16/08/2026
LA FAVOLA D’ORO DI ANDY DIAZ: DALLA STRADA FINO AL TETTO D’EUROPA
Qualche settimana addietro durante l’intervista con Mattia Furlani, quest’ultimo mi disse: “quando vincerà l’oro, raccontate la storia di Andy perché è importante”. Quella richiesta stasera trova il riscontro richiesto perché oltre il titolo europeo, il primo outdoor con la maglia azzurra, c’è la favola di questo ragazzone.
Nel 2021, al rientro da Tokyo, Andy è stanco delle privazioni cubane e decide di prendersi tutti i rischi, fuggendo dall’aeroporto di Madrid destinazione Italia. Terra promessa? Non si direbbe, almeno dal principio, perché Diaz si ritrova clandestino, dorme per strada e attende tutti i giorni davanti alla questura che la sua situazione si sblocchi.
La svolta è un messaggio Instagram, destinatario quel Fabrizio Donato bronzo olimpico a Londra ‘12 e oggi suo tecnico. Una preghiera, forse l’ultima possibilità di uscire da quella condizione che di umano ha poco o nulla. Perché la vita all’addiaccio non era ciò che sognava Andy che ne aveva già passate troppe.
Dall’altra parte, però, arriva la risposta di Fabrizio che non è solo stato un grande atleta, ma ha evidentemente tante altre qualità. Gli apre le porte di casa sua, si prende il rischio di dare un tetto a quel ragazzone cubano che è, per il nostro paese, un clandestino in tutto e per tutto, un ospite sgradito.
Ecco, così comincia la seconda vita di Diaz. Una mano tesa nel momento del bisogno, persone che decidono di credere in lui e vogliono aiutarlo. E qua comincia un’altra storia, la favola. Andy ottiene lo status di rifugiato e nel 2023 può finalmente indossare la maglia azzurra per rappresentarla nel salto triplo in cui ha decisamente più di qualcosa da dire ha.
A Parigi ‘24 si presenta da italiano e vuole ringraziare a suo modo chi ha creduto in lui. Lo fa conquistando il bronzo olimpico, ma è solo l’inizio. Nel 2025 trionfa sia agli europei che ai mondiali indoor, medaglie che per Andy sono un riscatto, il ritorno alla vita che sognava e che si è conquistato con tanta fatica.
Fino a stasera, fino all’oro europeo con un salto a 18.15 metri che ha abbattuto qualsiasi velleità da parte degli avversari di poterlo ba***re. Tanto che lo stesso Pichardo, poi secondo, ha deciso di rinunciare agli ultimi due salti ritenendo impossibile arrivare ad insidiare la misura dell’italiano.
Italiano si, perché Andy si è sempre sentito tale da quella sua scelta e non servono carte a dimostrarlo. Lo è diventato quando Fabrizio Donato gli ha aperto le porte di casa sua, lo ha accolto come un figlio pur non avendo alcun legame di sangue con lui. E tutto questo semplicemente perché era un suo dovere aiutarlo, offrirgli una possibilità.
Il premio di Andy? Ascoltare l’inno italiano, lì sul gradino più alto del podio con addosso la maglia azzurra, quella che racchiude tutta la sua essenza ed esistenza. Stasera la favola d’oro di Diaz ha scritto un’altra pagina della vita, quella di un uomo che sognava l’Italia e l’ha vinta.
Perché più di ogni medaglia, ciò che incarna Andy Diaz sono la perseveranza e la resilienza che l’hanno portato fino a Birmingham e che sicuramente lo porteranno anche oltre. Ma, ora, giriamo pagina perché il libro ne ha ancora tante altre da scrivere con una medaglia d’oro in più e tanti altri sogni da realizzare.
Ph. AGI