The Next Normal

The Next Normal

Un movimento culturale basato su Competenza, Professionalità, Cultura ed Evidenza.

Operating as usual

31/05/2020

“Lo stato non dovrebbe esserci per rendere le vostre vite comode, come fa una mamma libanese, ma dovrebbe essere presente quando le cose vanno male, come fa uno zio ricco libanese” (Nassim Nicholas Taleb)

29/05/2020

Vuoto opportunisticamente pneumatico su Hong Kong dall’Atlantico agli Urali. 🇭🇰

Una volta di più, vuoto pneumatico da Italia e probabilmente Unione europea in merito ai grandi fatti di politica internazionale, come quelli di Hong Kong.

Addirittura, essi vengono erroneamente paragonati all’indicibile assassinio di Minneapolis. Qualcuno confonde le mele con le pere.

Se la pandemia è un acceleratore, lo è anche per la geopolitica: la crisi economica spinge la Cina a creare consenso, tanto consenso, con l’attuazione di politiche anche aggressive che sarebbero probabilmente state le stesse, ma diluite negli anni, affrettando così il processo di decoupling e “seconda guerra fredda” tra USA e Cina stessa.

Gli altri Paesi devono prendere posizione.

L’Italia, invece, come sempre, del resto, si dibatte tra storico atlantismo e servilismo nei confronti dei nuovi ricchi, con la speranza che ci diano una mano a restaurare le nostre bellezze artistiche e a comprare le nostre aziende disastrate, che non siamo in grado di salvaguardare da soli.

Al solito, in Italia confidiamo nell’uomo forte (nel ricco forte, nello straniero forte), rimarcando ulteriormente la totale perdita di speranza che caratterizza gli ultimi anni, o decenni, mentre in Europa ci perdiamo nel funzionalismo, che ammazza l’esigenza di fare blocco dall’Atlantico agli Urali, come nella nota visione gollista.

Urgono visione e azione, ma preferiamo anestetizzarci con sterili polemiche su presunto sessismo ai danni di un ministro e la pagheremo cara: le superpotenze non dimenticheranno i voltafaccia e faremo il solito vaso di coccio nelle assise europee.

28/05/2020

C’è da dire che la crisi aguzza l’ingegno.

Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe nato un home delivery di cannabis light?

“Ci mancava questa”, diranno alcuni.
“Finalmente”, fumeranno altri.

Comunque la pensiate, oggi lo spunto riguarda il vero e proprio fenomeno dell’home delivery.

Se Maometto non va alla montagna, state pur certi che sarà la montagna a muoversi. A patto che ci sia fatturato da raccogliere.

Le mille società di food delivery hanno fatto fatturati da capogiro a marzo e aprile.
Ovvio, direte, eravamo tutti in casa.
Ma una volta provata l’ebbrezza di farsi servire a casa, quanti torneranno indietro? Non certo il 100%!
Impossibile oggi stabilire quanti.

Dunque, il mercato c’è eccome. Se si muovono anche i colossi della ristorazione, vuol dire che c’è pane per i denti del food delivery.

E oltre al food e alla ma*****na, chissà cosa ci si potrà far portare a casa!

La fantasia è il nostro vero limite.

Photos from The Next Normal's post 21/05/2020

L'ON LINE è morto.
Benvenuto ON LIVE!

Ci siamo, iniziano i disservizi dovuti al post Covid-19.
E questa storia (che è tutta vera) ci dimostra come l’ON LINE sia morto e sia nato finalmente l’ON LIVE ovvero il servizio al consumatore che abbina la presenza e il genio umano alle piattaforme on line. Ora mi spiego.

Il 18 maggio scorso prenoto per il giorno successivo alle 11 una vettura a noleggio sul sito di Maggiore. Con una certa sorpresa mi aggiudico un’utilitaria per un giorno a soli 22,55 euro.
“Cosa volere di più?” penso…
La macchina magari!

Infatti, alle 11 in punto del 19 maggio mi presento in Via Bergamo 11, a Milano, dove c’è l’agenzia della Maggiore scelta per comodità geografica direttamente dal sito. Sì, però è chiusa. Con un cartello (vedi foto) che recita:

“Agenzia chiusa temporaneamente. Per info noleggi 393 .. o chiedere al garage accanto…”.

Con buona volontà alle 11.01 mi attacco al telefono.

Ho in tutto 16 tentativi di chiamata sul mio cellulare, immaginate quante volte abbiano risposto….manco una esatto. Il nervosismo iniziava ad affiorare. Avevo un appuntamento alle 13 fuori Milano, non potevo mancare.

Nel frattempo mi sono fiondato lì vicino al garage citato da quell’avviso, dove ho trovato un giovane che - stravaccato sul divano e senza mascherina - mi dice testuale: “Vi mandano tutti qui, ma io senza un contratto non so che auto darle.”

“Scusi, forse mi sono spiegato male: io ho la prenotazione in mano e ho già pagato, vede? Solo che l’agenzia è chiusa. Per cui ricapitolo: ho prenotato. Ho pagato. Ma la macchina chi me la dà?”.

Risposta: “Ah, io non lo so. Senza contratto, niente macchina”.
�“Ma il contratto chi me lo può dare, se l’agenzia è chiusa?”.

“Quel cartello è lì da due mesi, l’agenzia è chiusa da chissà quanto!”.

Ho iniziato a intuire che era un guaio. Ho stramaledetto Maggiore, ho guardato l’orologio, 11.25… iniziavo ad avere fretta.

Mi sono concentrato sulla soluzione: il numero verde! Certo, cellulare, sito Maggiore e … disco automatico: Gentile cliente per l’emergenza Covid non possiamo risponderle. Ma ha il sito a disposizione….”.

Stramaledetto ON LINE, non mi basti, non mi piaci più se impieghi 4 minuti a succhiarmi la mia carta di credito per un noleggio e poi non ti fai raggiungere a un telefono!

Cerco sul sito…insomma ve la faccio breve, nelle pieghe del sito trovo un altro numero, dove risponde un’agenzia Maggiore di Bologna che mi dice - neanche carinamente - di attaccarmi al tram.

I minuti passano, 11.45, ero seriamente preoccupato.

In più, la vita ci vede benissimo, inizia a piovere. Sì perché ero a piedi, davanti a un’agenzia (aperta on line ma chiusa off line). E piove.

Finalmente scovo uno 06-…, Roma! Finalmente un bravo cristo, che capisce la situazione, prova a cercare il contratto, ma niente non lo vede. “Il sistema non lo consente.” Stramaledetto sistema IT…

Non rimane altro che farmi annullare la prenotazione e richiedere il risarcimento dei 22,55 euro. Se avessi tempo da perdere, chiederei anche il danno… devo parlarne al mio amico avvocato Federico Vasoli.

Chiusa la telefonata, guardo l’ora: 12.05. Mi chiedo quanto mi costi andare in taxi, no forse non ci arrivano fuori Milano. Il vicino di casa me la presterebbe l’auto?
Ma mia moglie doveva prendere proprio oggi la mia auto ?!?

Poi, come quando scrivi una poesia e vieni baciato da un’intuizione, ecco l’idea: qui in zona, anni fa, avevo affittato un furgone per fare il mio trasloco. E se noleggiassi un furgone? Giacca cravatta, piove e io ci vado in furgone al mio appuntamento, no? Vuoi mettere che figo?!

Cerco il numero in rubrica con le dita bagnate dalla pioggia.
Eccolo, LUCA di" ALYRENT, Via Pier Lombardo. Facciamo i nomi!

“Luca, non so se ti ricordi, anni fa io…”
“Sì, certo, Roberto, furgone, trasloco..”

Ammazza, penso. Questo è Mandrake! Che CRM però! WOW.

No, anzi, signore e signori, è LIVE. È umano. È vivo!

"Noleggi mica anche auto? Ho un’urgenza ma molto molto urgente. Tipo adesso. Te la riporto domani."

"Se vieni entro 5’, ti do una 500."

Dopo 4’ ero lì, dopo altri 4, dico QUATTRO MINUTI DI PRATICHE ero su una FIAT 500 (in foto pure questa!) diretto dove dovevo andare.

LUCA è live, ma ha usato un sistema IT, è anche on line dunque.
Mi ha risolto il problema un UOMO non un software, non un cavolo di sito non navigabile per l’emergenza, non un disco fisso.

LUCA sancisce il battesimo dell’ON LIVE, il nuovo paradigma della fidelizzazione del cliente, del fatturato intelligente, dell’Umanesimo che sta dietro sopra e sotto la TECNOLOGIA on line.

W l’ON LIVE.

Maggiore, ci senti??
L’ON LINE è morto senza UOMO.

Sveglia….

20/05/2020

Sapersi informare, partendo dai dati.
I dati - oggi sempre più completi ma anche più complessi - vanno interpretati e da lì iniziano le valutazioni, le discussioni quelle belle e concrete.

In The next normal vogliamo promuovere un’informazione basata su dati che siano il fondamento dei nostri contenuti. Da cui trarre conclusioni. Su cui costruire strategie, su cui interrogarsi per migliorare la società che ci circonda.

Non siamo i primi, nella complessità delle informazioni disponibili, esistono molte voci autorevoli tra cui Fondazioni e Associazioni che fanno del dato la loro unica fonte e dell’analisi il loro metodo: oggi condividiamo Openpolis e vi consigliamo di seguirla: riprenderemo presto alcuni grafici esemplificativi di cos’è e cos’è stata l’emergenza Covid nelle regioni di riferimento.

Francesco Pelosi per The Next Normal

19/05/2020

Domani, 20 maggio, Tsai Ing-wen si insedierà per la seconda volta consecutiva come presidente di Taiwan. È la terza presidenza per un rappresentante del Democratic Progressive Party, partito che, per la maggior parte della propria storia è stato all’opposizione del Kuomintang, la formazione nazionalista che tradizionalmente ha sostenuto da Taipei in “esilio” la “One China Policy”, ossia la dottrina, condivisa anche da Pechino in via evidentemente speculare, per cui un giorno la Cina sarà riunita sotto un’unica leadership, come era sino alla vittoria di Mao del 1949. Questa politica, abbracciata da quasi tutti i Paesi del mondo, significa che chi riconosce la Repubblica Popolare Cinese, non può avere relazioni formali con Taiwan e viceversa (ancorché solo 14 Stati riconoscano la Repubblica Cinese a scapito di Pechino). Benché recentemente il Kuomintang abbia smussato questa posizione, il Democratic Progressive Party, invece, è molto più esplicito nel sostenere che i tempi siano maturi per una riconosciuta divisione tra Taiwan e Repubblica Popolare Cinese (del resto c’è chi ritiene che fino a circa il 1500 l’isola fosse abitata in prevalenza da popolazioni autoctone e che dunque abbia avuto per lungo tempo una storia separata, rispetto all’altro lato dello Stretto). Con le elezioni di quattro mesi fa, la Presidente Tsai ha rafforzato la propria maggioranza, cosa che alimenta ulteriori tensioni con la Cina, che deve fronteggiare gineprai complessi: le accuse di scarsa trasparenza e cattiva gestione della pandemia, le rivolte a Hong Kong (dove la Tsai e l’indipendenza formale di Taiwan sono sostenute dai manifestanti), la voglia di diversificazione delle supply chain (in Vietnam, per esempio), l’espansionismo economico-sociale e le contese territoriali in Sud Est Asiatico (in primis sempre con avversario più o meno dichiarato il Vietnam), il brusco calo dell’economia fonte primaria di consenso verso il Partito. Pesano la cronica assenza della voce dell’Unione Europea, che di recente ha sottoscritto accordi di libero scambio proprio con Singapore e Vietnam, la parziale perdita di influenza statunitense su alcune aree (Filippine e Indonesia, per esempio) e naturalmente la “wild card” rappresentata dalle battute al tritolo del Presidente Trump, anch’egli alle prese con vicende interne per le quali un nemico vero o immaginario esterno può tornare comodo. Anche in questo caso, il Covid-19 è stato un acceleratore: si dovrà prendere posizione prima del previsto su questioni spinose che avranno sicuri impatti geoeconomici anche alle nostre latitudini.

Federico Vasoli per The Next Normal

15/05/2020

26 MILIONI DI EURO

VENTISEI MILIONI DI EURO per 10 pazienti.

Ecco i dati di chiusura del tanto agognato Ospedale Fiera Milano.

Poteva essere costruito un nuovo padiglione accanto al Policlinico di Milano; poteva essere assunto personale, potevano essere acquistati DPI; poteva essere allestito un ospedale da campo su terreno militare da poter essere riutilizzato per altre necessità; potevano essere organizzati spostamenti di pazienti in altre regioni; poteva........invece è stato scelto di investire [al vento?] VENTISEIMILIONI di beneficienza per un Ospedale in Fiera destinato a chiudere i battenti dopo neanche due mesi di attività e BEN 10 Pazienti trattati.

Vittorio Di Giacomo per The Next Normal

14/05/2020

- 37% DEI RICAVI: RISTORAZIONE IN GINOCCHIO

Apriamo la stagione delle grandi interviste in esclusiva per THE NEXT NORMAL con un’effervescente chiacchierata in compagnia di Roberto Calugi, Direttore Generale della Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, che tutela gli interessi del settore della ristorazione, dell’intrattenimento e del turismo, nel quale operano più di 300 mila aziende. Mai come in questo momento la FIPE è al centro dell’attenzione sociale ed economica.

Dott. Roberto Calugi, il mondo della ristorazione commerciale è in subbuglio. Qual è il punto della situazione istituzionale ad oggi giovedì 14/5?
La ristorazione italiana esce fortemente provata dopo quasi 3 mesi di chiusura obbligatoria. Si tratta spesso di realtà familiari di piccolissima dimensione che vivono per lo più di cassa. Se non lavorano vanno dopo pochi giorni in crisi di liquidità ed è quello che purtroppo è avvenuto con una gravità senza precedenti.

Quanti ristoranti e quante attività commerciali prevedete che non riapriranno?
La perdita stimata di fatturato è di 34 miliardi di € su un giro di affari intorno ai 90 miliardi. Rischiano di non riaprire oltre 50.000 imprese su 320.000, con il fondato timore di non poter dare più lavoro a circa 350.000 persone su un milione e duecentomila in totale.

Quali sono le prime tre cose che chiedete al Governo?
Chiediamo le tre regole basilari per fare impresa in un contesto simile. Sostegno vero, con contributi reali alle imprese, anche a fondo perduto parametrato alla perdita di fatturato. Poi, velocità di azione, quella che è mancata sin qui nel rendere immediatamente esecutivi gli aiuti previsti. Infine, chiediamo chiarezza, per avere regole e procedure certe per riaprire in sicurezza.

Secondo lei sarà possibile continuare a concepire di andare a cena per “socialità” in Italia e non per “alimentarsi”?
Assolutamente si. Il nostro Paese è socialità e la ristorazione è il motivo principale per cui i turisti vengono a trovarci. Non dimentichiamoci che la ristorazione italiana è la più sicura al mondo. Sia per la provenienza delle materie prime, sia per l’adozione del manuale HACCP, che di fatto obbliga alla sanificazione da ben prima del virus! Ci vorrà tempo, bisognerà recuperare un rapporto di fiducia, ma non ho dubbi che il nostro Paese tornerà ad essere la patria della socialità internazionale.

Il Premier Conte ha dichiarato a marzo che “nessuno sarà lasciato solo”. Vi sentite abbandonati?
È stato e in parte lo è un periodo straordinario per gravità e intensità della tragedia sanitaria ed economica. Per questo non emetto giudizi di merito rispetto a una situazione complicatissima. Certamente qualche annuncio in meno e un po’ di programmazione in più poteva esser fatto. Soprattutto colpisce la confusione e la sovrapposizione di normative che hanno aggravato ulteriormente il quadro.

Le mense nelle aziende hanno potuto riaprire. Con le dovute attenzioni e protocolli firmati da noti virologi dimostrano che è possibile far mangiare gruppi numerosi in sicurezza. Perché la stessa cosa è stato negata ai ristoratori?
Ottima domanda, andrebbe posta a chi ha scritto le regole! Forse si pensa che al ristorante si può rinunciare, mentre a mangiare in mensa no. È una percezione errata, che non tiene conto del significato e della valenza economica e sociale di questo settore e della professionalità dei suoi operatori.

Discoteche, spiagge e altre attività vostre associate: l’ultimo miglio? Come sopravvivranno?
Soprattutto per le discoteche, ma aggiungo anche il mondo legato agli eventi, come ad esempio il catering, andranno studiate misure eccezionali. Ad oggi non è prevista ancora una data di riapertura per i locali, mentre il catering soffrirà ancora a lungo. Se perdiamo queste imprese, perdiamo un altro tassello importante dell’industria turistica italiana.

Roberto Rasia Dal Polo
per The Next Normal

13/05/2020

IL VERO SACRIFICIO ARRIVA ORA

1900 licenziamenti in Airbnb, 900 su TripAdvisor.
125.000 in GAP, 85.000 Kohl’s, 80.000 Macy’s.
16.500 Air Canada, 3600 Air Transat, 4000 Los Angeles International Airport.
(Fonte https://www.layoffs.tech)

In Italia, la Cassa Integrazione con il blocco dei licenziamenti ha “anestetizzato” il tema lavoro. Dobbiamo però renderci conto di quanto sta accadendo e quali reali rischi abbiamo nel nostro paese.

Perché il vero sacrificio, la vera “guerra”, non sono stati i 2 mesi di lockdown sul divano ma i mesi a ve**re che dovranno segnare la ripresa.

Al macigno - inteso come sforzo economico e generazionale - della digitalizzazione (totalmente indietro in Italia e necessaria per rimanere competitivi sul mercato) dobbiamo aggiungere una situazione di crisi mondiale derivante dal Virus: non possiamo rispondere con briciole sparse lungo un percorso ancora non chiaro.

L’Italia, già esposta con un debito del 135% circa, in un anno andrà ad aumentarlo fino al 160% e sui giornali, così come i nostri politici, si parla principalmente di:
- Mascherine a 50 cent.
- Distanze sociali (nei ristoranti, nelle spiagge)
- Silvia Romano
(Per fare alcuni esempi)

Eppure c’è un tema che è vero motore dell’economia (il lavoro) che viene trattato marginalmente: siamo sicuri che il Bonus Vacanze risolverà il problema del Turismo? E a chi sarà utile… ai tanti che rimarranno senza lavoro?

Perché alla conclusione di questi mesi di crisi ed indebitamento, per forza, il sussidio statale finirà e dovremo affrontare la realtà.

Dunque, qual è il piano?
L’Italia non ha un piano industriale da più di 30 anni.
L’Italia dopo la guerra è ripartita grazie al Piano Marshall.

Qual è il piano industriale per i prossimi 24 Mesi/48 Mesi?
Dopo oltre 60 gironi di lockdown, è necessario avere una strategia per guidare l’Italia fuori dalla crisi.
Perché senza strategia, i rischi di fallimento sono obiettivamente enormi.

Francesco Pelosi per The Next Normal

Tripadvisor Gap

13/05/2020

"Potenza di fuoco in Vietnam e a Singapore e no, non c'entra Rambo"

Che Singapore fosse Paese efficiente e ricco è cosa arcinota. Con ben tre budget (leggi di stabilità - non decreti o misure emergenziali, come si fece con la crisi dei subprime) consecutivi in pochi mesi, in parte attingendo anche alle riserve (ebbene sì), la città-Stato ha:

1- sussisdiato dal 25% al 75% (con un cap massimo) di tutti i quasi due milioni di stipendi di TUTTE le aziende locali (in aprile, il sussidio è stato del 75% per tutti); i sussidi dureranno per almeno sei mesi;

2- dato direttamente nelle tasche dei cittadini e residenti permanenti l'equivalente di 390 euro (talvolta il doppio) ogni due mesi per far fronte alle spese di prima necessità;

3- introdotto misure molto chiare su forza maggiore e sospensione delle obbligazioni contrattuali;

4- ridotto ulteriormente le imposte e trasferito a favore dei conduttori la maggior parte dei benefici accordati ai proprietari.

Il tutto ovviamente con infografica e video in tutte le lingue ufficiali del Paese. Altro che decreti in notturna da centinaia di pagine!

Sapete chi, pur con mezzi sensibilmente più modesti è riuscito a fare qualcosa di simile? Il Vietnam! Sì, il Vietnam, un Paese con PIL pro capite nominale pari a meno di 3.000 euro e a parità di potere d'acquisto inferiore agli 8.000, ha dato sussidi di qualcosa come 50-100 euro a persona per alcune categorie svantaggiate, per tre mesi, e sovvenzionato il 50% del salario minimo a favore delle imprese che non hanno interrotto i rapporti di lavoro.

Federico Vasoli per The Next Normal

11/05/2020

“Non sono uno scienziato, ma […] se il coronavirus perde forza vuol dire che è artificiale” Zaia

Che non fosse uno scienziato ce ne eravamo accorti, ma un Politico invece? Un Politico non dovrebbe forse basare TUTTO su veridicità, sincerità, competenze, fiducia degli elettori?

Come si può, in conferenza stampa, iniziare un proclama con “Non sono uno scienziato, ma..”, la testa mi vola al “BAR SPORT”, là dove “non sono un allenatore, MA…”�
Indubbio ci siano tematiche su cui la riflessione, l’opinione e il confronto siano fondamentali e arricchenti, poi ci sono argomenti che, semplicemente, non si possono affrontare se non se ne hanno gli strumenti. La Scienza, una di queste, non prevede il suffragio universale, la Scienza [quante volte lo ribadiremo] NON è Democratica. La Scienza non è “secondo me”, la Scienza è e basta.
�BASTA approssimazione, pressappochismo, improvvisazione. Si parli con coscienza e conoscenza, ma soprattutto COMPETENZA. Quando queste dovessero mancare [nessuno nasce tuttologo] ci si limiti a fare IL POLITICO [arte meravigliosa] facendosi supportare e consigliare, come un Vero Leader dovrebbe fare, finendola di svuotare la Politica della responsabilità di Decidere sminuendola ad uditrice della pancia del Popolo.

Vittorio Di Giacomo per The Next Normal

10/05/2020

“In questioni di scienza, l’autorità di un migliaio di persone non vale tanto quanto la scintilla di ragione di un singolo individuo.” Galileo Galilei

COVID-19 Outbreak and The Future of Public Health Systems 03/05/2020

Next Normal fa della competenza la sua cifra. Senza competenza, capirsi, comprendersi, e prendere ogni tipo di decisione che vada al di là di lanciare in aria una monetina diventa quasi impossibile.

Il virus è un grande esempio di questa situazione. Tutti parlano, affermano, urlano. Siamo pieni di informazioni e news. Ma quante di queste informazioni ci spiegano davvero qualcosa? O siamo forse più confusi di prima a fuori di leggere idee ed opinioni contrastanti?

Per questo, uno di noi si è messo ad organizzare webinar sul tema. Questo è uno di essi, con la partecipazione di Harvard, Dana Faber, l’UN, UCSF, ed il WHO. È live. È gratis. E siete tutti invitati a partecipare.

Quando: Lunedi 4 Maggio alle 18.30 ora italiana
Dove: Online a questo sito  https://www.orientresearchcentre.com/en/covid-19-webinar-2/
Come si intitola: “Understanding the Scientific and Medical Basis of the COVID-19 Outbreak and its Impact on the Future of Public Health Systems”

Chi Parla? Questi:

Welcome Notes: Dr. Samir Altaqi – General Director, ORC

Moderator: Mr. Mario Vanella – Chief Economist ORC

Speakers:

Dr. Navid Madani – SHE Center Director; Dana-Farber Cancer Institute, Department of Cancer Immunology and Virology, Harvard Medical School, Departments of Microbiology and Immunobiology, and Global Health and Social Medicine;

Dr. Edward Benz – Former CEO Dana-Faber Cancer Institute, Susan Smith Distinguished Professor of Medicine, Genetics and Pediatrics at Harvard Medical School;

Dr. Fardad Doroudi – UNAIDS Director Iran;
Ambassador Dr. Eric Goosby – Professor of Medicine, UCSF Director of Global Health Delivery, Diplomacy and Economics Institute for Global Health Sciences, UCSF Former UN Secretary-General’s Special Envoy on Tuberculosis

Dr. Bader Sultan AlMuheiri – Family Medicine Consultant Member Emirates Family Medicine Society

COVID-19 Outbreak and The Future of Public Health Systems Invitation for Online Workshop Orient Research Centre Workshop Series Understanding the Scientific and Medical Basis of the COVID-19 Outbreak and its Impact on the Future of Public Health Systems Date: May 4th, 2020

03/05/2020

Per il Sunday Quote di questa settimana abbiamo scomodato Lee Kuan Yew, padre fondatore morale [e non solo] di Singapore:

“Ignoro i sondaggi come metodo di governo. Penso che governare sulla base dei sondaggi dimostri una certa debolezza intellettuale, un'incapacità di tracciare un percorso indipendetemente da dove soffi il vento, indipendentemente da come i media influenzino l'opinione pubblica. Se non puoi o non vuoi farti seguire dalle persone, a prescindere dalle minacce, non sei un leader.”
― Lee Kuan Yew

02/05/2020

“C'è quel sentimento di caduta nel cuore, per essere andato troppo in fretta nei momenti in cui avresti dovuto fare attenzione.”

Chuck Palahniuk

In un mondo il cui tempo viene scandito dai bit della tastiera, in cui le relazioni sono fatte di virtuale, siamo ancora in grado di prestare attenzione al profumo delle emozioni?
Sappiamo focalizzarci sulle cose importanti?

Ci abituano a pensare a obiettivi a lungo termine, obiettivi a breve termine, obiettivi a infinito termine… eppure, spesso, ci dimentichiamo il motivo per cui abbiamo mosso il primo passo. È come organizzare un lungo viaggio: siamo cosi presi dall’entusiasmo e dal programma del giorno seguente, che siamo seduti sulla poltrona dell’aereo di ritorno realizzando di non esserci goduti nemmeno un tramonto… stavamo sognando quello seguente.

Pensate alle vostre giornate, quanti sono i momenti in cui davvero prestate attenzione?

La realtà quotidiana viene plasmata dall’uomo per rendere tutto semplice ed intuitivo, ma in quella semplicità ci “perdiamo la coscienza”.

L’uomo è portato a memorizzare schemi di azione (script cognitivi) per far sì che la vita diventi un po’ più semplice. Immaginatevi di poter mangiare un libretto di istruzioni, metabolizzarlo, facendo sì che non dobbiate più pensare alle azioni da dover mettere in pratica.

Quante volte vi siete chiesti se avevate chiuso la porta di casa? O la macchina? Sono azioni che facciamo cosi spesso, da non rendercene nemmeno più conto.

Pensate a quando avete cominciato a guidare: entravate in macchina e le prime volte e ripetevate il vostro schema di azione. Inserisco le chiavi, accendo la macchina, inserisco prima/retro, abbasso il freno a mano, frizione, acceleratore… Ora non ci pensate più, da elaborazione lenta, analitica e controllata delle informazioni, siete arrivati all’elaborazione inconscia e automatica.
Prestate attenzione a quando inserite prima o retro!

Mandiamo messaggi senza guardare (sperando di non inviarlo alla persona sbagliata). Ci auguriamo che il correttore presti attenzione per noi, correggendo quello che le dita hanno digitato velocemente mentre eravamo in “call” o durante un pranzo di lavoro. L’intelligenza artificiale è diventata la nostra coscienza. Il prossimo passo sarà forse ricordarci di non scrivere all’ex da ubriachi.
Questa modalità di azione e pensiero, oltre a farci sentire tutti multi-tasking e invincibili, ci rende anche la vita più pratica. Oserei dire: semplicemente incosciente.

“No. É il grande inganno, la saggezza dei vecchi.
Non diventano saggi.
Diventano attenti.”

Ernest Hemingway

Quando siamo attenti, tutte le nostre risorse mentali vengono orientate verso un oggetto o un evento. Siamo portati ad individuare e selezionare le informazioni per focalizzare e dirigere le nostre azioni, rimanendo vigili e controllando l’ambiente che ci circonda.

Le persone si innamorano di due cose: le imperfezioni ed i dettagli. Il tutto si potrebbe riassumere con: i dettagli di imperfezione che rendono quella persona perfetta, perfetta per noi. Pensate alle volte in cui vi siete innamorati nella vita… Sono sicura che siete stati attenti.

Impariamo a vivere con coscienza, consapevoli della nostra esistenza e del mondo esterno. Impariamo a vivere concedendoci l’attenzione di un attimo, il primo passo di nostro figlio, il sorriso di una donna in metropolitana, di un uomo che si ferma per scriverci che ci sta pensando. Impariamo a dare attenzioni alle emozioni che il respiro ce lo tolgono.

Allora guarda quel film senza scrivere la mail di lavoro.
Guarda tuo figlio mentre gioca, invece di parlare col collega mentre cucini.

Siamo diventati bravi a vivere come vasi comunicanti, ma siamo in grado di sentirci pieni?

Ricominciamo a controllare il respiro.
Riappropriamoci della nostra coscienza.

In un momento storico che ci ha insegnato quanto sia importante respirare, il mio invito è di ragionare su tutti quegli eventi e quelle persone, che ci hanno tolto il respiro, l’attenzione e la coscienza senza meritarselo.
Pensateci, meditatelo, prendetene atto e reagite.

Siamo cresciuti con la mamma che ci raccomandava di stare attenti per non cadere e sbucciarci, ora dobbiamo stare attenti per non guardarci indietro e “cadere di cuore” per esserci persi tanti, troppi profumi.

Michelle Semonella - Psicologa PsyMi per The Next Normal

01/05/2020

🇮🇹 1° maggio .. Lavoriamoci insieme 🇮🇹

Oggi, durante la festa del lavoro, in cui da celebrare c’è ben poco e festeggiare ancor meno, The Next Normal si interroga sul futuro del nostro Paese.

Quale sarà la prossima “normalità” lavorativa per gli italiani?
Cosa succederà al nostro Pil a fine 2020? E quanto crescerà la disoccupazione?

Mai come in questo momento è stato difficile rispondere a queste domande.
Per questo motivo, crediamo che la proposta migliore sia quella di ragionare con logiche a lungo termine, senza farsi travolgere dal panico del trimestre o semestre di turno, dei goal da raggiungere e dei risultati da portare in consiglio di amministrazione.

Il lavoro serve non solo a sopravvivere. Ma a vivere meglio.

Ci auguriamo che si apra una stagione in cui gli imprenditori facciano leva sui propri valori, mettano da parte eventuali ingordigie e ragionino facendosi guidare da un’etica che, fino a ieri, non si era mai davvero affermata fino in fondo. Eccezioni escluse, ovviamente.

Ci auguriamo che da parte loro i lavoratori e tutti i sindacati comprendano che questo è il momento dell’unità non della divisione. Della condivisione di rischi e opportunità e non il periodo delle contrapposizioni o degli scioperi.

Non c’è più un piano B per l’Italia.
La partita è quella finale: o la si vince tutti insieme o chiuderemo definitivamente la saracinesca sul “negozio Italia”.

Abbiamo tutti i numeri per riemergere. E per farlo da protagonisti. Questo vorremmo che fosse la nostra nuova normalità.

Buon 1° maggio a tutti. 🇮🇹

Roberto Rasia Dal Polo per The Next Normal

29/04/2020

TI CONOSCO....MASCHERINA! 🎭

Mentre sorseggio il mio drink (o centrifugato) sul mio comodo divano, come da definizione attribuita ai liberisti nei vari giornali di oggi, rimango stupito dalla mancanza di (minima) conoscenza degli effetti che imporre un tetto massimo di questo genere sulle mascherine provoca. Senza stare a scomodare i casi storici da Unione Sovietica (anche se sarebbe utile), i prezzi forzati sul mercato e imposti come in questo caso hanno un solo effetto: quello di creare scarsità nell’offerta.

La produzione e la vendita di prodotti si basa su un incentivo economico. Tolto l’incentivo, non vi è più convenienza nel produrre o nel distribuire il prodotto stesso. La questione è talmente banale da far sprofondare nel ridicolo qualunque tentativo di chiunque voglia cercare di razionalizzarla o giustificala. Non sfiora il ridicolo, bensì ci si tuffa con un salto carpiato con triplo avvitamento degno delle Olimpiadi.

Partiamo dal fatto che, oggi, dati alla mano, secondo Confindustria in Italia non c’è la capacità produttiva necessaria per soddisfare la domanda domestica. E già qui potremmo fermare tutto il discorso innescato dalla dichiarazione sui 0.50 € a mascherina, ma andiamo avanti.

Se lo scopo della decisione fosse stato quello di ridurre la dipendenza da mercati esteri (scelta che potrei comprendere in una una fase di emergenza su un tema delicato) sarebbe stato meglio spingere la produzione domestica già esistente – e stimolare quella potenziale – spingendo l’acceleratore su un processo che già esisteva nella realtà. Dato che si parla tanto di guerra (totalmente a sproposito, a mio parere, ma questo è un altro argomento) allora per una volta avremmo potuto prendere a prestito una pagina di economia bellica US, con la creazione di supply chain interne dirette a rimediare a mancanze di prodotti fondamentali per la continuazione della seconda guerra mondiale.

L’attuale decisione, invece, raggiunge magistralmente l’obiettivo contrario. Non solo avremo immediata scarsità nell'offerta (con il ritiro dagli scaffali dei prodotti da chi, correttamente, non vuole rimetterci del denaro), ma avremo anche azzerato la possibilità di avere una produzione domestica (oltre ad aver dimostrato una volta di più che l'Italia non è un paese adeguato per raccogliere investimenti).

In altre parole, con questa decisione, dipenderemo ancora di più da supply chain straniere. Cosa che in sé non sarebbe un problema, se la qualità ed il prezzo dei prodotti fossero accettabili. Ma dato che il problema riscontrato stava proprio nel prezzo eccessivo e nella scarsa qualità, allora ci siamo rimessi nella stessa situazione di prima. Ma un po’ peggio.

Probabilmente la decisione cambierà, si dirà che ci si è capiti male e si modificherà in maniera tale da trasformare ciò che è un ottuso pasticcio in qualcosa di meno ridicolo. Non è troppo tardi.

Per esempio – per dirne una – lo Stato si potrebbe far carico di parte del costo di produzione in Italia attraverso detrazioni sul costo del lavoro per le imprese produttrici di maschere. In una fase come quella di oggi, con enormi problemi di occupazione già presenti ed altri all'orizzonte, sarebbe utile anche per ridurre il costo economico che il virus sta producendo. Oppure, se lo stato decidesse di considerare le maschere alla stregua di medicinali, potrebbe coprire direttamente parte del costo come già fa nel SSN. Di soluzioni possibili ce ne sono molte, se l'intenzione è comunque quella di rimanere in questo paradigma.

Chi lo sa. Io continuerò a bere il mio cocktail (o centrifuga) sul comodo divano. Loro sarebbe il caso aprissero un qualunque libro di economia. 🍸

Mario Vanella per The Next Normal

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