16/03/2024
CATTIVI INSEGNANTI O CATTIVO SISTEMA? NE PARLAVA SALVEMINI PIÙ DI CENTO ANNI FA
Il mantra dei “cattivi insegnanti” è qualcosa che si diffonde ormai a macchia d’olio: da parte di un sistema politico che cerca colpe per assolvere se stesso e trova i suo portavoce in rivistine tipo “Orizzonte Scuola” o “Tecnica della Scuola”.
Può darsi che tra gli insegnanti ci sia chi è più o meno motivato, chi è più o meno aggiornato, chi è più o meno empatico, ma di una cosa sono certa: nessuno ha mai scelto di fare l’insegnante per ricchezza personale o per ambizioni di potere: quasi sempre l’ha fatto per la voglia di lavorare con i bambini e con i ragazzi, per la voglia di trasmettere qualcosa che li facesse crescere e maturare come persone.
E poi il sistema ha mortificato queste persone, le ha sottopagate, ha levato loro ogni considerazione, e spesso le ha additate come responsabili di un degrado giovanile di cui loro sono le prime vittime.
Leggete cosa scriveva Gaetano Salvemini nei primi anni del secolo scorso: “Per il grosso pubblico, che non vive nella scuola, l'insegnante non è un uomo, che mangia, dorme e veste panni: è un essere astratto, indipendente dalle leggi fisiologiche della nutrizione, collocato in un mondo ideale, dove non ha bisogni, non ha preoccupazioni, non ha dolori e si nutre solo di bacche d'alloro e di cipresso. Un professore, dopo aver fatto otto anni di studi secondari e quattro di studi universitari, che coi nuovi regolamenti diventeranno cinque, deve aspettare ancora non pochi anni prima di essere ammesso all'insegnamento. Salvo rare eccezioni privilegiate, la massima parte comincia la dolorosa via crucis della carriera nelle scuole inferiori, con lo stipendio iniziale di L. 1800. Io… sono stato fra i più fortunati, (ma una volta pagato tutto, affitto, cibo, ecc.) mi rimanevano dunque tre lire mensili per acquistar carta da scrivere, francobolli, libri, per vestirmi, calzarmi, curarmi in caso di malattia, ritornare a casa per le vacanze. Quando si è giovani, questi malanni non sembrano mai pesanti abbastanza; ma trascorrono gli anni con rapidità vertiginosa e si portano via le illusioni e le speranze”.
Sono passati più di cent’anni da allora. Ma le cose non sono cambiate.