02/09/2026
Ebbene sì, finalmente settembre è arrivato.
Che, nel mio caso, significa prima di tutto una cosa: ferie.
Finalmente. 😅
Ma settembre, inevitabilmente, per me porta con sé anche quella voglia di fermarmi un momento e guardare indietro, come se avesse naturalmente il sapore dei bilanci e dei nuovi inizi.
E poi settembre è già una promessa d’autunno.
Sì, lo so, probabilmente continueremo ad andare in giro in infradito fino a novembre, ma non importa. La luce cambierà comunque. Diventerà più morbida, più clemente. Gli alberi cominceranno lentamente a tingersi di mille sfumature e tornerà quella strana sensazione che settembre riesce sempre a portarsi dietro: quella di un nuovo anno che comincia.
Quel profumo di rinnovamento e nuovi inizi, e grazie al theta anche consapevolezza per capire come non cadere sempre negli stessi loop che ci riportano a vivere vecchi schemi.
Un altro momento in cui possiamo chiederci dove stiamo andando, cosa vogliamo portarci dietro e cosa, invece, è arrivato il momento di lasciare. E non possiamo certo dire di non essere stati ben incoraggiati energeticamente a farlo, anche quando non è stato minimamente confortevole.
Io il mio personale Anno 1, quello che invita a costruire il nuovo, l’ho cominciato da nemmeno tre mesi e mi sembra ne siano trascorsi almeno il doppio.
Forse perché sono stati mesi intensi.
Negli ultimi mesi mi sono ritrovata sempre più affascinata da un tema che continuerà ad accompagnarmi ancora a lungo: perché ci blocchiamo proprio davanti a ciò che diciamo di desiderare?
Perché possiamo volere più gioia e poi ridimensionarla quando arriva.
Desiderare più abbondanza e sentire improvvisamente che è “troppo”.
Volere più denaro, più visibilità, più amore, più libertà, più divertimento… e accorgerci che da qualche parte esiste una soglia oltre la quale iniziamo inconsapevolmente a tirarci indietro.
È un lavoro che mi interessa tantissimo portare avanti e grazie per i vostri feedback rispetto ai cambiamenti che stanno portando i vari incontri.
Mi interessa anche a livello personale.
Continuare a riportarmi nella presenza. Accorgermi di ciò che sto scegliendo mentre lo sto scegliendo.
Osservare dove interviene ancora il pilota automatico così da scegliere una possibilità differente, e per quanto possibile, senza trasformare ogni consapevolezza nell’ennesima occasione per giudicarmi.
Il lavoro su di sé non significa arrivare in quel fantomatico luogo in cui abbiamo sistemato tutto.
Più vado avanti, più mi sembra piuttosto un continuo diventare capaci di incontrarci un po’ più profondamente.
Ed è anche per questo che il mio autunno sarà decisamente all’insegna della trasformazione personale.
Dopo quasi dieci ripetizioni come praticamente della classe più lunga del ThetaHealing®, Anatomia Intuitiva, ho deciso di frequentarne la classe istruttori, per portare quel lavoro ancora più in profondità dentro di me.
Subito dopo arriverà la classe istruttori di Disordini e Malattie e poi, a gennaio, San Gallen, che già solo a nominarla mi fa sentire gioia, e la classe istruttori di Quantum Jumping, con Vianna nuovamente in Europa.
Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è quanto una classe cominci a lavorare dentro di noi dal momento stesso in cui decidiamo che la frequenteremo, e mi ha fatto sorridere ieri ricevere una mail in cui si parlava di qualcosa di simile.
È come se qualcosa sentisse che abbiamo aperto una porta e iniziasse già a mostrarci quello che, fino al giorno prima, non riuscivamo a cogliere e le cose iniziano a smuoversi in noi.
E così, nonostante oggi sia abilitata a insegnare 18 classi ufficiali ThetaHealing® e presto diventeranno 21, io continuo a sentirmi enormemente studente.
Forse sempre di più.
Il numero delle certificazioni è solo un numero.
Quello che mi interessa è scoprire chi posso ancora diventare quando smetto di identificarmi con ciò che ho sempre creduto di essere. E questa è la magia che io ho trovato nel ThetaHealing, e non solo io.
Quanto ancora mi sto impedendo di essere?
Quanto di me deve ancora avere il permesso di emergere?
Quante possibilità sto guardando attraverso vecchi limiti, semplicemente perché ancora non mi sono accorta che sono lì?
Ed è anche il motivo per cui non vedo l’ora di cominciare i vari DNA 4.
Non per aggiungere certificazioni a certificazioni. Non mi interessa collezionarle.
Mi interessa quella sensazione che ho avuto quando ho incontrato per la prima volta il ThetaHealing®: la sensazione che esistesse molto più spazio di quello che credevo. Molto più da comprendere. Molto più da scoprire di noi stessi e della natura delle cose
Quella sensazione non è diminuita negli anni.
È cresciuta.
Nel frattempo sono anche riuscita, finalmente, a pubblicare il calendario degli eventi dei prossimi mesi.
E dico “finalmente” perché continuavo a rimandarlo soprattutto per un motivo: non ero così sicura di riuscire a preparare interamente, prima di partire, La Soglia del Ricevere, il nuovo workshop che desideravo proporre al mio ritorno.
Invece ha quasi preso interamente forma e devo solo rifinirlo.
E credo sarà uno dei lavori più ampi che abbia preparato finora.
È la prosecuzione naturale di ciò che abbiamo iniziato a esplorare a luglio e continuato ad agosto, ma questa volta andremo ancora più nel profondo, lavorando sui limiti superiori e su quelle soglie invisibili che spesso manteniamo senza nemmeno sapere di averle.
Quelle soglie oltre le quali il nostro sistema può cominciare a percepire come non più sicuro essere più felici, più visibili, più prosperi, più liberi, più amati.
E allora qualcosa dentro di noi può cercare di riportarci indietro.
Perché il conosciuto, perfino quando ci sta stretto, può continuare a sembrarci più sicuro di qualcosa di nuovo che non abbiamo ancora imparato ad abitare.
È proprio quella soglia che voglio esplorare e trasformare con chi mi ha chiesto questo lavoro.
Quel punto esatto in cui diciamo di volere di più e, contemporaneamente, una parte di noi mette il piede sul freno.
E pochi giorni dopo arriverà nuovamente la classe ThetaHealing® DNA Base.
Forse è proprio parlando della Base che mi accorgo di quanto sia ancora viva l’emozione della prima volta in cui ho scoperto questo mondo.
Anzi, in qualche modo oggi è persino più grande.
Perché adesso posso assistere anche agli inizi degli altri.
A quel momento particolare in cui una persona comincia a guardare qualcosa che ha sempre vissuto come inevitabile e si rende conto che forse inevitabile non lo è affatto.
Quando inizia a riconoscere un meccanismo, una convinzione, un modo di reagire. Quando qualcosa che sembrava confuso comincia ad avere un senso. Quando torna una direzione. Quando riappare una possibilità.
Per me quello rimane uno dei momenti più belli.
E un grande onore.
Il mio settembre comincia proprio così.
Con qualche giorno in cui finalmente rallentare.
Con tante cose nuove già in movimento.
Con la curiosità di scoprire quello che ancora non so di me.
Con affetto,
Simona ✨
(Immagine creata con Ai)