sani principi costituzionali, ha talmente stiracchiato i suoi ragionamenti da andare a smentire quello che lui stesso aveva detto un paio di anni fa, durante il covid.

Citando Norberto Bobbio, infatti, Mattarella ci ha ricordato che la democrazia deve porre “dei limiti alle decisioni della maggioranza, nel senso che non possano violare i diritti delle minoranze e impedire che possano diventare, a loro volta, maggioranze.”

Mattarella dice anche che “non si può ricorrere a semplificazioni di sistema o a restrizioni di diritti “in nome del dovere di governare”. Una democrazia “della maggioranza” sarebbe, per definizione, una insanabile contraddizione, per la confusione tra strumenti di governo e tutela della effettiva condizione di diritti e di libertà.”

E poi, alla domanda “a cosa serve la democrazia?”, Mattarella risponde: “Serve a riconoscere – perché preesistono, come indica l’art. 2 della nostra Costituzione - e a rendere effettive le libertà delle persone e delle comunità.”

Ohibò! Ma non era lui che aveva detto “Non si invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione”? Non era lui che ci diceva che la maggioranza ha diritto di imporre la propria volontà a tutti, nel nome dell’interesse collettivo?

Certo che era lui. Ma ora tutto è cambiato. Ora il babau è diventato “l’onda nera che avanza”, e quindi di colpo il nostro presidente si ricorda il diritto delle minoranze a non essere schiacciate dalla maggioranza, e i diritti del singolo cittadino che vanno protetti "come dice la costituzione".

Avete visto come è facile “interpretare” a proprio piacimento un testo che dovrebbe essere universale e scolpito nella pietra? Se serve imporre la vaccinazione a tutti, allora “non si invochi la libertà” e si ubbidisca ai diktat del governo. Se serve difendersi dall’ ”onda nera che avanza”, allora i diritti dell’individuo ritornano in primo piano e vengono invocati a gran voce dal Presidente della Repubblica.

Non dico parolacce, solo perchè compirei un reato di offesa al capo dello stato.

Massimo Mazzucco

22/06/2023

VALDITARA E I PROFESSIONALI:
STUDENTI COME PEZZI DI RICAMBIO DA ADDESTRARE

👉La logica che guida l’ipotesi di riforma dei professionali presentata da Valditara, al di là dei proclami propagandistici, è sempre la stessa: tagli e impoverimento dell’offerta formativa!
il progetto è un inaccettabile allineamento alle esigenze “ora e adesso” di Confindustria, malgrado le "professionalità" oggi richieste dalle imprese possano essere obsolete già domani, e mentre avremmo bisogno di giovani generazioni con capacità complessive e prospettive ampie in un mondo del lavoro globalizzato e mobile e, soprattutto, come cittadini/e capaci di analizzare il contesto economico- sociale con spirito critico e autonomia. Una riforma che conferma la volontà di indirizzare gli ordinamenti verso percorsi quadriennali e destrutturarne l’organicità, mettendo in atto un ulteriore depauperamento dell’istruzione pubblica. Inoltre, l'attuale modello dei Pcto (la famigerata alternanza scuola-lavoro che ha già prodotto i suoi morti), anziché essere ricondotto ai tirocini mirati che le scuole hanno sempre organizzato per i propri studenti, nei modi e nei tempi più opportuni, viene ulteriormente esteso.

👉Un progetto nel quale il Ministro sembra dimenticare di avere a che fare con l'istruzione e non con l'addestramento legato ai bisogni contingenti delle imprese, che non può garantire agli studenti gli strumenti fondamentali per affrontare le complesse sfide del mondo del lavoro e soprattutto l'evoluzione dello stesso. Un Ministro che sembra dimenticare che la scuola non è al servizio della produzione, ma del diritto dei giovani alla formazione umana e culturale.

👉Non è rasserenante che il taglio del 5° anno sia “volontario”, conoscendo le pressioni alle quali vengono continuamente sottoposti Dirigenti e Collegi dalle sirene ministeriali. Il ministero, infatti, vorrebbe introdurre la possibilità per gli alunni di passare - alla fine del quarto anno degli IeFp - direttamente agli Its Academy se questi avranno raggiunto gli obiettivi specifici di apprendimento del quinto anno. Ciliegina sulla torta: a certificare ciò sarà niente meno che Invalsi, con le conseguenze che ognuno può immaginare.

👉Infatti, le conseguenze di questo progetto, che mira a ridurre a quattro anni gli istituti tecnici e professionali, sono talmente preoccupanti che lo sbandierato mantenimento degli attuali organici, aggiungendosi ai tagli che fece la Gelmini, suona come una presa per i fondelli.

👉Una presa per i fondelli confermata dall'introduzione nel sistema di istruzione secondaria di secondo grado di nuove figure di docenti, già presenti negli Its, non contrattualizzate e senza che ne siano indicati né il monte ore né la percentuale di presenza rispetto ai docenti curricolari. Si tratterebbe di docenti provenienti dal mondo del lavoro, ai quali è richiesta solo una specifica “esperienza professionale” di tre anni, maturata nei settori produttivi di riferimento. Se per rapportarsi ad uno studente bastasse solo l’esperienza professionale non si capisce allora perché ai precari viene chiesta una formazione che somiglia sempre più ad un percorso ad ostacoli.

👉Un progetto che se andrà in porto produrrà conseguenze pesantemente negative sull’ingresso degli studenti nel percorso universitario, in un momento in cui di dati ministeriali raccontano di una Italia con sempre meno laureati e con tanti abbandoni al primo anno di immatricolazione, mentre gli ultimi dati della Commissione Europea dicono che il nostro Paese è al penultimo posto in Europa con il 31,2% di laureti tra 25/29 anni , 10 punti in meno della media europea del 41,1 e 20 punti in meno di paesi come Spagna e Francia che sono oltre il 50%.

👉Molti altri sono gli elementi di criticità del progetto: dalle penalizzazioni dei territori più poveri, fatta nell’ottica della mai abbastanza vituperata autonomia differenziata, alla mancanza di una regia nazionale della sperimentazione, priva di un minimo modello teorico di individuazione dei destinatari, senza contare che il Ministero, mentre vuole introdurre altri percorsi quadriennali, non ha ancora condiviso una valutazione dei risultati di quelli già avviati.
Con questo roboante progetto, Valditara afferma di voler combattere la dispersione: un bel proposito contornato da fatti che lo contraddicono decisamente. La logica, invece, è quella della scuola-azienda interinale, che è destinata solo a fornire manodopera precaria e a basso costo per le “esigenze dell’impresa”, niente altro che pezzi di ricambio da addestrare, fin dalla scuola primaria (“al centro la cultura del lavoro già alle scuole elementari [sic]”, ha detto Valditara, dimenticando che la scuola elementare non esiste più con quella denominazione)
Cobas Scuola autoconvocati, 19 giugno 2023

31/05/2023

Si è svolto ieri 26 maggio 2023 il mega appuntamento del progetto "Scuole Sicure" del Ministero degli interni: ormai da qualche anno, come in altre città, anche a Roma, nella centralissima Villa Pamphili, la Polizia di Stato mette in campo tutti i suoi reparti più "operativi" e accattivanti, dalle squadre cinofile, alla polizia a cavallo, ecc. e li mette in contatto diretto con migliaia di studenti, molti dei quali delle scuole primarie all'insegna delle parole-chiave "educazione alla legalità". Non si parla di problematiche sociali o disagi psichici individuali ma solo come evitare una sanzione o un comportamento a rischio sviluppando (come se ce ne fosse bisogno!) la consapevolezza dei possibili danni dell' eroina o di attraversare la strada senza guardare a destra e sinistra. Un'istituzione di pubblica sicurezza (ma anche di polizia giudiziaria) come la Polizia di Stato, si propone da anni e in maniera crescente, con varie tecniche di marketing, come agenzia di socializzazione e in questo caso anche di educazione, oltrepassando il proprio ruolo istituzionale che dovrebbe limitarsi ad una prevenzione solo come deterrente potenziale e sempre in associazione con le norme legali che la sottendono. La prevenzione della devianza, infatti, è un processo che dovrebbe nascere dal basso, come ad esempio il "controllo sociale" nelle piccole comunità, dalle associazioni, dal volontariato, dalle famiglie o anche dal ruolo primario che dovrebbe svolgere la scuola in termini di educazione alla pace al rispetto del prossimo delle differenze altrui e della ricerca costante del dialogo. In un momento storico di crescenti tensioni sociali legate ad un'abnorme concentrazione di ricchezze in poche mani, di privatizzazioni in molti servizi sociali e quindi di un aumento del disagio tra le fasce più svantaggiate, un' istituzione che si presenta in divisa di fronte a dei bambini comprensibilmente affascinati dal cane antidroga o dalla Lamborghini della Polstrada, ottiene il duplice obiettivo di legittimarsi ai loro occhi non solo come potenziale deterrente in caso di devianza ma soprattutto come paternalistica presenza "protettiva". Nel caso dell'evento a Villa Pamphili, sono proprio i pullman della Polizia che effettua la "deportazione" dei bambini al luogo della kermesse. Con questo stesso spirito sono nati i "Parchi della legalità" dove i bambini associano aria aperta, gioco e divertimento, alle divise. Villa Pamphili a Roma è un luogo di aggregazione tradizionalmente utilizzato da molte famiglie per feste di compleanno o altre ricorrenze. Ma perché questa socializzazione alla figura umana in divisa in veste di "protettore" dalle varie malvagità umane può rappresentare un pericolo per la democrazia e per la pace? I segnali che stanno arrivando in merito alla gestione di fenomeni quali l'immigrazione, le varie forme di dipendenza da sostanze, fino ai comportamenti che impatterebbero sulla morale o addirittura sul "decoro" urbano o sociale, ci fanno pensare ad un progetto che nasce da lontano e che mira, passo dopo passo, all'instaurazione di uno "Stato etico": familiarizzare con delle istituzioni che hanno preliminarmente il ruolo di repressione in un momento in cui si assiste ad un aumento dei comportamenti "borderline" ma che oggi entrano nel codice penale, significa appunto legittimare quell’ordine sociale basato sulla forza, in questo caso, il braccio armato di una élite che deve imporre il proprio dominio economico e finanziario. Quando questa familiarizzazione avviene in tenera età invadendo campi che dovrebbero concernere la psicologia o la sociologia o anche semplicemente i processi empatici innescati dai gruppi di auto mutuo-aiuto, i giochi sono fatti e la società è pronta ad accettare uno stato totalitario che ci consentirà di essere cittadini liberi consumatori di beni e servizi ma in un recinto ben definito di comportamenti che devono limitarsi appunto al consumo possibilmente in crescita. Con i bambini inoltre, fare leva sull'aeroplano da guerra, la pi***la da maneggiare , oppure sul piano più affettivo-emotivo, sul cane antidroga o il cavallo da accarezzare, vuol dire anche voler vincere facile!

04/04/2023

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