28/05/2020
Questa è in assoluto la mia foto preferita. Quella che torno a guardare quando sono molto stanca, quando il quotidiano mi sommerge e faccio fatica a tenere alta la motivazione. Sono come tutti, non faccio certo eccezione. Sono, siamo umani. È la mia preferita perché mentre la situazione intorno è rilassata, distesa - c'è chi ride, chi osserva il pubblico, chi guarda i giudici - io avevo il mare dentro. Quello in burrasca, però. Una gara di bodybuilding è un po' come un esame all'università: quello che sai, lo devi concentrare in pochi minuti. Sul palco, quello che sei lo devi concentrare in pochi minuti. E intanto nella testa è un andirivieni di pensieri. "Schiena dritta, braccia tese, ruota le punte e tiiiira sti muscoli", la coach. E "ricordati la fatica che hai fatto, ricordatene quando sarai sul palco", sempre la coach. E poi penso al colore che, p***a miseria, mi ha fatta dannare. Non prendeva. E allora mettiti nuda, il colore, e poi l'aria gelida del ventilatore. Sembra a posto. No, fa schifo ... e allora ricomincia. Mettiti nuda, colore, aria gelida ... una via crucis. E le scarpe, pure loro. Le perdevo, in 24 ore i piedi erano più magri di quanto non lo fossero già normalmente. E quindi, ok, pensa al posing ma soprattutto pensa a stare in piedi. Minuti che sembrano un'eternità. Minuti in cui tutto si concentra: le cose belle e quelle brutte, le gioie e le fatiche, le tensioni pre gara e il relax post gara che già senti in lontananza, il sudore e il profumo del protan, i muscoli che fanno male e la soddisfazione per essere finalmente arrivata lì.
La soddisfazione per essere finalmente arrivata lì.
Non perdere la motivazione, mai. Che si tratti di sport, di lavoro o altro. La motivazione è movimento e il movimento è vita. E vivere non è come esistere.