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PARTHENOPESiamo di fronte a un’opera complessa, teatrale, trasbordante, metaforica, che si snoda in un racconto destabil...
02/11/2024

PARTHENOPE
Siamo di fronte a un’opera complessa, teatrale, trasbordante, metaforica, che si snoda in un racconto destabilizzante

Era già tutto previsto”, canta un Cocciante dimenticato, e forse era già tutto previsto che la bellissima protagonista attraversasse la Napoli della sua giovinezza dove il corteggiamento lo si poteva solo ostentare, qui finalmente la bellezza la si può ammirare e “vedere” (alla base dell’antropologia come sostiene il professore interpretato da un incredibile Silvio Orlando), toccare, infrangere, desiderare ; qui Sorrentino sembra lanciare un grido di dolore contro un certo perbenismo straccione. Tuttavia , qui la bellezza non esenta Parthenope dalle frequentazioni più discutibili, in fondo siamo sempre a Napoli, suggestiva e dannata, dalla quale la protagonista potrà fuggire solo in età adulta riparandosi in una cattedra universitaria di montagna.

L’opera di Sorrentino ci proietta prima negli amori giovanili (“che sono l’illusione della serenità eterna”), poi nei dolore più atroci (come il suicidio del fratello di Parthenope) e infine nella nostalgia fatta solo dal tempo che passa e non, come vogliono farci credere, dalle occasioni mancate e altre banalità sul successo di cui siamo intrisi. Ecco perché, come si dice nel film, “è impossibile essere felici nella città più bella del mondo”. Morale zero, come sempre nei film di Sorrentino, mai fugaci sentimentalismi.

Infinite le metafore e le esasperazioni grottesche tipiche del cinema di Sorrentino che spiazzano, inquietano e divertono: dallo squallido e icastico cardinale Tesorone che unisce sacro e profano (con l’epica scena del sangue di San Gennaro che non si scioglie mentre la chiesa rotola in assurde superstizioni) all’insegnante di recitazione mascherata, da un grande Buddha di acqua e sale al sesso consumato pubblicamente per suggellare un patto mafioso, dallo scrittore Cheever ,vecchio e alcolizzato , che rifiuta Parthenope perché non la vuole privare un soldo istante della sua giovinezza alla diva napoletana Greta Cool rabbiosa contro la sua città, dal Comandante armatore al finale funambolico di una Napoli in festa di fronte a una Parthenope nel frattempo diventata vecchia.

La sua bellezza è ormai sfiorita ma lei è vitale perché consapevole che la vita le ha riservato una incredibile cavalcata di emozioni (che attenuano la nostalgia), restano gli scorci magnifici di una città che invece è lì ferma, immobile, degradata e bellissima, un perfetto teatro di vita.
Ora …..spazio ai detrattori che hanno mille pretesti per odiare questo film (pretesti appunto!)

Film poetico intenso, profondo, simbolico, che davvero racconta un’idea altra e alta della Bellezza!

02/11/2024

Mai come in questo momento questa poesia entra nella mia vita quotidiana . Io aggiungerei agli amici scadenti anche familiari scadenti, professionisti scadenti, persone che occupano posti di lavoro scadenti o scaduti , funzionari che dirigono quelli, scadenti o già scaduti! Insomma una “ bella” e nutrita pletora direi!
Stiam messi davvero bene! Vero????
Je assa u danne! ( sempre F.N. O. For natives only! Il mio maestro semper docet! )

L𝑨𝑩𝑩𝑨𝑵𝑫𝑶𝑵𝑨𝑹𝑬 𝑮𝑳𝑰 𝑨𝑴𝑰𝑪𝑰 𝑺𝑪𝑨𝑫𝑬𝑵𝑻𝑰

Con gli anni ho imparato
la clemenza,
ma quando ci vuole
bisogna essere duri,
svelare le ipocrisie degli amici scadenti,
degli amori poco amorevoli.

Noi non siamo un tribunale,
ma possiamo premiare e punire,
possiamo dire addio
e inginocchiarci nella devozione.

Per quanto è possibile
bisogna uscire dagli equivoci,
tenere a cuore chi ci tiene a cuore,
staccarsi per sempre
dagli accidiosi, dagli allevatori
di insofferenze: ogni volta
che non li puniamo
saranno loro a punirci,
ma lo faranno di nascosto
e con l'idea che tu sarai colpevole
del loro torto.

A una certa età bisogna capire
che la vita è facile, almeno la vita
senza malattie,
e che gli ostacoli sono sempre più bassi
di quanto sembrano.
Io sono un paralitico
che si è iscritto alla gara di salto in alto.

Franco Arminio

02/11/2024

Sabrina Speranza

Passiamo tutti e anche loro passano e cambiano: loro sono le tazze che raccontano storie. La mia vecchia, antica , sbecc...
24/04/2022

Passiamo tutti e anche loro passano e cambiano: loro sono le tazze che raccontano storie. La mia vecchia, antica , sbeccata , scolorita tazzina è passata! Non c’è più , è morta , andata .
Qui ce ne è un’altra , bianca, anonima, attonita, ma pronta a raccontare nuove altre storie che la rendano colorata, nominata e nuovamente sbeccata, e, perché no, meravigliosamente stupita!
Mi aiutate ?
Buona domenica a tutti

27/06/2021

Vorrei ripartire con allegria! Buona ultima domenica di Giugno

Stare nello strazio con una postura estetica.Dolore cosa posso imparare da te? Un cambio di Natura. Un salto di Forma. U...
19/10/2019

Stare nello strazio con una postura estetica.
Dolore cosa posso imparare da te? Un cambio di Natura. Un salto di Forma. Una Morfogenesi in cui si smette di cercare i “perché “pertinenti, le cause e gli effetti.
È la postura dell’assenza di giudizio. Stare. Guardare. Senza resistenza.
Non resa, rinuncia, rassegnazione. Al contrario. Questa postura ha un potenziale generativo smisurato.
Guardare la vita considerandola non una linea retta. Considerarla nella sua identità complessa, non incomprensibile ma come qualcosa con più di una logica.
Il caos non è soltanto catastrofe, negatività. Esso può coincidere con la generativitá.
Il disequilibrio è condizione di creatività, di possibilità.
L’operazione richiesta per stare nel dolore, nel caos, è un’operazione di capovolgimento e ampliamento dello sguardo.
Educare al dolore. Progettare settimg dove abbandonare l”arroganza della linea retta.
Imparare a stare dentro alla ferita, alla caducità, cercandone non la SOLA ragione, ma la ragione POETICA, che sappia tenere insieme gli opposti.

Buona lettura!

Buonanotte
15/10/2019

Buonanotte

Buondì
12/04/2018

Buondì

02/09/2017

"Resta viva.
Non accontentarti.
Porta i tuoi occhi a fare una passeggiata, appena puoi.
Non rinunciare ai tramonti, alla speranza.
Accetta la sofferenza. Accetta la felicità. Accetta la forza che a volte ti pervade.
Non lasciarti schiacciare da quello che è stato, da quello che non hai. Non farti portar via la gentilezza, la curiosità, la fantasia.
Continua a saltare nelle pozzanghere, se ti va.
Cambia pettinatura, cambia pelle. Cambia modo di vestirti e di truccarti, cambia abitudini, amicizie, luoghi e sogni.
Cambia spesso, ma lotta fino alla fine per non perderti.
Abbi cura di te, soprattutto quando tornerai ad amare. Abbi cura del modo in cui guardi gli altri.
Abbi cura del tuo amore, soprattutto adesso. Soprattutto quando non saprai a chi donarlo. Non gettarlo. Non sprecarlo. Tienilo da parte, ti servirà.
Piangi pure; piangi quando vuoi. Ricordati di farlo ogni tanto.
Ricorda che la cura, se davvero ne esiste una, sono le persone.
Non dimenticarti di loro. Delle loro mani. Dei loro guai. Delle loro storie piccole ma grandiose.
Non precluderti niente solo perché potrebbe distruggerti. Non sparire.
Resta, goditi lo spettacolo.
Resta coraggiosa.
Resta dolce.
Testa alta,
cuore in mano..."
da "Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore" di Susanna Casciani

17/07/2017

ABBONARSI CONVIENE: ABBONAMENTI ALLA STAGIONE DEL COMUNE DI BARI A PARTIRE DA € 96
Ben tre formule di abbonamento disponibili a partire dall'11 luglio 2017 per la nuova Stagione 2017/2018 del Comune di Bari.
In programma tantissimi grandi titoli e nomi: Gabriele Lavia, Maddalena Crippa, Eros Pagni, Michele Sinisi, Emma Dante, Daniel Pennac, Teresa Ludovico, Sergio Rubini, Luigi Lo Cascio, Compagnia Umberto Orsini, Massimo Popolizio, Giuliana Lojodice, Lucia Zotti, Raffaele Scarimboli, Monica Contini, Acasa Company, Teatro dei Borgia, Officina Orsi Switzerland, Dante Marmone, Nicola Pignataro, TIZIANA SCHIAVARELLI, Vico Quarto Mazzini, Pinuccio Sinisi.

- ABBONAMENTO FULL per 11 spettacoli (6 al Teatro Petruzzelli, 2 al Teatro Abeliano, 2 al Teatro Kismet e uno a scelta tra rassegna DAB18 e "AHIA!") - a partire da € 158;
- ABBONAMENTO GOLD per 7 spettacoli (6 al Teatro Petruzzelli e uno a scelta tra rassegna DAB18 e "AHIA!") - a partire da € 152
- ABBONAMENTO OFF per 6 spettacoli (2 al Teatro Abeliano, 2 al Teatro Kismet, uno spettacolo della rassegna DAB18 e lo spettacolo "AHIA!" - prezzo € 96

ORARI DI BOTTEGHINO DEL TEATRO PETRUZZELLI:
dal 11 luglio al 21 luglio (escluso il sabato) dal lunedì al venerdì dalle ore 11 alle ore 13 e dalle 17 alle 18.45;
dal 28 agosto al 30 settembre, dal lunedì al venerdì dalle ore 11 alle ore 13 e dalle 16 alle 18.45 e sabato dalle ore 11 alle ore 13.
Per maggiori informazioni e per scoprire il programma completo: http://bit.ly/bari1718

Ho appena terminato la lettura di "Ti prendo e ti porto via" di Niccolò Ammaniti. Un narrare che ti prende.Fra i vari  p...
20/07/2014

Ho appena terminato la lettura di "Ti prendo e ti porto via" di Niccolò Ammaniti.
Un narrare che ti prende.
Fra i vari passaggi che mi hanno portato ad una profonda riflessione sul senso delle "cose", c'è questo che riporto, testualmente, qui di seguito. Ho molto riso anche mentre riflettevo! L'ho trovato tanto vero e soprattutto, reale! Grandiosa la verosimiglianza alla realtà!!!!

"Vedendoli insieme, il preside Cosenza e la vicepreside Gatta, si poteva pensare di essere piombati di colpo nel Giurassico superiore.
Mariuccia Gatta, sessant'anni, nubile, con quel testone che sembrava una scatola da scarpe e gli occhi tondi come biglie, incassati nelle orbite e quel naso piatto, era spiccicata a un Tirannosauro Rex, il più famigerato e feroce dei dinosauri.
Giovanni Cosenza, cinquantatré, sposato e padre di due figli, invece, era uguale a un Docodon. Questo animaletto simile a un topo, dall'apparenza insignificante, con il muso appuntito e gli incisivi in fuori, secondo alcuni paleontologi è il primo mammifero apparso sul pianeta quando i rettili la facevano da padroni.
Piccoli, invisibili, questi nostri progenitori ( anche noi siamo mammiferi!) allevavano la loro prole nascosti negli anfratti della terra, si nutrivano di bacche e semi e uscivano allo scoperto dopo il tramonto quando i dinosauri dormivano, con il metabolismo rallentato, e gli fottevano le uova. Quando ci fu il gran casino (meteora, glaciazioni, spostamento dell'asse terrestre, quello che è) i bestioni squamati schiattarono uno dopo l'altro e i Docodon si ritrovarono improvvisamente padron di tutto il bendidio.
Spesso è così, quelli a cui non daresti una lira, alla fine te lo mettono in c**o.
Infatti il Docodon era diventato preside e il T.Rex vicepreside. Ma questo non contava niente, perché la Gatta aveva in mano il potere della scuola e stabiliva gli orari, i turni, la composizione delle classi e tutto il resto. Decideva sempre lei e senza esitare. Aveva un carattere arrogante e comandava il preside, il corpo docente e la scolaresca come una truppa.
Del preside, Giovanni Cosenza, la prima cosa che notavi quando ci parlavi erano i denti sporgenti, i baffetti e quegli occhietti puntati ovunque, tranne che su di te.
La prima volta che Flora lo aveva incontrato era rimasta sconcertata, mentre parlava teneva lo sguardo diretto verso l'alto, verso un punto del soffitto come se là sopra ci fosse stato, che ne so, un pipistrello o un'enorme crepa. Si muoveva a scatti come se ogni movimento fosse prodotto da una singola contrazione nervosa. Per il resto era un tipo insulso e comune. Magrolino. Con una frangetta brizzolata che cadeva sulla faccia minuta. timido come una donnicciola. Cerimonioso come un giapponese.
Aveva due completi. Uno estivo e uno invernale. Le mezze stagioni non sapeva neanche cosa fossero. Quando faceva freddo, come quel giorno, si metteva il completo di flanella marrone scuro e, quando faceva caldo, il completo di cotone color carta da zucchero. Entrambi avevano i pantaloni troppo corti e le spalle troppo imbottite."

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