Asclepio e il tarantismo a cura di Romualdo Rossetti

Asclepio e il tarantismo a cura di Romualdo Rossetti

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Interpretazione inedita dell'origine del tarantismo proposta dallo storico della filosofia Romualdo Rossetti che affonda le sue radici nell'antico culto di Asclepio, il nume greco della Medicina.

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13/04/2021

ASCLEPIO E LA NASCITA DELLA FILOSOFIA DELLA STORIA

Asclepio, il figlio di Apollo, simboleggia quel tepore benevolo del raggio di sole che guarisce, che rinforza, che lenisce. Rappresenta anche il punto di svolta della ragione umana, di quella ragione orientata, gioco-forza, a indagare, fin dal suo sorgere, l’imponderabilità di senso della vita, per cercare di edificare un responso risolutivo a quelle infinite domande che, da un nulla costituente inteso come ignoto, risorgono perennemente spontanee. Asclepio viene così a personificare la possibilità, la speranza dell’umanità di non smarrire se stessa nella morte. Il ricorso alla sua opera diviene conforto e, al contempo, volontà di combattere per la vita fino alla sua vittoria totale nonostante l’affacciarsi continuo del dolore, dell’angoscia e del periculum nel mondo. Egli è quel tentativo di eternizzazione dell’Essere; è quell’accumulo continuo di istanti fissi in un tempo diverso da quello comunemente inteso.
Asclepio rappresenta in questo quella “forza vitale” primigenia propria dell’Aion di cui Pierre Chantraine ci fece comprendere la semantica nascosta. Come non dar ragione, allora, a Gilles Deleuze, pensando ad Asclepio e al suo ruolo nella storia (Asclepismo filosofico), quando analizzando la contrapposizione tra Aion e Kronos scrisse che secondo il primo di questi, soltanto ciò che non è più (il passato) e ciò che dovrà essere divenendo (il futuro) potranno insistere, esistere e sussistere nel tempo celeste solo se concepiti differentemente da quel presente parmenideo che riassorbe come una spugna in se stesso tanto il passato quanto il futuro obbligandoli a frantumarsi e dividersi ad ogni istante concepito come presente che porta a sua volta ad una suddivisione all’infinito in due direzioni mentali opposte che non troveranno mai pace, mai unione. Asclepio, invece, con la sua missione salvifica trasforma la stessa fruizione umana del tempo. Il suo istante non è più l’istante cronologico senza spessore e senza estensione, è bensì l’istante eterno di Aion, di quel “Signore della luce”, che nello splendore della sua severa dirompenza richiama suo padre Apollo. Asclepio ingloba il tempo di Aion il tempo infinito ma anche il tempo del susseguirsi delle ere, ma anche il tempo della inesorabile finitezza esistenziale in lotta con se stessa, il tempo inesorabile del destino di ognuno.
Nell’iconografia leocefala, regale e saettante di Aion, non a caso, iconograficamente parlando, compare il simbolo di Asclepio, il lungo serpente costrittore che lo avviluppa per ben sette volte. Come evitare, a questo punto, di farsi prendere dallo sgomento quando si legge che l’asclepiaste Ippocrate di Coo, l’iniziatore della rivoluzione medica occidentale - vissuto in un tempo considerato dagli storici d’impronta hegeliana come arcaico, quindi primitivo – che definì l’αἰών come la sede del principio vitale, insito organicamente nel midollo spinale, che determinava il “tempo residuale della vita” di ciascun individuo, intuizione la sua che ha anticipato di millenni la teoria della spirale dell’acido desossiribonucleico (DNA).Se servisse, poi, un’altra prova inoppugnabile sull’importanza dell’Agatodemone della medicina nella filosofia della storia, la si troverebbe incisa nella patera d’argento di Parabiago (IV secolo d.C.) attualmente conservata presso il Museo Archeologico di Milano dove si è voluto raffigurare il trionfo della dea Cibele la “Magna Mater” delle divinità e di Attis, dove tra le altre scene dinanzi a Cibele venne rappresentato Aion il sotto le sembianze di un giovane circondato dallo Zodiaco sorretto da Atlante con accanto, guarda caso, un serpente avvinghiato a un pilastro, simbolo di Asclepio, il dio guaritore che aveva trovato anche la cura per sfuggire alla morte.
Fu per questo che Asclepio venne considerato un nume benevolo con lo sguardo rivolto verso il futuro, verso quel dì ancora da ve**re libero dalla schiavitù di dover perire. Se si fosse salvaguardata la sua funzione il sapere avrebbe acquisito i colori dello spettro solare e anche la fruizione della storia sarebbe stata diversa da quella storia necessitante proposta al mondo dall’algida vetta acuminata di G.W.Hegel. L’animale a lui sacro, il gallo, dovrà prendere il posto della piccola e mortale nottola di Minerva vincolata da suo sguardo a fare la storia solo sul calar della sera a volo radente. Il gallo di Asclepio, invece, cantando prima dell’alba anticipa l’evento del sorgere del Sole e lo comunica al mondo così come la filosofia avrebbe dovuto fare sforzandosi di possibilizzare, e quindi, creare il reale in cui vivere. Ed è per questo che con Asclepio la storia della filosofia diviene filosofia della storia. È grazie alla sua opera che la filosofia diviene pura oracolarità, previsione degli eventi per respingere i più nefasti e per cercare di erigere quell’antico sogno mai spento di eternità che alberga in ognuno di noi.

Romualdo Rossetti Dialogando di Asclepio e il tarantismo

11/04/2021

Il ruolo importante del ragno (tarantola) nell'Asclepismo non dipende certo dalla presunta intossicazione del suo morso, quanto piuttosto dal potere emostatico e medicamentoso della sua ragnatela. In un periodo in cui si combatteva all'arma bianca l'importanza di possedere un rimedio che fermasse le emorragie era di vitale importanza. Da qui la sacralizzazione della tarantola.

Romualdo Rossetti

Dialogando di Asclepio e il tarantismo

03/04/2021

Il tarantismo è un fenomeno complesso, enigmatico, arcaico ma pur sempre attuale. Alberga nelle nostre coscienze fin dalla notte dei tempi. Nessuno può definirsi immune dal suo fascino, così come nessuno può arrogarsi il diritto di definire la sua interpretazione, sulle origini di quest’ultimo, come migliore o più esaustiva delle altre. Il tarantismo è un chiasma esistenziale dove moltissime variabili si sovrappongono l’una a l’altra per confondersi e rigenerarsi. Il tarantismo è catarsi scenica, proprio come lo fu la terapia teatrale negli Asklepieia. I tarantati e le tarantate recitano una parte per soddisfare lo spettatore della bontà del loro male. Le movenze, le grida sono i segni della loro presenza. Non c’è crisi della presenza nel tarantismo perché la ciclicità degli avvenimenti non lo consente. La crisi è sempre momentanea e necessita risoluzione. Il tarantismo è imposizione della propria presenza, imposizione del proprio status. Vi è finzione e verità in questo. Il tarantismo è dramma e commedia, è dolore e dolce rimedio che racchiude in sé la stessa dolcezza presente nell’etimo “Asklepios”. Il tarantismo è stasis e polemos. Il tarantismo è metis è hybris. È aurora e tramonto. Il tarantismo ammette tutte le letture interpretative che lo riguardano seppur nella loro limitatezza. Non ha detto tutto Schneider né lo hanno fatto Ketner, Jervis, De Martino, Lapassade, Nocera, Fumarola, Vallone, Chiriatti, De Giorgi, Pellegrino solo per citare i tarantologi più noti, e non dirò tutto neanche io ma mi limiterò a proporre al lettore una nuova interpretazione nell’attesa che questa possa permettere altra lettura, altra ricerca. Ho ben compreso che col tarantismo è inutile sgomitare per apparire sulla scena, così proprio come usavano fare i tarantati, perché di spazio tematico ve n’è fin troppo!

Romualdo Rossetti Riflessioni su Asclepio e il tarantismo

30/03/2021

Asclepio fu sicuramente la divinità pagana più oltraggiata di tutte dai seguaci del Cristo, per alcuni motivi ben specifici. In primo luogo perché Asclepio fu un nume caritatevole e filantropo, risolutore dei malesseri fisici e psichici degli uomini così come lo fu Gesù di Nazareth, in più perché a differenza di quest’ultimo, dalla sua venerazione prese forma un sistema sanitario “ante-litteram”, dove l’igiene, la prevenzione medica e l’amore per il territorio acquisirono un ruolo importantissimo nel processo di guarigione. La diffusione capillare dell’Asclepismo avrebbe potuto mettere in ombra l’operato del Cristo e fu per questa ragione che la furia iconoclasta protocristiana non risparmiò nessun suo santuario e nessuna sua immagine scolpita. La stragrande maggioranza delle statue che lo rappresentavano, che durante le tante campagne di scavo archeologico condotte sui siti in cui anticamente sorgevano i più importanti Asklepieia sono state sempre rinvenute decapitate o mutilate degli arti. Il suo serpente costrittore, simbolo di immortalità e rigenerazione, venne ricondotto mentalmente al malefico serpente biblico apportatore di tutti i mali. I suoi santuari vennero distrutti, purificati col fuoco e riconvertiti in chiese cristiane consacrate alla memoria di alcuni santi guaritori di fatto tutti sue ipostasi. L’accanimento contro Asclepio da parte dei cristiani fu motivato, però, anche dall’odio che questi ultimi riservarono - questa volta a buona ragione – nei confronti dell’abuso religioso operato dal falso profeta Alessandro di Abonutico che, da vero lestofante senza scrupoli, sfruttando il buon nome di Asclepio creò dal nulla un nuovo credo orbitante intorno al culto dell’Oracolo di Glicone. La nuova religione di del falso profeta ebbe numerosi importanti accoliti anche a Roma, tra cui il celebre imperatore romano Marco Aurelio che diede credito, più di una volta alle sue menzognere profezie. Alessandro di Abonutico perseguitò duramente i cristiani perché li considerò dei veri e propri antagonisti religiosi, e questi ultimi fecero la stessa cosa con la sua religione, non risparmiando, però, Asclepio, la cui devozione più genuina cadde vittima di due ignominie…

Romualdo Rossetti, Riflessioni su Asclepio e il tarantismo

29/03/2021

Fu leggendo su "La terra del rimorso", di Ernesto De Martino, del rito dell'incubazione onirica ancora praticato dalla tarantata Filomena da Cerfignano, che presero avvio i miei studi sulle vere origini nascoste del tarantismo. Quella ricerca mi condusse in seno all'antico culto iatrico di Asclepio, diffuso in tutto il Mediterraneo ma non solo. Da quel giorno il "segno di Asclepio" accompagna fedele il mio indagare...

Romualdo Rossetti, Riflessioni su Asclepio e il tarantismo

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