13/06/2026
🟥 STORIA DEL BRAILLE STELLATO DI FULVIO MORELLA. UN SIPARIO SULL’INFINITO
di Sabino Maria Frassà
Nella poetica di Fulvio Morella il ricamo non illustra, non decora, non abbellisce: scrive.
Scrive per chi non vede con gli occhi ma continua a vedere con il cuore, in quell’“invisibile agli occhi” del Piccolo Principe che accompagna l’artista fin dall’infanzia come una verità silenziosa, mai retorica, radicata in un’educazione sentimentale alla cura dell’altro. Scrive soprattutto per avvicinare, per includere senza dichiararlo, per offrire senza imporre.
Il gesto di Morella non nasce come affermazione critica né come presa di posizione ideologica: nasce come atto di amore e di filantropia profonda, come desiderio autentico di condividere un linguaggio che non escluda nessuno. Con il suo braille stellato, Morella non contrappone lo sguardo al tatto, ma restituisce alla mano – e all’essere umano nella sua sostanza più intima – una dignità dimenticata, offrendo un tempo lento e accogliente in cui l’opera possa essere incontrata senza fretta e senza soggezione. Perché noi siamo anche le nostre mani, non solo l’apparire effimero degli occhi: siamo ciò che facciamo, prima ancora di ciò che vediamo, diciamo o crediamo di capire. Il filo diventa così strumento di prossimità, la superficie tessile un luogo di incontro, la parola un’esperienza che non si consuma, ma accompagna nel tempo. [...]
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