Umanistica Vi

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Lezione private su misura in materie umanistiche per ogni età

29/03/2024

Si dice la puntualità sia la cortesia dei re. Purtroppo spesso non è la cortesia dei genitori degli alunni che fanno ripetizioni. Annullare una lezione poche ore prima non solo è scorretto (l'insegnante ha tenuto libere quelle ore apposta) ma è anche poco rispettoso. Soprattutto quando all'inizio è stato messo in chiaro che ogni variazione deve essere comunicata puntualmente 48 ore prima. Purtroppo questa è una lezione che spesso i genitori non riescono ad imparare.

16/03/2024

CATTIVI INSEGNANTI O CATTIVO SISTEMA? NE PARLAVA SALVEMINI PIÙ DI CENTO ANNI FA

Il mantra dei “cattivi insegnanti” è qualcosa che si diffonde ormai a macchia d’olio: da parte di un sistema politico che cerca colpe per assolvere se stesso e trova i suo portavoce in rivistine tipo “Orizzonte Scuola” o “Tecnica della Scuola”.

Può darsi che tra gli insegnanti ci sia chi è più o meno motivato, chi è più o meno aggiornato, chi è più o meno empatico, ma di una cosa sono certa: nessuno ha mai scelto di fare l’insegnante per ricchezza personale o per ambizioni di potere: quasi sempre l’ha fatto per la voglia di lavorare con i bambini e con i ragazzi, per la voglia di trasmettere qualcosa che li facesse crescere e maturare come persone.

E poi il sistema ha mortificato queste persone, le ha sottopagate, ha levato loro ogni considerazione, e spesso le ha additate come responsabili di un degrado giovanile di cui loro sono le prime vittime.

Leggete cosa scriveva Gaetano Salvemini nei primi anni del secolo scorso: “Per il grosso pubblico, che non vive nella scuola, l'insegnante non è un uomo, che mangia, dorme e veste panni: è un essere astratto, indipendente dalle leggi fisiologiche della nutrizione, collocato in un mondo ideale, dove non ha bisogni, non ha preoccupazioni, non ha dolori e si nutre solo di bacche d'alloro e di cipresso. Un professore, dopo aver fatto otto anni di studi secondari e quattro di studi universitari, che coi nuovi regolamenti diventeranno cinque, deve aspettare ancora non pochi anni prima di essere ammesso all'insegnamento. Salvo rare eccezioni privilegiate, la massima parte comincia la dolorosa via crucis della carriera nelle scuole inferiori, con lo stipendio iniziale di L. 1800. Io… sono stato fra i più fortunati, (ma una volta pagato tutto, affitto, cibo, ecc.) mi rimanevano dunque tre lire mensili per acquistar carta da scrivere, francobolli, libri, per vestirmi, calzarmi, curarmi in caso di malattia, ritornare a casa per le vacanze. Quando si è giovani, questi malanni non sembrano mai pesanti abbastanza; ma trascorrono gli anni con rapidità vertiginosa e si portano via le illusioni e le speranze”.

Sono passati più di cent’anni da allora. Ma le cose non sono cambiate.

04/03/2024

Si avvicina l'ora degli esami? Fra poco ci sarà un'interrogazione? Scoprite il mio Pronto Intervento Ripetizioni: per una preparazione efficace in poco tempo e senza stress.

18/02/2024

LO SPEGNIAMO (ALMENO OGNI TANTO)?

Qualche giorno fa, in una scuola fiorentina il registro elettronico è stato spento per un mese, tornando al «vecchio» diario. Con una semplice motivazione: non si può cercare di limitare la dipendenza degli alunni dal cellulare e contemporaneamente imporne l’utilizzo.

Vedremo il risultato di questo esperimento, ma per quanto mi riguarda ne penso ogni bene possibile. La tecnologia dovrebbe essere un aiuto alla propria capacità di pensare e agire. Se invece agisce e pensa al tuo posto diventa un ostacolo che blocca il ragionamento autonomo.

Anche solo nello scrivere i compiti o le lezioni sul diario, si inizia ad imparare: si ha a che fare con la propria capacità di esprimersi, di sintetizzare, di migliorare. E si ha una tattilità dell’apprendimento che soprattutto nelle primarie secondo me è fondamentale.

Il mondo è tondo, tridimensionale. Come le emozioni. Forse bisogna iniziare una contro-rivoluzione: smettere di guardare il mondo e provare emozioni solo attraverso uno schermo piatto e bidimensionale.

15/02/2024

Imbuto sì o imbuto no? La mia filosofia d'insegnamento in 40 secondi ☺️

10/02/2024

Spesso vengo chiamata per ragazzi che studiare, studierebbero pure, ma non capiscono perché dovrebbero farlo. Cosa me ne importa, dicono, della data dell’incoronazione di Carlo Magno? Chissenefrega?
E a volte dicono anche di peggio.
Io provo a spiegarglielo in modo diverso. Sei stato a Parigi con l’Erasmus? O a Madrid con la famiglia?
Sì, bel viaggio, mi rispondono.
Bene. E sai che se Carlo Magno non fosse stato incoronato imperatore a Natale dell’800 non avresti potuto farli, quei viaggi?
A questo punto si incuriosiscono, io riesco a parlar loro di Carlo Magno, della nascita dell’idea di Europa e di come tutto questo porti al suo bel viaggio a Parigi o a Madrid dell’estate scorsa. In genere sono contenti. Magari non ricorderanno tutto, ma quella piccola data per loro significherà qualcosa.
Avvicinare le materie alla vita reale, questo dovrebbe essere insegnare.
Aiutare i ragazzi a fare collegamenti e a pensare, questo dovrebbe essere insegnare.
E sono davvero felice che anche il professor Barbero sia d’accordo con me, come dimostra questo piccolo brano in cui parla dell’insegnamento della storia a scuola.

27/01/2024

ABBASSO LA FINLANDIA!

Ma vi rendete conto questi finlandesi che razza di sistema scolastico hanno?
Innanzitutto finanziano la scuola pubblica, pensando che l’istruzione sia un diritto e non un privilegio. Questo fa già capire che pericolosi sovversivi siano! Ma non basta: pensano che la scuola debba educare a essere persone e cittadini migliori, e non essere solo un centro di formazione lavoro.
Sarà per questo che per tutte le primarie non danno neppure i voti? Vallo a capire.
Ma non è finita. Hanno anche l’arroganza di pagare bene gli insegnanti, così questi sono motivati e pieni di energie. Pensate che neanche danno compiti a casa: credono che l’alunno debba imparare durante le ore di scuola, e che dopo debba riposarsi, dedicare tempo allo sport, al gioco e alla famiglia.
E a proposito di riposo: non hanno neppure la ricreazione. Dopo ogni lezione i ragazzi hanno 15 minuti di pausa. Roba da pazzi.
E il risultato? I finlandesi, secondo la Global Partnership for Education, hanno il sistema scolastico migliore del mondo! È inaccettabile! Se tutti facessero così, chi come me vive facendo ripetizioni e lezioni private, cosa farebbe? Per fortuna non siamo in Finlandia, vero?

PS: è un post ironico amici finlandesi, non offendetevi. Secondo me siete fantastici!

29/12/2023

Sembra che l’unico problema della scuola sia diventato quello dei compiti, ora quelli delle vacanze. Un pediatra dell'Università Ludes-United Campus of Malta, che in realtà non è neppure una vera università ma un campus per stranieri, ha lanciato un appello: “da sabato 23 dicembre a domenica 7 gennaio niente compiti a casa per gli alunni". Invitando addirittura i genitori alla disobbedienza civile!

Ovviamente l’appello, visto che va contro un sistema scolastico ormai demonizzato, è stato subito amplificato da testate e testatine varie sul web.

Io verso i cosiddetti “compiti” sono piuttosto critica, servirebbe secondo me impostare una didattica che coinvolga e che dia obiettivi, non “carichi di lavoro”. Ma credo anche che interrompere qualunque contatto con lo studio per 15 giorni in un momento di formazione non giovi agli alunni. Il problema, secondo me, è il concetto di “compito”, non lo studio in sé.

E inoltre appelli come quelli del sedicente pediatra non fanno altro che confermare l’idea sempre più generalizzata che lo studio non c’entri con la realtà e sia solo un appesantimento esistenziale che deve essere evitato.

Quindi direi che un pediatra che si rispetti dovrebbe ricordare un vecchio detto milanese: “Ofelè fa’ el to mesté”, “pasticciere fa’ il tuo mestiere”, e non improvvisarsi tecnico della scuola. E soprattutto curarsi la voglia di apparire, che lo porta a dire cosa improprie e senza costrutto.

08/12/2023

Ma i compiti a casa servono davvero?

In realtà suscitano sempre più domande sulla loro utilità. Non solo molti genitori, ma anche parecchi esperti si chiedono se il tempo dedicato a questi compiti dopo l'orario scolastico sia davvero proporzionato ai benefici ottenuti.

In molti casi, sembrano essere più un obbligo formale che un vero strumento di apprendimento. Spesso, gli studenti li affrontano con il solo obiettivo di completarli piuttosto che comprenderli, trasformando l'esperienza in un esercizio di memorizzazione e di copia e incolla internettiano.

Inoltre, i compiti spesso levano ai ragazzi, soprattutto in tenera età, il tempo già risicato dedicato alla vita familiare o alle attività extrascolastiche. O semplicemente per il riposo. Uno squilibrio che potrebbe influire addirittura negativamente sulla capacità di apprendimento degli studenti.

E se invece di dare “compiti” si dessero degli obiettivi a medio termine? Se si trasformassero in un processo di apprendimento continuo, non scadenzato o segmentato (ovvero, basta con “per domani da pagina x a pagina y”), un processo che si origina dall’insegnamento in classe, stimolando la curiostità e la voglia di approfondire degli studenti?

Utopia? Forse. Ma in realtà in questa direzione vanno già, nel modo del lavoro, aziende come Google, ad esempio, dove non vengono dati compiti, ma vengono affidati progetti da gestire in autonomia. Forse in questa direzione dovrebbe andare anche l’insegnamento. Forse una revisione delle pratiche educative potrebbe portare a un sistema più equo e orientato alla qualità dell'apprendimento, piuttosto che alla quantità di compiti assegnati.

28/11/2023

Ma davvero il voto numerico a scuola è il lupo cattivo?

A parte che il lupo non è cattivo e sono solo calunnie, il problema secondo me è confondere la valutazione di una prestazione con la valutazione della persona in sé.

Diciamo che avete la febbre. Il termometro vi dà una valutazione numerica, un voto insomma. “38,5”. Vi sentite meno degni di vivere? Vi sentite demotivati e scoraggiati di fronte all’esistenza? O semplicemente prendete un’aspirina e vi curate qualche giorno, magari con l’aiuto di un medico?

Il voto è questo: una valutazione numerica di una prestazione. E una prestazione si può sempre migliorare di livello, aiutare a farlo è il mio lavoro. Non coinvolge la persona nel suo senso profondo. Mentre forse la valutazione narrativa sì.

Come vi sentireste se il termometro, invece di dirvi “38,5”, vi dicesse: “il soggetto è alterato termicamente a causa di una vita che lo ha portato a recepire elementi sbagliati dall’ambiente?” Meno o più scoraggiati?

Forse il problema è più profondo, ed è la tendenza ormai sempre più frequente a confondere ciò che si è con ciò che si fa. E questo sì può essere scoraggiante.

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