ANPI Botticino

ANPI Botticino Pagina della Sezione dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia di Botticino, Sezione "Luigi Romano"

20/07/2026
02/07/2026

“L’articolo 87 della Costituzione recita: “Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale”. Infatti la sua elezione, regolata dall’articolo 83 della Costituzione, avviene con un meccanismo che sollecita la più ampia convergenza possibile dei votanti. La persona del Presidente ha ovviamente una specifica storia politica, e tanti sono stati i Presidenti con una storia politica di centro o di destra. Ma nel momento in cui viene eletto, il Presidente si deve spogliare di ogni visione di parte.
Non si vota per un Presidente di destra, di centro o di sinistra; si vota per un Presidente che rappresenti l’unità nazionale, cioè in cui si possa riconoscere la stragrande maggioranza del popolo italiano. Affermare, come ha fatto la Presidente del Consiglio, che “è giunto il momento di un Presidente della Repubblica non di centrosinistra”, vuol dire affermare che si vuole un Presidente di parte, che non unisce ma divide. Così si tradisce la lettera della Costituzione e si rivela una cultura politica faziosa e totalitaria.
Dopo il tentativo fallito di sovvertire l’equilibrio dei poteri con la legge costituzionale contro la magistratura, ora questo governo ci prova con una riforma della legge elettorale che consentirebbe a una maggioranza del Parlamento che corrisponde a una minoranza di votanti l’elezione del Presidente della Repubblica. È una deriva antidemocratica che va contrastata e sconfitta”.
✍🏻 Segreteria nazionale ANPI

08/05/2026

Anpi sezione Genova Pra'

Comunicato stampa
Anpi: Vannacci non strumentalizzi gli Alpini,
Noi ringraziamo chi combatté per la libertà
Lo diciamo senza mezzi termini: riteniamo inaccettabile il tentativo di Roberto Vannacci, già generale dell’Esercito Italiano, ora alla ricerca di una armata che si ispira a richiami nostalgici oltre che razzisti ed omofobi, di strumentalizzare l’Adunata Nazionale degli Alpini, in programma a Genova nei prossimi giorni, per una manifestazione politica che evidentemente punta a raccogliere adesioni tra ex militari richiamando i concetti nostalgici del ventennio fatti di identità, tradizione, sicurezza.
Vannacci, a cui piace molto fare riferimento alla Decima Mas, quella che fu protagonista, insieme ai nazisti delle SS, di rastrellamenti e uccisioni a sangue freddo in Liguria, Toscana e Piemonte, ma non solo, loro sono stati complici dei più efferati massacri, da Marzabotto a Sant’Anna di Stazzema e a Vinca. Lui probabilmente vuole ignorare quanto sia stato importante il contributo di lotta e di sangue degli Alpini nella Resistenza. Inoltre in migliaia decisero di non aderire alla Rsi, portando esperienza militare e capacità tattiche alle formazioni partigiane, specialmente in Piemonte (bande Giustizia e Libertà), Lombardia (Fiamme Verdi) e Friuli (divisioni Osoppo), contribuendo a costruire un esercito di popolo, anche in altri paesi: è il caso della divisione Taurinense nei Balcani che si unì alla divisione Garibaldi per combattere i nazisti in Jugoslavia dopo l'armistizio, mentre innumerevoli furono gli Alpini tra i 600 mila IMI-Internati Militari Italiani, catturati dai tedeschi e deportati in Germania, che anche in prigionia rifiutarono di collaborare con il nemico e di aderire alla repubblica di Salò.
L’Anpi di Genova ricorda a Vannacci che quando esalta la Decima Mas ne ricorda anche chi li comandava autore, nel dopoguerra, con altri esponenti del Msi di tentativi di golpe e di attentati di chiara marca fascista.
ANPI Genova saluta gli Alpini che verranno nella nostra città, nel ricordo di quanti di loro si batterono in Italia e all’estero per la Pace, la libertà e la Democrazia e 60 di loro furono decorati con medaglia d’oro al valor militare per il loro sacrificio, ricorda chi, dopo di loro, ha portato avanti nelle varie catastrofi vissute dal Paese, i valori di solidarietà umana.
Denunciamo e consideriamo invece una provocazione fine a sé stessa la presenza di Roberto Vannacci e dei suoi seguaci, che irridono quelli che sono i canoni fondamentali della Costituzione nata dalla Resistenza.
Comitato Provinciale Anpi Genova
Genova, maggio 2026

Discorso della dott. Sonia Bonazzi in occasione della celebrazione del 25 aprile 2026 nel Comune di Botticino. Cari citt...
28/04/2026

Discorso della dott. Sonia Bonazzi in occasione della celebrazione del 25 aprile 2026 nel Comune di Botticino.

Cari cittadine e cittadini,
oggi, 25 aprile, celebriamo la Festa della Liberazione, una delle date fondanti della storia della nostra Repubblica.
Non è soltanto una ricorrenza o un giorno di memoria: è il momento in cui l’Italia si guarda allo specchio, riflette sulle proprie radici e rinnova un impegno collettivo verso la libertà, la democrazia e la dignità della persona.
Il 25 aprile 1945 segna la fine dell’occupazione nazista e del regime fascista, ma soprattutto segna l’inizio di un nuovo cammino: quello di un Paese che, dopo anni di dittatura, guerra e distruzione, sceglie la libertà, la pace e la democrazia.
La Liberazione rappresenta per l’Italia il ritorno alla sovranità morale e politica, dopo vent’anni di dittatura e cinque anni di guerra.
È il momento in cui il nostro Paese smette di essere oppresso e torna a decidere del proprio destino.
Il fascismo aveva cancellato ogni forma di libertà: la libertà di parola, di pensiero, di associazione. Aveva costruito uno Stato fondato sulla violenza, sull’obbedienza cieca, sulla persecuzione del dissenso.
La Liberazione spezza quel sistema e restituisce agli italiani la possibilità di essere cittadini, non sudditi.
Da quel momento in poi, la democrazia non è più un’idea astratta, ma una conquista concreta, pagata a caro prezzo.
La possibilità di votare, di esprimere liberamente le proprie opinioni, di organizzarsi, di dissentire, nasce anche – e soprattutto – da quel giorno.
Ed il significato del 25 aprile va oltre i confini nazionali.
La Liberazione dell’Italia si inserisce nel più ampio processo che ha portato l’Europa a liberarsi dai totalitarismi del Novecento. È parte di una storia comune europea, segnata dalla lotta contro il nazismo e il fascismo, dalla tragedia della guerra e della Shoah, e dalla successiva ricostruzione su basi nuove.
L’Europa democratica nasce anche da quelle macerie.
Nasce dalla consapevolezza che la pace non è scontata, che la libertà va difesa, che la dignità umana deve essere al centro di ogni progetto politico e sociale. In questo senso, il 25 aprile parla non solo agli italiani, ma a tutti i cittadini europei.
Se oggi possiamo celebrare la Liberazione, è soprattutto grazie alla Resistenza.
Una Resistenza fatta non solo di battaglie armate, ma anche di scelte morali, di coraggio civile, di solidarietà quotidiana.
La Resistenza non fu un fenomeno uniforme né semplice.
Fu un movimento plurale, composto da uomini e donne di diversa provenienza politica, sociale e culturale.
Giovani e anziani, operai e contadini, intellettuali e militari, credenti e non credenti: persone unite dalla volontà di opporsi all’oppressione e di riconquistare la libertà.
Molti resistenti erano giovanissimi. Ragazze e ragazzi che scelsero di rischiare – spesso di perdere – la propria vita per un ideale di giustizia e di futuro. Accanto a loro, tante donne, che svolsero un ruolo fondamentale: come staffette, come organizzatrici, come combattenti, rompendo stereotipi e aprendo nuove strade di emancipazione femminile.
E tra questi giovani ricordiamo alcuni dei “nostri” partigiani.
La partigiana Santina Damonti, detta Berta, di 18 anni, impegnata come staffetta e figura chiave di collegamento tra i partigiani locali ed il comando della 122a Brigata Garibaldi, e la staffetta Olga Furlan, di 14 anni.
E ricordiamo i partigiani trucidati alla fratta il 28/10/1944, Giuseppe Biondi di Livorno, 22 anni, Francesco di Prizio di Iseo, 20 anni, e Beniamino Cavalli di Castrezzato di 17 anni, impegnati in un’azione mirata all’interruzione delle linee ferroviarie che da Rezzato trasferivano prigionieri verso nord, ai campi di sterminio in Germania.
La Resistenza infatti non fu priva di sacrifici. Fu segnata da persecuzioni, rappresaglie, deportazioni, stragi.
Eppure, nonostante tutto, seppe mantenere viva l’idea che un’Italia diversa fosse possibile.
La Resistenza non lottava solo contro qualcosa, ma per qualcosa: per un Paese libero, democratico, fondato sull’uguaglianza e sul rispetto della persona.
Senza la Resistenza, la Liberazione non sarebbe stata possibile.
Essa fornì un contributo decisivo, non solo militare, ma anche politico e morale, e restituì agli italiani la dignità di popolo che non si arrende, che sa scegliere da che parte stare.
A oltre ottant’anni di distanza, qualcuno potrebbe chiedersi: perché continuare a ricordare? Perché tornare ogni anno su eventi così lontani nel tempo?
La risposta è semplice e profonda: perché la memoria è il fondamento della democrazia.
Senza memoria, i diritti diventano fragili.
Senza memoria, le conquiste possono essere messe in discussione.
Senza memoria, si rischia di ripetere gli errori del passato.
Ricordiamo le parole di Primo Levi cui fu chiesto come fu possibile giungere alla creazione dei lager.
Levi rispose che essi nascono facendo finta di nulla, nell’indifferenza collettiva, accettando passivamente la propaganda, abituandosi alla violenza di Stato e alla disumanizzazione dell’altro.
Parole tragicamente molto attuali.
Ricordare il 25 aprile non significa restare prigionieri della storia, ma assumerne la responsabilità.
Significa riconoscere che la libertà di cui godiamo oggi non è un dono naturale, ma il risultato di scelte, lotte e sacrifici.

Questo legame tra memoria e futuro è espresso in modo esemplare dalla Costituzione italiana, nata proprio dall’esperienza della Resistenza.
La Costituzione non è un testo neutro: è il frutto di una precisa visione della società, basata sul rifiuto della dittatura, sulla tutela dei diritti fondamentali, sulla centralità della persona.
I principi di libertà, uguaglianza, solidarietà, giustizia sociale che leggiamo nella Costituzione sono la traduzione giuridica dei valori per cui tanti uomini e donne hanno combattuto.
Difendere la Costituzione significa, oggi, continuare quella Resistenza in forma civile e democratica.
Ricordare significa anche educare le nuove generazioni.
In un mondo complesso, in cui le informazioni sono rapide e spesso superficiali, è essenziale offrire strumenti critici, raccontare la storia in modo onesto, trasmettere il senso delle scelte compiute.
Il 25 aprile quindi non può e non deve dividere: il 25 aprile unisce!
Unisce nella condanna di ogni forma di oppressione, di razzismo, di violenza politica. Unisce nel riconoscimento che la democrazia è un bene comune, che richiede partecipazione, rispetto e responsabilità.
Celebrare oggi la Festa della Liberazione significa rinnovare un impegno: quello di custodire la libertà, di difendere la democrazia, di vivere ogni giorno i valori della Costituzione.
Non si tratta solo di ricordare ciò che è stato, ma di chiederci cosa vogliamo essere.
Un Paese che dimentica la propria storia è un Paese più fragile. Un Paese che la conosce e la condivide è più forte, più giusto, più libero.
Il 25 aprile ci ricorda che la libertà non è mai definitiva, che va protetta con la cultura, con il dialogo, con la partecipazione civile.
È questo il modo migliore per onorare chi ha lottato e ha sacrificato la propria vita per un’Italia libera.
Quindi ai nostri bambini e ragazzi insegniamo e ripetiamo che la libertà non è sempre esistita ma è stata conquistata; che non è stata regalata e che può essere persa se non viene difesa.
Insegniamo che la storia della Resistenza permette di distinguere tra chi opprime e chi difende, tra violenza e rispetto, tra obbedienza cieca e scelta responsabile.
Insegniamo il senso critico, l’empatia, la capacità di dire “no” all’ingiustizia e al bullismo, il rispetto per gli altri.
Insegniamo che la Costituzione italiana conferisce a tutti diritti, ma anche doveri, che ci indica che nessuno deve essere discriminato, che la legge vale per tutti, che le decisioni si prendono con il dialogo e non con la violenza.
Insegnare il 25 Aprile serve a vaccinare contro l’indifferenza, a costruire una memoria collettiva che protegga la società nel futuro, e ci renda persone libere, consapevoli e giuste
Per questi motivi,
Viva il 25 Aprile.
Viva la Liberazione.
Viva la Costituzione!
Buona Festa della Liberazione a tutti!

Resistenza, Liberazione, Costituzione: le parole del 25 aprile nel bellissimo intervento di Sonia Bonazzi a nome dell'An...
26/04/2026

Resistenza, Liberazione, Costituzione: le parole del 25 aprile nel bellissimo intervento di Sonia Bonazzi a nome dell'Anpi Botticino.

Il 25 aprile si svolgeranno in tutta Italia centinaia di iniziative promosse dall’ANPI in collaborazione con Associazion...
22/04/2026

Il 25 aprile si svolgeranno in tutta Italia centinaia di iniziative promosse dall’ANPI in collaborazione con Associazioni, organizzazioni sindacali e Comuni. Sono attese decine e decine di migliaia di persone. A Milano avrà luogo la manifestazione nazionale che vedrà come oratori: Primo Minelli, Presidente del Comitato antifascista milanese e a seguire Giuseppe Sala, Sindaco di Milano, Milena Bracesco, Vice Presidente ANED Sesto San Giovanni, Marina Brambilla, Rettrice dell’Università Statale di Milano, Daniela Fumarola, Segretaria generale CISL, Roberto Tagliani, Presidente nazionale FIVL, Gianfranco Pagliarulo, Presidente Nazionale ANPI.
Dichiara Gianfranco Pagliarulo: “È il nostro 25 Aprile 2026, quando, accanto alla Liberazione, celebriamo l’80° della vittoria della Repubblica, della conquista del voto alle donne, della elezione dell’Assemblea Costituente. Si avviava la ricostruzione di un Paese diverso da quello fascista, ma anche da quello prefascista, si ponevano le basi della Costituzione fondata sul lavoro e sul ripudio della guerra. Oggi tutto questo viene rimesso in discussione. Tantissime donne e tantissimi uomini scenderanno in piazza per contrastare questa deriva, spinti da un bisogno di unità e di lotta per i principi e dei valori della Liberazione: pace, democrazia, libertà, solidarietà, giustizia sociale, lavoro. Stupisce che Ignazio La Russa continui ancora a parlare di pacificazione con i fascisti, offendendo la memoria di chi è caduto per la Liberazione dell’Italia e contraddicendo il suo stesso ruolo che è quello di Presidente del Senato della Repubblica democratica nata dalla Resistenza”.
L’elenco, in continuo aggiornamento, delle iniziative è disponibile su https://www.anpi.it/eventi


Area 17 Giu 26 - 25 Giu 26 | Roma Re-Esistenze. Storie di diritti e libertà In occasione dell'80° anniversario della nascita della Repubblica Italiana Rassegna gratuita di docu-film Re-Esistenze. Storie di diritti e libertà dal 17 al 25 giugno 2026 Teatro Le Sedie Via… 27 Mag 26 - 31 Mag 26 | M...

03/04/2026

Riporto una intervista a Rosa Bolpagni per ricordarla come donna energica, generosa e libera: una partigiana nel cuore.
Testimonianza di ROSA BOLPAGNI riferita a FERNANDO DINO BOLPAGNI
Dino è sempre stato quello … a 15 anni era alto 1 e 90 ma lungo come la fame. Siamo cresciuti proprio in tempo di guerra: io avevo 10 anni, lui 12 … l’abbiamo vista tutta e sofferta tutta.
Ogni tanto spariva la notte, spariva, mia mamma piangeva “dov’è, dove è andato ... è andato con gli amici …” allora amici non ce n’erano, invece andava in montagna a portare le armi.
Un giorno stavo facendo le pulizie in camera con la scopa, vedo sotto il letto e cosa c’è? E là trovo tutti fucili, non so se erano mitragliatrici, allora sono stata zitta e appena lui è tornato dal lavoro: “Dino guarda cosa ho trovato” e Dino “oddio, inginocchiati e giura che non dirai mai niente a nessuno, mai né adesso né chissà per quanto tempo … non parlare mai di questa cosa”.
Dopo pochi giorni sono spariti chissà dove li ha portati … non li ho più visti. Lui li ha portati via tutti, ma non da solo, perché ho saputo dopo che è finita la guerra che lui era amico di Della Fiore e lui Della Fiore portava davvero le armi su in montagna [cfr. testimonianza Della Fiore in Memorie della Resistenza a Botticino].
Mio fratello lo aiutava, eccome, ma non hanno mai fatto il nome l’uno con l’altro.
Le armi nascoste le avranno sotterrate sul monte, saranno ancora lì [zona Galantina, campetì cicigoti] campetti di nessuno: ancora lì.
Lui doveva consegnarle, ma c’era stato un rastrellamento in Maddalena, allora per metterle al sicuro le ha sotterrate e sono rimaste là.
Quel Della Fiore mi faceva un po’ la corte: io lavoravo sopra allo stabilimento delle calze e lui sotto faceva il fornaio; allora andavo alla finestra e gli dicevo: “dai buttami su un panino …” era il pane fatto con la farina dei contadini ricchi, chi non aveva la farina aveva la tessera, quella col tagliando del pane.
Io andavo tutte le mattine con le tessere di tutta la famiglia, eravamo in 7: c’era un tagliandino che tagliavano con la forbice, tutte le mattine, le famiglie erano numerose … per avere un po’ di pane! Ma quando lo mangiavi era paglia tritata, era giallo che sembrava avere dentro l’uovo invece era tutta paglia.
Io ero spavalda, non ero timida, andavo fino a San Giacomo a cercare la farina facendo attenzione ai fascisti, ai tedeschi alla stazione di Rezzato. Episodio del sacco di farina caduto sulle robinie perché volevamo evitare i tedeschi in cui Dino è caduto sulla robinia e si è riempito di spine.
Per dare da mangiare ai fratelli più giovani, per aiutare la mia mamma per aiutarla e proteggerla, andavo in prestito della zia della bici, senza copertoni che non si trovavano. Mio zio aveva messo un tubo al posto dei copertoni! Non c’era niente, scarpe rotte, solo zoccoli di legno.
I contadini pensavano alle bestie, anziché aiutare: “la manzöla a cui badare”.
Una volta a16 anni ho portato a casa da Serle Egidio in braccio, con lo zaino, a piedi con il piccolo: 8 ore. Mia mamma vedendomi si è messa a piangere. Gidio ancora se lo ricorda: una signora a metà strada mi ha dato un po’ di latte. L’ho portato con amore, non mi ha pesato.
Mio fratello ha cominciato appena finita la guerra ad avere quelle idee lì dei comunisti.
Dino ha cominciato ad andare coi comunisti perché il papà era già di sinistra, aveva idee di sinistra. Tra l’altro nell’era fascista aveva preso le botte dai fascisti, da Prati (il vecchio Prati, Battista Prati); ricordo che gli aveva detto: “tu che sei un povero Cristo con i figli non hai ancora fatto la tessera del fascismo”.
Dino una volta gli ha detto: “mio papà mi ha insegnato che non devo avere tessere, nemmeno quella del fascismo” e lui lo ha schiaffeggiato, pensa te!
Alla Liberazione andava alla casa Maffeis occupata dai fascisti e l’hanno occupata (la chiamavano dopolavoro).
Una notte è capitata a casa una macchina di quelle scoperte, un’Alfa Romeo c’era un fascistone: era pieno di robe di stoffa di tutto e l’ha affidata a me: se qualcuno viene a prendere qualcosa … noi non avevamo niente e no ho fatto prendere niente a nessuno, per la paura, perché ero io responsabile. Forse è entrato nel cortile che ha visto aperto, forse l’aveva rubato anche lui in via San Michele dietro il convento. Mi ha regalato un pezzo di stoffa per fare una giacca. (lui non era in divisa).
C’erano ruberie al comitato del dopolavoro del fascio, si arrangiavano tutti quanti e dopo si spacciavano per comunisti.
Mio papà era una persona che si faceva benvolere da tutti, era nella banda del paese stimato.
Dino dopo la guerra non era tanto d’accordo coi miei genitori perché con noi di 16 e 18 anni mia mamma ha messo al mondo due gemelli.
“Con la fame che c’è” “Pensa a te, non alla mia vita…”
Dino si è arrabbiato ed è andato in Belgio, è partito.
Lui là difendeva gli italiani perché ce n’erano tantissimi e lui li teneva assieme … la sua idea era di sinistra.
Poi è tornato e dopo è andato in Francia, si è sposato ed è andato là con la famiglia e quando è tornato è venuto qua ad aiutare a Botticino.
Venuto il momento che si doveva fare la denuncia dei redditi e qui nessuno a Botticino lo sapeva fare, non so perché, forse solo a pagamento.
La mattina alle 8 c’era la fila delle vecchie fuori casa sua per farsi fare la denuncia dei redditi. Sua moglie si lamentava perché faceva entrare tutti e offriva il caffè a tutte queste povere vecchie.
Dopo ha messo su l’ufficio in via Carini in un garage, aiutava anche altri.
Da lì è diventato presidente dell’Anpi, abbiamo tribolato. Prima di lui c’era Giulio Oliani, brava persona morto giovane, lui la moglie il figlio.
Quando hanno fatto il monumento alla Fratta nel 1976 c’era Luigi Romano che era di Sant’Eufemia e aveva sposato una di Botticino: Angela Piccinotti.
Ferdinando è andato avanti fino al 2006 poi è arrivato Marco. Allora facevano le feste come Anpi.
[16.6.2006: prende l’incarico Marco Soccini, in un direttivo all’Auser sono passate le consegne.]
Dino andava casa per casa a portare la tessera a tutti personalmente.
Mio fratello era un uomo di poche parole anche un po’ burbero, emigrato, grande lavoratore, sindacalista della CGIL, partigiano … ne ha fatte di tutti i colori.
Giovanissimo inculcava l’idea socialista ai fratelli più giovani: io ero del ’28, lui del ’26, uno del ’30, zio Dante, la domenica mattina quando non andavano a lavorare andavano sul letto a cantare le canzoni della Resistenza … Dante ha fatto almeno20 anni a portare in giro l’Unità, non ha avuto niente in cambio.
Dino poi era andato in Francia, poi a San Gallo, anche mio papà, in Svizzera, anche a Sciaffusa.
Dino ha lavorato alla Petit Pierre che ha aperto in Francia e lui è andato là come capo.
Lui era iscritto alla CGIL da sempre, nessuna remora, sempre stato un galantuomo, non aveva la doppia faccia. Ha aiutato i lavoratori fino alla vecchiaia.
Dino ha aiutato tanti (vedove, ecc.) per le pratiche pensioni ecc., ha fatto di tutto e di più.
Tesseramento Anpi, correre di qui e di là. Morto a 90 anni con gli incidenti degli ultimi anni (rottura del femore ecc.).
Io sono vissuta fino adesso perché ho amato la mia famiglia disperatamente, i miei fratelli anzitutto; ho lasciato mio marito in Svizzera per tornare ad aiutare i fratelli alla morte della mamma.
Li ho amati di un amore disinteressato. Loro mi sono grati.
Ho amato tutti i miei figli.
Casa di Rosa (con Marco Soccini, figlio) 16 luglio 2021

Indirizzo

Via Cave, 74
Botticino
25082

Orario di apertura

09:00 - 17:00

Telefono

340 6451497

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