27/07/2026
IL DDL BUCALO DEL DOPPIO CANALE HA SOLO IL TITOLO
Da anni migliaia di docenti precari garantiscono il funzionamento della scuola italiana. Sono i cosiddetti “precari storici”, insegnanti che hanno accumulato anni di servizio, esperienza sul campo e sacrifici personali, continuando a lavorare tra supplenze, trasferimenti e perenne incertezza.
Il ddl Bucalo ha un titolo furbo, "doppio canale", che ingolosisce gli interessati, ma che in realtà non affronta il problema in tutte le sue articolazioni, mettendo anzi le categorie una contro l'altra.
Un sistema di reclutamento dovrebbe essere equo e capace di tenere insieme tutte le componenti della scuola, senza creare nuove contrapposizioni. Non può esistere una riforma che favorisca una categoria a discapito di un’altra, alimentando una guerra tra precari, idonei e giovani aspiranti docenti.
In questa legislatura abbiamo visto recuperare il principio dell'idoneità e le graduatorie di merito (cancellate dal Governo precedente), che sono la base di un meccanismo a doppio canale, frutto di un dialogo con l'Europa che comincia a dare qualche frutto. Ora l'Onorevole Mario Pittoni, che relaziona periodicamente sugli sviluppi di tale confronto, lancia appelli agli interessati a fare fronte comune per convincere la Commissione europea a dare il via libera alle GPSR (Graduatorie provinciali per le supplenze e il ruolo), più volte utilizzate in via straordinaria nel nostro Paese per stabilizzare i docenti sia nel sostegno che per posto comune. È lo strumento con cui ridare finalmente dignità al precariato storico in modo strutturale. Non possiamo quindi che appoggiare l'iniziativa. Al di là delle diverse opinioni politiche, il principio di un canale stabile e permanente rappresenta un elemento di riflessione importante: la scuola ha bisogno di regole certe, non di soluzioni temporanee che cambiano a ogni legislatura.
Purtroppo, il dibattito pubblico sembra spesso trasformarsi in una competizione fatta di slogan e annunci. Anche alcune organizzazioni sindacali, secondo molti lavoratori della scuola, sembrano privilegiare la visibilità mediatica e la ricerca di nuovi iscritti piuttosto che una battaglia realmente unitaria per tutti i precari. Noi precari storici non chiediamo privilegi. Chiediamo semplicemente un sistema giusto.
Vogliamo un vero doppio canale di reclutamento che tenga conto dell’esperienza maturata sul campo, che valorizzi gli idonei dei concorsi, che garantisca spazio alle nuove generazioni e che diventi finalmente una modalità ordinaria e permanente di accesso al ruolo.
La scuola italiana non può continuare a vivere di emergenze. Non è accettabile che migliaia di docenti trascorrano dieci o quindici anni nel precariato, aspettando una stabilizzazione sempre rinviata alla riforma successiva.
Serve un modello di reclutamento stabile, trasparente e prevedibile, che impedisca il ripetersi del precariato cronico e dia a ogni docente la possibilità di costruire il proprio futuro con dignità.
Le false promesse hanno ormai stancato. È il momento di superare la propaganda e costruire un sistema che non lasci indietro nessuno. Un sistema che riconosca il valore dell’esperienza, premi il merito, rispetti gli idonei, offra opportunità ai giovani e impedisca che le prossime generazioni di insegnanti siano costrette a vivere lo stesso interminabile percorso di precarietà che migliaia di docenti affrontano ancora oggi.