28/07/2026
"L'assistente all'autonomia non si occupa di didattica."
Quante volte ho sentito questa frase.
Ed è vero, almeno in parte. La didattica è competenza dei docenti curricolari e del docente di sostegno. Noi non insegniamo, non valutiamo e non programmiamo.
Ma chi lavora ogni giorno nelle classi sa che la realtà è molto più complessa di una semplice definizione.
Io entro in classe con un obiettivo preciso: fare in modo che quell'alunno partecipi davvero alla vita scolastica. E questo, molto spesso, passa anche attraverso la didattica.
Non posso rimanere a guardare mentre la lezione va avanti e l'alunno perde il filo. Non posso limitarmi ad assisterlo se so che, con una spiegazione più semplice, un'immagine, uno schema o una consegna riformulata, potrebbe capire e sentirsi parte di quello che sta accadendo.
Per questo, tante volte, mi ritrovo a semplificare un argomento, a mediare un testo, a riformulare una consegna o a trovare una strategia diversa. Non perché voglia fare il lavoro del docente, ma perché voglio dare all'alunno la possibilità di accedere a ciò che viene insegnato.
Per me questa non è fare didattica nel senso dell'insegnamento. È rendere la didattica accessibile.
L'inclusione non è tenere un alunno seduto in classe. L'inclusione è permettergli di capire, partecipare, provare, sbagliare, riuscire e sentirsi parte del gruppo.
E quando un alunno segue una programmazione per obiettivi minimi, ancora di più ha il diritto di seguire la lezione senza perdere pezzi importanti. Spesso è lui stesso a voler stare al passo con la classe, perché desidera imparare, sentirsi competente e raggiungere i propri obiettivi.
Credo che il nostro lavoro abbia senso solo quando viene svolto in sinergia con i docenti. Ognuno con il proprio ruolo, le proprie competenze e le proprie responsabilità. Non si tratta di invadere il campo di nessuno, ma di collaborare.
I confini tra le nostre figure professionali possono sembrare sottili, ma ciò che non dovrebbe mai mancare è il confronto, il rispetto reciproco e la consapevolezza che stiamo lavorando tutti per la stessa persona.
Io non voglio sostituirmi a un insegnante.
Voglio essere quel ponte che permette a un alunno di arrivare dove, da solo, in quel momento, farebbe più fatica.
Ed è proprio in quel ponte che, secondo me, si trova il vero valore del nostro lavoro.