20/05/2022
Oggi pomeriggio la nostra associazione ha consegnato ai media locali un testo in forma di lettera aperta che era nato e pensato come occasione di riflessione per i tre candidati sindaco di Belluno: Lucia Olivotto Sindaco , Giuseppe Vignato Sindaco , Oscar De Pellegrin Sindaco.
Poi però, man mano che i contenuti prendevano forma, ci siamo resi conto che la lettera può parlare a tante altre nostre amministrazioni locali, in fase di rinnovo oppure no, affrontando temi che vanno oltre i confini amministrativi del Comune capoluogo.
Così abbiamo deciso di condividerla anche con i candidati sindaco di Feltre, l'altra città della Valbelluna che rinnova la propria amministrazione, Adis Zatta , Per Feltre Viviana Fusaro Sindaco , Nadia Forlin.
Affidandola poi ai media e a questo social, la inviamo e la condividiamo simbolicamente con tutti gli altri amministratori e con le comunità bellunesi e i loro cittadini, pronti a interloquire con chiunque abbia la sensibilità per accoglierla.
Ecco il testo della lettera aperta.
LETTERA APERTA AI CANDIDATI SINDACO
Da cittadini bellunesi e soci dell’Associazione Cittadini per il recupero delle Gabelli condividiamo l’appello ai candidati sindaco apparso sulla pagina facebook del collettivo di musicisti Belluno Alza la Voce.
Il testo pone già l’attenzione su argomenti che riteniamo cruciali e necessari come tema di dibattito e di decisioni per il futuro di questa città ma noi, articolandovi anche temi sociali ed educativi a noi cari, desideriamo arricchirlo e rilanciarlo con ulteriori punti di riflessione per i candidati sindaco.
La nostra associazione è nata certamente guardando prioritariamente alla scuola Gabelli come edificio scolastico. Questo quando nessuno se ne occupava. Ma quell’interesse verso l’edificio non è mai stato fine a sé stesso, è stato piuttosto uno strumento per costruire opportunità educative e di crescita di qualità per le nostre bambine e i nostri bambini, le loro famiglie, i loro educatori, tentando insomma di coinvolgere l’intera comunità scolastica bellunese.
Lo testimonia l’attività che abbiamo svolto negli anni per la formazione didattica e per favorire l’incontro delle ricche esperienze educative della nostra provincia coagulandole attorno all’obiettivo di “investire in educazione”.
Con questa lettera aperta non vogliamo quindi che proseguire questo nostro percorso e porre una particolare attenzione alle emergenze educative di questo tempo, un tempo che tutti noi non possiamo che riconoscere ancora come estremamente critico.
Le misure sanitarie imposte con l’avvento della pandemia hanno fortemente segnato per due lunghi anni la crescita personale degli studenti, grandi e piccoli. Limitazioni e ostacoli li hanno privati di ogni opportunità di crescita relazionale.
Già diverse voci avevano lanciato l’allarme sugli effetti delle prolungate restrizioni della pandemia: ricordiamo gli appelli più volte ripetuti dal prof. Stefano Vicari, Responsabile della Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, le inchieste di Propaganda - Il Covid dell’anima, Presa Diretta - Emergenza malattie mentali adolescenti abbandonati dal SSN - e non ultimo l’articolo che appare sull’attuale numero dell’Espresso a firma di M.G. Riva, Malati e abbandonati.
È della scorsa settimana, uno studio qualitativo, promosso dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza con l’Istituto superiore di sanità che, attraverso interviste a oltre 90 esperti tra neuropsichiatri infantili, pediatri, assistenti sociali, psicologi, pedagogisti e docenti, conferma tale allarme e richiama le istituzioni pubbliche a intervenire in tempo.
Sappiamo che depressione, episodi di autolesionismo, tentativi di suicidio, disturbi della condotta alimentare sono in aumento tra i più piccoli in tutta Italia, con il conseguente affollamento dei servizi per l’età evolutiva, che già precedentemente erano caratterizzati da una scarsità di risorse. Le liste di attesa, non solo nel servizio pubblico, ma anche presso gli studi di psicologia privati, sono un’esperienza che accomuna anche molti genitori bellunesi.
L’appello di Belluno Alza la Voce richiama le situazioni di degrado sociale, risse, aggressioni, vandalismi da parte di giovani, anzi giovanissimi cittadini cui si assiste in centro storico.
Viene da chiedersi se non siano esse un sintomo di un malessere diffuso che attraversa le nuove generazioni.
E la domanda di Belluno Alza la Voce a noi appare centrale:
“Possibile che NESSUNO si sia fermato a pensare le cause di tutto questo?”
A riguardo ci rattrista oltremodo leggere commenti giornalistici sui quotidiani locali che sottintendono come tutto vada ricondotto alla responsabilità delle famiglie e dei genitori, con buona pace delle coscienze di tutti! Un giudizio superficiale e meschino perché va a interessare una realtà, quella dei genitori e delle famiglie, che non ha voce e che per la sua naturale frammentarietà fatica a vedere rappresentate le proprie fatiche e i propri bisogni.
La letteratura scientifica internazionale è molto chiara nel definire le responsabilità delle comunità nel costruire condizioni capaci di rispondere ai bisogni di crescita di bambini e ragazzi, offrendo opportunità educative per i più piccoli e accompagnamento e supporto per i genitori e le famiglie.
Anche la legislazione europea si muove in questa direzione: basti pensare alla Raccomandazione Europea REC 2006/19 sulla costruzione delle condizioni per l’esercizio di una genitorialità positiva, la REC 2013/212 sull’investimento nell’infanzia per spezzare il circolo dello svantaggio sociale e la recentissima Child Guarantee (garanzia per l’infanzia) del luglio scorso che impegna Stati e comunità nel garantire l’accesso ai diritti dei bambini e dei ragazzi.
Come recita un famosissimo detto africano
.. per crescere un bambino ci vuole un villaggio ...
La domanda che, come comunità bellunese, dovremmo allora porci, e che ci piacerebbe fosse tema di riflessione per i candidati sindaco è:
Che cosa non sta funzionando nel villaggio Belluno?
Che cosa possiamo fare insieme per le nostre ragazze e i nostri ragazzi?
E ancora, rivolgendoci direttamente ai candidati sindaco:
Quali sono le proposte e i percorsi che avete pensato per il futuro del territorio bellunese?
Quale idea avete di città a misura di bambine e bambini, ragazze e ragazzi?
La scuola certamente ha un ruolo importantissimo nel costruire insieme ai genitori le opportunità di crescita per bambini e ragazzi.
Essa è in prima linea e incontra tutte, veramente tutte le famiglie, senza distinzione.
Negli ultimi anni, anche sulla scorta delle indicazioni sanitarie, la scuola e gli insegnanti si sono ritirati dalla relazione con le famiglie.
Un nuovo movimento di apertura appare dunque necessario oggi, ma nel fare questo anche la scuola non può essere lasciata da sola.
La scuola, la didattica, l’apprendimento delle bambine e dei bambini non avvengono in uno spazio vuoto e proprio la Gabelli di Belluno ne è testimonianza: una scuola “cittadina”, come la volle Pierina Boranga, con un edificio che abbraccia il giardino inteso come luogo didattico primario. Ma non solo il giardino.
La scuola voluta e ideata da Pierina Boranga, maestra e direttrice didattica che ha impresso una svolta innovativa nell’istruzione pubblica bellunese e nazionale, si apre e si rivolge al cuore della città, al suo centro storico.
Non è un caso questo. Il metodo Pizzigoni* perseguito fino agli anni settanta nella scuola Gabelli recita “Scopo il vero. Tempio la natura. Metodo l’esperienza”.
L’esperienza di apprendimento degli alunni è costruita intorno alla possibilità di incontrare, vivere e discutere la realtà cittadina.
E invece, come Belluno Alza la Voce ci ricorda: “molti sono gli spazi abbandonati nel centro storico (l’artista Freak of Nature ce li ha segnati tutti con bambù stilizzati). Forse è ora di pensare a nuovi spazi artistici. Nuovi luoghi di creatività. Ambienti dedicati alla ricerca di esperienze artistiche volte a stimolare i giovani, a renderli curiosi e a fargli scoprire delle passioni. Avere uno spazio dove gli artisti possano esibirsi, esporre, organizzare conferenze e workshop con regolarità e dove sia incentivata una collaborazione con le istituzioni scolastiche. Un posto dove le insegnanti porterebbero volentieri le classi, perché è sin dalle scuole elementari che si deve costruire una abitudine alla cultura”.
Questa proposta integra e valorizza le opportunità che le classiche agenzie educative (famiglia e scuola) possono offrire, ponendosi in un cammino verso la costruzione di un ecosistema educativo in cui bambine e bambini, ragazze e ragazzi possano avere l’opportunità di fare esperienza di modi di stare insieme positivi e sani.
Attualmente il centro storico di Belluno risulta essere un luogo non strutturato, non pensato, dove i giovanissimi vivono certamente la voglia di stare insieme, ma non trovano alcuna offerta che riempia di significati, discorsi, pensieri le loro relazioni.
“E se i ragazzi non hanno luoghi in cui scoprire le cose” purtroppo finiscono per riempire di altro le loro relazioni, magari con quelle piccole trasgressioni che poi via via si fanno più grandi, autorizzate anche dal fatto di essere in gruppo.
Spetta a noi adulti offrire delle alternative valide alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi, che siano opportunità di scelta, ascolto e riflessione, capaci di nutrire quello stare insieme dove gli adolescenti sperimentano le prime scoperte indipendenti dalle famiglie.
Anche noi, cittadini per il recupero delle Gabelli, riprendiamo dunque l’appello di Belluno Alza la Voce: “non chiudere MAI gli occhi alla cultura.
All’importanza SOCIALE che i luoghi di aggregazione culturale hanno.
Alla necessità che Belluno diventi un riferimento per la cultura”
e lo arricchiamo chiedendo ai candidati sindaco di rendere esplicito il loro pensiero sul tema della promozione delle realtà culturali a Belluno in generale e nel centro storico in particolare, in una prospettiva di opportunità educative per le nuove generazioni.
Belluno 20 maggio 2022
ASSOCIAZIONE CITTADINI PER IL RECUPERO DELLA GABELLI