07/03/2018
Ciò che resta della Sinistra…
Lo spunto più che dall’esito elettorale mi è dato dall’articolo “La Sinistra Inutile…” di Enrico Sola http://www.enrico-sola.com/2018/03/la-sinistra-inutile-riflessioni-su-un-paese-che-ha-finalmente-le-idee-chiare/ letto e condiviso ieri su FB e disponibile anche sul blog “Suzukumaruti”.
Da persona anzi, usando un’espressione più in voga, cittadino che si auto-colloca nell’area del Centrosinistra, la scelta, oltreché per convinzioni ideologiche (più giustizia sociale, equa ripartizione della ricchezza e riconoscimento di maggiori diritti civili hanno sempre caratterizzato il mio pensiero, i miei ideali e il mio agire), si formalizza in tal senso con la così detta nascita della Seconda Repubblica e l’ipotesi - mai concretizzata – del bipolarismo o meglio del bipartitismo.
Oggi, ma forse sarebbe meglio parlare del giorno in cui è entrato in vigore il “Rosatellum”, quest’ipotesi è tramontata formalmente e nei fatti. Lo è perché si è tornati ad un sistema prevalentemente proporzionale, lo è perché è stato levato il ballottaggio – presente nell’Italicum, legge elettorale incostituzionale proprio per il combinato disposto tra ballottaggio e premio di maggioranza – ed infine lo è perché il centrosinistra non solo forse non esiste nella mente degli italiani, come sostiene Enrico Sola, ma soprattutto non esiste perché in quanto “Centrosinistra” dovrebbe aggregare un ampio ventaglio di soggetti, ognuno con sensibilità diverse ma tutti accumunabili per scopi generali condivisi, ed invece la realtà storica ci insegna che la “fuga” in avanti, anzi a sinistra, non ha mai fine. Ogni soggetto potenzialmente iscrivibile in questo aggregato trova, senza soluzione di continuità, argomenti per costruire il proprio sterile orticello.
La logica del cortile, che non dà fiori e neanche frutti, è oltremodo penalizzante. Intanto non si crede alla capacità di riunire questi inutili appezzamenti, guai se qualche albero fiorisse e spargesse il suo polline, poi sembra proprio che ognuno si compiaccia o meglio si accontenti di comandare a casa propria e disconosca ogni leadership che non gli aggrada. Per non parlare dell’ancestrale timore di aprirsi realmente alla società, nella gente c’è tanta voglia di partecipare che regolarmente i partiti o chi li gestisce tende a frustrare e questa per la sinistra è un’aggravante senza appello. E, ovviamente, la conseguenza logica è quella che solo pochi e ostinati elettori, a grave rischio estinzione, possono dar fiducia a compagini così frammentate e, quando unite, estremamente litigiose.
Detto ciò è possibile trovare soluzioni, oltre la probabile desertificazione, a questo scenario da apocalypse now?
Da impenitente ottimista, la mia risposta è affermativa. Intanto, è necessario ripartire proprio da quella voglia di partecipazione che da sempre contraddistingue l’elettorato di sinistra e non solo. I Cinque Stelle ad esempio, giusto per citare anche una delle tante cause di questa debacle del PD, che ben hanno studiato queste dinamiche, hanno indetto le “parlamentarie”, strumento attraverso il quale hanno attivato decine di migliaia di persone pronte ad iscriversi al Movimento per essere votate e salire al volo sul potenziale carro dei vincitori. Questi concorrenti – si perdoni l’espressione, ma così l’ho percepita - a loro volta, per procacciarsi i voti per essere candidati hanno coinvolto familiari, amici e conoscenti, insomma parliamo di qualche centinaio di migliaia di persone in campo e capaci di portare direttamente ulteriori proseliti, una piramide che partendo dall’alto tende ad estendersi a macchia d’olio.
Allertare una platea così vasta di attivisti è stata una delle armi vincenti dei pentastellati. Invece, questo aspetto, che suona un po’ come nominare la corda in casa dell’impiccato, è totalmente mancato ai democratici, nonostante siano stati i primi a sperimentare in Italia il sistema coinvolgente delle primarie.
Altra peculiarità, vincente da un lato e perdente dall’altro, è stata l’indicazione di un leader di coalizione, di un candidato premier. Le persone, i cittadini o gli elettori devono identificarsi in qualcuno, e quel qualcuno, bastava dare una sbirciata ai sondaggi di gradimento, doveva essere chiaramente il Presidente del Consiglio uscente, Gentiloni.
Un capitolo a parte merita la vicenda Boschi, capace, dopo diverse disavventure più o meno colpevoli, di farsi nominare sottosegretario alla presidenza ed infine, dotata di “paracadute” – sono valide tutte le accezioni di questa metafora – essere candidata in un’improponibile sicura roccaforte. Vicenda anche questa in grado di sottrarre una percentuale consistente di consensi. La gente di sinistra non dimentica e soprattutto, avendo un alto senso della giustizia, questa blindatura è stata giustamente interpretata come un odioso favoritismo.
Poi Renzi, oltre a essere abbastanza arrogante, è stato presuntuoso e decisionista: tratti caratteriali considerati veri e propri peccati mortali per il popolo di sinistra. Giusto quindi un sano stand by di almeno 5 anni in quel purgatorio dorato chiamato Senato (scusate la rima), che poi non è tanto male.
La persona è capace e, se saprà trarre lezione, non escludo riesca a rifarsi un’immagine. Per l’Italia è invece fondamentale recuperare quel non luogo chiamato Centrosinistra. È importante perché ai vincitori di oggi, che non a caso si rappresentano fuori dalle ideologie, bisogna togliere il primato di una presunta onestà/legalità – peraltro tutta da dimostrare – che dovrebbe essere un comune denominatore di chi fa politica.
Occorre far comprendere che certi posizionamenti classici esistono e ribadire che, sebbene in una democrazia tutti dovrebbero tendere al benessere comune, i punti di partenza e le ricette possibili per arrivarci, sebbene annacquate da logiche globali e scenari internazionali complessi, restano almeno due. E, per i progressisti, il campo di riferimento parte da chi patisce le diseguaglianze, dai lavoratori e dagli esclusi, da quelli che scappano dalle guerre e da quanti possono dare un contributo attivo ad una società e uno Stato in piena crisi demografica. Non importa se si comincia a ricostruire dal centro (vedi l’adesione Calenda) o da sinistra, l’importante è avere la determinazione di trasferire in proposte politiche concrete quel patrimonio unico di sensibilità che deriva dalle due tradizioni culturali d’origine: quella cristiana e quella socialista democratica e liberal.
I potenziali attivisti ed elettori di uno schieramento capace di recuperare questi valori e la forza di essere e apparire onesti, a mio avviso ci sono tutti. Prendiamo atto e abbiamo coscienza di questo. Non solo è importante intercettare la voglia di partecipazione, ma come l’aria, abbiamo bisogno di farla crescere. Questa tendenza, mai sopita, se vanificata demolisce anche le più ostinate delle convinzioni. Al contrario, per ripartire è necessario dare voce, è necessario ascoltare, è necessario comprendere chi ogni giorno tira la carretta e chi, non avendola, vorrebbe tirarla. È basilare dare esempi corretti, positivi, porsi come modello integerrimo di correttezza e capacità, dimenticare il particolare degli interessi personali per occuparsi esclusivamente del bene comune.
È indispensabile dare una speranza, quella che tanti italiani domenica hanno mostrato di non poter e voler riporre nelle mani del Centrosinistra, aggregato o parcellizzato la somma non cambia. Invece, nonostante molti fondamentali socio-economici diano chiari segnali di ripresa, hanno votato seguendo una o meglio due chimere. Hanno messo un segno sotto l’impulso della paura. Hanno premiato chi evoca scenari catastrofici e incarna, più o meno sotto mentite spoglie, ideologie autoritarie, razziste, xenofobe e parafasciste.
Ieri sentire un Salvini, dalla memoria corta, parlare come un salvatore della Patria, “porteremo l’Italia fuori dalle sabbie mobili”, fa male. Così come fa male lasciare la guida del Paese dopo un percorso, seppur parziale, di risanamento, riforme e riconoscimento di diritti che saranno sicuramente messi in discussione se non fatti sparire.
Andare avanti si può e si deve, non per il popolo del Centrosinistra che c’è, ma per quello che, dopo una rigenerante astensione da cariche di governo nazionale - una sana opposizione credo sia ineludibile - ancora più numeroso ci sarà.