Coach del Benessere e della Crescita Personale

Coach del Benessere e della Crescita Personale

Questo qualcuno siamo tutti.A volte però è utile qualcuno che ci aiuti a ricordarlo.

A volte c'è bisogno di qualcuno che pur con i limiti dettati dall'umana condizione, possa fornire un sostegno, un supporto, "facilitare" crescita e l'evoluzione.

Operating as usual

26/02/2020

La Via della Conoscenza

La via della conoscenza
Il sole era tramontato dietro alle montagne, e il riflesso rosato
indugiava ancora sul versante roccioso verso est; il sentiero discendeva vagando dentro e fuori la valle verde. Era una serata tranquilla, e una brezza soffiava leggera fra le foglie; la stella della sera era appena visibile alta sull’orizzonte, e presto sarebbe diventato molto buio, perché non c’era la luna. Gli alberi, che erano stati ospitali, invitanti, si stavano richiudendo
su loro stessi per affrontare il buio della notte. Era fresco e silenzioso fra quelle colline, e ora il cielo era pieno di stelle, e i profili delle montagne si stagliavano netti e affilati su quel fondale. Il profumo caratteristico della notte stava riempiendo l’aria, e lontano un cane stava latrando: era una notte immobile e silenziosa, e questa immobilità sembrava penetrare le rocce, gli alberi, tutte le cose, nessuna esclusa, e il rumore dei passi sul sentiero impervio non bastava a disturbarla.
Anche la mente era completamente immobile e silente. La
meditazione non è un mezzo per produrre un risultato, per giungere a un livello di coscienza conosciuto o ancora da conoscere. Se nella meditazione c’è intenzione, il risultato desiderato potrà anche essere raggiunto, ma allora non sarà meditazione, sarà solo l’ottenimento del desiderio: e il desiderio non è mai soddisfatto, poiché non c’è fine al desiderio. La comprensione del desiderio, senza che si provi a fermarlo, o addirittura foraggiandolo, è l’inizio e la fine della meditazione. Ma c’è qualcos’altro: è strano quanto colui che medita persista; cerca di procedere, diventa l’osservatore, lo
sperimentatore, un meccanismo della memoria, colui che valuta, accumula, respinge. Quando la meditazione è di colui che medita, non farà che rafforzare colui che medita, lo sperimentatore.
L’immobilità e il silenzio della mente sono invece l’assenza dello sperimentatore, l’assenza dell’osservatore consapevole di essere immobile e silente. Quando la mente è silenziosa, c’è lo stato di veglia: tu puoi risvegliarti in modo intermittente
a molte cose, puoi provare, cercare, indagare, ma queste sono attività del desiderio, della volontà, del riconoscimento e dell’ottenimento. Ciò che è eternamente sveglio non è il desiderio né il prodotto del desiderio. Il desiderio alimenta il conflitto della dualità, e il conflitto è oscurità.
Ricca e ben introdotta nella società da amicizie influenti, ora si era dedicata all’esplorazione della sfera spirituale.
Aveva interrogato i teologi cattolici e i maestri indù, aveva studiato con i sufi e si era dilettata con il buddhismo.
«Naturalmente,» aggiunse «ho anche spaziato nell’ambito
dell’occulto, e ora sono qui per imparare da te.»
La saggezza è forse l’accumulazione di conoscenze? Posso chiederti cosa stai veramente cercando?
«Mi sono dedicata a molte attività diverse in differenti periodi della mia vita, e quello che cercavo spesso l’ho anche trovato. Ho accumulato molta esperienza, e ho avuto una vita ricca e varia; ho letto tanto su una grande varietà di argomenti, e sono stata anche da uno dei più eminenti analisti, ma sto ancora cercando.»
Perché stai facendo tutto questo? Perché questa ricerca, superficiale o profonda che sia?
«Che strana domanda mi fai! Se non si ricerca si vegeta; se non si imparasse costantemente, la vita non avrebbe alcun significato, e non resterebbe che morire.»
Ripeto, cosa stai imparando? Nel leggere ciò che altri hanno detto sull’indole e il comportamento degli esseri umani, nell’analizzare le differenze sociali e culturali, nello studiare alcune scienze o scuole di filosofia, che cosa stai davvero raccogliendo?
«Sento che se solo una persona avesse abbastanza conoscenza sarebbe in grado di evitarsi lotte e sofferenza, perciò raccolgo più conoscenza che posso. La conoscenza è essenziale per la comprensione.»
La comprensione arriva tramite la conoscenza? Sembriamo pensare che accumulando fatti e informazioni, raggiungendo una conoscenza enciclopedica, potremo finalmente liberarci da ogni legame. Semplicemente non è così: l’antagonismo, l’odio e la guerra non si sono ancora fermati, anche se noi tutti sappiamo quanto distruttivi siano e quanta energia positiva ci sottraggano. La conoscenza non è necessariamente un
deterrente alla negatività; al contrario, può addirittura stimolarla e incoraggiarla. Perciò non credi che sia importante scoprire la ragione per cui continuiamo ad accumulare conoscenza?
«Ho parlato con molti educatori che pensano che se si riuscisse a diffondere in una maniera sufficientemente ampia la conoscenza, essa potrebbe dissipare l’odio dell’uomo per l’uomo e impedire la completa distruzione del mondo. Io penso che questo sia il tema e lo sforzo su cui si
concentrano la maggior parte degli educatori più seri.»
Così tanta conoscenza in così tanti campi non ha certo fermato la brutalità dell’uomo sull’uomo, neanche fra uomini dello stesso gruppo, nazione o religione. Forse invece la conoscenza ci rende ciechi verso altri fattori che rappresentano la reale soluzione a tutto questo caos e
sofferenza.
«E quali sarebbero?»
Con quale spirito stai facendo questa domanda? Ti potrei dare una risposta puramente verbale, ma aggiungerebbe solo altre parole in una mente già sovraccarica. Per la maggior parte degli uomini, conoscenza significa accumulare parole o rafforzare i propri pregiudizi e credenze; le parole e i pensieri sono solo la cornice in cui esiste il concetto di sé; e questo concetto si contrae o si espande attraverso l’esperienza e la
conoscenza, ma la vera essenza del sé rimane, e né la conoscenza né l’erudizione potranno mai dissolverla. La rivoluzione è lo spontaneo dissolvimento di questa vera essenza, di questo concetto, laddove l’azione nata dal perpetuarsi della conoscenza può invece solo condurre a miserie e distruzioni ancora più grandi.
«Stai dicendo che esisterebbe un fattore differente che è la vera soluzione di tutte le nostre miserie e sofferenze; allora io ti chiedo in tutta serietà quale sia questo fattore. Se un tale fattore dovesse esistere e uno potesse conoscerlo e costruirci intorno tutta la sua vita, il risultato non potrebbe che essere una cultura totalmente nuova.»
Il pensiero non potrà mai trovarlo, la mente non potrà mai ricercarlo.
Tu vuoi conoscerlo e costruire la tua vita intorno a esso; ma il «tu» con la sua conoscenza, con le sue paure, le sue speranze, le sue frustrazioni e illusioni, non lo potrà mai scoprire; e se ciò non avviene, continuare semplicemente ad accumulare altra conoscenza, altri insegnamenti, agirà
solo come un’ulteriore barriera che impedirà che un tale stato possa arrivare in essere.
«Se tu non mi ci vuoi guidare, lo dovrò cercare da sola; e tuttavia tu sottintendi che tutte le ricerche devono cessare.»
Se ci fosse una guida, non ci sarebbe alcuna scoperta; poiché per scoprire ci deve essere libertà, non guida: la scoperta non è una ricompensa.
«Temo di non riuscire a comprendere.»
Tu cerchi una guida per poter trovare; ma se sei guidata, non sei più libera: diventi una schiava di colui che conosce; e colui che afferma di conoscere è a sua volta schiavo della sua conoscenza, e anch’egli dovrebbe invece essere libero per poter trovare. Si trova solo di momento in momento, perciò la conoscenza diventa un impedimento.
«Potresti spiegare meglio questi concetti?»
La conoscenza è sempre del passato: ciò che sai si trova già nel passato, giusto? Non conosci il presente o il futuro. Il rafforzamento del passato è la via della conoscenza; e ciò che può essere disvelato potrebbe essere totalmente nuovo, e la tua conoscenza, che altro non è che un’accumulazione del passato, non può penetrare il nuovo, il non conosciuto.
«Intendi quindi dire che bisogna disfarsi di tutta la conoscenza se si vuole trovare Dio, l’amore, o qualsiasi cosa sia?»
Il sé è il passato, il potere di accumulare cose, virtù, idee. Il pensiero è il risultato di questo condizionamento che appartiene a ieri, e con un tale strumento tu stai cercando di disvelare l’inconoscibile: semplicemente non è possibile.
La conoscenza deve cessare affinché l’altro possa essere.
«E allora come si fa a svuotare la mente da tutta la conoscenza?»
Non c’è nessun «come». La pratica di un metodo non fa altro che condizionare ulteriormente la mente, poiché otterrai solo un risultato, e non una mente libera dalla conoscenza e dal sé. Non c’è alcun modo, nessuna via:
solo la consapevolezza passiva della verità di ciò che è stato detto sulla vera natura della conoscenza.
by:J. Krishnamurti

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