In Italia con Gio&Anna

In Italia con Gio&Anna

Dedicata agli studenti d'italiano L2 e a tutti gli appassionati del Bel Paese. Vi aspettiamo!

Per conoscere meravigliosi luoghi in Italia, ogni martedì alle 20:00, viaggeremo virtualmente alla scoperta di tradizioni, curiosità, arte, cultura e cucina.

Operating as usual

01/04/2023

QUESTO NON È UN PESCE D'APRILE
Cari lettori dei post di "In Italia con Gio&Anna", grazie mille per averci accompagnato fin qui in questo percorso alla scoperta dei luoghi meravigliosi di cui è ricca l'Italia e della sua interessante cultura. Con questo post ha termine questo nostro esperimento nato durante il periodo del Covid, quando non era possibile fare lezione d'italiano in presenza. AnnaPaola e Giovanna avevano quindi ideato una serie di corsi avanzati di cultura on line che sono stati ben accolti dai nostri iscritti, veri amanti del Bel Paese e della lingua italiana. Con il ritorno alle lezioni in presenza, la nostra pagina FB ha continuato a pubblicare ancora dei post grazie all'entusiasmo che ci accomuna nel divulgare la cultura del nostro paese. AnnaPaola ha già lasciato la pagina in gennaio per dedicarsi a tempo pieno alla sua attività di insegnante d'italiano in presenza, e Giovanna ha deciso di dedicarsi alla sua vera passione: la pittura. Insieme vi siamo grate per avere dato un senso a tutto il nostro lavoro. Con riconoscenza, AnnaPaola & Giovanna

31/03/2023

L'ESPRESSIONE DEL VENERDÌ: USARE DUE PESI E DUE MISURE
Usare due pesi e due misure significa trattare due situazioni simili in modo diverso, applicando standard diversi in base alle proprie preferenze o convenienze. In altre parole, si tratta di un comportamento incoerente in cui si applicano criteri differenti a situazioni simili, a seconda di ciò che conviene di più in quel momento. Questo atteggiamento può essere considerato ingiusto e disonesto, poiché favorisce una parte a discapito dell'altra senza giustificazione razionale o morale.
Es.: Non è giusto usare due pesi e due misure quando si tratta di applicare le regole.

30/03/2023

TASTE OF ITALY: THE CHINESE CASINA IN PALERMO
The Chinese Casina in Palermo is a historic building located in the Parco della Favorita, a large green area in the heart of the city. Built in the 18th century at the behest of King Ferdinand IV of Bourbon, the Chinese Lodge is a unique example of Chinese architecture in Europe. The building was designed by architect Giuseppe Venanzio Marvuglia, who was inspired by models of Chinese architecture that he had studied during his travels in Asia. The Chinese Casina was built in stone and stucco, with a double-pitched roof in the Chinese style.
The Chinese Casina was used as a meeting place for parties and hunting parties of the Bourbon court, and was also used as a summer residence by King Ferdinand IV and his family. The interior of the Chinese Lodge is decorated with frescoes and stuccoes depicting Chinese landscapes and figures, and features a rich collection of porcelain and Chinese furniture.
During World War II, the Chinese Lodge suffered damage from Allied bombing, but was later restored to its former glory. Today, the Chinese House is open to the public as a museum and hosts a series of temporary exhibitions and cultural events.
The Chinese Casina is an important historical and cultural monument in Palermo, and a unique testimony to the influence of Chinese culture in Europe. Its architecture and history make it a popular tourist attraction for visitors from all over the world.

29/03/2023

TASTE OF ITALY: BAROZZI CAKE
Vignola is a town in the province of Modena, in the Emilia-Romagna region of northern Italy.
The town was built near an ancient Etruscan road that connected Bologna to Parma and is located at the foot of the Emilian Apennines on the left bank of the Panaro River, approximately 50 kilometers southeast of Bologna. Vignola is known for its historical and architectural heritage and also for its production of cherries, which are used in the local cuisine and are celebrated by an annual cherry festival. Close to the Medieval castle there is a pastry shop that is famous for another of Vignola's treasures: the Barozzi cake or Torta Barozzi, a luscious chocolate cake that looks like the more famous American brownie but that boasts a unique texture and flavor. A first version of the cake was created by local pastry chef Eugenio Gollini and sold under the name of Torta Nera (black cake) in 1897. Then, in 1907, he renamed the cake after the famous XVI century Italian architect Giacomo Barozzi da Vignola during the town's celebration of the 400th anniversary of the birth of one of Vignola's famous sons. The recipe of the cake is jealously guarded by the Gollini family that still owns the pastry shop. However, the ingredients of the cake are known. This gluten-free cake is made with almonds, peanuts, chocolate, coffee, eggs, butter and rhum. The Torta Barozzi is considered one of the most famous and iconic desserts from the Emilia-Romagna region and is highly regarded for its rich and indulgent taste. The cake is commonly served at special events and celebrations, and is a must-try for anyone visiting Vignola or the surrounding region.
Ingredients:
180 gr. caster sugar + 30 gr. extra
120 gr. finely grinded peeled and toasted peanuts
80 gr. almond flour
4 eggs
200 gr. softened butter
150 gr. dark chocolate 70%
15 gr. instant coffee, dissolved in 2/3 spoons of hot water
2 tbsps rhum
20 gr. unsweetened cocoa
pinch of salt
Method:
Mix the flours with the cocoa and the pinch of salt. Melt the chocolate in a bain-marie and leave it to cool. Separate the egg whites from the yolks. Soften the butter with the sugar until white and fluffy, pour in the yolks,
the melted chocolate and mix well. Add the coffee, the flours with the cocoa. When separating the eggs, transfer each white into a separate small bowl first and then pour it into the large mixing bowl ( use a stainless steel or glass bowl )that you'll be using to beat the whites. By doing this, you can ensure that the whites in the mixing bowl remain uncontaminated in case a yolk breaks while separating an egg. Any residue of fat will prevent egg whites from beating up properly. Repeat this process for each egg. With an electric mixer, to medium speed, beat the egg whites with 30 gr. of sugar and beat until soft peaks form. Then beat on high until you get a lovely shiny mixture. Incorporate the egg whites into the chocolate mixture, a little at a time, stirring gently from the bottom upwards so as not to dislodge the mixture. Line a rectangular baking tin with aluminium foil, pour in the mixture and level it. Bake the Barozzi cake in a preheated oven at 180°C for 25 minutes, checking the baking with the toothpick test, which should come out dry and clean. Wait for it to cool, turn it out onto a serving tray and gently remove the foil and cut it into slices. The Barozzi cake is finally ready to be enjoyed, with a generous sprinkling of icing sugar.

26/03/2023

LA RICETTA DELLA DOMENICA: I CAVALLUCCI DI SIENA
Tipici biscotti natalizi della città di Siena dall'aspetto poco ricercato, sono profumatissimi e ideali da preparare per salutare ormai la stagione invernale.
Ingredienti per 60 biscotti circa:
250 gr. di zucchero
300 gr. di farina 00
100 gr. di gherigli di noce tritati grossolanamente
100 ml di acqua
50 gr. di scorzette d'arancia candita
30 gr. di cedro candito
15 gr. di un mix spezie macinate: anice, cannella, coriandolo e noce moscata
1/2 cucchiaino di bicarbonato
2 cucchiai d'olio d'oliva (se necessario)
50 gr. di miele
Procedimento:
In una ciotola capiente verarvi la farina, le spezie, il bicarbonato, i gherigli di noce, le scorzette di arance candite e il cedro tagliati finemente. Mettere da parte. Versare l'acqua, il miele e lo zucchero in un pentolino e lasciare cuocere appena a fiamma bassa fino a quando si sarà formato uno sciroppo non troppo denso (lo zucchero non deve caramellare o i biscotti verranno duri). Unire lo sciroppo al mix di farina e impastare. Se l'impasto dovesse risultare troppo secco aggingere dell'olio d'oliva.Trasferire il tutto su un piano di lavoro infarinato e formare dei salsicciotti dal diametro di circa 4/5 centimetri. Lasciare riposare la pasta coprendo con un canovaccio per una mezz'ora. Quindi tagliare dei tocchetti di pasta, schiacciarli leggermente e passarli nello zucchero a velo. Disporre i biscotti su una teglia da forno leggermente imburrata o foderata con della carta forno. Cuocere in forno preriscaldato a 160°C per 20-25 minuti.

Photos from In Italia con Gio&Anna's post 25/03/2023
Photos from In Italia con Gio&Anna's post 25/03/2023

SUGGERIMENTO DI VIAGGIO: VERCELLI
Vercelli è una città dal fascino discreto situata nella regione del Piemonte, nel nord-ovest dell'Italia. Fondata dagli antichi Celti e successivamente conquistata dai Romani, Vercelli ha una lunga storia che risale a oltre 2000 anni fa.
La città è famosa per la sua architettura medievale, con numerose chiese e palazzi storici che risalgono a quell'epoca. Uno dei monumenti più importanti è la Basilica di Sant'Andrea, un'imponente chiesa costruita nel XIII secolo per volontà del cardinale vercellese Guala Bicchieri che ebbe un ruolo importante come legato papale in Inghilterra. Fu lui a risolvere le controversie con re Giovanni senza terra e ad apporre il sigillo papale sulla Magna Carta inglese. La chiesa è un vero capolavoro di architettura tardo romanica di stampo lombardo- emiliano e gotica. La chiesa si distingue per la sua facciata in pietra verde, il grande rosone e le due torri campanarie. Venne rimaneggiata nel XVI sec. e dell'impianto originario rimangono il chiostro, la Sala Capitolre (dove si riuniva il Capitolo, ovvero il collegio dei monaci) e parte dell'ospedale, quest'ultimo nato per accogliere i pellegrini che transitavano in città. Infatti, la citta`di Vercelli era una tappa importante lungo la Via Francigena. All'interno della basilica la decorazione è minima ma vi si trovano alcune preziose opere d'arte, tra cui due affreschi attribuiti al pittore vercellese del XVI sec. Bernardino Lanino, le cappelle absidate dedicate una alla Vergine e l'altra che ospita il monumento sepolcrale di Tommaso Gallo, primo rettore dell'abbazia. Nella sagrestia si trova un crocefisso ligneo del '300, ritorvato all'interno di un altro crocefisso del '500 dopo un restauro del 1993.
Un altro interessante monumento di Vercelli è la cattedrale di Sant'Eusebio. Costruita nel XVI su una preesistente basilica paleocristiana, la chiesa è dedicata a colui che fu primo vescovo della città, del Piemonte e santo patrono della città. La facciata della cattedrale è in stile neoclassico e al suo interno è ricca di cappelle riccamente decorate. La chiesa è uno dei luoghi di culto più importanti della città e tra le opere d'arte che vi sono custodite spiccano l'imponenete crocefisso ottoniano del X sec., la statua della Madonna dello schiaffo e, presso la biblioteca capitolare, il Codex Vercellensis, uno dei quattro codici esistenti scritti in Old English e unico esemplare conservato oltre Manica. Il nostro tour della città non è completo senza una visita alla Torre dell'Angelo, una torre medievale che faceva parte di un antico palazzo gentilizio e da cui si può godere un bellissimo panorama della città, il Palazzo Arcivescovile, Palazzo Berzetti di Murazzano, un edificio storico costruito nel XVII secolo dove sorgeva l'antico ospedale degli Scoti, e la Chiesa di San Cristoforo risalente all'XVI secolo dove si possono ammirare i dipinti del pittore locale rinascimentale Gaudenzio Ferrari. Altri luoghi d'interesse sono il Castello Visconteo, il salone Dugentesco, la Sinagoga, il Museo Archeologico, il polo espositivo Arca. Durante la nostra visita in centro possiamo concederci una dolce pausa presso la storica pasticceria Taverna Tarnuzzer e a pranzo provare la famosa panissa vercellese in uno dei tanti ottimi ristoranti della città. La panissa è un piatto della tradizione a base di riso, fagioli, salam d’la duja (un insaccato locale) e la cotica di maiale. Non è un caso che il piatto più conosciuto della città sia a base di riso. Vercelli è famosa per la coltivazione del riso, uno dei prodotti più importanti della regione del Piemonte. La città, conosciuta anche come capitale europea del riso, ospita diversi eventi attorno a questo prodotto come la "Fiera in Campo", una delle kermesse più importanti del nord Italia, "Risò" e la Festa del riso che si svolge nel parco del castello di Desana. Esiste anche "La Strada del riso vercellese di Qualità" che riunisce aziende agricole e di trasformazione del riso. L'associazione organizza eventi e tour nei territori irrigati da decine di canali alimentati dal Sesia e dal Ticino. Un'area che offre uno spettacolo inusuale ed affascinante, soprattutto in primavera, quando le risaie sono allagate o in estate quando a dominare è il verde brillante delle piante di riso. Si stima che tra Vercelli e Novara, si coltiva il 50 per cento circa dell'intera produzione risicola italiana che sommata a quella del territorio della Lomellina, in Lombardia, formano un triangolo dai chicchi d’oro.

24/03/2023

L' ESPRESSIONE DEL VENERDÌ: ESSERE COME IL PREZZEMOLO
L'espressione "essere come il prezzemolo" si riferisce a una persona che è sempre presente in modo persistente, ma non necessariamente in modo utile o rilevante. Il prezzemolo è un'erba aromatica che, sicuramente nella cucina italiana, viene spesso usata nella preparazione e nella decorazione di molti piatti. Quindi, se si dice che una persona è "come il prezzemolo", si sta dicendo che questa persona è onnipresente.
Es.: Durante la riunione di ieri, il nuovo dipendente che era seduto accanto a me, non ha fatto altro che intervenire per tutta la riunione. Poi si è infilato alla festa del dipartimento di finanza presentandosi a tutti. Insomma, sembrava proprio essere come il prezzemolo.

Photos from In Italia con Gio&Anna's post 23/03/2023

TASTE OF ITALY: BERGAMO
Undoubtedly, Bergamo suffered the most among all European cities from the Covid-19 pandemic. The images of the long lines of military vehicles transporting the virus-infected victims are etched in our memories. In recognition of the resilience of the people of Bergamo, the Italian Capital of Culture 2023 title was bestowed upon Bergamo and Brescia on July 16, 2020. Located in the foothills of the Alps in the Lombardy region in norther Italy, Bergamo offers a unique city-break experience with its two contrasting areas: the Città Alta (the upper city) and Città Bassa (the lower city). Bergamo was founded by an ancient Celtic tribe of the Cisalpine Gauls, the Cenomani and then became a Roman town, known as "Bergomum". After the fall of the Roman Empire, Bergamo was occupied by various peoples, including the Huns, Lombards, the Franks and the Venetians.
During the Medieval period, Bergamo developed as an important commercial and cultural center. In 1162, the city joined the Lombard League, a coalition of northern Italian cities fighting against Emperor Frederick I of Swabia. Over the following centuries, Bergamo suffered numerous sieges and attacks, but always managed to defend itself successfully thanks to its fortifications.
In the 15th century, Bergamo became part of the Republic of Venice, and remained under the control of the Serenissima until the fall of the Republic in 1797. During this period, the city experienced a period of great economic and cultural prosperity. In the 19th century, Bergamo was involved in the conflicts
between Italy and Austria for the control of northern Italy. In 1859, during the Second War of Independence, the city was liberated from Austrian troops and joined the Kingdom of Sardinia, which would become unified Italy in 1861. During World War I and World War II, Bergamo suffered significant damage from bombing, but was able to rebuild itself quickly after both conflicts.
Bergamo is a city rich in historical and architectural monuments, many of which date back to the Medieval and Renaissance periods. Here are some of Bergamo's most important monuments. For 120 years, funiculars have linked the modern centre to the medieval heart of the city.
Città Alta (upper): This part of the city is a monument in itself, with its six kilometers Venitian walls (recognized as a UNESCO World Heritage site) and cobbled streets. It is home to many of Bergamo's main tourist attractions, including the Piazza Vecchia, the Cathedral of Santa Maria Maggiore, the Basilica of Santa Maria Maggiore, Colleoni Chapel, l'Accademia Carrara and the Rocca.
The Basilica di Santa Maria Maggiore: This Renaissance church, located in the Upper Town, is known for its frescoes and works of art, including paintings by Lorenzo Lotto and Tiepolo. The Colleoni Chapel: This chapel, located in the Piazza Vecchia, was built in the 15th century in honour of the Bergamasque condottiere Bartolomeo Colleoni. The chapel is known for its polychrome marble façade and interior decorations.
Porta Sant'Agostino: This medieval gate, located in the Upper Town, was built in the 13th century and is known for its terracotta decorations and its pointed arch.
The Angelo Mai Civic Library: This library, located in the Upper Town, is one of the oldest in Italy and houses a collection of ancient books and manuscripts, including the original manuscript of the epic poem "La Gerusalemme Liberata" by writer Torquato Tasso.
We arrive at the Piazza Mercato delle Scarpe. This used to be the square where shoemakers called the shots, hence the name "Market of the Shoes". Here in the upper town, you will still find plenty of quaint little shops. The Torre dei Caduti: Located on a hilltop in the Città Bassa, this tower was built in memory of the Bergamo soldiers who fell in the First World War. The tower is 52 metres high and offers a panoramic view of the city.

22/03/2023

TASTE OF ITALY: RISI E BISI
Risi e Bisi is a traditional Venetian dish consisting of risotto rice and peas. It is an ancient dish originating in the time of the Serenissima Republic of Venice which existed from the late Middle Ages to the 18th century. Venice had a powerful maritime trade empire that stretched across the Mediterranean and into the Near East and Asia. This trade empire likely brought new foods and ingredients, including rice, to the region. This likely contributed to the widespread adoption of rice as a staple crop in the region, and its incorporation into traditional dishes such as Risi e Bisi. This dish was a favourite of the Venetian doges, who were the rulers during the Medieval and Renaissance periods. In the Venetian tradition, Risi e Bisi were served to the Doge on 25 April during the Feast of St Mark, the patron saint of the city. However, it is thought that Risi e Bisi were already known from Byzantine times thanks to the contribution of the flourishing trade between Venice and the Eastern peoples, who used to accompany rice with vegetables.The dish is made by cooking Vialone nano rice along with freshly shelled peas. It is typically garnished with a sprinkle of fresh parsley and a drizzle of olive oil before serving. Loved in all the Venetian territories, this dish is common also outside the region. In Veneto many towns celebrate spring peas harvesting with local festivals. The sunny plain and hills in these areas make growing peas a long deep- rooted tradition. A similar rice dish is the Japanese Mame Gohan (豆ご飯), a traditional dish typically enjoyed during spring when fresh peas are in season.
Ingredients:
800 gr. fresh peas with pod
250 gr. Vialone nano rice
60 gr. butter
50 gr. bacon (facultative)
a small white onion
a buch of parsley
salt and pepper
grated parmigiano
Method:
Separate the peas from the pods (wash them thoroughly and keep them aside). In a pan, bring two liters water to a boil together with the pods and a pinch of salt. When cooked, strain and sieve the pods to obtain a creamy pure. Keep the broth aside and warm. Mince the onion and fry in a risotto pan with the butter (and bacon if using). When the onion has softened, pour in the peas, cover with a lid the pan and cook five minutes. Then add the rice and mix well until the rice has mixed well with the peas. Add then some of the boiling broth and keep adding little by little till the rice is cooked. Add the parsley just before removing from the heat. Adjust of salt and pepper, add some more butter and the grated parmigiano and the mashed pods. Blend well and let the risotto stand covered for a few minutes before serving.

19/03/2023

LA RICETTA DELLA DOMENICA: CRISPELLE DI RISO CATANESI
Le crispelle di riso catanesi sono delle frittelle a base di riso, farina e scorze d'arancia che vengono mangiate ancora calde, ricoperte o meglio immerse nel miele alla zagara. Queste frittelle si preparano per la Festa di San Giuseppe, che cade il 19 marzo, e che in Italia coincide con la festa del Papà. Ricordo con nostalgia quando mia mamma iniziava la preparazione già la sera prima: l'odore delle scorzette d'arancia, il gusto dell'impasto appiccicaticcio, il gusto sgrumato esaltato dal miele caldo. Oggi, queste frittelle si possono trovare tutto l'anno in quasi tutte le pasticcerie della città durante i fine settimana.
Le crispelle furono create intorno al XVI sec. nelle rinomate cucine del Monastero dei Benedettini. Come lo scrittore Federico de Roberto scrisse nei "Vicerè", la cucina dei Benedettini era "passata a proverbio" in città ed era tutt'altro che povera e frugale. Nessun cuoco sapeva realizzare i famigerati manicaretti destinati ai monaci come i cuochi del Monastero di San Nicola. Il Monastero dei Benedettini di Catania, gioiello del tardo Barocco siciliano, non era un monastero qualsiasi. Si trattava infatti di uno dei complessi tra i più grandi e ricchi d'Europa che aveva lo scopo di accogliere i rampolli cadetti delle più ricche e potenti famiglie nobili siciliane. Pur rinunciando all'eredità in favore del primogenito, gli eredi di queste famiglie non rinunciavano al tenore di vita a cui erano abituati. Personalmente sono lei è immensamente grata per averci tramandato queste ghiottonerie.
Ingredienti:
300 gr. di riso
600 ml di latte
400 ml di acqua
150 gr. di farina 00
200 gr. di miele di fiori di zagara
scorza di un'arancia biologica grattugiata
cannella
olio per friggere
Preparazione:
Iniziare la preparazione la sera prima. Portare ad ebollizione il latte con l'acqua in una pentola capiente (si può optare per la sola cottura in acqua). Quindi farvi cuocere il riso con un pizzico di sale. La cottura del riso è importante perchè deve risultare ben cotto ma non scotto. Scolarlo e, una volta tiepido, raccoglierlo in una ciotola e lascire riposare l'intera notte. L'indomani, aggiungere al riso la farina, la scorza grattuggiata dell'arancia e impastare il tutto aggiungendo un pò di latte tiepido. L'impasto deve risultare compatto. Lasciare lievitare il tutto per alcune ore, coprendo la ciotola con della pellicola o un canovaccio. Al momento della frittura, prendere l'impasto e versarlo su di un tagliere di piccole dimensioni. Con l'aiuto di un coltello, tagliare dei cilindri dell'impasto e farli cadere, uno alla volta, nell'olio bollente. Rigirare le crispelle bene e farle dorare. Togliere dal fuoco e mettere a scolare su un piatto ricoperto con carta assorbente. Trasferire le crispelle su di un piatto da portata e versarvi sopra il miele, fatto sciogliere in un pentolino, solo prima di servirle. Spolverare con la cannela e godetevi ogni morso!

Photos from In Italia con Gio&Anna's post 18/03/2023

SUGGERIMENTO DI VIAGGIO: GORIZIA
Gorizia è una città nella regione del Friuli- Venezia Giulia, situata al confine tra Italia e Slovenia e dalla storia ricca ed affascinante. Situata al confine tra il mondo latino, germanico e slavo, Gorizia rappresenta una insieme di culture, lingue ed identità diverse. Attraversata dal fiume Isonzo, la città nasce come piccolo insediamento collinare a guardia dell'ingresso strategico nella valle del Vipacco attraversata dalla strada romana che congiungeva Aquilea all'attuale città di Lubjana. Sono state ritrovate tracce di insediamenti romani, ma la documentazione scritta, che ne attesta la presenza come centro abitato, risale all'anno mille. Gorizia è stata governata da numerose potenze nel corso dei secoli, tra cui i Patriarchi di Aquileia, i Veneziani, gli Asburgo e infine l'Italia dopo la Prima Guerra Mondiale. Gorizia ebbe uno sviluppo significativo durante il periodo in cui fu governata dagli austriaci, i quali la arricchirono di una pregevole architettura di stampo asburgico e la promossero come meta turistica per l'aristocrazia europea. La città era rinomata per il suo microclima particolarmente mite che si dice possedesse proprietà curative. Nel 1873, il barone Carl von Czoernig-Czernhausen definì “Gorizia , la Nizza austriaca”. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la città fu divisa tra Italia e il nuovo stato della Jugoslavia. In Piazza della Transalpina si può vedere una targa commemorativa che celebra la linea di confine tracciata nel 1947 e che divise in due la città. In molti dovettero decidere se restare in Italia o spostarsi sul lato sloveno del confine dove Tito volle costruire Nova Gorica, una vivace "città nuova". Solo nel 2004, il muro che separava le due città fu abbattuto. Nel 2020 a causa della pandemia fu temporaneamente creata una recinzione in Piazza Transalpina. Le due città di Gorizia e Nova Goriza sono state nominate entrambe Capitale Europea della Cultura 2025 allo scopo anche di stimolare il processo d'integrazione nel territorio. La città di Gorizia ha una grande varietà di monumenti che riflettono la sua storia e la sua posizione geografica ma mantiene un fascino mitteleuopeo. Oggi la piazza Transalpina è un simbolo della riunificazione della città e ospita il Palazzo della Prefettura, un imponente edificio risalente al XIX secolo.
Uno dei monumenti più notevoli è senz'altro il Castello di Gorizia da dove si può ammirare una bellissima vista della città. Il castello risale al XI secolo e dal 1117 appartenne ai Conti di Gorizia. Nel 1500 il castello passò agli Asburgo e, nel corso dei secoli, ebbe diverse funzioni: fortezza, prigione e caserma. Oggi il castello ospita il museo del medievo goriziano che illustra i cinquecento anni della storia della contea di Gorizia. Altri musei che si trovano nella parte più antica della città, ovvero Borgo Castello, sono il Museo della Grande Guerra e il museo della Moda e delle Arti Apllicate. La via più antica della città è Via Rastello e risale al 1300. Un altro importante monumento di Gorizia si trova in Piazza della Vittoria ed è il Duomo di Sant'Ignazio con l'imponente facciata barocca e l' interno magnificamente decorato. Costruita per volere dei gesuiti nel XVII secolo, la chiesa è facilmente riconoscibile per le sue due torri campanarie sormontate da due cupole "a cipolla"in bronzo. Un'altra splendida chiesa è il Duomo di Sant'Ilario e Tiziano, santi patroni della città. Il giardino Viatori offre la possibilità di ammirare ben 500 varietà di azalee, roseti, lillà, camelie, magnolie e rododendri. Palazzo Coronini Cronberg è un edificio risalente al XVII secolo circondato da un magnifico parco all'inglese di cinque ettari che fu l'ultima dimora di Carlo X di Borbone, re di Francia.
Infine, il Ponte della Vittoria è un monumento molto importante a Gorizia. Costruito nel 1916 durante la Prima Guerra Mondiale, il ponte attraversa il fiume Isonzo e collega la città italiana di Gorizia con la città slovena di Nova Gorica. Il ponte è stato distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale e ricostruito negli anni '50 come simbolo di amicizia tra Italia e Slovenia. Infine, vale la pena di visitare anche il Teatro Comunale Giuseppe Verdi inaugurato nel 1740, ristrutturato nel XIX secolo in stile neoclassico. Il teatro ospita regolarmente spettacoli teatrali, concerti e opere liriche, e rappresenta un importante punto di riferimento culturale per la città di Gorizia. La cucina del posto è fortemente legata alla sua storia di terra di confine. In città si possono gustare piatti come il brodo abbrustolito, il gulash, la brovada, la jota, gli gnocchi ripieni di susine, la pinza goriziana, gli strucoli dolci o salati e la putizza. Ricordiamo infine il radicchio di Gorizia, noto anche come Rosa di Gorizia o Canarino di Gorizia, che è il radicchio più costoso al mondo. Gli appartenenti all'Associazione Produttori Radicchio Rosso di Gorizia hanno il difficile compito di preservarne e continuare la tradizione. Questo radicchio dal sapore unico è un presidio Slow Food e marchio certificato.

17/03/2023

L'ESPRESSIONE DEL VENERDÌ: CAN CHE ABBAIA NON MORDE:
L 'espressione "Il can che abbaia non morde" è un modo di dire che indica che le minacce o le parole forti spesso non hanno conseguenze reali. In altre parole, una persona che minaccia di fare qualcosa ma non la fa, è meno pericolosa di quanto sembri.
L'origine di questo modo di dire è molto antica e viene utilizzato in molte culture e lingue diverse. In realtà, questo modo di dire è probabilmente nato come tradizione orale e si è tramandato di generazione in generazione. In generale, il significato è che bisogna prestare attenzione non tanto alle parole, ma alle azioni delle persone. In sostanza, quando qualcuno usa un linguaggio aggressivo o minaccioso, potrebbe essere solo una questione di facciata e non rappresentare una vera minaccia. Quindi, non è sempre necessario prendere sul serio le parole di qualcuno, ma valutare le sue azioni per comprendere la sua vera intenzione.
Un esempio di "can che abbaia non morde" ricorre spesso nella letteratura italiana. Basti pensare alla novella di Giovanni Bocaccio nel "Decameron", della quinta giornata, novella terza, in cui racconta la storia di un uomo che fa molte minacce ma alla fine non le mette in pratica, dimostrando di essere solo un fanfarone. Nell'opera "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni, il personaggio don Abbondio usa spesso parole forti e minacciose, ma alla fine non riesce a mettere in pratica nulla per difendere sé stesso o gli altri, dimostrando di essere solo un "can che abbaia" ma non morde. In alcune opere di William Shakespeare l'espressione viene utilizzata. In particolare, una frase simile si trova nella commedia "La bisbetica domata" (The Taming of the Shrew), dove il personaggio Grumio dice: "Ma tu sai che i cani abbaiatori sono i meno mordaci".
Un'altra espressione simile si trova invece in "La tempesta" (The Tempest), dove il personaggio Trinculo dice: "E' solo un cane morto, o uno che abbaiando non morde?"
In entrambi i casi, si tratta di espressioni simili che indicano che le persone o le cose che sembrano pericolose o minacciose, spesso non lo sono veramente. Insomma, per dirla con un altro proverbio: "tutto fumo e niente arrosto".
Es.: Non te la prendere più di tanto per le parole offensive del capo. Can che abbaia non morde!

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Questo pomeriggio l’Etna ha dato spettacolo. Una densa nube ha ricoperto la provincia etneadi cenere e lapilli.

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