23/07/2025
Venerata, Illustrissima ed Eminentissima Maria Montessori, Luminare degli Spiriti Infantili e Architetta Sublime dell’Educazione Consapevole,
Ella ha gettato, con mani ferme e visione profetica, le fondamenta su cui si sono riedificati secoli di riflessione pedagogica, a tal punto che un metodo porta il Suo nome, come una reliquia laica tramandata con devozione, adattata, citata, correttamente o male interpretata, stampata su quaderni operativi e invocata persino da chi crede che "Montessori" sia una marca di giocattoli in legno.
Ella, Grande Sovrana e Imperitura Voce della Scatola delle Mollette, riuscì persino in un’impresa che nemmeno le rivoluzioni avevano osato tentare: rimpiazzò Giuseppe Verdi e Marco Polo sulle vecchie banconote da mille lire. Un compositore e un esploratore, scalzati da una pedagogista. La musica sublime e i viaggi pionieristici messi da parte per fare spazio all’infanzia. Fu il trionfo, silenzioso ma incisivo, dell’educazione su tutto il resto.
Eppure oggi, se un adolescente si trovasse davanti quella banconota, probabilmente chiederebbe se è un personaggio di un’app.
Anzi, ancor peggio, direbbero che lei "e una Karen": donna bianca, di mezza età, con pettinatura geometrica. Pur senza conoscerLa, La giudicherebbero attraverso i parametri dell'era digitale fino a farLa dive**re un archetipo della donna con la fastidiosa pretesa di avere sempre ragione. Sa, i miei figli a volte dicono "Mamma, sei una Karen". E non è un propriamente un complimento.
Vede, Ella visse e operò in un’epoca in cui i bambini portavano il colletto candido e il silenzio era ancora considerato una virtù educativa, in cui l’infanzia era una terra da esplorare più a fondo e le distrazioni arrivavano solitamente sotto forma di un passero alla finestra o di una macchia d'inchiostro distrattamente versata su un polpastrello.
I tempi sono notevolmente mutati. E mi chiedo, non senza una punta di sgomento: Ella, Altissima Educatrice degli Ambienti Ordinati e delle Mani Composte, che cosa direbbe a un fanciullo che, anziché rivolgerle un garbato “Buongiorno Signora!”, le si parasse davanti con lo sguardo acceso e pronunciasse con fierezza:
“Fratella, ti ho blastato mentre stavi flexando. Skippa o killa o ti spawno davanti. Habos babos… Coca Colastik!”
Probabilmente lo osserverebbe in silenzio, valutando con calma la postura, l’equilibrio psico-motorio, il tono vocale. Poi, con una mano ancora posata su una piramide celeste, gli porgerebbe un oggetto cilindrico e neutro, suggerendo con voce pacata:“ Questo si chiama cilindro liscio. Adesso andiamo a versare delle lenticchie in un barattolo di vetro trasparente.”.
Orbene, se io mi permettessi di aderire con zelo alle Sue teorie — con l’aria raccolta di chi dispone i vassoi per l’educazione sensoriale — proprio nel tumulto dell'adolescenza dei miei figli, l'elogio più garbato che potrei ricevere sarebbe un sonoro e compatto: “Che cringe!”, termine appartenente al glossario emotivo dell’era digitale. 'Cringe' esprime un disagio viscerale misto a imbarazzo, tipicamente provocato da chi tenta con troppa convinzione di essere comprensibile, presente o — Dio non voglia — moderno.
In altre parole: una reazione di rifiuto, come se l’educazione attenta venisse percepita come una pantomima imbarazzante, una scena madre fuori tempo massimo.
Ella, Veneranda Tessitrice di Ordine, postulava di ambiente preparato, di stimoli ordinati, di materiali pensati per guidare la mente con leggerezza verso la scoperta. Ma oggi l’ambiente è ovunque e da nessuna parte, impossibile da preparare, impossibile da contenere.
L’apprendimento si mescola alla pubblicità, il desiderio alla prestazione, la relazione allo scroll compulsivo. Lo spazio educativo è diventato liquido e sfugge da ogni cornice. Piuttosto, si insinua negli smartphone, nei messaggi vocali, negli spezzoni di video da sette secondi, nelle console di gioco, nel confronto continuo con una realtà virtuale che per bambini e ragazzi è più reale della realtà stessa.
In questo magma, noi adulti contemporanei continuiamo a domandarci che cosa fare e come farlo.
Ed Ella, Gran Sacerdotessa della Libertà Guidata, osservando i nostri dubbi, forse solleverebbe un sopracciglio con sobrietà e ci inviterebbe a rispettare i tempi del bambino e del ragazzo. Salvo poi chiedersi, in cuor Suo, dove abbiamo messo il cassetto delle emozioni in disordine.
Ella, che aveva pazientemente distinto tra lavoro e gioco, tra attività autoeducativa e svago sterile, oggi si troverebbe a osservare esseri umani in miniatura capaci di alternare in un solo minuto una partita online con qualcuno in Perù, un tutorial per truccarsi da panda gotico e un giudizio definitivo sul sistema scolastico nazionale — tutto mentre cercano di imparare ad allacciarsi le scarpe con i lacci a 12 anni.
Eppure, sebbene la Sua voce sembri oggi prove**re da un altro dominio temporale — gentile, composto, ma così distante — io, umile genitore, continuo a interrogarLa. Come si accompagna un figlio in un mondo dove ogni contenuto scade entro ventiquattr’ore, ma ogni errore resta per sempre? Come si educa alla libertà in un tempo in cui ogni cosa vogliono che sia permessa, non tracciata, archiviata?
Mi chiedo, con rispetto ma anche con un certo tremito, se anche Lei, oggi, non avvertirebbe il desiderio impellente di abbandonare le perle della pedagogia per rifugiarsi dietro una libreria Billy, in posizione fetale, ascoltando lo scorrere distante di un video ASMR.
Anzi, se posso osare, La invito ufficialmente a rifarsi carne per qualche ora — niente di impegnativo, basta il pomeriggio — e a ve**re a casa nostra. La accolgo io personalmente. Le offro un cuscino ergonomico e una tisana "Infuso di Ristoro dell’Incoscienza" con petali di carciofo selvatico, scorze d’arancia candite da decenni, un pizzico di ansia essiccata e foglie di salvia cresciute sotto la luna storta. O nugget e patatine di McDonald's via Just Eat.
Ovviamente Le porgerò il visore per giocare a Fortnite o a Grand Theft Auto V, così da favorire l’integrazione culturale.
Qualora Ella volesse manifestarsi con un indizio, anche solo una matita 2B che inspiegabilmente non cade, sfidando la gravità e il disinteresse generale, ecco, io saprò capire e Le aprirò immediatamente un account e-mail, tipo [email protected], per avere accesso personalizzato al Playstation Network come nocturna_gothlag_1870.
Forse, insieme, riusciremo a convincere uno dei miei figli che il cesto del bucato non è un’installazione concettuale e che il Wi-Fi non è un’estensione della propria psiche.
E se, per puro miracolo educativo, riusciremo a completare un ciclo di comunicazione senza significative alterazioni del tono di voce, Le prometto che Le dedicherò una playlist su Spotify dal titolo “Sopravvivenza Sensoriale per Genitori sull’Urlo di una crisi di nervi in Fa Minore”.
In attesa di un un respawn pedagogico o anche solo di un tutorial per sopravvivere fino al prossimo lunedì, Le porgo i miei più devoti saluti. E un power bank con integrato un abaco rotante per contare fino a dieci senza perdere la dignità, che non si sa mai.
Con affetto e reverenza,
una madre che continua a credere nell’educazione nonostante la totale assenza di silenzio, ordine, coerenza e gratitudine.
Arianna