16/02/2026
A volte, per scrivere la storia, non serve essere il più veloce del mondo.
Immaginate di essere un pattinatore australiano, Steven Bradbury non è solo un atleta, è un sopravvissuto. Sono 24 anni esatti da quel fatidico 2002, al tempo Steven aveva già vinto un bronzo storico a Lillehammer ’94, ma aveva anche rischiato la vita: un pattino gli aveva squarciato una coscia (111 punti di sutura!) e un altro incidente gli aveva fratturato il collo. I medici dicevano: "Basta ghiaccio". Lui ha risposto: "Ci vediamo a Salt Lake City". Arriviamo al 16 Febbraio 2002.
La sua cavalcata nei 1000 metri di short track è un mix tra un thriller e una commedia dell'assurdo. Ai quarti di finale arriva terzo (eliminato), ma viene ripescato per la squalifica di un avversario. In semifinale è staccatissimo dai primi, ma davanti a lui cadono in tre: Bradbury passa il turno ed è in finale. Miracolo? Forse, ma il bello deve ancora ve**re. In finale, Steven si ritrova contro i "mostri sacri" del ghiaccio: giganti come Ohno e Ahn Hyun-Soo. La strategia di Bradbury è quasi filosofica: sa di non avere il passo dei migliori, quindi decide di restare in coda, lontano dai guai, sperando in un contatto tra i primi che sono nervosissimi.
E succede l'incredibile. All'ultima curva dell'ultimo giro, mentre i quattro leader lottano centimetro su centimetro, scatta l'effetto domino: un sorpasso azzardato, un tocco di lame e... patatrac. Cadono tutti. Tutti tranne uno. Steven Bradbury, che stava trotterellando tranquillo a diversi metri di distanza, vede aprirsi un corridoio vuoto verso la gloria. Taglia il traguardo incredulo, braccia al cielo: è il primo oro invernale nella storia dell'Australia. Oggi, quella vittoria non è solo un video virale reso celebre in Italia dalla Gialappa’s Band. È una lezione di resilienza. In Australia è nato addirittura il modo di dire "Doing a Bradbury": vincere contro ogni pronostico restando in piedi mentre il mondo crolla. Perché la fortuna aiuta gli audaci, è vero, ma soprattutto aiuta chi ha la forza di non mollare mai, anche dopo 111 punti di sutura e un collo rotto. Steven è stato l'ultimo uomo in piedi, ed è esattamente lì che il destino lo voleva.