CRAAAZi

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CRAAAZI emerge dall’esperienza di Atlantide a Bologna come spazio di intersezione tra attivismo e ricerca e di cura, anche archivistica, dei saperi tfq

07/11/2023

Come studiose antirazziste, femministe e anticoloniali impegnate in studi critici ci uniamo alle innumerevoli voci emerse a livello internazionale per chiedere la fine dell’assedio a Gaza, l’immediata cessazione dei bombardamenti, la liberazione di ogni ostaggio, l’apertura di un corridoio umanitario per sostenere la popolazione, il ripristino delle condizioni di vita per le/i palestinesi che sono lì intrappolat^ e la fine del colonialismo razzista Israeliano, che da 75 anni produce morte, orrore e subalternità. [...]
Mai come in questo momento c’è bisogno di pensiero critico, di domande, di complessità, di posizionamenti, per leggere nell’orrore del presente le radici multiple della violenza e di una oppressione sistematica. È importante che questo accada nei luoghi dove i saperi si producono, perché ogni guerra, ogni sistema di dominio ha un fronte culturale. Gli approcci critici, studi decoloniali, postcoloniali, q***r femministi non sono saperi astratti, carriere accademiche, posizioni di rendita nell’economia della conoscenza – sono saperi che sgorgano dal vivo delle lotte, della resistenza e dell’autodeterminazione di soggettività oppresse e rese subalterne. Sono strumenti, per resistere e per liberare. E così intendiamo continuare a utilizzarli.

𝑃𝑒𝑟 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑡𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑔𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑓𝑖𝑟𝑚𝑎𝑟𝑒, 𝑙𝑖𝑛𝑘 𝑎𝑙 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜

13/06/2023

Quinto e ultimo estratto dell'intervista di CRAAAZI a Valérie Taccarelli, sulla sua storia personale e politica e la sua visione della politica trans e LGBTQIA+ contemporanea, con foto dal suo archivio personale.
Il testo integrale dell’intervista, "𝑁𝑜𝑖 𝑡𝑟𝑎𝑛𝑠 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑢𝑛 𝑠𝑜𝑔𝑔𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑏𝑎𝑡𝑡𝑒 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒":
📍 farà parte di una lettura partecipata del progetto di mappatura artistico-militante "Siamo Ovunque", che si svolgerà a Bologna ai 300 scalini il 22 giugno alle ore 21
📍 verrà pubblicato sul blog di CRAAAZI

Ricordatevi di sostenere Valérie facendo circolare e partecipando al crowdfunding “Un sorriso per Valérie”!
https://www.produzionidalbasso.com/project/un-sorriso-per-valerie-dona-per-le-sue-cure-dentarie

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"Se penso alle pratiche portate avanti dal movimento trans, quelle del passato e quelle del futuro, penso che c’è sempre tanto da fare per le persone trans, ma che le lotte trans vanno viste in una cornice ampia e in modo intersezionale… come dire… le lotte trans devono essere per tutt*: Angela Davis ce lo dice da cinquant’anni. Questo vale anche per il movimento LGBTQ in generale… per me concentrarsi solo sulla famiglia o sui diritti delle coppie è una prospettiva asfissiante. Le persone trans, forse anche perché per loro l’integrazione è comunque più difficile, si trovano in una posizione in cui possono sempre ricordare a tutte le altre “cose strane”, ai soggetti non-etero, che le nostre lotte o sono intersezionali o servono a poco. Bisogna andare alle manifestazioni dei migranti, delle pr******te, partecipare ai loro percorsi, opporsi allo smantellamento del welfare sanitario e della scuola. Io penso che le persone trans possono essere in prima fila in queste lotte, come erano in prima fila i femminielli che hanno liberato Napoli dal nazifascismo! Noi trans siamo un soggetto che combatte sempre."

12/06/2023

Quarto estratto dell'intervista di CRAAAZI a Valérie Taccarelli, sulla sua storia personale e politica e la sua visione della politica trans e LGBTQIA+ contemporanea, con foto dal suo archivio personale.

Ricordatevi di sostenere Valérie facendo circolare e partecipando al crowdfunding “Un sorriso per Valérie”!
https://www.produzionidalbasso.com/project/un-sorriso-per-valerie-dona-per-le-sue-cure-dentarie/

[Il testo integrale dell’intervista farà parte di una lettura partecipata del progetto di mappatura artistico-militante "Siamo Ovunque", che si svolgerà a Bologna ai 300 scalini il 22 giugno alle ore 21].

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"Nel 1986 avevo scoperto di essere sieropositiva. In quegli anni una diagnosi così significava che pensavi che saresti morta sicuramente. La Lila faceva tante cose, io raccoglievo moltissimi soldi per loro fra le trans e le pr******te e fui molto coinvolta nell’organizzazione della casa alloggio: stava in via Bassa dei Sassi e c’era bisogno di tutto, il comune voleva addirittura che pagassimo l’affitto all’inizio. Io chiesi ad un mio amico travestito, che grazie alla prostituzione stava bene economicamente, di aiutarci con l’arredamento e tutto quello che poteva servire alla casa.
Si può dire che io sono arrivata all’attivismo trans dall’attivismo sull’HIV. A un certo punto nel 1993 mi chiama il presidente della LILA Bologna Rino Varrasso: il MIT aveva ricevuto un grosso finanziamento per fare attività di prevenzione e supporto per le persone con HIV. Marcella aveva in mente di destinare quei soldi per creare un consultorio autogestito da persone trans che le aiutasse nel percorso di transizione. Fu allora che capii che dovevamo impegnarci di più, anche proprio come trans: supportare le persone trans nei loro percorsi di autodeterminazione significa sicuramente assisterle nei percorsi di affermazione del genere scelto, ma significa anche confrontarsi con fenomeni come la prostituzione, la migrazione, la sieropositività, la difficoltà di inserimento lavorativo. Bisogna avere questa visione di tutte le complessità che influiscono sulle vite trans. Fu allora che convinsi Porpora Marcasciano a partecipare alle attività del MIT con Marcella. Possiamo dire quindi che il Mit ha due fasi: quella in cui viene fondato da Marcella, nel 1979, con cui si arriva nel 1982 alla legge sul cambio di sesso del 164, e poi dopo il 1993, quando entriamo io e Porpora per supportare Marcella. A questo punto io stavo molto meglio, non mi facevo più e dopo la diagnosi di HIV avevo deciso che volevo, per quel poco tempo che mi restava, il meglio dalla vita: mi prendevo molta più cura di me stessa. Andai da Marcella con un tailleur Armani prima linea, borsa e orecchini di Chanel, e i capelli in uno chignon favoloso… lei rimase letteralmente senza parole…e chi conosce la “Di Folkland”, come la chiamavo io, sa che questa è una cosa rara!!!"

11/06/2023

Terzo estratto dell'intervista di CRAAAZI a Valérie Taccarelli, sulla sua storia personale e politica e la sua visione della politica trans e LGBTQIA+ contemporanea.
Ricordatevi di sostenere Valérie facendo circolare e partecipando al crowdfunding “Un sorriso per Valérie”!

https://www.produzionidalbasso.com/.../un-sorriso-per.../

[Il testo integrale dell’intervista farà parte di una lettura partecipata del progetto di mappatura artistico-militante "Siamo Ovunque", che si svolgerà a Bologna ai 300 scalini il 22 giugno alle ore 21].

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"Dopo il ‘77 iniziai a frequentare il gruppo frocialista fondato da Lola Puñales un rifugiato cileno. Eravamo tre gatte. Nel 1980, il 28 giugno, c’è il primo pride italiano, a Bologna, dopo una manifestazione che c’era stata a Pisa a novembre. Ero favolosa, avevo una tuta ska bianca e nera e mi truccavo guardando le foto della Loren. Dopo il pride grazie ad Annamaria Carloni, referente del P.C., noi “compagni busoni”, come ci chiamava la base del partito, fummo ricevuti dal sindaco, a cui volevamo chiedere una sede. Dall’80 all’82 io, Beppe Ramina, Robertina, Luciana e altre andavamo ogni settimana in comune a rompere le p***e al sindaco. Nell’82 finalmente ci diedero il cassero di Porta Saragozza."

10/06/2023

Secondo estratto dell'intervista di CRAAAZI a Valérie Taccarelli, sulla sua storia personale e politica e la sua visione della politica trans e LGBTQIA+ contemporanea.
Ricordatevi di sostenere Valérie facendo circolare e partecipando al crowdfunding “Un sorriso per Valérie”!

https://www.produzionidalbasso.com/project/un-sorriso-per-valerie-dona-per-le-sue-cure-dentarie/

[Il testo completo dell’intervista farà parte di una lettura partecipata del progetto di mappatura artistico-militante "Siamo Ovunque", che si svolgerà a Bologna ai 300 scalini il 22 giugno alle ore 21].

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"A Roma, un po’ più lontana da casa e dalla famiglia, ho cominciato ad accentuare alcuni aspetti del mio modo di essere: mi vestivo con grandi gonnellone e camicione a fiori, andavo in giro con una valanga di spillette con simboli politici, insomma mi vestivo proprio come la tipica femminista anni ’70. Per me vestirmi in questo modo significava tante cose, era anche l’assunzione di una identità politica… ero femminista e andavo a tutte le manifestazioni femministe, anche perché il mio aspetto mi permetteva di frequentarle tranquillamente… credo di essere stata la prima trans femminista in Italia, in qualche modo.
Andai con una compagna lesbica del M.L.D. a Milano, e un giorno lei mi disse che ci sarebbe stato un convegno omosessuale a Bologna, a Palazzo Re Enzo. Andammo insieme a Bologna e camminammo dalla stazione a piazza Maggiore. Fu un colpo di fulmine per me, la città aveva un’atmosfera unica. La piazza, dopo tutte le manifestazioni, si riempiva di persone, decine di migliaia di persone di tutti i tipi, e ogni gruppo aveva un po’ il suo angolino dove stava. A un certo punto, in questo mare di compagni tutti un po’ vestiti uguali, secondo quella moda un po’ freakkettona dell’epoca, vedo arrivare quattro ragazze vestite con fantastici abiti da sera, lunghi, eleganti, erano truccate in modo esagerato… erano bellissime. Era impossibile non notarle… io fui folgorata. Questo era uno dei tanti aspetti della creatività che caratterizzava quel periodo. Per me fu importante capire che si potevano attraversare quegli spazi anche esprimendosi in un altro modo, anche con gli abiti e il trucco, con quello che si vuole: loro erano diverse fra i diversi, e potevo esserlo anche io. Da Bologna non me ne sono più andata."

09/06/2023

“ℕ𝕠𝕚 𝕥𝕣𝕒𝕟𝕤 𝕤𝕚𝕒𝕞𝕠 𝕦𝕟 𝕤𝕠𝕘𝕘𝕖𝕥𝕥𝕠 𝕔𝕙𝕖 𝕔𝕠𝕞𝕓𝕒𝕥𝕥𝕖 𝕤𝕖𝕞𝕡𝕣𝕖”

Nell’ambito del progetto di mappatura artistico-militante "Siamo Ovunque", CRAAAZI ha intervistato Valérie Taccarelli, “esempio contagioso” di lotta e autodeterminazione, che ci ha parlato della sua storia personale e politica e della sua visione della politica trans e LGBTQIA+ contemporanea.

Da oggi e per i prossimi giorni ne pubblicheremo alcuni estratti, accompagnati da foto dell’archivio personale di Valérie.

Ricordatevi di sostenere Valérie facendo circolare e partecipando al crowdfunding “Un sorriso per Valérie”!

https://www.produzionidalbasso.com/project/un-sorriso-per-valerie-dona-per-le-sue-cure-dentarie/

[Il testo completo dell’intervista farà parte di una lettura partecipata di Siamo Ovunque che si svolgerà a Bologna ai 300 scalini il 22 giugno alle ore 21].

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"Ho lasciato Napoli nel 1976, avevo 14 anni. Nel 1975, al doposcuola che frequentavo, tenuto da cattolici di sinistra, ci avevano parlato dell’omicidio di Pasolini e questa cosa mi aveva colpito moltissimo. [...] A Napoli frequentavo i gruppi di Autonomia Operaia, in Piazza Medaglie d’Oro; all’inizio non capivo bene chi fossero e cosa facessero, pensavo che fossero i figli della buona borghesia napoletana del Vomero o di Posillipo, li vedevo arrivare sempre con grandi macchinoni, e non capivo bene da dove arrivassero tutti quei soldi, non sapevo all’inizio, per esempio che alcuni facevano parte dei Nuclei Armati Proletari. [...] Poi su consiglio di uno di loro ho cominciato a frequentare anche il FUORI di Napoli, e quindi ad avvicinarmi anche al Partito Radicale, con cui il FUORI era federato. Il Partito Radicale allora era una cosa ben diversa da oggi. Con tutti i limiti delle loro posizioni su certe cose, frequentando il partito radicale, la mia testa cominciava ad aprirsi, è lì che sono diventata antimilitarista, anticlericale, contro la psichiatrizzazione, insomma… anti tutto."

05/07/2020

ATLANTIDE NON É IN CAMPAGNA ELETTORALE
(e non è finita in ANTARTIDE)
👽🦠🤘👠🍍🌶



👉 Leggi la storia di Atlantide sul blog https://atlantideresiste.noblogs.org

Atlantide non è in campagna elettorale (e non è finita in Antartide)

Cathy La Torre ha recentemente lanciato la sua candidatura a sindaco di Bologna facendo riferimento alla penosa vicenda dello sgombero di Atlantide e annunciando, come primo atto di campagna elettorale, di voler fare un esposto contro il sindaco Merola per il danno erariale derivante dall'inutilizzo dello spazio dopo lo sgombero.

Atlantide è diventata Antartide nel sommario di Repubblica Bologna di ieri che riporta la notizia. L’errore si rivela forse qualcosa di più di una semplice svista tipografica: in effetti il perturbante calore che promanava da Atlantide in tutta la città è stato bruscamente spento da un freddissimo muro di cemento targato Comune di Bologna il 9 ottobre 2015 e da allora lo spazio di Porta Santo Stefano è rimasto ibernato in un limbo di annunci e progetti mai realizzati e in uno stato di incuria ogni giorno più evidente. Nessuno ne è consapevole quanto e più di noi, ma oggi scriviamo per smarcarci da un ennesimo tentativo di appropriazione indebita della nostra storia.

Potremmo, se volessimo stare sullo stesso piano, sporgere denuncia per "furto d'identità", ma le "vie legali" non sono mai state nelle nostre corde e siamo appena uscite, più o meno illese, dagli strascichi giudiziari seguiti allo sgombero. Preferiamo fare presente a La Torre e ai suoi potenziali elettori alcuni particolari molto importanti.

Le Atlantidee sono forme di vita mutanti e non sono morte per congelamento. Come abbiamo scritto all’epoca, sappiamo attraversare i muri e trans-migrare verso altri lidi e altre identità, e oggi siamo ancora qui. Mutate, riconfigurate, impegnate in altre e nuove imprese (o anche no), però costrette a doverci pronunciare in prima persona contro un ennesimo tentativo di parlare di noi al posto nostro per fini e scopi che non ci interessano minimamente.

Vogliamo ricordare a tutti coloro che hanno la memoria corta che, come altri hanno già sperimentato, c'è una maledizione che sembra abbattersi su chiunque tenti la via delle urne usando in qualche modo il nome di Atlantide. Una mossa che a destra come a sinistra non ha portato fortuna elettorale a nessuno. Atlantide è vuota e disabitata da ormai 5 anni (non 7, come dice il virgolettato, che solitamente sono gli anni della sfiga), ma ci chiediamo come si potrebbe quantificare l'incalcolabile danno presso la Corte dei conti (e speriamo davvero di non dover mai approfondire).

Se esistesse un risarcimento per l'impoverimento della qualità del tessuto sociale seguito allo sgombero di Atlantide e di tante altre esperienze sociali autogestite (ultimo di una lunga lista, XM24), sarebbero tanti, oltre all'attuale sindaco, coloro che dovrebbero elargirlo, futuro sindaco compreso: le prime beneficiarie dovrebbero essere tutte quelle persone che hanno vissuto la perdita di questi spazi, non certo quelle istituzioni che da anni usano il meccanismo dei bandi come strumento di selezione e controllo delle modalità di partecipazione alla vita pubblica.

Anche noi sentiamo molte voci, dentro e fuori, e ci dicono che la maledizione di Atlantide potrebbe presto colpire ancora.

02/07/2020

[3° tentativo di pubblicazione - Vogliamo creare confusione anche nell'algoritmo]

A Silvia

Scriviamo questo post per rivolgerci a Silvia Calderoni, compagna e fratella, per esprimere complicità e vicinanza a lei e ammirazione per il suo corpo meraviglioso ri-prodotto da lei stessa per la campagna di Cheap "La lotta è F**A", un corpo che continua a donarci generosamente per dare senso ai nostri discorsi. Discorsi che parliamo, scriviamo, traduciamo, archiviamo, e che però tante volte non si capiscono, perchè in effetti "vogliamo creare confusione nelle persone".

Il poster della creatura magnifica è stato pensato e realizzato mentre i nostri corpi erano separati nel lockdown: come in un bozzolo di farfalla prendeva forma per prendere il volo in un mondo che speravamo di trovare cambiato.

Quel corpo oggi occupa la scena pubblica interrogandoci. Nei giorni dei Pride ci interroga su chi e cosa abbia diritto di visibilità; nei giorni in cui Non Una di Meno riprende le strade invitandoci a lavare i panni sporchi in piazza ci interroga sui vincoli di responsabilità reciproca nei momenti di vulnerabilità; ci interroga su che mondo vogliamo trovare oggi, dentro e fuori dalle case, dentro e fuori dai bozzoli.

Questi interrogativi ci interpellano direttamente come Centro di ricerca e archivio, proprio perchè svolgono con altri linguaggi la traccia delle nostre riflessioni sulle biografie dissidenti, sui corpi viventi che conservano la memoria dei nostri gesti di lotta, sulla natura come luogo di resistenze e conflitti e sulla produzione e circolazione di saperi incarnati e collettivi fuori dalle istituzioni museali e accademiche. I nostri percorsi si sono incontrati diverse volte con i suoi, ricevendo sostegno materiale e supporto, anche con la traduzione in gesti e immagini potenti come questa.

Quel corpo però, il suo, di una persona reale fatta di carne ed ossa, oltre che sei tettine e un giga pelo, è oggetto di una campagna aggressivissima di insulti e minacce di una violenza assurda, perchè individuato come simbolo di intere comunità che hanno lottato per occupare la scena pubblica.

Il suo poster apre un immaginario imprevedibile su ciò che i corpi possono essere e cosa possono fare. Ed è proprio per questo motivo che perturba chi vuole scrivere, in nome di una verità giusnaturalistica, una parola definitiva che ci privi persino della nostra libertà di scegliere come immaginarci e fin dove spingere il nostro desiderio.

Il mondo che abbiamo sognato chiuse in casa è un mondo in cui la natura, liberata dalla morale conservatrice e cattolica, potesse prendere il sopravvento e spazzare via le campagne di odio delle varie sentinelle, del popolo della famiglia, dei fascisti a braccetto con i fondamentalisti religiosi, che l'anno scorso abbiamo affrontato nella Verona transfemminista, e che saremo pronte a riaffrontare ovunque si presenteranno.

Questo lavoro di Silvia mette ancora una volta, generosamente, in scena un corpo meraviglioso e imprevisto, capace di perturbare; ciò che l'arte deve fare, se non deve essere pura estetica. Produrre un altro immaginario mentre pensiamo a come distruggere i simboli del colonialismo, del patriarcato e della cultura dello stupro. Non riteniamo che i suoi lavori siano delle provocazioni, perchè sebbene ci faccia piacere che spaventi bizzochi e moralisti, non ha loro come interlocutori, ma un mondo intero di persone, biografie e corpi, che sono solitamente violentemente espulsi dalla cornice della rappresentabilità. Rompe la regola che solo ciò la cui visione è tollerabile può essere messo in scena, perchè rassicurante e da consumare. Pensiamo anche noi a tutte le bambine e i bambini che senza di lei non avrebbero un modello per immaginarsi fuori dai canoni stretti e angusti di quello che i maschietti e le femminucce devono fare per essere bravi e belle.

Il suo corpo è suo e le appartiene, ma per noi non può essere un luogo di battaglia per speculazioni, perchè è già un corpo politico che ha dato forma a tutto ciò a cui tendiamo, ma che ancora non eravamo state capaci di immaginarci, per scrivere altri futuri della rappresentazione, e più in generale, del mondo che vogliamo.



thanks to Maddalena Fragnito per la rielaborazione del poster di Silvia

Intersezionalità/Hiv: voci di attivist* a cura di Craaazi (3) StorieInMovimento 22/04/2020

Ed eccoci arrivatx alla terza e ultima puntata delle conversazioni di Craaazi con Alessandra Cerioli e Diego Scudiero della LILA - Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids sulla storia dell'attivismo delle persone sieropositive in Italia.
Grazie ancora di

Intersezionalità/Hiv: voci di attivist* a cura di Craaazi (3) StorieInMovimento Dedicata al tema dell'intersezionalità la terza parte del contributo di Craaazi che, in tempi di pandemia globale, ripercorre la lotta all'Hiv in Italia.

Scienza e Hiv: voci di attivist* a cura di Craaazi (2) - StorieInMovimento.org 20/04/2020

Seconda puntata delle conversazioni di Craaazi con Alessandra Cerioli e Diego Scudiero della LILA - Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids sulla storia dell'attivismo delle persone sieropositive in Italia, pubblicate dal sito del progetto Storie in movimento e della rivista di storia della conflittualità sociale Zapruder.
Qui ci soffermiamo su uno degli aspetti centrali di questa lotta, quello dell'(auto)formazione scientifica delle attivistx sulla malattia, sui farmaci e i loro effetti collaterali, che gli ha consentito di confrontarsi/scontrarsi direttamente con istituzioni scientifiche e case farmaceutiche, sia in Italia sia in Europa, tramite il coordinamento dell'European AIDS Treatment Group.
Un'altra preziosa indicazione per tuttx ai tempi della pandemia globale.

Scienza e Hiv: voci di attivist* a cura di Craaazi (2) - StorieInMovimento.org Scienza: seconda parte del lavoro di Craaazi che, in tempi di pandemia globale, ci raconta la lotta all'Hiv negli anni '80 e '90 in Italia.

Un esempio contagioso - StorieInMovimento.org 18/04/2020

Inizia oggi la pubblicazione in tre puntate delle conversazioni che abbiamo fatto con due attivistx di lungo corso sulla storia della lotta all’Hiv in Italia.
Un esempio di autodeterminazione e mobilitazione contagiosa, che ha messo al centro dell'azione politica la salute e i suoi determinanti sociali e interroga profondamente il presente.
Questa prima puntata riguarda il tema dell'Organizzazione e in particolare l’emersione della presa di parola diretta, della «voce inequivocabile» delle persone sieropositive.
Seguiranno il tema Scienza e Intersezionalità.

Ringraziamo Alessandra Cerioli e Diego Scudiero della LILA - Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids, per la loro inestinguibile passione politica e per il tempo che hanno voluto dedicarci, e le storiche e gli storici di Zapruder che ci hanno sollecitato a interrogarci collettivamente su questa storia che in Italia è ancora tutta da ricostruire.

Un esempio contagioso - StorieInMovimento.org In tempi di pandemia globale, abbiamo chiesto a Craaazi un contributo sulla lotta all'Hiv negli anni '80 e '90 in Italia.

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Bologna