Società Italiana di Economia - SIE

Società Italiana di Economia - SIE

La SIE promuove la ricerca economica, la formazione e la divulgazione nelle discipline economiche.

Operating as usual

01/12/2023

📌 𝐿’𝑒𝑐𝑜𝑛𝑜𝑚𝑖𝑎 𝑖𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎𝑛𝑎 𝑛𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑖 2020. 𝑆𝑡𝑟𝑢𝑡𝑡𝑢𝑟𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑑𝑢𝑡𝑡𝑖𝑣𝑒 𝑒 𝑑𝑖𝑠𝑢𝑔𝑢𝑎𝑔𝑙𝑖𝑎𝑛𝑧𝑒

Per i video del convegno 👉 https://tinyurl.com/3w23pc64
Società Italiana di Economia - SIE

30/11/2023

𝑎 𝑐𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝐺𝑖𝑎𝑐𝑜𝑚𝑜 𝐵𝑎𝑖𝑙𝑒𝑡𝑡𝑖

𝐀 𝐎𝐓𝐓𝐎𝐁𝐑𝐄 𝟐𝟎𝟐𝟑, 𝐑𝐈𝐒𝐏𝐄𝐓𝐓𝐎 𝐀𝐋 𝐌𝐄𝐒𝐄 𝐏𝐑𝐄𝐂𝐄𝐃𝐄𝐍𝐓𝐄, 𝐀𝐔𝐌𝐄𝐍𝐓𝐀𝐍𝐎 𝐈 𝐃𝐈𝐒𝐎𝐂𝐂𝐔𝐏𝐀𝐓𝐈 (+ 𝟒𝟓.𝟎𝟎𝟎) 𝐄 𝐀𝐍𝐂𝐇𝐄 𝐆𝐋𝐈 𝐎𝐂𝐂𝐔𝐏𝐀𝐓𝐈 (+ 𝟐𝟕.𝟎𝟎𝟎)

I dati su occupati, disoccupati e inattivi sono ottenuti tramite interviste. Viene cioè intervistato un gruppo di famiglie scelto in modo tale che sia rappresentativo di tutte famiglie italiane.
Gli occupati sono coloro che dichiarano nell’intervista di lavorare. Lasciando perdere l’analisi di particolari situazioni si può affermare che, in generale, appartiene a questa categoria chi, avendo una età di almeno 15 anni, dichiara aver svolto almeno un’ora di lavoro retribuito (di solito nella settimana precedente all’intervista).
Secondo il comunicato ISTAT del 30 novembre 2023, per effetto dell’aumento in ottobre 2023 di 27.000 unità gli occupati raggiungono la cifra totale di 23 milioni 694mila.
I disoccupati a ottobre 2023 (sempre secondo il medesimo comunicato ISTAT) sono aumentati, rispetto al mese precedente, di 45.000 unità portando così ad un aumento del tasso di disoccupazione al 7,8 % (fatto 100 il totale di disoccupati e occupati). Una prima condizione per essere classificato come disoccupato è quella innanzitutto di non lavorare (avendo una età compresa fra i 15 e 74 anni di età). Chi dichiarasse nell’intervista di aver lavorato anche solo 1 ora nella settimana precedente all’intervista ricade, come si è ricordato sopra, nella categoria degli occupati.
Una seconda condizione è quella, detto in modo sintetico, di “darsi da fare” per cercare un lavoro. Così, per esempio, si trova in questa condizione chi dichiara di aver cercato attivamente lavoro almeno una volta nelle 4 settimane precedenti all’intervista.
I disoccupati vengono infatti definiti anche “persone in cerca di lavoro”. Chi non ha un lavoro ma non lo cerca ricadrà nella diversa categoria degli inattivi.
L’insieme di occupati e disoccupati formano la forza di lavoro.
Inattivi sono coloro che non sono né occupati né disoccupati. Non sono occupati perché non hanno un lavoro retribuito. Non sono disoccupati perché pur non avendo un lavoro non lo cercano. Esempi di inattivi sono le casalinghe, gli studenti e gli inabili.
A ottobre 2023 (rispetto al mese precedente) gli inattivi (di età compresa fra i 25 e i 64 anni) calano di 69.000 unità. Rientrano in questa categoria anche i cosiddetti scoraggiati: si tratta di persone che pur non avendo un lavoro non lo cercano in quanto sono convinti di non riuscire a trovarlo. Una riduzione del numero di inattivi e del contemporaneo aumento di occupati e disoccupati (come è accaduto appunto nel mese di ottobre 2023) può derivare dal fatto che alcuni inattivi hanno trovato lavoro e altri, precedentemente scoraggiati, si sono attivati alla ricerca di un lavoro divenendo così parte della categoria dei disoccupati.

20/11/2023

𝑎 𝑐𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝐿𝑢𝑖𝑔𝑖 𝐴𝑙𝑑𝑖𝑒𝑟𝑖

𝐒𝐀𝐋𝐀𝐑𝐈, 𝐏𝐑𝐎𝐃𝐔𝐓𝐓𝐈𝐕𝐈𝐓𝐀' 𝐄 𝐎𝐑𝐀𝐑𝐈𝐎 𝐃𝐈 𝐋𝐀𝐕𝐎𝐑𝐎 𝐈𝐍 𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀
________

In una conferenza precedente alla grande depressione del 1929, J.M. Keynes predisse un futuro con solo 15 ore di lavoro settimanali grazie all’aumento della produttività. Nonostante ciò, quasi cento anni dopo, nonostante i progressi tecnologici, il mondo è lontano da tale prospettiva. L’Italia risulta poco competitiva e il motivo per cui i salari fanno fatica a crescere può derivare dall’analisi della produttività. La produttività è comunemente definita come il rapporto tra il volume della produzione e il volume degli input (lavoro e/o capitale), che sono stati usati per produrre un dato livello di output. La produttività può essere misurata come prodotto interno lordo (PIL) generato per ora lavorata o per lavoratore.

L’Italia mostra un tasso di variazione di produttività debole nel tempo e comunque inferiore alla media OCSE. Occorre, quindi, rafforzare il sistema educativo, combattere la corruzione, promuovere gli investimenti in ricerca e sviluppo, rinnovare e digitalizzare la Pubblica Amministrazione.

Recenti studi, hanno analizzato il legame tra economia circolare, durata dei prodotti e orario di lavoro. L’analisi suggerisce che l’inefficienza materiale, legata alla breve vita dei prodotti, contribuisce a mantenere elevati i tempi di lavoro. Un interessante esempio, citato nello studio è quello della “finestra rotta”, proponendo che prolungare la durata dei prodotti potrebbe ridurre il consumo di risorse, i rifiuti e il tempo di lavoro. L’articolo suggerisce che una riduzione dell’orario di lavoro non implicherebbe necessariamente una diminuzione del salario. Rompere il circolo vizioso dell’obsolescenza programmata potrebbe portare a una maggiore qualità di vita, con più tempo per relazioni personali, cura non mercantile e tempo libero, riducendo inquinamento e rifiuti senza compromettere il PIL complessivo.

Riferimenti :

Keynes, J.M. (2010) [1931]. Economic possibilities for our grandchildren. In Essays in persuasion (pp. 321-332). Palgrave Macmillan, London.

Pecchi L., Piga G. (Eds.) (2010). Revisiting Keynes: economic possibilities for our grandchildren. Mit Press

https://www.instagram.com/p/Cz3EX57obPS/?utm_source=ig_web_copy_link

00 Introduzione- Antonio Magliulo 06/11/2023

𝐴 𝑐𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝐴𝑛𝑡𝑜𝑛𝑖𝑜 𝑀𝑎𝑔𝑙𝑖𝑢𝑙𝑜

"𝐑𝐢-𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐥'𝐄𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚"
𝐕𝐢𝐝𝐞𝐨𝐥𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐀𝐈𝐒𝐏𝐄 (𝐀𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐞𝐫𝐨 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐨) 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚𝐫𝐢𝐞

AISPE invita gli studiosi e le studiose a partecipare all’iniziativa con video-lezioni autoprodotte sui temi della Storia del Pensiero Economico, scegliendo (o aggiungendo) uno o più argomenti tra quelli non ancora trattati.

Maggiori info su: http://www.aispe.eu/ri-pensare-leconomia-ciclo-di-video-lezioni-spe-per-i-licei/

https://www.youtube.com/watch?v=9ei5u-5TzHg&list=PL5zST_0XFneu0HBY6qjPqvssf_iDbt0to&index=1&ab_channel=AISPE

00 Introduzione- Antonio Magliulo Da qualche anno si assiste a una sempre più ampia collaborazione tra le scuole secondarie e l’Università, sia al fine di supportare la formazione degli stude...

30/10/2023

𝐀𝐔𝐌𝐄𝐍𝐓𝐀𝐍𝐎 𝐋𝐄 𝐅𝐀𝐌𝐈𝐆𝐋𝐈𝐄 𝐀𝐒𝐒𝐎𝐋𝐔𝐓𝐀𝐌𝐄𝐍𝐓𝐄 𝐏𝐎𝐕𝐄𝐑𝐄: 𝐍𝐄𝐋 𝟐𝟎𝟐𝟐 𝐒𝐎𝐍𝐎 𝐎𝐋𝐓𝐑𝐄 𝟐,𝟏𝟖 𝐌𝐈𝐋𝐈𝐎𝐍𝐈 (𝟖.𝟑% 𝐝𝐞𝐥 𝐓𝐎𝐓𝐀𝐋𝐄)

A cura di Giacomo Bailetti

L’ISTAT classifica come povera (in senso assoluto) una famiglia che non è in grado di sostenere un livello di spesa (per beni e servizi) considerato necessario per garantire uno standard di vita minimamente accettabile.
Questo livello minimo di spesa per consumi (la soglia di povertà) è determinato in modo diverso a seconda della dimensione della famiglia, dell’età dei membri che ne fanno parte, a seconda della regione e della dimensione del comune di residenza.
Per esempio, per una famiglia composta da un solo adulto di età compresa fra i 30 e i 59 anni la soglia di povertà è pari a: 887,90 euro mensili se risiede in un comune centro dell’area metropolitana del Piemonte, a 1175,15 euro mensili se risiede in un comune centro dell’area metropolitana della Lombardia, a 685,30 euro mensili se risiede in un piccolo comune della Puglia.
Nel 2022 il numero di famiglie in povertà assoluta è di oltre 2,18 milioni (corrispondenti a oltre 5,6 milioni di individui) pari all’8,3% del totale delle famiglie ed è cresciuto rispetto al 2021 (7,3%).
Si segnala che dal 2022 le stime sulla povertà assoluta sono frutto di una metodologia aggiornata. Chi fosse interessato al tema può seguire (in presenza o online) il convegno del 7 novembre prossimo organizzato dall’ISTAT (sul cui sito sono indicati tutti i dettagli).
Diverso concetto di povertà assoluta è il concetto di povertà relativa in cui si valuta la condizione economica di ogni nucleo familiare in relazione alla condizione degli altri nuclei.

SIE e Terza Missione: Quando l'Università incontra la società civile. Proff. M Menzietti; M Sibillo 26/10/2023

SIE e Terza Missione: Quando l’Università incontra la società civile.
Prof. Massimiliano Menzietti
Prof.ssa Marilena Sibillo

La Commissione per la divulgazione scientifica e la comunicazione della Società Italiana di Economia (SIE) e il Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche (DISES) dell’Università degli Studi di Salerno nell’ambito delle attività di Terza Missione per la divulgazione ad un pubblico non accademico, hanno promosso l’iniziativa:

"SIE e Terza Missione: Quando l’Università incontra la società civile".
Si tratta di un ciclo di video-interviste, che hanno per oggetto la presentazione di un libro, di un lavoro scientifico o la discussione di un tema economico ad un pubblico non accademico.

Gli ospiti di questa video-intervista sono:

Prof. Massimiliano Menzietti
Prof.ssa Marilena Sibillo

per la presentazione del progetto di ricerca "La disparità di genere nella longevità"

Introduce:

Prof. Luigi Aldieri
Delegato per la Terza Missione del Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche (DISES) dell'Università degli Studi di Salerno

Modera:

Prof.ssa Graziella Bonanno
Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche (DISES) dell'Università degli Studi di Salerno

SIE e Terza Missione: Quando l'Università incontra la società civile. Proff. M Menzietti; M Sibillo La Commissione per la divulgazione scientifica e la comunicazione della Società Italiana di Economia (SIE) e il Dipartimento di Scienze Economiche e Statisti...

Photos from Consiglio regionale dell'Abruzzo's post 19/10/2023
17/10/2023

𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐌𝐚𝐳𝐳𝐮𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐒𝐨𝐜𝐢𝐞𝐭𝐚̀ 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐄𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 (𝐒𝐈𝐄)
𝟐𝟎 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟑 − 𝐋’𝐀𝐪𝐮𝐢𝐥𝐚

Alla 64ma Riunione Scientifica Annuale della Società Italiana di Economia (www.siecon.org/it), che avrà luogo dal 19 al 21 ottobre 2023 al Gran Sasso Science Institute dell’Aquila, la keynote speaker sarà la professoressa 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐌𝐚𝐳𝐳𝐮𝐜𝐚𝐭𝐨 (University College London) che terrà:

* 𝐋𝐚 𝐊𝐞𝐲𝐧𝐨𝐭𝐞 𝐥𝐞𝐜𝐭𝐮𝐫𝐞:
𝙀𝙘𝙤𝙣𝙤𝙢𝙞𝙘 𝙥𝙤𝙡𝙞𝙘𝙞𝙚𝙨 𝙛𝙤𝙧 𝙩𝙝𝙚 𝙡𝙤𝙣𝙜 𝙩𝙚𝙧𝙢: 𝙢𝙞𝙨𝙨𝙞𝙤𝙣 𝙤𝙧𝙞𝙚𝙣𝙩𝙖𝙩𝙞𝙤𝙣 𝙖𝙣𝙙 𝙨𝙩𝙖𝙩𝙚 𝙘𝙖𝙥𝙖𝙗𝙞𝙡𝙞𝙩𝙞𝙚𝙨
𝘈𝘶𝘥𝘪𝘵𝘰𝘳𝘪𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘙𝘦𝘵𝘵𝘰𝘳𝘢𝘵𝘰, 𝘷𝘪𝘢𝘭𝘦 𝘑𝘢𝘤𝘰𝘣𝘶𝘤𝘤𝘪 2, 𝘎𝘳𝘢𝘯 𝘚𝘢𝘴𝘴𝘰 𝘚𝘤𝘪𝘦𝘯𝘤𝘦 𝘐𝘯𝘴𝘵𝘪𝘵𝘶𝘵𝘦, 𝘓’𝘈𝘲𝘶𝘪𝘭𝘢
venerdì 20 ottobre 2023 ore 16-17

* 𝐋𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐨
𝙄𝙡 𝙜𝙧𝙖𝙣𝙙𝙚 𝙞𝙢𝙗𝙧𝙤𝙜𝙡𝙞𝙤. 𝘾𝙤𝙢𝙚 𝙡𝙚 𝙨𝙤𝙘𝙞𝙚𝙩𝙖̀ 𝙙𝙞 𝙘𝙤𝙣𝙨𝙪𝙡𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙞𝙣𝙙𝙚𝙗𝙤𝙡𝙞𝙨𝙘𝙤𝙣𝙤 𝙡𝙚 𝙞𝙢𝙥𝙧𝙚𝙨𝙚, 𝙞𝙣𝙛𝙖𝙣𝙩𝙞𝙡𝙞𝙯𝙯𝙖𝙣𝙤 𝙞 𝙜𝙤𝙫𝙚𝙧𝙣𝙞 𝙚 𝙙𝙞𝙨𝙩𝙤𝙧𝙘𝙤𝙣𝙤 𝙡’𝙚𝙘𝙤𝙣𝙤𝙢𝙞𝙖 di 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐌𝐚𝐳𝐳𝐮𝐜𝐚𝐭𝐨 e 𝐑𝐨𝐬𝐢𝐞 𝐂𝐨𝐥𝐥𝐢𝐧𝐠𝐭𝐨𝐧 (Editori Laterza, 2023)
𝘗𝘢𝘭𝘢𝘻𝘻𝘰 𝘛𝘳𝘦 𝘔𝘢𝘳𝘪𝘦, 𝘷𝘪𝘢 𝘛𝘳𝘦 𝘔𝘢𝘳𝘪𝘦, 9, 𝘓’𝘈𝘲𝘶𝘪𝘭𝘢

Insieme all’autrice 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐌𝐚𝐳𝐳𝐮𝐜𝐚𝐭𝐨 interverrà 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐏𝐢𝐚𝐧𝐭𝐚, Presidente della Società Italiana di Economia (SIE).
venerdì 20 ottobre alle ore 17.30

In allegato il comunicato stampa

https://drive.google.com/file/d/1GEfu3IbLuyLY_kZdQ2P2RiDLWIHx4OJr/view?usp=sharing

SIE comunicato Mazzucato.pdf

SIE e Terza Missione: Quando l'Università incontra la società civile. Dott. Luca Romano 26/09/2023

SIE e Terza Missione: Quando l'Università incontra la società civile.
Dott. Luca Romano

La Commissione per la divulgazione scientifica e la comunicazione della Società Italiana di Economia (SIE) e il Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche (DISES) dell’Università degli Studi di Salerno nell’ambito delle attività di Terza Missione per la divulgazione ad un pubblico non accademico, hanno promosso l’iniziativa:
“SIE e Terza Missione: quando l’Università incontra la società civile”
Si tratta di un ciclo di video-interviste, che hanno per oggetto la presentazione di un libro, di un lavoro scientifico o la discussione di un tema economico ad un pubblico non accademico.
L'ospite di questa video-intervista è:
Dott. Luca Romano per la presentazione del libro:
“L'Avvocato dell'Atomo - In difesa dell'energia nucleare", di Luca Romano, Fazi Editore, 2022.

Introduce:
Prof. Luigi Aldieri
Delegato per la Terza Missione del Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche (DISES) dell'Università degli Studi di Salerno

Modera:
Prof.ssa Graziella Bonanno
Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche (DISES) dell'Università degli Studi di Salerno

SIE e Terza Missione: Quando l'Università incontra la società civile. Dott. Luca Romano La Commissione per la divulgazione scientifica e la comunicazione della Società Italiana di Economia (SIE) e il Dipartimento di Scienze Economiche e Statisti...

64th Annual Conference - Italian Economic Association 20/09/2023

Su indicazione del Presidente Mario Pianta, si rende disponibile il comunicato stampa relativo alla prossima 64ma Riunione Scientifica Annuale della Società Italiana di Economia.
📍L'Aquila presso il GSSI - Gran Sasso Science Institute
📆 19-20-21 ottobre 2023.

Il programma è disponibile al link 🔗: https://editorialexpress.com/conference/SIE_RSA_64/program/SIE_RSA_64.html

In PDF📄:https://siecon3-607788.c.cdn77.org/sites/siecon.org/files/media_wysiwyg/sie_comunicato_rsa_finale_0.pdf

64th Annual Conference - Italian Economic Association

15/09/2023

A cura di Giacomo Bailetti

IN AGOSTO RALLENTA L’INFLAZIONE (MA NON QUELLA DEI BENI AD ALTA FREQUENZA DI ACQUISTO) E L’AUMENTO DEI PREZZI DEI BENI CONTENUTI NEL “CARRELLO DELLA SPESA” È PARI AL 9,4%.

L’inflazione, ossia l’aumento generale dei prezzi, può essere misurata mediante l’elaborazione di indici dei prezzi al consumo che calcolano le variazioni nel corso del tempo dei prezzi di insiemi (detti panieri) di beni e servizi oggetto di consumo da parte delle famiglie.
Di indici ne esistono diversi non uno solo e possono differenziarsi sotto diversi aspetti. Per esempio, possono essere differenti i panieri di beni e servizi che ciascuno di essi prende in considerazione per misurarne i prezzi.
Mensilmente l’Istituto Italiano di Statistica (ISTAT) pubblica una serie di indici che misurano:
a) la variazione dei prezzi al consumo mese su mese, ossia che si è verificata, per esempio, nel mese di agosto rispetto al mese precedente di luglio (cosiddetta variazione congiunturale dei prezzi);
b) la variazione dei prezzi al consumo anno su anno, ossia che si è verificata, per esempio, in agosto 2023 rispetto ad agosto 2022 (cosiddetta variazione tendenziale dei prezzi).
Di seguito illustriamo questi indici, riportandone i valori definitivi, relativi al mese di agosto, che sono stati pubblicati in data 15 settembre 2023 dall’ISTAT (precedentemente aveva diffuso stime preliminari).
Il NIC è l’indice principale e calcola l’inflazione a livello dell’intero sistema economico. Quando leggiamo sui giornali che l’inflazione è pari ad una certa percentuale il riferimento è, di regola, all’aumento dei prezzi calcolato con questo indice. Esso misura l’andamento (medio) dei prezzi di un paniere di 1.885 prodotti (dalla pasta al trasporto aereo passeggeri, dal pane ai personal computer, dalla benzina alle consumazioni al bar, ecc.) rappresentativi di tutti quelli consumati dalle famiglie. Si tratta di una media ponderata perché i singoli prodotti (e il loro prezzo) non hanno tutti lo stesso peso nella costruzione dell’indice. Il peso del prezzo del pepe nero, per esempio, è inferiore a quello di altri beni alimentari.
Secondo il comunicato stampa dell’ISTAT del 15 settembre i prezzi dei beni al consumo nel mese di agosto sono aumentati dello 0,3% rispetto al mese precedente di luglio (variazione congiunturale). Per quanto riguarda la variazione tendenziale dell’inflazione (anno su anno) il NIC nell’agosto 2023 rispetto all’agosto 2022 mostra un aumento del 5,4%. L’aumento dello stesso indice nel luglio 2023 rispetto a luglio 2022 era stato superiore e pari al 5,9 %. Quindi l’inflazione misurata dall’indice NIC sta decelerando.
L’ISTAT pubblica anche l’andamento dei prezzi di insiemi di beni di dimensione più ridotta rispetto al paniere preso in considerazione per il calcolo dell’indice NIC.
Così l’istituto di statistica elabora l’andamento dei prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto in cui vengono inclusi, oltre ai generi alimentari, le bevande alcoliche e analcoliche, i tabacchi, le spese per l’affitto, i beni non durevoli per la casa (per esempio i prodotti per la cura della persona e i medicinali), i servizi per la pulizia e la manutenzione della casa, i carburanti, i trasporti urbani, i giornali e i periodici, i servizi di ristorazione, le spese per l’assistenza.
Il prezzo di questi prodotti, secondo il comunicato dell’ISTAT in agosto 2023 è aumentato del 6,9% rispetto ad agosto 2022. La variazione tendenziale precedente (luglio 2023 su luglio 2022) era stata del 5,5%. Quindi l’inflazione misurata da questo indice è decisamente aumentata rispetto al mese precedente.
Si ha poi il cosiddetto “carrello della spesa” che ricomprende i beni alimentari, i beni per la pulizia e la manutenzione ordinaria della casa, per l’igiene personale e i prodotti di bellezza. Il prezzo di questi prodotti è aumentato del 9,4% nell’agosto 2023 rispetto all’agosto del 2022. Mentre la variazione tendenziale precedente (luglio 2023 su luglio 2022) era stata del 10,2%.
Per misurare invece la cosiddetta componente di fondo dell’inflazione l’ISTAT esclude dal paniere di beni dell’indice NIC due categorie di prodotti i cui prezzi sono piuttosto volatili a causa, per esempio, del clima. Si tratta dei prodotti alimentari non lavorati (come carne fresca, pesce fresco, frutta e verdura fresca) e dei prodotti energetici, ad esempio la benzina o il gasolio. L'inflazione misurata escludendo questi ultimi beni può fornire informazioni utili per distinguere aumenti o diminuzioni persistenti dei prezzi rispetto a fluttuazioni temporanee.
La componente di fondo dell’inflazione anno su anno (agosto 2023 su agosto 2022) è stata pari al 4,8%. Il mese precedente (luglio 2023 su luglio 2022) la variazione era stata del 5,2%.
L’indice IPCA è stato creato per misurare l’inflazione a livello europeo, e utilizza una metodologia concordata dai vari paesi europei. È a questo indice che guarda la Banca Centrale Europea quando realizza le politiche monetarie tese a tenere l’inflazione sotto controllo.
Una delle differenze di questo indice rispetto agli altri riguarda il modo in cui viene calcolato il prezzo dei vari prodotti. Nel caso dell’IPCA esso si riferisce al prezzo effettivamente pagato dal consumatore. Ad esempio, nel calcolo dei prezzi dei medicinali il NIC considera il prezzo pieno delle confezioni mentre l’IPCA considera solo la quota effettivamente pagata dalle famiglie (il ticket). Inoltre, l’IPCA tiene conto anche delle riduzioni temporanee di prezzo (saldi, sconti, promozioni).
Secondo il comunicato dell’ISTAT l’IPCA nell’agosto 2023 rispetto all’agosto 2022 è aumentato del 5.5% mentre l’aumento dello stesso indice nel luglio 2023 rispetto a luglio 2022 era stato pari al 6.3 %. La flessione più marcata dell’IPCA, rispetto a quella osservata nel NIC, nel mese di agosto si deve alla dinamica dei saldi estivi (di cui il NIC non tiene conto).
Infine, il FOI è l'indice dei prezzi al consumo per le Famiglie di Operai ed Impiegati e si riferisce ai consumi delle famiglie che fanno capo ad un lavoratore dipendente non agricolo. Il paniere di beni e servizi preso in considerazione è lo stesso del NIC. Tuttavia, nel caso del FOI, nel calcolare la media prezzi dei vari prodotti si dà più peso a quelli maggiormente consumati da parte di operai ed impiegati. È l’indice usato per adeguare periodicamente all’inflazione, ad esempio, gli affitti. Il FOI anno su anno (agosto 2023 su agosto 2022) è aumentato del 5,2%.

SHARED PERSPECTIVES 2023 - How to make the green transition happen? 09/09/2023

Riccardo Rovelli informa dell'evento sotto che si terrà a Bertinoro e online

________________________________________________________

Shared Perspectives 2023: How to make the green transition happen?

Despite ambitious pledges made in Paris in 2015, with the EU at the forefront, the world is not on track to stop climate change within safe limits.
Policies and public debates fall short of what has been promised. What should policy-makers do? What advice can economists give them?

Shared Perspectives 2023 is a policy workshop which seeks to develop answers to these questions.

The programme of the event and themes to be discussed are available at the website: https://eventi.unibo.it/shaper .

It will take place on Friday 6 and Saturday 7 October, 2023, at the Centro Universitario Residenziale di Bertinoro (FC).

The workshop is organised by the Department of Economics, University of Bologna, with the support of partner organisations: EAERE, EconPol Europe, Prometeia Associazione, and Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì.

Keynote lecturers: Daniele Franco (former Italian Minister of Economy and Finance) and Rick van der Poel (Professor, University of Oxford).

Participation on site is by invitation. Sessions and keynotes will be live-streamed and recorded.

Please register now on the workshop website to receive a link for online participation.

SHARED PERSPECTIVES 2023 - How to make the green transition happen? SHARED PERSPECTIVES 2023 - How to make the green transition happen?

08/09/2023

Continua il calo della produzione industriale tedesca. Come mostrano i dati diffusi da Destatis, l’ufficio nazionale di statistica tedesco, a luglio la produzione in termini reali è diminuita dello 0,8 per cento. La flessione di luglio è la terza consecutiva dell’industria tedesca, che negli ultimi tre mesi è scesa dell’1,9 per cento rispetto ai tre mesi precedenti.

Nello specifico, escludendo il settore energetico e quello delle costruzioni, la produzione industriale a luglio è diminuita dell’1,8 per cento. A calare è stata soprattutto la produzione di beni capitali (-2,9 per cento), seguita da quella dei beni di consumo (-1 per cento) e dei beni intermedi (-0,7 per cento). La decrescita nei diversi settori industriali, infine, è stata parzialmente bilanciata dalla crescita del settore energetico (+2,2 per cento a luglio) e del settore delle costruzioni (+2,6 per cento).

Tutti i nostri grafici👇🏻

https://lavoce.info/la-parola-ai-grafici/

08/09/2023

📌 𝐿’𝑒𝑐𝑜𝑛𝑜𝑚𝑖𝑎 𝑖𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎𝑛𝑎 𝑛𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑖 2020. 𝑆𝑡𝑟𝑢𝑡𝑡𝑢𝑟𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑑𝑢𝑡𝑡𝑖𝑣𝑒 𝑒 𝑑𝑖𝑠𝑢𝑔𝑢𝑎𝑔𝑙𝑖𝑎𝑛𝑧𝑒

📅 12 giugno 2023
📍Palazzo Corsini, Via della Lungara 10
Modalità di partecipazione 👉 https://tinyurl.com/3w23pc64

Photos from Società Italiana di Economia - SIE's post 04/09/2023

A cura di Alessandro Bellocchi e Giuseppe Travaglini

La pandemia di Coronavirus ha causato, via lockdown, il crollo dell'economia mondiale. Come è noto, il Covid-19 ha provocato shock negativi sia sul lato della domanda che dell'offerta, e quindi una contrazione della produzione industriale mondiale senza precedenti. Tuttavia, una combinazione di politiche di bilancio pubblico (nazionali e internazionali), e di politiche monetarie espansive hanno consentito una ripresa dell'economia mondiale più rapida rispetto alla precedente crisi finanziaria del 2008-2012. Il risultato è che, almeno fino ad ora, il rimbalzo è stato simile nelle economie europee riuscendo a contenere le asimmetrie a cui abbiamo assistito dal 2008 in poi.

All’epoca, infatti, politiche monetarie inizialmente timide e incoerenti, unite al mito dell'austerità espansiva (specialmente con la crisi dei debiti sovrani) impedirono a molti Stati Membri dell'Unione Europea, tra cui l'Italia, di riagganciare la ripresa. Risultato: lo shock asimmetrico iniziale venne amplificato e i percorsi di crescita furono differenti e spesso divergenti.

Cosa accade oggi? Nel post Covid-19, la BCE è tornata ad aumentare i tassi di interesse per la nona volta in pochi mesi con lo scopo di contrastare l’inflazione. L’impatto di questa stretta creditizia sull’economia reale non si è ancora pienamente manifestato. Nel frattempo, si manifesta crescente incertezza circa la riforma delle regole fiscali europee che torneranno in vigore dal 2024. Se il Patto di stabilità e crescita verrà ripristinato assisteremo ad una inevitabile recessione europea. Riusciremo ad evitare questo scenario e le connesse nuove asimmetrie europee?

29/08/2023

A cura di Luigi Aldieri

IL DECLINO DEI REDDITI INTERGENERAZIONALI: UNA SFIDA ECONOMICA PER IL FUTURO

_____________________________________________________

I giovani di oggi si trovano di fronte a una sfida economica che, almeno in termini retributivi, sembra essere più impegnativa rispetto a quella dei loro genitori. L'impressione generale è che le condizioni salariali dei giovani sotto i 35 anni siano notevolmente peggiori oggi rispetto al passato, e questo emerge chiaramente dai risultati di una ricerca condotta da due economisti italiani, Nicola Bianchi (Northwestern University) e Matteo Paradisi (Einaudi Institute for Economics and Finance). I dati preliminari di questa ricerca mettono in evidenza un aumento significativo del divario salariale tra giovani e anziani nel corso degli anni. Nel lontano 1985, il salario annuo mediano di un lavoratore con più di 55 anni di età era solamente il 15 per cento superiore rispetto a quello di un lavoratore con meno di 35 anni. Tuttavia, nel 2019, questo divario salariale era cresciuto in modo significativo, raggiungendo oltre il 30 per cento. Il salario mediano rappresenta il punto centrale nella distribuzione dei salari: il 50 per cento dei lavoratori guadagna più del salario mediano e il 50 per cento guadagna meno. In altre parole, essere giovani sul mercato del lavoro è diventato uno "svantaggio" ancor più pronunciato nel corso degli ultimi tre decenni. Questo aumento del divario salariale si riflette anche nei salari medi, sebbene sia importante notare che i salari medi possono essere influenzati da valori estremamente alti o bassi, rendendo i salari mediani un indicatore più affidabile della situazione della maggior parte dei lavoratori. La rappresentazione grafica della differenza nei salari annuali medi e mediani tra coloro che hanno più di 55 anni e quelli sotto i 35 anni conferma in modo tangibile questa tendenza. Mentre le generazioni più anziane potevano aspettarsi di vedere una differenza salariale più modesta tra loro e i giovani lavoratori, la realtà attuale mostra un divario significativamente più ampio, creando una sfida economica considerevole per i giovani che cercano di costruire la propria carriera e il proprio futuro finanziario. In estrema sintesi, la situazione attuale sottolinea la necessità di affrontare in modo efficace le sfide legate alle disparità salariali intergenerazionali, al fine di garantire una distribuzione più equa delle opportunità economiche per le giovani generazioni.

17/08/2023

A cura di Alessandro Bellocchi e Giuseppe Travaglini

Secondo i dati (2022), l'Italia è penultima nell'UE per quota di laureati tra i giovani (29,2%), ma anche penultima per tasso di occupazione dei laureati (74,6%). Paesi con un numero analogo di laureati, come Romania e Bulgaria, hanno tassi di occupazione per i laureati rispettivamente 10 e 16 punti più elevati. In altre parole, ci sono pochi laureati e allo stesso tempo quelli che ci sono non riescono a trovare una collocazione nel mercato del lavoro. Una combinazione perversa che spiega perché l'emigrazione qualificata giovanile si configura come vera e propria e uno dei problemi più preoccupanti per il futuro del nostro Paese.

31/07/2023

A cura di Alessandro Bellocchi e Giuseppe Travaglini

Secondo l'Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo per i paesi dell’Unione Europea (IAPC), l'inflazione italiana su base annua ha subito un rallentamento a luglio, attestandosi al 6,4% (dopo il 6,7% di giugno). Nonostante ciò, la crescita dei prezzi nel nostro paese rimane, insieme a quella tedesca tra le più elevate dell’Area Euro. Diametralmente opposta, la situazione sp****la, dove il tasso d’inflazione è sceso più rapidamente rispetto alle altre economie dell'Eurozona, consolidandosi intorno al 2%.

Come insegna il caso spagnolo, per contrastare i prezzi eccessivi dovuti all' “abuso” di potere di mercato in interi settori merceologici – come quelli del petrolio, del gas e dei cereali - i controlli sui prezzi e le politiche antitrust sono gli strumenti più adatti tra quelli nella cassetta degli attrezzi del policy-maker. L'inflazione è infatti più bassa negli Stati Membri che sono intervenuti tempestivamente sui prezzi rispetto a quelli che si sono affidati soprattutto a misure compensative di sostegno ai redditi.

È questo il caso della Germania. Il governo tedesco ha concentrato il 55% delle risorse stanziate per contrastare gli effetti negativi dell'inflazione sul sostegno ai redditi e il 45% per contenere i prezzi (i.e. ha applicato un freno diretto ai prezzi dell'elettricità, ma le misure predominanti riguardavano pagamenti una tantum). Il risultato è stato tra i peggiori dell’eurozona in termini di inflazione (6,5%). Situazione analoga per l’Italia, dove i sostegni al reddito hanno riguardato il 36% delle misure introdotte.

Al contrario, in Francia, dove l’impegno di spesa tra le due voci è ribaltato - con il 92% delle misure totali che hanno riguardato l’amministrazione dei prezzi - l'inflazione è minore e si attesta ora al 5%. Stesso discorso vale per la Spagna che ha attuato misure significative (89% delle risorse totali impiegate) per limitare la crescita dei profitti rispetto ai costi in alcuni settori strategici, tra cui il settore dell'energia e degli affitti, bloccando in partenza in circuito inedito tra prezzi e profitti.

L’inflazione, dunque, sembra essere blandamente influenzata dalle politiche monetarie, che al contrario, con la crescita del tasso di interesse (nono rialzo consecutivo nell’Eurozona), avranno presto un impatto negativo sull’economia reale. Nel frattempo, secondo i dati resi oggi noti dall’Istat, il Pil italiano nel secondo trimestre 2023 cala dello 0,3% sul trimestre precedente. Riusciremo di questo passo a evitare la stagflazione?

*Il dato sull’allocazione delle misure di contrasto all’inflazione fa riferimento al Bruegel Datasets on National fiscal policy responses to the energy crisis.

30/07/2023

A cura di Luigi Aldieri

LA SITUAZIONE ECONOMICA ITALIANA: I DIVARI TERRITORIALI TRA CRESCITA E SALARI.

___________________________

Il recente rapporto pubblicato da Svimez offre un panorama incoraggiante riguardo alla situazione economica dell'Italia, ma al contempo pone l'accento sulla persistente disparità tra il Centro-Nord e il Sud del paese. Dal documento emerge una prospettiva di miglioramento, evidenziata dalle stime di crescita basate sull'impiego parziale dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Per il 2023, la Svimez prevede una crescita del PIL italiano pari al +1,1%, con un incremento del +0,9% per il Mezzogiorno e del +1,2% per il Centro-Nord. Attualmente, il divario tra queste due macroregioni si attesta a soli tre punti percentuali, ma l'utilizzo completo dei fondi del PNRR potrebbe contribuire a ridurlo ulteriormente. In tal caso, la crescita del Sud potrebbe aumentare di 5 decimi, superando quella del Centro-Nord, il cui aumento sarebbe limitato a 4 decimi. Le proiezioni per il 2024 e il 2025 prevedono una crescita del +1,4% per il Centro-Nord e del +1,2% per il Sud.

Tuttavia, il rapporto Svimez evidenzia delle criticità riguardanti il Sud Italia. In particolare, preoccupa il fatto che un terzo delle circa tre milioni di persone con un salario medio orario di 9 euro si trova nel Mezzogiorno, dove un quarto dei dipendenti non raggiunge i 10 euro di retribuzione oraria. Da un punto di vista del potere d'acquisto, si è registrata una diminuzione delle retribuzioni lorde del Mezzogiorno del 12% rispetto al 2008, mentre nel Centro-Nord tale calo si è attestato al 3%.

Il rapporto Svimez 2023 identifica però anche alcuni aspetti positivi per il Sud Italia, in quanto l'area è stata in grado di avvicinarsi ai dati nazionali riguardanti la ripresa economica post-Covid. Nel 2022, il PIL del Mezzogiorno è cresciuto del 3,5%, avvicinandosi al 3,7% della media nazionale e allineandosi con la media europea.

Inoltre, nel biennio 2021-2022, il Mezzogiorno ha registrato una crescita del 10,7%, in linea con il Centro-Nord (+11%) e superiore al Nord-Ovest (+9,9%). Nonostante questi segnali positivi, il PIL dell'area meridionale rimane ancora inferiore del 7% rispetto al livello del 2008, a causa della prolungata stagione di ampliamento delle disuguaglianze territoriali nel decennio precedente alla pandemia.

https://www.instagram.com/p/CvUE7cwINF0/?utm_source=ig_web_copy_link&igshid=MzRlODBiNWFlZA%3D%3D

Want your school to be the top-listed School/college?

Telephone