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La scuola e la vita E se tra le cause della demotivazione dei ragazzi allo studio ci fosse la mancanza di vita?Forse mol...
17/10/2025

La scuola e la vita

E se tra le cause della demotivazione dei ragazzi allo studio ci fosse la mancanza di vita?
Forse molti si sentono in un luogo che non parla la loro lingua.
Mentre studiano battaglie e date, dentro di loro scorrono altre battaglie: il corpo che cambia, la solitudine, le notizie di un mondo che fa paura o che corre troppo veloce.

Io non credo che i ragazzi non abbiano voglia di imparare.Tutt’altro.
Credo che non riescano a riconoscersi in ciò che viene loro proposto.
È come se ogni giorno qualcuno parlasse loro una lingua straniera, senza traduzione emotiva.
È come se la scuola non avesse più contatto con la vita.
Non nel senso che non “serva” — la conoscenza serve sempre — ma perché non parla la stessa lingua dell’esperienza vissuta.

Manca il corpo della conoscenza: quell’elemento vivo che permette di sentire che ciò che si impara ha un legame con sé, con la propria esistenza, con il mondo che si abita.

E allora: come dialoga ciò che studiano con ciò che vivono?
Come può la storia dei Romani parlare a chi oggi si sente escluso, a chi si domanda se avrà un posto nel mondo?

Forse, invece di dire “ricorda le date”, potremmo chiedere:
– “Cosa spinge un gruppo umano a credere che valga la pena combattere?”
– “Che cosa resta di una civiltà quando tutto il resto crolla?”
– “Se oggi tu potessi fondare una tua città, da dove cominceresti?”

Il sapere non scompare, ma ritrova il suo battito.
Non è più un sapere morto, ma un sapere incarnato.

Forse il compito della scuola — e di chi accompagna — non è semplificare i contenuti, ma restituire senso.
Far percepire che ogni sapere nasce da una domanda umana, e che quelle domande sono ancora qui, vive, dentro di noi.

Forse è da lì che può rinascere il desiderio di imparare: quando lo studio torna a essere una forma di vita.

La Cura Educativa- Antonella

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Non è lo studente a doversi adattare all'apprendimento.Ma l'apprendimento, per essere efficace, dovrebbe adattarsi allo ...
12/10/2025

Non è lo studente a doversi adattare all'apprendimento.

Ma l'apprendimento, per essere efficace, dovrebbe adattarsi allo studente.

Se senti che tuo figlio (o tu) state perdendo motivazione nello studio, possiamo parlarne insieme. Ti aiuto a trovare un modo più umano di apprendere.
Scrivimi in chat o su WhatsApp.

Antonella

Non si “trasmette” qualcosa a qualcuno. Si accompagna qualcuno a diventare chi è.Lo hanno detto in tutte le salse. Da Ro...
05/10/2025

Non si “trasmette” qualcosa a qualcuno.
Si accompagna qualcuno a diventare chi è.

Lo hanno detto in tutte le salse.
Da Rousseau a Maria Montessori,
da Don Milani a Paulo Freire,
tutti i pedagogisti autentici partono da lì:

L’educazione è un atto che riguarda il soggetto, non l’oggetto.

Ed è proprio questo che molti sistemi educativi hanno dimenticato:

Hanno messo al centro il programma, il voto, il comportamento, e non più

- la persona che apprende -

Chi lavora con i giovani ha il dovere di conoscerli.Deve essere interessato a ciò che vivono, ai luoghi che frequentano,...
05/10/2025

Chi lavora con i giovani ha il dovere di conoscerli.
Deve essere interessato a ciò che vivono, ai luoghi che frequentano, al loro modo di comunicare, ai bisogni che li attraversano oggi.

Troppe volte chi insegna si limita a istruire, nascosto dietro programmi ministeriali obsoleti e distanti da una realtà fatta di adolescenti sempre più disorientati e soli.

Ragazzi che cercano compagnia e conforto in una diretta video, sperando di colmare un vuoto.
Ma quando il video si spegne, quel vuoto resta. Nulla è stato davvero risolto.

Ci sono aule piene di parole, ma vuote di curiosità e significato.
Palestre dimenticate, mentre i corpi restano immobili su sedie – anche se hanno le rotelle.
Ci sono anche insegnanti che sanno fermarsi ad ascoltare, che provano a rompere la rigidità dei programmi, che fanno domande prima di dare risposte. E in quegli spazi, piccoli ma autentici, i ragazzi fioriscono.

Se vogliamo davvero trasmettere il senso dello studio e il piacere della conoscenza, dobbiamo partire da loro. Da ciò che sono, da ciò che possono dare. Dalle loro domande, che spesso sono bisogni inascoltati e profondi.

I ragazzi, oggi, non sanno nemmeno dire cosa gli manca. Ma sentono l’assenza. E allora l’ascolto diventa fondamentale. Insegnare vie di espressione diventa il primo passo, prima ancora di nozioni, date, definizioni.

Perché quando andranno nel mondo, non saranno i fatti o le teorie a dargli un posto nella società.
Sarà la curiosità, la consapevolezza di sé, la conoscenza dei propri talenti e dei propri limiti.

E se provassimo a partire da loro, davvero? A costruire la scuola con loro, non solo per loro?

Indirizzo

Catanzaro

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