Andrea Argiolas

Andrea Argiolas Continuo costantemente a coltivare la grande passione di tutta la vita: la pratica, la diffusione e l'organizzazione dello Sport.

IL MIO SAGGIO SULLO SPORT:

360 GRADI ALL’ANGOLO. LA MIA ESPERIENZA AL SERVIZIO DELLO SPORT

Palabanda Edizioni
Autore: Andrea Argiolas
Collana: Grigia

Il testo raccoglie gli editoriali dal 2005 al 2016 della Rivista Tecnica “Nuova Canoa Ricerca”, corsivi chiamati “L’Angolo”. Qui vengono espressi gli indirizzi tecnici e programmatici della Federazione, e in particolare della sua emanazione all’i

nterno della quale nasce la rivista, il Centro Studi Ricerca e Formazione. Argiolas, partendo dalla sua esperienza, rappresenta la sua idea di sport con riflessioni e spunti originali di politica sportiva. Chiude il testo una ricca appendice che raccoglie una selezione di azioni innovative proposte e attuate direttamente sotto la responsabilità dell’autore durante i suoi incarichi federali. I documenti, specifici per la canoa-kayak, per l’impostazione chiara, organica e metodologicamente coerente in tutte le parti, possono facilmente essere mutuati da altre discipline sportive e da organizzazioni con scopi, natura ed estrazione diverse.

INTERNATIONAL SARCIDANO RACE - Isili Lago Is Barrocus 4,5 e 6 maggio - https://www.sarcidanorace.com/ Domani alle 19.00,...
04/05/2018

INTERNATIONAL SARCIDANO RACE - Isili Lago Is Barrocus 4,5 e 6 maggio - https://www.sarcidanorace.com/

Domani alle 19.00, terminate le gare Short, sarò al Caffè Letterario Nuova Godot dove presenterò il mio Libro "360 Gradi nell'Angolo". Come sempre sarà un'occasione per parlare di sport e confrontarci su etica, organizzazione e metodo.

CANOA KAYAK: AGITIAMOLE QUESTE ACQUE 3.1Riflessioni post prandium, l’approfondimento breve di questa settimana è dedicat...
22/04/2018

CANOA KAYAK: AGITIAMOLE QUESTE ACQUE 3.1
Riflessioni post prandium, l’approfondimento breve di questa settimana è dedicato alla giustizia sportiva. Per chi non fosse avvezzo a questo genere di argomenti, ricordo che in ogni federazione sportiva è presente in piccolo una vera e propria organizzazione atta a svolgere tutte le funzioni giurisdizionali, ossia quelle che riguardano il rispetto delle norme e, nel caso fossero violate, l’irrogazione di sanzioni. Anche in Federcanoa è presente in tal senso un’organizzazione completa di Procura, Giudice Sportivo Nazionale e due collegi giudicanti, uno di primo grado (il Tribunale Federale) e uno di secondo (la Corte d’Appello Federale). In FICK l’intera pletora che amministra la Giustizia, seppur scelta da un elenco di professionisti predisposto dal CONI, è nominata dal Consiglio Federale (sic!).
Fatta questa doverosa premessa lo spunto giornaliero mi viene offerto dalla squalifica di un amico, l’olimpionico Daniele Scarpa. La sua è una punizione tutto sommato breve (1 mese, a fronte dei 3 richiesti dalla Procura), direi pressoché ininfluente, tuttavia, considerato che si tratta di un “reato” quasi di opinione, gli aspetti simbolici capaci di solleticare la mie e le attenzioni di altri più o meno addetti ai lavori, ma non solo.., sono rilevanti.
Oggi che si discute di processi e condanne eccellenti – solo due giorni fa la Corte d’Assise di Palermo ha emesso una sentenza storica contro qualificati e alti rappresentanti dello Stato, accusati di un’indebita trattativa con la mafia – resto fermamente convinto che le sentenze debbano essere rispettate e mai commentate.
Il mio ragionamento infatti si tiene alla larga dai fatti e parte da un punto di vista inedito, che definirei quasi etico-sociologico, sintetizzabile in questa domanda: quale sorta di cortocircuito si genera quando un’organizzazione o una comunità sanziona un simbolo della sua forza? Giacché tale è un atleta in grado di vincere una medaglia d’oro olimpica e una d’argento, nonché essere stato pluricampione mondiale assoluto.
Un cortocircuito tutto da spiegare, preso atto che la valorizzazione di una simile risorsa, da entrambe le parti (atleta simbolo e organizzazione/federazione), andrebbe gestita con orgoglio e, soprattutto, con intelligenza. Intelligenza che invece ha lasciato totalmente il posto proprio ad un becero orgoglio, quello non positivo, quello autoreferenziale, quello di chi pretende rispetto, dimenticando che per riceverlo bisogna saperlo dare. Riferimenti non volti alla Giustizia Sportiva, contrapposta a un “deferito”, ma alle parti contendenti capaci di accendere la macchina giudiziaria.
A me sono chiarissimi i concetti di senso di appartenenza, rispetto delle istituzioni, dell’operare per il bene comune, del tener botta, della trattativa, della fermezza, del dialogo, della lealtà, della correttezza, della trasparenza, dell’incuranza degli interessi personali, della capacità decisionale, della volontà di comunicare, ecc…, forse non lo sono altrettanto agli attori di questa vicenda.
Chi è simbolo e chi detiene la leadership non possono ignorare questi aspetti, perché stimolare e attivare la giustizia sportiva per fatti del genere non è economico né lusinghiero, e scatenare una tempesta in un bicchier d’acqua non può essere confuso con agitare le acque affinché non stagnino.

Anche questa è Isili, meta della mia saturday afternoon motoride, tra 2 settimane sede della International "SARCIDANO CA...
22/04/2018

Anche questa è Isili, meta della mia saturday afternoon motoride, tra 2 settimane sede della International "SARCIDANO CANOE KAYAK RACE" #360 Gradi nell'Angolo

CANOA KAYAK: AGITIAMOLE QUESTE ACQUE 2.0Dopo l’esortazione a far rivivere l’UNAIC (nel weekend qualcosa succederà) o alt...
06/04/2018

CANOA KAYAK: AGITIAMOLE QUESTE ACQUE 2.0
Dopo l’esortazione a far rivivere l’UNAIC (nel weekend qualcosa succederà) o altra organizzazione che migliorandola, le somigli, continuo le mie riflessioni sulla vita federale. Considerata l’intenzione iniziale, quella di approfondire i punti appena accennati nel primo post di questa serie, oggi il tema del giorno non può non riguardare le selezioni e i criteri stabiliti.
Inutile precisare quanto l’esortazione iniziale faccia riferimento a coscienze, idee, dialogo, discussioni e, soprattutto in questo caso, non al moto ondoso dei magnifici laghi di Mantova, che auguro stiano calmi per tutto questo weekend di gare.
Parliamo quindi di selezioni e, in particolare, della “trovata” di inserire tra i criteri la desueta e informale distanza dei 350 m sia per il Kayak maschile che per quello femminile.
In assenza di quel confronto chiarificatore di cui si parlava, l’obiettivo sotteso dall’innovazione appare sicuramente quello più immediato, ovvero trovare una distanza che in K1 abbia tempi di erogazione dello sforzo simili a quelli dei k4 500. Si ricorda al riguardo che in chiave olimpica attraverso queste barche (nelle donne quanto negli uomini) verranno assegnati il 50% dei posti disponibili. Questa decisione, che Sherlock Holmes licenzierebbe con la classica frase “elementare Watson”, a noi tecnici di canoa invece solletica la discussione.
Prescindendo da alcune incongruenze (magari in un'altra occasione segnalerò questi aspetti), dell’impianto organizzativo-formale del programma di attività delle squadre nazionali, il tema di oggi, come dicevo, è questa inedita trovata. Da tecnico non posso non osservare quanto la semplicistica soluzione non risponda a criteri oggettivi di studio di un modello di prestazione, giacché la sola componente temporale, sebbene espressa in entrambi i casi (K1 e K4) durante uno sforzo massivo, è sostanzialmente differente sul piano biomeccanico (frequenze e applicazioni di forza differiscono sensibilmente nell’arco delle due tipologie di percorsi) e quindi anche su quello bioenergetico. Non permette un’equiparazione neanche la considerazione che il tempo necessario a compiere 350 m in k1 è un po’ inferiore (circa 10”) rispetto a quello del K4 500.
Detto questo che, sicuramente attiverà fisiologi, biomeccanici e diagnostici di varia estrazione, il mio ragionamento, da organizzatore che ha lavorato anche nel settore dei criteri selettivi è ancora più semplice o meglio pragmatico. Infatti, considerato che attraverso queste prove combinate (200+350, 350+1000 per gli uomini e 200+350+500 per le donne) verranno stilate delle ranking list sufficientemente allargate e utili per provare e formare equipaggi da schierare in Coppa del Mondo (un altro aspetto controverso è l’aver scelto subito e presto, e senza appelli, la strada del dentro o fuori), personalmente avrei lasciato che la rosa di “papabili” fosse stabilita attraverso le classiche distanze di gara (200+500 e 500+1000 per gli uomini e 200+500 per le donne). In questo modo, a prescindere dall’aver selezionato canoisti/e in grado di gareggiare in modo congruente nelle distanze ufficiali di coppa del mondo, si sarebbe spostato l’interesse per formare le barche ammiraglie su prove specifiche da svolgere in K4.
Per chiarezza faccio un esempio. Visto che i selezionati ipotizzati per costruire il K4 500 uomini sono 8, con questi sarebbero facilmente identificabili almeno 3 possibili K4 (ovviamente prevedendo che alcuni canoisti siano presenti su più impostazioni). in questo modo si potrebbe organizzare delle prove tipo match-race o anche semplicemente a cronometro per evidenziare la barca più prestativa. Poi, qualora sussistessero dubbi, ricordo che la FICK ha disponibile (ora perfettamente funzionante, purtroppo non lo fu per tempo nel 2015) il sistema Coni-Ferrari, con 4 pagaie strumentate sui cui manici montano tutti i principali modelli di pala attualmente in uso. Attraverso questo sistema, abbastanza facilmente può, in fase di studio, essere compreso chi “tira” e chi eventualmente viene “trascinato”, ossia chi riesce ad applicare forza propulsiva a quelle frequenze, discriminando anche le diverse fasi (tempi e distanze) del percorso, e chi invece ha difficoltà ad esprimersi. Chiaramente la possibilità che venga “riesumato” il sistema Ferrari è praticabile a prescindere, anche con il modello attuale di selezioni. Dico ciò cosciente del fatto che il campo di utilizzo (soprattutto per il peso) di questa strumentazione è quasi esclusivamente il K4. In questo modo si potrebbe disporre di un ausilio tecnologico, se non dirimente, sicuramente utile a comprendere alcune realtà, tra l’altro le apparecchiature non a caso, sono già in quel di Mantova.
Creare le condizioni per stimolare la discussione - le certezze appiattiscono e sclerotizzano le menti, i dubbi le aprono…- questo il senso del mio ragionamento, questo uno scopo in più per organizzarci.

CANOA-KAYAK: AGITIAMOLE QUESTE ACQUELa stagione sportiva della Federcanoa, cominciata ormai da qualche settimana, sta pe...
04/04/2018

CANOA-KAYAK: AGITIAMOLE QUESTE ACQUE
La stagione sportiva della Federcanoa, cominciata ormai da qualche settimana, sta per entrare nel vivo delle competizioni nazionali. In questa prospettiva e in attesa che possa riprendere luce o nascere ex-novo l’associazione dei tecnici, con lo scopo di stimolare qualche riflessione, provo oggi a lanciare qualche sasso nello stagno.
Questa necessità di smuovere le acque, preso atto del silenzio assordante conseguenza anche di un mancato confronto tecnico - sono più di 2 anni che non si svolge il seminario allenatori che a margine comprendeva anche una discussione sui programmi di attività di tutte le discipline – la considero quasi un dovere verso quanti ormai sei mesi fa si erano mostrati interessati a far rivivere l’UNAIC (Unione Nazionale Allenatori di Canoa).
Dalla nuova impostazione federale che, senza parafrasare, appare sempre più centralizzata, all’evoluzione o involuzione dei calendari, dalla bizzarra formula di aggiornamento dirigenti, cominciata dai presidenti dei comitati regionali, alla discutibile apertura di stagione con i Campionati Italiani di Maratona, dai criteri selettivi, alla abolizione dei Centri di Riferimento Tecnico Territoriale, dall’indecifrabilità della vision, totalmente decontestualizzata rispetto ai programmi “elettorali”, alle politiche di sviluppo che stentano a decollare sia in chiave giovanile quanto sul versante promozionale (paddle-sport e dintorni), tutto appare ovattato o comunque ricondotto ad un modus operandi molto autoreferenziale e quindi poco incline ad ascoltare la realtà, la così detta base.
Da ex dirigente federale che ostinatamente ha cercato di improntare, insieme al gruppo dirigente del quale faceva parte, un programma di riforme e iniziative, sicuramente parziali e con risultati forse ancora da interpretare, risentendo negativamente, e non poco, dell’assenza di una “controparte” con la quale stabilire una dialettica schietta ma costruttiva, avverto personalmente, ora più che mai, l’esigenza di rianimare un’area di confronto e, perché no, di sana critica ragionata.
Questa eventualità, che auspico e per la quale sono disposto a lavorare, l’avverto come una grande opportunità di crescita per tutti. Lo sarebbe per chi oggi ora dirige, che avrebbe un’interlocuzione organizzata, attenta e quindi preziosa, capace di porsi come un ulteriore feedback – razionale, organizzato, autonomo, indipendente - non basato su voci indistinte o peggio interessate e quindi difficilmente o, addirittura, troppo facilmente interpretabili. Lo sarebbe per quanti, avendo a cuore il bene comune, vogliono partecipare oltre le normali e quotidiane azioni svolte diligentemente ogni giorno da tesserati o anche da “semplici” canoisti appassionati.
Disporre di un canale in più per ascoltare e per dare voce non può che accrescere la forza e la credibilità del movimento. Un movimento che desidera vedere le nostre discipline ai vertici sportivi ma anche conquistare quel ruolo di primo piano che assolutamente merita nell’ ambito della cultura e dell’educazione del nostro Paese.

INCLUDERE con consapevolezza, forza e determinazione: affinché una presunta "assenza" sia sempre una "presenza".
02/04/2018

INCLUDERE con consapevolezza, forza e determinazione: affinché una presunta "assenza" sia sempre una "presenza".

"SPORT GIOVENTUDE"Nel giorno in cui agenzie e siti sportivi vari indicano nel 2020 l'anno "zero delle capacità motorie" ...
28/03/2018

"SPORT GIOVENTUDE"
Nel giorno in cui agenzie e siti sportivi vari indicano nel 2020 l'anno "zero delle capacità motorie" - per i bambini la capriola ormai è un "virtuosismo" di minoranza - buone nuove dalla Sardegna.
Proprio oggi, infatti, il Presidente del Consiglio Regionale, Gianfranco Ganau, e i vertici dello sport sardo (Presidente del Coni e Commissario Straordinario CIP in testa) annunciano l'avvio nel prossimo anno scolastico del progetto "Sport Gioventude". Si tratta di un'iniziativa congiunta Regione Sardegna/Coni che metterà a disposizione i fondi per l'avviamento alla pratica sportiva e motoria nelle prime tre classi della scuola Primaria, la vecchia cara Elementare.
Personalmente non posso che compiacermi per la novità, sostanzialmente in linea sia con le proposte da me fatte alla Conferenza Regionale dello Sport del maggio 2016, che con le argomentazioni a sostegno di una candidatura alternativa alla guida del Coni regionale. In particolare, in occasione della Conferenza proposi e formalizzai, fortunatamente ascoltato, anche l'ampliamento delle azioni specifiche nel progetto regionale "Tutti a Iscola@", finalizzato a contrastare la dispersione scolastica. Interventi istituiti e attivi sin dallo scorso anno scolastico nella linea B1, che finalmente comprende anche le attività sportive e ludico-motorie, totalmente assenti nel primo bando (a.s. 2015-16).
Tuttavia, preso atto dei dati resi noti oggi per "Sport Gioventude", non posso non rilevare l'esiguità dell'intervento. Attraverso la legge regionale di stabilità, infatti, risultano stanziati 200.000€. Se consideriamo che saranno coinvolte 400 classi di 100 scuole, ogni classe avrà a disposizione non più di 500€. Questa cifra, in base alle tabelle salariali in uso nella scuola, coprirà non più di 15 ore annuali per classe.
Sicuramente meglio di niente, ma l'impressione è che si tratti di un intervento marginale e insufficiente rispetto ai bisogni. Un intervento del tutto simile alle iniziative di questo genere, a mio avviso insufficienti, già adottate come "Sport di Classe" riservato alle IV e alle V, sempre della Primaria..
Ancora una volta, altro aspetto abbastanza discutibile è la volontà di non coinvolgere espressamente docenti qualificati e formati. Senza toglier nulla ai tecnici delle federazioni e delle società sportive, sono convinto del fatto che in ambito scolastico debbano operare docenti espressamente preparati e titolati, provenienti dalla formazione universitaria, giacché un'equiparazione tra i diversi standard formativi purtroppo ancora non esiste. Non esiste tra le Federazioni sportive, nonostante le indicazioni dello SNaQ (Sistema Nazionale delle Qualifiche sportive) né, tanto meno, tra Università e sistema Coni/Federazioni.
Da incrollabile ottimista cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno, per questo oggi registro un "passo avanti"... ma la "capriola", ahimè, è ancora tutta da conquistare.

SOLONI e ELETTORI Ancora una riflessione post-voto. Si parla dei tanti - ormai è impossibile contarli - opinionisti, edi...
17/03/2018

SOLONI e ELETTORI
Ancora una riflessione post-voto. Si parla dei tanti - ormai è impossibile contarli - opinionisti, editorialisti, lobbisti, giornalisti, semplici cronisti e tutti gli ‘isti di varia natura, già da me definiti “soloni” (la desinenza oni è del tutto casuale). Tutti a chiedere a gran voce un segno di responsabilità alla sparuta ma a quanto pare determinante rappresentanza parlamentare del Centrosinistra, la sinistra di LeU l’avrebbe già data. Segno di responsabilità da tradurre in un appoggio al Movimento 5 stelle.
Vista l’adesione in massa ad una campagna pre-voto, da me già definita “tiro al piccione”, oggi le loro motivazioni sono varie e alcune anche molto originali. Tra queste quella più curiosa è la convinzione che il successo - peraltro parziale - dei grillini sia determinato da una confluenza ragionata di voti PD in libera uscita verso i 5 stelle. Ipotesi che sicuramente ha dei fondamenti numerici ma difficilmente è invece interpretabile come chiara volontà dell’elettore di esprimere o anche, seppur lontanamente, “caldeggiare” questa coalizione.
Confuto questa tesi, convinto come sono che spesso le comunità sono dotate di una “coscienza collettiva”, quell’intelligenza emotiva che spinge i singoli ad adottare dei comportamenti per il bene di tutti.
Potrei citare tanti esempi ma non è questa la sede. Qui ed ora mi limito a dire che non è questo il caso. Non lo è perché quei voti più che in libera uscita, sembrano indirizzati, molto più di altri, verso una precisa volontà di far del male al vecchio referente. Come insegna la vita, il peggior nemico è sempre l’ex amico. Semmai qualche deluso contestatore, più facilmente recuperabile, ha arricchito la crescente schiera di astenuti. L’elettore di sinistra, ma anche quello di centrosinistra, è persona che ragiona, capace di spiccato senso di “coscienza collettiva” e, proprio per questo, possiamo affermare senza timore di smentita che il suo mutato orientamento aveva, ed ha, proprio lo scopo di fornire un chiaro segnale di cambiamento. In quest’ottica deve essere spiegata la fuga verso Grillo/Casaleggio/Di Maio e, sebbene in misura minimalista, in direzione Lega.
Né oggi è possibile far valere la tesi di un ripensamento postumo (post voto) di parte dell’elettorato. Ciò a garanzia di un equilibrio, di una governabilità accettabile e possibile. Insomma, un ripensamento per paura di aver alzato troppo l’asticella. Un po’ quello che pare sia avvenuto in Inghilterra dopo la Brexit e in USA dopo l’elezione di quel cataclisma chiamato Trump.
Qui ed ora in Italia, tutto questo sembra essere molto sfumato. Certo è che oggi appare un autentico nonsense evocare la responsabilità di quanti fino a ieri sono stati tacciati di essere un’autentica iattura per il Paese. Oggi per qualcuno è il momento dell’espiazione, per molti è quello della riflessione, per altri quello della riorganizzazione, della ripartenza dalla base e per chi è stato democraticamente investito di un compito di responsabilità, è giunto il momento di assumerla, abbandonando gli slogan e con molto senso pratico agire di conseguenza.
Per i soloni, i saggi di sempre, oggi stranamente concilianti e prodighi di consigli, forse impauriti dalla perdita del bersaglio prediletto, o, più prosaicamente, dal timore che le stelle, quelle vere sono ancora irraggiungibili, mentre lo sfascio di una nazione è dietro l’angolo, l’invito è alla pazienza ma anche alla coerenza. Almeno a breve termine questo non sarebbe un indicatore di poca intelligenza ma di un po’ di dignità.

Numeri alla mano, un "Compromesso Storico" tra M5S e PD, sulla falsa riga di quanto fatto da Moro e Berlinguer nel 1976 ...
11/03/2018

Numeri alla mano, un "Compromesso Storico" tra M5S e PD, sulla falsa riga di quanto fatto da Moro e Berlinguer nel 1976 (con la gola strozzata ricordo questi uomini), è del tutto improponibile, e non solo per lo spessore dei contraenti e per il tipo di trattativa che allora fu fatto. Anche se il PD si astenesse per far governate i pentastellati, ci sarebbe una quantità di voti contrari, quelli del Centrodestra, che gli impedirebbe di raggiungere anche una maggioranza relativa. Questi i numeri alla Camera: 260 Centrodestra, 221 M5S, 112 PD e 14 LeU. Prescindendo da sogni erotichi o voli pindarici di varia natura, la domanda sorge spontanea, come può il M5S con tutto il codazzo di soloni (ieri anche Gramellini si è aggiunto a questa lunga lista) chiedere appoggio e senso di responsabilità a chi bene o male fino ad oggi ha governato ma dagli stessi demonizzato? Il vero significato di questo voto è quello di una sonora bocciatura della passata maggioranza di governo. Chi è stato promosso dalle urne vada avanti con le ipotesi più creative: coalizione M5S Lega, Centrodestra M5S, Staffette, astensioni incrociate e chi più ne ha, più ne metta. Dal mio punto di vista sarebbe assurdo pensare ad un accordo tra PD e Centrodestra, significherebbe far crescere i 5S, confermando loro una rendita di posizione gratuita, senza far nulla. Perchè, occorre ricordarlo, il 4 marzo i pentastellati hanno perso in tutte le realtà importanti dove si trovano ad amministrare, persino a Torino dove l'Appendino ha difficoltà a condurre il treno in corsa lasciatole da chi l'ha preceduta. Forse è per questo che i grillini oggi pretendono i voti parlamentari da quelli appestati ed incapaci del PD?

Ciò che resta della Sinistra…Lo spunto più che dall’esito elettorale mi è dato dall’articolo “La Sinistra Inutile…” di E...
07/03/2018

Ciò che resta della Sinistra…
Lo spunto più che dall’esito elettorale mi è dato dall’articolo “La Sinistra Inutile…” di Enrico Sola http://www.enrico-sola.com/2018/03/la-sinistra-inutile-riflessioni-su-un-paese-che-ha-finalmente-le-idee-chiare/ letto e condiviso ieri su FB e disponibile anche sul blog “Suzukumaruti”.
Da persona anzi, usando un’espressione più in voga, cittadino che si auto-colloca nell’area del Centrosinistra, la scelta, oltreché per convinzioni ideologiche (più giustizia sociale, equa ripartizione della ricchezza e riconoscimento di maggiori diritti civili hanno sempre caratterizzato il mio pensiero, i miei ideali e il mio agire), si formalizza in tal senso con la così detta nascita della Seconda Repubblica e l’ipotesi - mai concretizzata – del bipolarismo o meglio del bipartitismo.
Oggi, ma forse sarebbe meglio parlare del giorno in cui è entrato in vigore il “Rosatellum”, quest’ipotesi è tramontata formalmente e nei fatti. Lo è perché si è tornati ad un sistema prevalentemente proporzionale, lo è perché è stato levato il ballottaggio – presente nell’Italicum, legge elettorale incostituzionale proprio per il combinato disposto tra ballottaggio e premio di maggioranza – ed infine lo è perché il centrosinistra non solo forse non esiste nella mente degli italiani, come sostiene Enrico Sola, ma soprattutto non esiste perché in quanto “Centrosinistra” dovrebbe aggregare un ampio ventaglio di soggetti, ognuno con sensibilità diverse ma tutti accumunabili per scopi generali condivisi, ed invece la realtà storica ci insegna che la “fuga” in avanti, anzi a sinistra, non ha mai fine. Ogni soggetto potenzialmente iscrivibile in questo aggregato trova, senza soluzione di continuità, argomenti per costruire il proprio sterile orticello.
La logica del cortile, che non dà fiori e neanche frutti, è oltremodo penalizzante. Intanto non si crede alla capacità di riunire questi inutili appezzamenti, guai se qualche albero fiorisse e spargesse il suo polline, poi sembra proprio che ognuno si compiaccia o meglio si accontenti di comandare a casa propria e disconosca ogni leadership che non gli aggrada. Per non parlare dell’ancestrale timore di aprirsi realmente alla società, nella gente c’è tanta voglia di partecipare che regolarmente i partiti o chi li gestisce tende a frustrare e questa per la sinistra è un’aggravante senza appello. E, ovviamente, la conseguenza logica è quella che solo pochi e ostinati elettori, a grave rischio estinzione, possono dar fiducia a compagini così frammentate e, quando unite, estremamente litigiose.
Detto ciò è possibile trovare soluzioni, oltre la probabile desertificazione, a questo scenario da apocalypse now?
Da impenitente ottimista, la mia risposta è affermativa. Intanto, è necessario ripartire proprio da quella voglia di partecipazione che da sempre contraddistingue l’elettorato di sinistra e non solo. I Cinque Stelle ad esempio, giusto per citare anche una delle tante cause di questa debacle del PD, che ben hanno studiato queste dinamiche, hanno indetto le “parlamentarie”, strumento attraverso il quale hanno attivato decine di migliaia di persone pronte ad iscriversi al Movimento per essere votate e salire al volo sul potenziale carro dei vincitori. Questi concorrenti – si perdoni l’espressione, ma così l’ho percepita - a loro volta, per procacciarsi i voti per essere candidati hanno coinvolto familiari, amici e conoscenti, insomma parliamo di qualche centinaio di migliaia di persone in campo e capaci di portare direttamente ulteriori proseliti, una piramide che partendo dall’alto tende ad estendersi a macchia d’olio.
Allertare una platea così vasta di attivisti è stata una delle armi vincenti dei pentastellati. Invece, questo aspetto, che suona un po’ come nominare la corda in casa dell’impiccato, è totalmente mancato ai democratici, nonostante siano stati i primi a sperimentare in Italia il sistema coinvolgente delle primarie.
Altra peculiarità, vincente da un lato e perdente dall’altro, è stata l’indicazione di un leader di coalizione, di un candidato premier. Le persone, i cittadini o gli elettori devono identificarsi in qualcuno, e quel qualcuno, bastava dare una sbirciata ai sondaggi di gradimento, doveva essere chiaramente il Presidente del Consiglio uscente, Gentiloni.
Un capitolo a parte merita la vicenda Boschi, capace, dopo diverse disavventure più o meno colpevoli, di farsi nominare sottosegretario alla presidenza ed infine, dotata di “paracadute” – sono valide tutte le accezioni di questa metafora – essere candidata in un’improponibile sicura roccaforte. Vicenda anche questa in grado di sottrarre una percentuale consistente di consensi. La gente di sinistra non dimentica e soprattutto, avendo un alto senso della giustizia, questa blindatura è stata giustamente interpretata come un odioso favoritismo.
Poi Renzi, oltre a essere abbastanza arrogante, è stato presuntuoso e decisionista: tratti caratteriali considerati veri e propri peccati mortali per il popolo di sinistra. Giusto quindi un sano stand by di almeno 5 anni in quel purgatorio dorato chiamato Senato (scusate la rima), che poi non è tanto male.
La persona è capace e, se saprà trarre lezione, non escludo riesca a rifarsi un’immagine. Per l’Italia è invece fondamentale recuperare quel non luogo chiamato Centrosinistra. È importante perché ai vincitori di oggi, che non a caso si rappresentano fuori dalle ideologie, bisogna togliere il primato di una presunta onestà/legalità – peraltro tutta da dimostrare – che dovrebbe essere un comune denominatore di chi fa politica.
Occorre far comprendere che certi posizionamenti classici esistono e ribadire che, sebbene in una democrazia tutti dovrebbero tendere al benessere comune, i punti di partenza e le ricette possibili per arrivarci, sebbene annacquate da logiche globali e scenari internazionali complessi, restano almeno due. E, per i progressisti, il campo di riferimento parte da chi patisce le diseguaglianze, dai lavoratori e dagli esclusi, da quelli che scappano dalle guerre e da quanti possono dare un contributo attivo ad una società e uno Stato in piena crisi demografica. Non importa se si comincia a ricostruire dal centro (vedi l’adesione Calenda) o da sinistra, l’importante è avere la determinazione di trasferire in proposte politiche concrete quel patrimonio unico di sensibilità che deriva dalle due tradizioni culturali d’origine: quella cristiana e quella socialista democratica e liberal.
I potenziali attivisti ed elettori di uno schieramento capace di recuperare questi valori e la forza di essere e apparire onesti, a mio avviso ci sono tutti. Prendiamo atto e abbiamo coscienza di questo. Non solo è importante intercettare la voglia di partecipazione, ma come l’aria, abbiamo bisogno di farla crescere. Questa tendenza, mai sopita, se vanificata demolisce anche le più ostinate delle convinzioni. Al contrario, per ripartire è necessario dare voce, è necessario ascoltare, è necessario comprendere chi ogni giorno tira la carretta e chi, non avendola, vorrebbe tirarla. È basilare dare esempi corretti, positivi, porsi come modello integerrimo di correttezza e capacità, dimenticare il particolare degli interessi personali per occuparsi esclusivamente del bene comune.
È indispensabile dare una speranza, quella che tanti italiani domenica hanno mostrato di non poter e voler riporre nelle mani del Centrosinistra, aggregato o parcellizzato la somma non cambia. Invece, nonostante molti fondamentali socio-economici diano chiari segnali di ripresa, hanno votato seguendo una o meglio due chimere. Hanno messo un segno sotto l’impulso della paura. Hanno premiato chi evoca scenari catastrofici e incarna, più o meno sotto mentite spoglie, ideologie autoritarie, razziste, xenofobe e parafasciste.
Ieri sentire un Salvini, dalla memoria corta, parlare come un salvatore della Patria, “porteremo l’Italia fuori dalle sabbie mobili”, fa male. Così come fa male lasciare la guida del Paese dopo un percorso, seppur parziale, di risanamento, riforme e riconoscimento di diritti che saranno sicuramente messi in discussione se non fatti sparire.
Andare avanti si può e si deve, non per il popolo del Centrosinistra che c’è, ma per quello che, dopo una rigenerante astensione da cariche di governo nazionale - una sana opposizione credo sia ineludibile - ancora più numeroso ci sarà.

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Cagliari

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