Dai e ti sarà dato

Dai e ti sarà dato

Io sono la mia anima

31/10/2017
11/10/2017

Voi chiamate oscuro ciò che non capite e luce ciò che capite. Poco male, ma il problema é che considerate tutto ciò che non capite male e solo ciò che capite bene. In realtà sono un'unica cosa, un unico potere, un'unica forza di cui avete paura.

10/10/2017

Non é che il bruco muore perché si ricopre di muco ma si ricopre di muco perché deve morire. Molti credono che Gesù sia morto perché é stato messo in croce, invero é stato messo in croce perché doveva morire.

28/04/2017

Tutto ciò che viviamo. Nel senso di tutto ciò che ci succede, tutto ciò che viviamo? Certo dice il Dominante. Tutto ciò che vi succede si adatta, e obbedisce alla vostra anima. Mentre se uno non vi entra con le sue domande, la realtà non ha nulla, in lui, a cui adattarsi; e allora è lui che si adegua alla realtà, al suo aldiqua.

17/03/2017

La pietra angolare scartata dai muratori é diventata testata d'angolo.

16/01/2017

Il pensiero è forma e la determina, ogni forma è energia condensata sulla base di un pensiero-idea causativo. Tutti i pensieri e tutte le forme hanno origine universale e non individuale, la frequenza mentale determina la qualità dei pensieri che si ricevono dall’infinito e la conseguente trasmutazione in forme di tali pensieri.

Per cambiare tipo di pensieri e manifestazioni occorre sintonizzare la radio mentale su frequenze più elevate così da ricevere dall’infinito ispirazioni e pensieri-idee-forma sublimi. Più sottile ed evoluto è lo stato di coscienza di una persona, più raffinata e sintonizzata sarà la sua mente. Tutti i pensieri hanno radici universali, originano cioè dallo stesso punto di consapevolezza infinita, l’origine, la fonte. Ricevere e applicare buoni pensieri è la conseguenza di uno schermo mentale pulito e sintonizzato su frequenze elevate.

Per pulire lo schermo mentale ed elevare la frequenza si possono utilizzare una varietà di strumenti: yoga, meditazione, ho’oponopono, esercizi di respiro consapevole che puliscono i prana vitali e i canali dell’energia e svariate altre tecniche. L’importante è pulire la mente da tutte le memorie che offuscano lo stato di zero, il vuoto-pieno ricettivo attraverso cui il mondo e l’universo possono essere percipiti in modo limpido con la visione della divinità nella loro originaria purezza e perfezione. L’universo è mentale, perciò nella creazione di un universo positivo ed etico e nella manifestazione della propria realtà positiva e gioiosa la mente è tutto. Una mente limpida ed un cuore puro possono sintonizzarsi ed essere consapevoli del cuore universale, Dio, e accedere alla visione unitaria.
Sennar Karu

11/01/2017

Noi siamo fatti per vincere tutto e per vivere tutti i nostri sogni: perché é lo spirito a sognare dentro di noi

21/11/2015

Conoscenza integrale

Per la conoscenza integrale, l'unità è un realizzarsi intenso, puro e infinito dell'Essere divino ed eterno, la diversità è ricchezza di realizzazione, senza limiti nello stesso divino ed eterno Essere.
La completa realizzazione dell'unità è quindi l'essenza stessa della
conoscenza e dello yoga integrali. Vedere Satchidànanda uno in Sé e
nelle sue manifestazioni è il fondamento della conoscenza; fare di
questa visione unitaria una realtà coscienziale, nell'inazione come nell’azione, e divenire questa unità sommergendo il senso d’individualità separata in quello d'unità con l'Essere e con tutti gli esseri, rappresenta il compimento dello yoga della conoscenza; vivere, pensare, sentire, volere e agire in questo senso d'unità è la mèta dell'essere individuale e della vita individuale. La realizzazione dell'unità e la pratica della unità nella diversità rappresentano la totalità dello yoga.

Sri Aurobindo – “La Sintesi degli Yoga” – Libro 2 – cap. 16 – pag. 123

07/06/2015

Bisogna morire a sé stessi per giungere alla verità, all'essere, alla gioia – a quell'Io più grande che il Vangelo promette e insegna ad ogni uomo. E questa morte a sé stessi è in tutto e per tutto come la morte: ma è rinascita per chi vi giunge (per chi riesce a comprenderne e ad attuarne la legge), mentre chi non vi giunge nella propria vita, potrà giungervi, in un'estrema chance, nella morte reale, cioè nel forzato dischiudersi (dal di fuori, invece che dal di dentro) del guscio della sua vita falsa, di «ricco», a quell'Io più grande, divino, che anima l'universo intero. E la morale è dunque: prima che sia tardi bisogna giungere a quell'Io divino, e morire e rinascere, finché c'è ancora vita. Camminate nella luce finché avete luce.
Igor Sibaldi, Introduzione, in Lev Tolstoj, Tutti i racconti, volume primo, I Meridiani Collezione, Mondadori, Milano, 2005

Timeline photos 04/06/2015
04/02/2015

mem-heth-yod

Io comprendo le norme e le indico

Dal 4 al 9 febbraio

Mehiy, in ebraico, significa «colpo», «gesto deciso» che separa, allontana, o che viceversa avvicina d’un tratto – da cui mehiy’ath, «l’applauso», il ba***re i palmi l’uno contro l’altro. E certamente i Mehiy’el sono persone che vogliono far colpo, bisognose come pochi altri del plauso della gente. Si segnalano anche per i loro periodici colpi di testa, per l’impulsività nell’unire e nel dividere, nel trarre conclusioni, nel dare giudizi. Tale inclinazione deriva loro da un pessimo rapporto tra la mente e l’istinto. Bravissimi nel ragionare, nel distinguere, nell’orientarsi all’interno di schemi precisi, temono invece tutto ciò che proviene dal profondo e che si muove, laggiù, in vaste correnti che a loro appaiono soltanto misteriose, imprevedibili: vogliono, vorrebbero imporre un controllo razionale anche agli impulsi del cuore e del resto del corpo; hanno o vogliono avere la sensazione di esserci riusciti, e puntualmente l’istinto prende invece il sopravvento quando meno se lo aspettano, o talvolta addirittura senza che se ne accorgano. Non sono rari, infatti, i casi di Mehiy’el che si impegnano a convincere chiunque, e anche se stessi, dell’assoluta logicità di qualche loro comportamento che, considerato con un minimo di obiettività, risulta invece assai irrazionale. Somigliano allora a bambini che dicono le bugie, con l’unica differenza che i bambini sanno di dirle e loro no: soltanto il loro cuore lo sa, ma allora più che mai lo mettono a tacere. Quanto poi al bisogno d’approvazione, va da sé che sia determinato dall’insicurezza, dai dubbi che i Mehiy’el sopprimono (bruscamente, di nuovo) in se stessi: e diventa perciò un bisogno di vedere approvata l’immagine che vogliono dare di sè, e non la loro personalità autentica – il che, comunque vada, li lascia sempre profondamente insoddisfatti, e con un sempre più inappagato bisogno di conferme.

Nella letteratura, e ancor più nel cinema, questo tipo di personalità ha avuto enorme fortuna, proprio grazie ad alcuni Mehiy’el applauditissimi che seppero intuire quelle loro particolarità e prenderne la distanza necessaria a raffigurarle ironicamente: Charles Dickens ne Il circolo Pickwick; Jack Lemmon in A qualcuno iace caldo,L’appartamento, Irma la dolce; François Truffaut nei film dolceamari dedicati al personaggio quanto mai mehieliano di Antoine Doinel (I quattrocento colpi, Baci rubati) e in L’uomo che amava le donne.

Nella realtà, quel conflitto tra ragione e istinto rischia di avere conseguenze assai meno dolci o divertenti. Dall’istintualità non traiamo soltanto l’energia delle nostre passioni, ma anche il gusto e il significato di esse; è istintivo ridere, gioire, sperare, aver paura e vincere la paura, prendere sul serio e giocare; e quando tutto ciò è troppo a lungo sottoposto a controllo, comincia a indebolirsi il senso stesso dell’esistenza, e si aprono nella coscienza varchi di panico davvero temibili. Qualcosa del genere dovette causare la triste fine del Mehiy’el James Dean, e determina in tanti suoi fratelli d’Angelo crisi professionali e famigliari angosciose. Serva da monito la vicenda del Mehiy’el Charles Lindbergh, che nel 1927 trasvolò per primo l’Atlantico. Trenta ore ai comandi del suo aereo, mentenendo un perfetto controllo sul corpo e sulla mente, sopra un oceano minaccioso: cosa potrebbe esservi di più mehieliano? E di lì a poco il bambino di Lindbergh venne rapito, per estorcere un riscatto, e morì durante il rapimento. La notizia produsse in tutto il mondo quella straordinaria impressione che solo certi avvenimenti simbolici arrivano a suscitare: come era avvenuto per Dedalo e Icaro, allo slancio tecnologico, iperrazionale di un uomo verso il cielo faceva seguito un tremendo colpo (mehiy!) vibrato ai suoi affetti più profondi. Nei Mehiy’el ciò che l’iperrazionalità mette davvero e sempre in pericolo è il bambino interiore: è questo che rischiano di perdere, quanto più si sentono ai comandi del piccolo velivolo della loro mente. Proprio perciò, probabilmente, due dei Mehiy’el illuminati che ho citato, Dickens e Truffaut, seppero trovare il modo e il sentimento per dedicare tanta della loro opera ai bambini – da Oliver Twist a Gli anni in tasca, da La bottega dell’antiquario a Il ragazzo selvaggio –, schivando così la peggiore minaccia d’infelicità che incombe sui protetti di questo Arcangelo.

Provvedano a fare altrettanto – negli affetti, nella giocosità, nel tempo libero – i Mehiy’el che il destino porta in alto. Salire per loro non è difficile, devono solo badare a chi e alla parte di loro che rimane a terra. L’ascesa professionale l’avranno, garantita, in qualsiasi professione intellettuale: nell’editoria, nell’ingegneria, in ogni lavoro in cui si tratti di mostrare originalità rimanendo tuttavia ligi a regole, alla tradizione o alle leggi (grandi cuochi, avvocati, notai eccetera). Ottima, poi, sarebbe l’idea di dedicarsi a una qualche attività politica, in cui, com’è noto, non guasta una certa propensione a dire o a mascherare bugie (e quanto a eventuali, autodistruttive irruzioni dell’istintualità repressa, un buono staff di collaboratori potrebbe occuparsi di prevenirle). Mehiy’el politici per passione o professione furono Ugo Foscolo, Papandreu, Fanfani, Reagan e persino Mastella; se poi dovesse capitare un Mehiy’el politico che difendesse i diritti dei minori, non si potrebbe che ringraziare la Provvidenza e ammirarne il sicurissimo successo. Quanto alle bugie, nulla impedisce che i Mehiy’el più creativi le trasfigurino fino a farne capolavori d’invenzione, specialmente se il loro bambino interiore li aiuterà in tale intento. Vi è un precedente illustrissimo: Jules Verne, il quale tra l’altro, oltre a proiettarsi in cielo, in Dalla terra alla luna, ebbe l’idea di scendere giù, fin nel profondo, in Viaggio al centro della terra, come per ricordare a se stesso e a tutti la necessità di equilibrare l’alto e il basso, nella loro personalità, nella loro psiche.

Hahashiyah - NonSoloAnima.TV 06/12/2014

http://nonsoloanima.tv/angelo/hahashiyah/

Hahashiyah - NonSoloAnima.TV he-heth-shin La mia energia lavora per la conoscenza Dal 3 al 7 dicembre Vi è un’intima parentela tra questo Principato e gli sprezzanti Wewuhe’el: anche gli Hahashiyah amano la solitudine e la contemplazione, e scuotono tristemente il capo guardando la società dall’alto della loro invisibile torre…

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