Accademia di Studi giuridici

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Corsi per la preparazione dell'esame di Avvocato e da Uditore giudiziario.

27/02/2024

Sui presupposti dell’accesso civico generalizzato e sul rapporto con l’accesso documentale.

Consiglio di Stato, sezione IV, 2 febbraio 2024, n. 1117

L’accesso civico generalizzato è azionabile da chiunque, senza previa dimostrazione di un interesse concreto e attuale in relazione con la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti e senza oneri di motivazioni in tal senso. Il rapporto tra la disciplina dell’accesso documentale e quella dell’accesso civico generalizzato deve essere interpretato non già secondo un criterio di esclusione reciproca, quanto piuttosto di inclusione e completamento, finalizzato all’integrazione dei diversi regimi in modo che sia assicurata e garantita, pur nella diversità dei singoli regimi, la tutela preferenziale dell’interesse coinvolto che rifugge ex se dalla segregazione assoluta per materia delle singole discipline.

"Per individuare l’ambito di estensione e gli eventuali limiti dell’accesso civico generalizzato si possono richiamare i principi espressi nel parere della sez. I del Consiglio di Stato 30 marzo 2021, n. 545.
È stato in precedenza ricordato che l’accesso civico “generalizzato” consente a “chiunque” di visionare ed estrarre copia cartacea o informatica di atti “ulteriori” rispetto a quelli oggetto di pubblicazione obbligatoria (art. 5, comma 2, d.lgs. 14 marzo 2013, n. 33).
L’accesso civico generalizzato è azionabile da chiunque, senza previa dimostrazione di un interesse, concreto e attuale in relazione con la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti e senza oneri di motivazioni in tal senso (tra le tante, Cons. Stato, sez. V, 4 gennaio 2021, n. 60; sez. VI, 5 ottobre 2020, n. 5861). E’ stato precisato (Cons. Stato, sez. VI, 5 ottobre 2020, n. 5861) che con l’accesso civico generalizzato il legislatore ha inteso superare il divieto di controllo generalizzato sull’attività delle pubbliche amministrazioni, su cui è incentrata la disciplina dell’accesso di cui agli artt. 23 e ss., l. 7 agosto 1990, n. 241, così che l’interesse individuale alla conoscenza è protetto in sé, ferme restando le eventuali contrarie ragioni di interesse pubblico o privato di cui alle eccezioni espressamente stabilite dalla legge a presidio di determinati interessi ritenuti di particolare rilevanza per l’ordinamento giuridico.
E’ stato altresì puntualizzato che il rapporto tra le due discipline (dell’accesso documentale e dell’accesso civico generalizzato, oltre il rapporto tra tali due discipline generali e quelle settoriali) deve essere interpretato non già secondo un criterio di esclusione reciproca, quanto piuttosto di inclusione/completamento, finalizzato all’integrazione dei diversi regimi in modo che sia assicurata e garantita, pur nella diversità dei singoli regimi, la tutela preferenziale dell’interesse coinvolto che rifugge ex se dalla segregazione assoluta per materia delle singole discipline (cfr. Adunanza Plenaria 10/2020).
La regola della generale accessibilità è peraltro temperata dalla previsione di eccezioni poste a tutela di interessi pubblici e privati che possono subire un pregiudizio dalla diffusione generalizzata di talune informazioni.
Tali eccezioni, previste dall'art. 5 bis del d.lgs. n. 33 del 2013, sono state classificate in assolute e in relative e al loro ricorrere le Amministrazioni devono (nel primo caso) o possono (nel secondo) rifiutare l'accesso.
Le eccezioni assolute al diritto di accesso generalizzato sono quelle individuate all'art. 5 bis, comma 3 (segreto di Stato e altri casi di divieti di accesso o divulgazione previsti dalla legge, ivi compresi i casi in cui l'accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti, inclusi quelli di cui all'art. 24, comma 1, l. n. 241 del 1990), mentre quelle relative sono previste ai commi 1 e 2 del medesimo articolo (la sicurezza pubblica e l'ordine pubblico; la sicurezza nazionale; la difesa e le questioni militari; le relazioni internazionali; la politica e la stabilità finanziaria ed economica dello Stato; la conduzione di indagini sui reati e il loro perseguimento; il regolare svolgimento di attività ispettive; la protezione dei dati personali, in conformità con la disciplina legislativa in materia; la libertà e la segretezza della corrispondenza; gli interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica, ivi compresi la proprietà intellettuale, il diritto d'autore e i segreti commerciali).
Nel caso delle eccezioni relative, nelle Linee guida Anac, adottate con deliberazione n. 1309 del 28 dicembre 2016 (recanti le indicazioni operative e le esclusioni e i limiti all'accesso civico generalizzato), è stato chiarito che il legislatore non opera, come nel caso delle eccezioni assolute, una generale e preventiva individuazione di esclusioni all'accesso generalizzato, ma rinvia ad una attività valutativa che deve essere effettuata dalle Amministrazioni con la tecnica del bilanciamento, caso per caso, tra l'interesse pubblico alla disclosure generalizzata e la tutela di altrettanti validi interessi presi in considerazione dall'ordinamento.
L'Amministrazione deve pertanto verificare, una volta accertata l'assenza di eccezioni assolute, se l'ostensione degli atti possa comunque determinare un pericolo di concreto pregiudizio agli interessi indicati dal Legislatore.
Alla luce di tali coordinate ermeneutiche, il Collegio rileva che dalla analisi della motivazione del provvedimento di diniego si ricava l’assenza di qualsivoglia riferimento ad una delle suindicate ragioni che precludono i diritti all’accesso generalizzato.
Più in radice, come correttamente rilevato dal giudice di prime cure, in riferimento all’istanza presentata ai sensi dell’accesso civico generalizzato, di fatto, il comune non si è proprio pronunciato.
Il che appare già sufficiente per la conferma della sentenza impugnata."

27/02/2024

Le sezioni unite riconoscono l’ammissibilità della servitù di parcheggio.



Corte di cassazione, sezioni unite civili, 13 febbraio 2024, n. 3925,



Le sezioni unite – pronunciando sul contrasto di giurisprudenza in merito alla possibilità di costituire e riconoscere servitù prediali di parcheggio – hanno affermato il seguente principio:

«In tema di servitù, lo schema previsto dall’art. 1027 c.c. non preclude la costituzione, mediante convenzione, di servitù avente ad oggetto il parcheggio di un veicolo sul fondo altrui purché, in base all’esame del titolo e ad una verifica in concreto della situazione di fatto, tale facoltà risulti essere stata attribuita come vantaggio in favore di altro fondo per la sua migliore utilizzazione e sempre che sussistano i requisiti del diritto reale e in particolare la localizzazione ».

12/12/2023

Concorso di magistrato ordinario, previsti dal bando del Ministero della Giustizia pubblicato lo scorso 9 ottobre, sono 400. Le date delle prove sono 24, 25 e 26 gennaio 2024.

18/10/2023

Il 13 ottobre è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - 4° Serie Speciale il bando indetto dal Ministero della Giustizia per il concorso per esami per 400 posti di magistrato ordinario. La novità è la possibilità di svolgimento delle prove scritte con supporti digitali (tablet a tastiera), come già sperimentato a luglio nel concorso pilota per gli uffici giudiziari di Bolzano.

07/09/2023

Cassazione civile, sez. II, sentenza n. 22566 del 26 luglio 2023,
principio:
«I diritti di abitazione e uso, accordati al coniuge superstite dall’art. 540, comma 2, c.c. spettano anche al coniuge separato senza addebito, eccettuato il caso in cui, dopo la separazione, la casa sia stata lasciata da entrambi i coniugi o abbia comunque perduto ogni collegamento, anche solo parziale o potenziale, con l’originaria destinazione familiare».
Con tale principio si è inteso superare il precedente orientamento (Sez. 2, n. 15277 del 2019, Rv. 654226-01; Sez. 2, n. 13407 del 2014, Rv. 631146-01) secondo cui il riconoscimento degli indicati diritti è subordinato all’effettiva esistenza, al momento dell’apertura della successione, di una casa adibita ad abitazione familiare; evenienza che non ricorre allorché, a seguito della separazione personale, sia cessato lo stato di convivenza tra i coniugi.

08/06/2023

il giudice di pace va equiparato ai giudici ordinari

TAR Bologna, sez. I, sent., 17 maggio 2023, n. 304

L'odierna ricorrente ha svolto ininterrottamente ………………… la funzione di giudice di pace,

Alla luce delle suesposte argomentazioni il ricorso va in parte accolto, dovendo per l'effetto il Ministero della Giustizia procedere alla ricostruzione della posizione giuridica, economica, previdenziale ed assistenziale della dott………………. dalla data di inizio a quella di fine del rapporto di lavoro quale giudice di pace, come da motivazione, e dovendo altresì versare le somme conseguentemente dovute, oltre interessi di legge. Sussistono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese di lite attesa l'obiettiva complessità delle questioni esaminate.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia – Romagna Bologna (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie in parte e, per l'effetto, così decide: a) dichiara che, per le funzioni di Giudice di Pace svolte, la ricorrente rientra nella nozione di lavoratore a tempo determinato secondo il diritto eurounitario; b) ordina al Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro tempore, la ricostruzione della posizione giuridica ed economica in relazione al periodo in cui la ricorrente ha svolto le funzioni di giudice di pace, secondo i criteri di cui in motivazione, con conseguente condanna al pagamento delle conseguenti differenze retributive, oltre interessi; c) ordina al Ministero della Giustizia in persona del Ministro pro tempore la ricostruzione della posizione assistenziale e previdenziale della ricorrente in relazione al periodo in cui la dott.ssa ……………… ha svolto le funzioni di giudice di pace, secondo i criteri di cui in motivazione, e condanna per detto periodo il Ministero della Giustizia al pagamento in favore dell'INPS dei contributi previdenziali non versati; d) dichiara l'abusiva reiterazione del termine apposto ai singoli incarichi e, per l'effetto, condanna il Ministero della Giustizia al risarcimento del danno in favore della ricorrente, nella misura pari a dodici mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto spettante. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

25/05/2023

esame di Avvocato

TAR LOMBARDIA – MILANO, SEZ. II – ordinanza 24 maggio 2023 n. 454

Considerato il ricorso assistito da sufficienti giacché il quesito posto esulava dalla sola disciplina codicistica e richiedeva la conoscenza della normativa in tema di contratto di viaggio, contenuta in una legge complementare (il D.Lgs. n. 206 del 2005, cd. Codice del Consumo);
Viste le Linee Generali per la formulazione dei quesiti d’esame approvate con D.M. del 21.12.2022, ove viene stabilito che “Per quanto riguarda il diritto civile e il diritto penale, la disciplina dell’esame fa riferimento a una “materia regolata dal codice civile” e “dal codice penale”, per cui “Il quesito non può pertanto avere ad oggetto materie disciplinate nell’ambito delle leggi complementari al codice civile e al codice penale”;
elementi di fondatezza, giacché il quesito posto esulava dalla sola disciplina codicistica e richiedeva la conoscenza della normativa in tema di contratto di viaggio, contenuta in una legge complementare (il D.Lgs. n. 206 del 2005, cd. Codice del Consumo);
Viste le Linee Generali per la formulazione dei quesiti d’esame approvate con D.M. del 21.12.2022, ove viene stabilito che “Per quanto riguarda il diritto civile e il diritto penale, la disciplina dell’esame fa riferimento a una “materia regolata dal codice civile” e “dal codice penale”, per cui “Il quesito non può pertanto avere ad oggetto materie disciplinate nell’ambito delle leggi complementari al codice civile e al codice penale”;
Ritenuto che la domanda cautelare merita quindi accoglimento, con la conseguenza che l’Amministrazione dovrà rinnovare la prima prova orale del ricorrente davanti ad una commissione tutta in diversa composizione rispetto a quella che ha adottato il provvedimento impugnato;
la nuova prova dovrà essere sostenuta non prima di quindici e non oltre trenta giorni dalla notificazione della presente ordinanza.

09/05/2023

Accesso ai filmati ed auto rigata al parcheggio in una strada pubblica
TAR Campania, sez. VI, sent., 2 maggio 2023, n. 2608

Va accolta la richiesta di accesso ai filmati del Comune ( area videosorvegliata dal Comune stesso) in un parcheggio (strisce blu) in cui è stata parcheggiata la macchina ritrovata poi danneggiata dal proprietario per verificare la dinamica del sinistro ed individuare il numero di targa del veicolo danneggiante, e ciò per poter risalire al proprietario ed eventualmente avanzare richiesta di risarcimento dei danni e tutelarsi anche in sede giudiziaria. Ciò in parte e con le cautele necessarie a tutelare il contrapposto diritto alla riservatezza altrui, considerato che dalle immagini acquisite tramite il sistema di videosorveglianza potrebbero ve**re in rilievo anche dati sensibili e comunque dati di soggetti “terzi” estranei alla vicenda in questione. In particolare, alla luce dei criteri citati e in ossequio al principio di proporzionalità e di minimizzazione, l'accesso richiesto va consentito limitatamente alle specifiche immagini da cui si evinca la dinamica del sinistro che ha riguardato l'autovettura della ricorrente e la targa del veicolo danneggiante - le uniche strettamente indispensabili alla difesa della ricorrente considerato che sono quelle che consentono di verificare i fatti occorsi e di individuare tramite il numero di targa del veicolo danneggiante il relativo proprietario, civilmente responsabile, cui avanzare richiesta di risarcimento dei danni -, con oscuramento delle parti di immagini che ritraggano persone e di quelle che contengano ulteriori dati afferenti a soggetti estranei alla vicenda. Nei termini e limiti di cui sopra, va ordinato al Comune di esibire alla ricorrente, tramite il Comando di Polizia Municipale, solo le immagini sopra specificate e con le cautele dovute nei sensi di cui sopra, entro il termine di 30 giorni dalla comunicazione o dalla notifica di parte se anteriore della presente sentenza.

26/03/2023

Responsabilità ambintale

Cass. Sez Un., n3077 del 1 febbraio 2023

Le Sezioni Unite di questa Corte, in tema di responsabilità ambientale, hanno affermato che a carico del proprietario/gestore del sito inquinato che non abbia direttamente causato l’inquinamento, non può essere imposto l’obbligo di eseguire le misure di messa in sicurezza di emergenza (c.d. “m.i.s.e.”) e di bonifica, in quanto gli effetti in capo al proprietario incolpevole sono limitati a quanto previsto dall’art. 253 c. amb. in tema di oneri reali e privilegi speciali immobiliari, possedendo le misure anzidette una connotazione ripristinatoria di un danno già prodottosi che le rende non assimilabili alle misure di prevenzione che, viceversa, il proprietario del sito è obbligato ad assumere in quanto idonee a contrastare un evento recante una minaccia imminente per la salute o per l’ambiente, intesa come rischio sufficientemente probabile; al proprietario che non abbia causato l’inquinamento sono, altresì, inapplicabili i criteri di imputazione della responsabilità di cui agli artt. 2050 e 2051 c.c., dal momento che la disciplina definita nella parte quarta del c. amb. per la bonifica dei siti contaminati ha carattere di specialità rispetto alle norme del codice civile, contemplando, a tale proposito, la specifica posizione del proprietario/gestore incolpevole e trovando applicazione nei confronti del responsabile dell’inquinamento (in base al principio “chi inquina paga” di cui alla Direttiva 2004/35/CE), a titolo di dolo o colpa; ne consegue che l'obbligo di adottare le misure utili a fronteggiare la situazione di inquinamento rimane unicamente a carico di colui che di tale situazione sia stato responsabile per avervi dato colposamente o dolosamente causa, non potendosi addossare al proprietario incolpevole dell’inquinamento alcun obbligo né di bonifica, né di messa in sicurezza.

26/03/2023

Cass. Civ. Sez Un., n. 5657 del 23 febbraio 2023

Le Sezioni Unite Civili, decidendo su questione di massima di particolare importanza, hanno affermato i seguenti principî:

a) il giudizio di “immeritevolezza” di cui all’art. 1322, comma 2, c.c. va compiuto avendo riguardo allo scopo perseguito dalle parti e non alla convenienza, né alla chiarezza, né alla aleatorietà del contratto;

b) la clausola inserita in un contratto di leasing – la quale preveda che: a) la misura del canone varii in funzione sia delle variazioni di un indice finanziario, sia delle fluttuazioni del tasso di cambio tra la valuta domestica ed una valuta straniera; b) l’importo mensile del canone resti nominalmente invariato e i rapporti di dare/avere tra le parti dipendenti dalle suddette fluttuazioni siano regolati a parte – non è un patto immeritevole ex art. 1322 c.c., né costituisce uno “strumento finanziario derivato” implicito e, quindi, la relativa pattuizione non è soggetta alle previsioni del d.lgs. n. 58 del 1998 (principio formulato nell’interesse della legge ex art. 363, comma 3, c.p.c.).

07/03/2023

Cass 6356 del 2 marzo 2023

La Sezione Prima civile ha disposto, ai sensi dell’art. 374, comma 2, c.p.c., la trasmissione del ricorso al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite delle seguenti questioni:

1) determinazione del giudice munito di giurisdizione sulla domanda di accertamento negativo del diritto della P.A. di recuperare contributi pubblici nel settore agricolo che sono stati erogati in forza di provvedimenti di attribuzione di finanziamenti, successivamente annullati/revocati o comunque sottoposti ad autotutela (con riduzione lineare operata da AGEA a seguito di ricalcolo dei contributi effettivamente dovuti) non per inadempienze del beneficiario, ma per contrasto iniziale con il pubblico interesse;

2) qualificazione della richiesta della P.A. di restituzione di contributi pubblici nel settore agricolo in base alla normativa UE di riferimento (riduzione lineare ex art. 31, par 1, lett. g), del Regolamento (UE) n. 1307/2013 oppure correzione di precedente errore dell’Amministrazione ex art. 7, par.3, Regolamento di esecuzione (UE) n. 809/2014), interpretazione e applicazione della normativa comunitaria relativa alla formazione della riserva nazionale ed all’applicazione della riduzione lineare al fine del ricalcolo dei diritti spettanti alle categorie prioritariamente interessate alla stessa da parte dello Stato membro, nonché relativa all’osservanza degli obblighi statali nei confronti dell’UE in tema di contributi comunitari all’agricoltura.

07/02/2023

Accordo transattivo in alternativa all’adozione del provvedimento di cui all’art. 42-bis d.P.R. n. 327 del 2001 e sulla configurabilità un provvedimento di autotutela, sia pur tacito, in occasione dell’emanazione di un atto di acquisizione sanante

Consiglio di Stato, sezione IV, 31 gennaio 2023, n. 1078

5. Nel merito, è fondato ed assorbente il primo motivo di appello, con il quale l’appellante sostiene che:
- “l’incontestata identità delle aree oggetto del decreto di esproprio e del successivo provvedimento ex art. 43 d.P.R. n. 327 del 2001 avrebbe dovuto condurre ad una declaratoria di improcedibilità del ricorso introduttivo”, giacché “non potendo coesistere più atti ablativi della medesima proprietà, il decreto di esproprio impugnato mediante il ricorso introduttivo è venuto meno ed è stato inglobato dal successivo decreto di acquisizione sanante ex art. 43 d.P.R. n. 327 del 2001”;
- del resto, “il presupposto dell’acquisizione sanante è proprio l’illegittima occupazione dell’area, riconoscimento che è incompatibile con la permanenza di validità del decreto di esproprio inizialmente emesso”, sì che sarebbe “logicamente e giuridicamente inconciliabile l’annullamento di un atto (il decreto di acquisizione sanante) emanato per superare la ritenuta illegittimità di un esproprio ordinario (il decreto di esproprio) ed il mantenimento dell’efficacia proprio dell’atto superato”.
6. Siffatte argomentazioni sono condivisibili.
6.1. Il Collegio premette che, nella presente vicenda, l’Amministrazione espropriante ha operato in maniera grossolana ed erratica, e di ciò non può non tenersi conto nella ricostruzione dell’effettivo significato provvedimentale degli atti oggetto del presente giudizio.
6.2. Ciò premesso, il Collegio rileva che, nell’epigrafe dell’atto di acquisizione sanante del 17 settembre 2009, Astral sostiene che “non è possibile stipulare l’atto di cessione volontaria né, tantomeno, emettere il conseguente decreto di esproprio, in quanto detti atti sono ricompresi in un procedimento di esproprio valido e che, pertanto, ai soli fini dell’acquisizione l’Amministrazione espropriante intende avvalersi del procedimento previsto dall’art. 43 del Tu espropri”.
6.3. La locuzione, benché involuta, lascia comunque emergere con sufficiente chiarezza l’iter logico-decisionale sotteso all’atto: Astral ritiene che la procedura ablativa sino ad allora seguita non sia esitata in un “valido” provvedimento di esproprio e, pertanto, aziona i poteri di “acquisizione sanante” di cui all’allora vigente art. 43 d.P.R. n. 327 del 2001 (che, come noto, era ritenuto idoneo a produrre effetti ex tunc, a differenza di quanto sancito dal vigente art 42-bis d.P.R. n. 327 del 2001).
6.4. Siffatto riconoscimento di invalidità rileva giuridicamente come implicito ma inequivoco annullamento in autotutela del decreto di esproprio del 20 luglio 2009, che in quella procedura si iscriveva e che quella procedura definitivamente concludeva.
6.5. Questa premessa logico-giuridica dell’atto di acquisizione sanante non è travolta dalla dichiarazione di nullità dell’atto, disposta in prime cure e rimasta inoppugnata: ciò che è nullo, infatti, è solo l’effetto ablativo dell’atto, conseguente all’espunzione ex tunc dall’ordinamento del potere di cui esso costituiva una concreta manifestazione; restano invece salve, in quanto giuridicamente autonome, le distinte premesse sottese (recte, propedeutiche) all’atto stesso ed i conseguenziali effetti, quale appunto l’annullamento in autotutela (tacitamente manifestato) del pregresso decreto di esproprio.
6.6. Ne consegue che ha errato il T.a.r. laddove non ha dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse il ricorso principale svolto dall’odierno appellante; il Collegio precisa, in proposito, che non ricorre un’ipotesi di cessata materia del contendere, perché manca un provvedimento formale dell’Amministrazione che disponga la restituzione del terreno (v., ex plurimis e da ultimo, Cons. Stato, sez. IV, n. 2829 del 2022).
7. In conclusione, il Collegio accoglie il primo motivo di appello, assorbe i restanti motivi (cfr. Cons. Stato, Ad. Plen. n. 5 del 2015) e, in riforma della sentenza impugnata, dichiara improcedibile il ricorso introduttivo del giudizio di prime cure per sopravvenuta carenza di interesse: con atto notificato al ricorrente in un momento (8 febbraio 2010) successivo all’introduzione del giudizio di prime cure (23 dicembre 2009), infatti, l’Amministrazione aveva implicitamente ma inequivocabilmente annullato l’atto impugnato.
8. Quanto alla domanda di risarcimento del danno svolta dall’appellante, il Collegio:
- accoglie quella di risarcimento in forma specifica, disponendo che, entro 365 (trecentosessantacinque) giorni dalla pubblicazione della presente sentenza, l’Amministrazione restituisca fisicamente all’appellante, che ne è ancora a tutti gli effetti il legittimo proprietario, le aree oggetto del decreto di esproprio del 20 luglio 2009 previa riduzione in pristino, salvo che, entro il medesimo termine, sia sottoscritto un accordo transattivo “tombale” (cfr. Cons. Stato, Ad. Plen., n. 2 del 2016) ovvero sia esercitato il potere ex art. 42-bis d.P.R. n. 327 del 2001 (nel qual caso, l’Amministrazione terrà conto delle somme già percepite dall’appellante, come disposto dal secondo comma del menzionato art. 42-bis);
- rigetta quella di risarcimento per equivalente monetario, stante il difetto di prova circa l’allegato inadempimento di Astral alle obbligazioni assunte con la scrittura del 18 gennaio 2007 e, più in generale, circa l’esistenza e la misura del danno alla proprietà ed all’azienda ulteriore rispetto all’ingente somma già percepita dall’appellante, in virtù della richiamata scrittura, anche a titolo di “danni da occupazione definitiva delle aree” e di “perdita della capacità produttiva dell’azienda”.

31/01/2023

 Cons. Stato, sez. VII, ord. 26 gennaio 2023, n. 906

Ordinamento giudiziario - Magistrati onorari e giudici di pace - Previdenza e assistenza sociale - Tutela previdenziale e assicurativa obbligatoria


Vengono rimesse alla Corte di giustizia UE le seguenti questioni pregiudiziali:
Se l'articolo 7 della direttiva 2003/88 e la clausola 4 dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato devono essere interpretati nel senso che essi ostano a una normativa nazionale che non prevede, per i giudici onorari di Tribunale e per i vice procuratori onorari della Repubblica, alcun diritto alla corresponsione dell’indennità durante il periodo feriale di sospensione delle attività ed alla tutela previdenziale e assicurativa obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali.

Ordinamento giudiziario - Magistrati onorari e giudici di pace - Previdenza e assistenza sociale - Proroghe della nomina

Se la clausola 5 dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato debba essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale in forza della quale il rapporto di lavoro a tempo determinato dei giudici onorari, qualificabile come rapporto di servizio e non quale rapporto di impiego alle dipendenze di una Amministrazione Pubblica, per il quale sia previsto un regime articolato su un iniziale atto di nomina ed una sola successiva riconferma, possa dive**re oggetto di svariate proroghe contenute in leggi di rango statale, in assenza di sanzioni effettive e dissuasive e in mancanza della possibilità di trasformare detti rapporti in contratti di impiego alle dipendenze di una amministrazione pubblica a tempo indeterminato, in una situazione di fatto che potrebbe avere prodotto effetti favorevoli compensativi nella sfera giuridica dei destinatari, essendo stati, gli stessi, investiti della proroga nelle funzioni in modo sostanzialmente automatico per un ulteriore periodo di tempo.

22/01/2023

Cassazione civile sez. un., 12/01/2023, n.651
L'efficacia del decreto di esproprio prima e dopo l'introduzione del T.U. sulle espropriazioni per pubblica utilità
Nelle controversie soggette al regime normativo antecedente all'entrata in vigore del t.u. n. 327 del 2001, nelle quali la dichiarazione di pubblica utilità sia intervenuta prima del 30 giugno 2003, nel caso in cui al decreto di esproprio validamente emesso (come è incontestato nella specie) - che è idoneo a far acquisire al beneficiario dell'espropriazione la proprietà piena del bene e ad escludere qualsiasi situazione di fatto e di diritto con essa incompatibile - non sia seguita l'immissione in possesso, la notifica o la conoscenza effettiva del decreto comportano la perdita dell'animus possidendi in capo al precedente proprietario, il cui potere di fatto sul bene - se egli continui ad occuparlo - si configura come una mera detenzione, con la conseguenza che la configurabilità di un nuovo periodo possessorio, invocabile a suo favore ad usucapionem, necessita di un atto di interversio possessionis da esercitare in partecipata contrapposizione al nuovo proprietario, dal quale sia consentito desumere che egli abbia cessato di esercitare il potere di fatto sulla cosa in nome altrui e iniziato ad esercitarlo esclusivamente in nome proprio. Resta fermo il diritto dell'espropriato di chiedere la retrocessione totale o parziale del bene.

10/01/2023

lL’Adunanza plenaria riconosce il diritto del padre a fruire dei periodi di riposo anche se la madre è casalinga.

Consiglio di Stato, Adunanza plenaria, 28 dicembre 2022, n. 17


L’articolo 40, comma 1, lett. c), del d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151, laddove prevede che i periodi di riposo di cui al precedente articolo 39 sono riconosciuti al padre lavoratore dipendente del minore di anni uno, “nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente”, intende riferirsi a qualsiasi categoria di lavoratrici non dipendenti, e quindi anche alla donna che svolge attività lavorativa in ambito familiare, senza che sia necessario, a tal fine, che ella sia impegnata in attività che la distolgono dalla cura del neonato, ovvero sia affetta da infermità.

01/08/2022

Accertamento illegittimità dell’atto ed interesse ai fini risarcitori
CONSIGLIO DI STATO, ADUNANZA PLENARIA – sentenza 13 luglio 2022 n. 8 –

24. Sulla base delle considerazioni finora svolte deve dunque essere condiviso l’orientamento giurisprudenziale originario, peraltro ancora di recente riaffermato, in particolare dalla V Sezione di questo Consiglio di Stato, con sentenza 29 gennaio 2020, n. 727, di cui merita richiamare i seguenti passaggi motivazionali:
– «l’art. 34, comma 3, Cod. proc. amm. (…) va interpretato nel senso che l’obbligo di pronunciare sui motivi di ricorso (ovvero di accertare l’illegittimità dell’atto impugnato) sussista in caso di istanza, o, comunque, espressa dichiarazione di interesse della parte ricorrente, non potendo il giudice, alla declaratoria di improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, far seguire la verifica d’ufficio della permanenza dell’interesse del ricorrente ad una pronuncia sulla fondatezza dei motivi di ricorso per fini risarcitori»;
– e che a questo scopo è sufficiente «la dichiarazione di interesse della parte ricorrente» e non già «un’istanza circostanziata che alleghi il danno concretamente subito»;
– ed ancora, con riguardo ai rapporti con la domanda risarcitoria: «se fosse stata proposta domanda di risarcimento in cumulo con la domanda di annullamento, il giudice, pur avendo accertato l’improcedibilità della domanda di annullamento, per il carattere autonomo della domanda risarcitoria, sarebbe comunque tenuto a pronunciarsi sulla stessa per il principio della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato ex art. 112 Cod. proc. amm., incorrendo, altrimenti, nel vizio di omessa pronuncia. In tale ricostruzione, pertanto, la disposizione contenuta nell’art. 34, comma 3, Cod. proc. amm., sarebbe del tutto superflua; essa, invece, si rende necessaria proprio per l’assenza di rituale domanda risarcitoria che la parte ben potrebbe proporre successivamente in autonomo giudizio, una volta ottenuto dal giudice l’accertamento dell’illegittimità dell’azione amministrativa».
25. In continuità con il precedente da ultimo richiamato, sui quesiti formulati dall’ordinanza di rimessione devono in conclusione essere affermati i seguenti principi di diritto:
– (sul primo quesito) «per procedersi all’accertamento dell’illegittimità dell’atto ai sensi dell’art. 34, comma 3, cod. proc. amm., è sufficiente dichiarare di avervi interesse a fini risarcitori; non è pertanto necessario specificare i presupposti dell’eventuale domanda risarcitoria né tanto meno averla proposta nello stesso giudizio di impugnazione; la dichiarazione deve essere resa nelle forme e nei termini previsti dall’art. 73 cod. proc. amm.»;
– (sul secondo quesito) «una volta manifestato l’interesse risarcitorio, il giudice deve limitarsi ad accertare se l’atto impugnato sia o meno legittimo, come avrebbe fatto in caso di permanente procedibilità dell’azione di annullamento, mentre gli è precluso pronunciarsi su una questione in ipotesi assorbente della fattispecie risarcitoria, oggetto di eventuale successiva domanda».

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